ANTICHE RECENSIONI
Venezia 1499 - L'Hypnerotomachia Poliphili

Video racconto scacchistico a puntate



La Cronaca



  In città non si parla che dell'imminente trapasso del secolo. Mancano, ormai, solo quattro giorni. Inutile insistere sull'evidente errore matematico. (1)
  Dopo aver sventato l'incubo della peste, ecco un altro mostro che si avvicina rapidamente.
  Non ci sono mezzi per esorcizzarlo. Non bastano le rassicurazioni dei libri di astronomia che non prevedono nessuna nefasta congiunzione astrale e non riportano più sanguinarie e sepolte profezie. Si preferisce ricorrere al solito rimedio: preghiere e lamentazioni.
  C'è poca gente in giro. Molte botteghe sono chiuse. Il ponte di Rialto, dove mi riparo (2) da un forte e improvviso temporale, è insolitamente deserto.
  Come cronista sono comunque pronto, appena sentirò soffiare le trombe del Giudizio, a staccarmi dal mio comodo riparo per scrivere un dettagliato resoconto dell'evento.
  Ma oggi ho un compito meno arduo e impegnativo: recensire l'ultimo libro stampato dall'editore Manuzio. (3)

  La bottega, per fortuna, è aperta. Trovo i garzoni al lavoro ma Aldo non c'è. Sta poco bene, mi dicono. L'anno prima è stato malato di peste, seppure in forma leggera.
  In stamperia stanno preparando un nuovo libro. Mi conoscono e mi fanno vedere qualche pagina già realizzata.
  Sono le Epistole di Santa Caterina da Siena. (4)
  Ecco come si esorcizza l'attesa. No, la fine del mondo non ci sarà.
  Chiedo notizie sull'ultimo libro stampato.
  E' la Hypnerotomachia Poliphili. Non ci sono copie in omaggio, però. Devo comprarlo. Costa parecchio ma non importa: il giornale mi rimborserà.
  Lo sfoglio. E' ricchissimo di illustrazioni.
  Uno dei garzoni mi dice che Manuzio ne ha curato personalmente la progettazione.
  Cerco il nome dell'autore sul frontespizio del libro. Non c'è. Un'opera anonima, dunque. Questo acuisce il mio interesse di cronista. Anche le incisioni non riportano il nome dell'autore.
  Comincio a fare delle domande. Qualcuno deve pur essere venuto a controllare le bozze.
  Appuro che solo una persona è venuta, di tanto in tanto, a controllare l'andamento del lavoro, a parlare con Manuzio. Un certo Crasso, un cavaliere. Di più non riesco a sapere. Inutile insistere. Non sono loro ad avere contatti diretti con i clienti.
  Con il grosso libro sottobraccio mi avvio verso la bottega di un incisore. Lo conosco bene. Altre volte Manuzio gli ha affidato dei lavori. Il forte odore di vernice (5) mi obbliga a restare sull'uscio. Mostro il libro.
  L'artista guarda attentamente le illustrazioni. No, quelle incisioni non sono state realizzate da loro. Mi mormora un nome Jacopo de Barbari e un secondo, ancora più importante: Mantegna. (6)

  Più leggo è più mi convinco dell'eccezionalità del libro e dell'importanza del suo autore. Un superbo letterato, un erudito, a suo agio con architettura, botanica, astrologia, latino e greco. Perché non firmare una simile opera? (7) Perché questo riserbo?
  Certum est ante videre an divina etiam livor edat rabidus. Rabbia e livore contro chi? E cos'era quell'insolito accostamento al divino?
  C'erano molti punti oscuri, e tutta la vicenda era piena di pieghe misteriose, tutte da esplorare e spiegare. Un cronista lo sa bene, lo avverte.
  Al giornale c'era una ricchissima biblioteca, di proprietà del direttore. Ecco i libri greci stampati dal Manuzio: Aristofane, Aristotele, Esiodo, Teocrito, in bell'ordine sullo scaffale. Su un'altro ripiano trovo le opere in latino di Angelo Poliziano, l'ottima grammatica greca di Teodoro Gaza.
  Manuzio è una persona coltissima, ama i libri, ha elaborato un programma editoriale ardito e ambizioso. In Italia non aveva pari nella diffusione della cultura. Tutti i libri venivano scelti accuratamente. E difficilmente accettava commissioni trasferendo ad altri il privilegio di stampa. C'era stata una sola accezione con il Benedetti (e, infatti, chi lo aveva letto quel libro?).
  C'erano molti punti oscuri, è vero, ma non si poteva formulare un'ipotesi? Consulto il mio archivio.

  C'era stata una corrispondenza tra Aldo e la Chiesa. A Venezia molti erano al corrente del suo voto (la decisione di farsi prete in caso di sopravvivenza alla malattia, alla peste che lo aveva colpito) e della successiva supplica scritta che aveva inviato a Roma per avere dispensa dal suo voto.
  Per due mesi Manuzio era stato in balia della malattia, per i due mesi successivi era rimasto prigioniero di quella incauta promessa.
  La dispensa lo aveva liberato dal voto ma, erano molti a pensarlo, la Chiesa faceva mai qualcosa senza contropartita?
  Due timori devono averlo preoccupato: la Chiesa avrebbe esercitato un controllo severo sulle sue edizioni? Avrebbe mantenuto indipendenza nelle scelte editoriali?
  Con questo timore come poteva osare di pubblicare, impunemente, un'opera così complessa ma di sicuro significato e valore esoterico come la Hypnerotomachia Poliphili? Come aggirare o superare quell'ostacolo senza rinunciare all'intenso e lungo lavoro di progettazione preliminare dell'opera che assicurava un'accuratissima esecuzione e stampa? (8)
  Bisognava escogitare un ingegnoso piano.
  Tutto doveva apparire come una semplice operazione commerciale. Il libro: commissionato; le spese di stampa: interamente pagate; il privilegio di stampa: del Crassus; nessun inserimento del volume nel catalogo Manuzio già ricco di titoli (accortezza dolorosa ma necessaria).
  Così l'inganno è perfettamente realizzato.
  Per bilanciare comincia, subito dopo, a lavorare alle Epistole di Santa Caterina. Sarà facile far circolare una notizia, confermarla, avvalorarla: la stampa delle Epistole rispetta un suo preciso e solenne voto fatto durante la malattia.
  Ingegnosa operazione costruita, intelligentemente e sapientemente, su false piste. (9)
  Così la pace con la Chiesa sarà fatta. (10) La Hyp potrà passare inosservata.

   Il direttore ha fretta e vuole che prepari il pezzo sulla Hyp da mandare in stampa. Gli riferisco quello che ho scoperto, le mie ipotesi.
  Gli spiego che mi occorre un poco di tempo per investigare, forse riesco a carpire qualche indiscrezione sul nome dell'autore. Altre volte ho avuto fiuto, altre volte ha riconosciuto le mie doti investigative. E poi, devo ancora parlare con Manuzio.
  Ma a lui non importa. Una recensione di 50 righe è tutto quello che pretende.
  Ci sono altri libri da recensire e poi da Cesena è giunta in redazione una lettera di Antonio Rizzo (11) e bisogna pubblicarla con un commento. Rizzo è interessato e disponibile per una intervista, vuole spiegare l'equivoco, rintuzzare le accuse di peculato. E' un grande artista. Le sue anticipazioni, in esclusiva, rappresentano per il giornale un grande vantaggio. Ma non vuole sentirne di spostarsi da Cesena e correre dei rischi. A Venezia verrebbe immediatamente arrestato. Sono disponibile ad andare a Cesena ad intervistarlo? Io lo conosco, con me parlerà.
  Un lungo viaggio a cavallo e proprio negli ultimi giorni dell'anno? Ecco che ritornano i fantasmi di una possibile catastrofe. Personale, stavolta.
  Lavoro alla recensione sulla Hyp per tutta la notte, leggendo alcune pagine, prendendo appunti. Ma ho poco tempo per approfondire.
  Era realisticamente possibile rintracciare gli edifici raffigurati nelle incisioni?



  E le tre partite a scacchi con pezzi viventi? Nella complessità del libro il gioco degli scacchi, accanto alla Theodoxia, Cosmodoxia, Erototrophos, quale importanza poteva avere? Solo una banale aggiunta senza nessun significato simbolico?
  Mi riprometto di fare un'accurata indagine al mio ritorno. Avevo già visto la rappresentazione del giardino di Cytera in un altro libro. Ma quante differenze. Anni addietro avevo letto un servizio su Marostica. Sulla piazza adiacente al castello vi si era svolta una partita a scacchi con pezzi viventi. Come in un capitolo della Hyp. Marostica non era sulla strada per raggiungere Cesena. Ma avrei potuto fare una deviazione.
  Al mattino consegno la bozza della recensione e parto.
  E' il 29 Dicembre 1499.



L'Antica Recensione


CRONICA VENETIANA


    L'Hypnerotomachia Poliphili è l'ultimo gioiello dato recentemente alle stampe nella bottega di Aldvs Manutio (ma il suo nome compare solo nella corrige: Venetiis Mense decembri MID in aedibus Aldi Manutii, accuratissime).
    E' un in-folio (12) e contiene 172 illustrazioni. Il libro è dedicato all'Illustrissimo Guidobaldo di Montefeltro, duca di Urbino ed è di autore anonimo.
    Nell'introduzione il cavaliere veronese Leonardus Crassus, che ne ha pagato le spese di stampa, dichiara pubblicamente di non essere l’autore del libro:
    Venit nuper in manus meas novum quoddam et admirandum Poliphili opus (id enim momen libro inditum est), quod, ne in tenebris diutrius lateret sed mortalibus mature prodesset, sumptibus meis imprimendum et publicandum curavit.
    Lunghissima la prefazione scritta da autori diversi. Inizia con un mirabile carme in latino di Ioannis Baptistae Scythae.
    Segue un'elegia (anonymi), una prosa che anticipa le mirabili cose viste da Poliphilo. "Lector, si tu desideri intendere brevemente quello che in quest'opera se contiene, sapi che Poliphilo narra havere in somno visto mirande cose, la quale opera ello per vocabulo graeco la chiama pugna d'amor in somno. Ove lui finge havere visto molte cose antiquarie digne di memoria. Et tutto quello lui dice havere visto, di puncto in puncto et per proprii vocabuli ello descrive cum elegante stilo; due brevi composizioni in versi (la prima in latino del Bresciano Andreas Maro), la seconda in versi anonimi. Chiude la prefazione una prosa e dei versi di un altro autore.
    Le illustrazioni sono estremamente curate e realizzate con maestria: piramidi, obelischi, rovine di edifici, la ricostruzione dettagliata del famoso giardino dell'isola di Cythera. A volte costituiscono un valido strumento di spiegazione e interpretazione del testo.
    La lettura è difficile. Dovrete munirvi (e armarvi) di ardore (e ardimento) letterario per addentrarvi nella storia di Poliphilo, nella sua esplorazione, nel suo itinerario mistico.
    Un sogno mirabile. L'inizio ricorda un poco la Commedia (13) dell'Alighieri, Con grande timore intrò in una invia et opaca silva. Ma una donna, Polia, vi farà da importante guida nell' intricato labirinto costruito dal misterioso autore.
    Che poi Polia sia una donna vera, la Filosofia stessa, o una creatura immaginaria, bella e triumphante, poco importa.
    Anche il lettore potrà darle vita e respiro quae vivis mortua.

Pavlvs Dominici


La Nota Moderna


  La Hypnerotomachia Poliphili, stampata a Venezia da Aldo Manuzio nel 1499, uscì in forma anonima.
  E' un affascinante testo scritto in latino-italianizzato affiancato da vocaboli latini, greci, arabi e utilizza materiale figurativo di tipo archeologico, antiquario, astrologico, mistico ed esoterico.
  Vasto il successo dell'opera che fu tradotta in diverse lingue: francese nel 1600, inglese nel 1592.
  Un lungo studio di alcuni ricercatori dell'Università di Padova conferma l'attribuzione del testo al Frate Domenicano Francesco Colonna, nato a Treviso nel 1433.
  Recentemente, grazie alle ricerche di Maurizio Calvesi, Professore di storia dell'arte alla Sapienza, si è aggiunta una nuova ipotesi, quella "Romana". L'autore sarebbe Francesco Colonna signore di Palestrina (comune del Lazio), grande erudito e appartenente alla Accademia Romana.
  Carl Gustav Jung scelse proprio le illustrazioni della Hypnerotomachia per il suo libro Psicologia e Alchimia per provare l'esistenza di un legante tra le due discipline.
  La Hypnerotomachia è un libro sorprendente e straordinario. Aldo Manuzio non poteva certo immaginare che quel libro (l'ultimo da lui edito nel XV secolo) rappresentasse una sorta di riferimento storico. Oggi, infatti, i libri stampati dalla fine del 1400 (e fino al 1530) vengono definiti incunabuli.

Note:
  (1) Tanti oroscopi dell'epoca commettevano l'errore di datare la fine del secolo al 31 Dicembre 1499. Il clima parossistico di quegli ultimi anni del 1499 (paura di una recrudescenza della peste - che imperversava da anni - e della ventilata fine del mondo) è ricavabile e avvertibile da alcune lettere e documenti dell'epoca. Ad esempio, sappiamo che Venezia era stato uno dei primi porti (fin dal 1485) ad adottare le norme di Quarantena contro la diffusione della peste.
  (2) All'epoca il ponte di Rialto era in legno e coperto. La costruzione poteva essere aperta nella parte centrale per permettere il passaggio delle imbarcazioni più grandi.
  (3) Celebre e antica famiglia di stampatori, attiva prima a Venezia e poi a Roma. Il fondatore, Aldo, fu anche inventore di caratteri tipografici, chiamati da allora aldini. Editore di classici latini ed italiani, il primo a stampare in Italia libri greci.
  (4) Il libro fu completato e stampato agli inizi del 1500.
  (5) All'epoca la riproduzione dei disegni da stampare veniva fatta con lastre cave anziché in rilievo. E' la tecnica dell'acquaforte, nome volgare dell'acido nitrico. Si spalmava una lastra di rame con della vernice, si tracciava poi il disegno che veniva imbevuto di acido. L'acido provocava dei solchi netti in corrispondenza del disegno. Si spalmava l'inchiostro che veniva trattenuto da questi solchi. Poi si passava la lastra alla stampa e si ottenevano le riproduzioni su carta.
  (6) L'attribuzione è incerta.
  (7) Paolo Dominici non poteva sapere che, molti anni dopo, un acrostico formato dalle iniziali dei capitoli - POLIAM FRATER FRANCISCUS COLUMNA PERAMAVIT - avrebbe fornito una prima ipotesi sull'identità dell'autore.
  (8) Il libro fu ristampato dagli eredi di Aldo ma senza raggiungere la bellezza e l'accuratezza tipografica del precedente.
  (9) L'ipotesi di Paolo Dominici è del tutto originale
  (10) Il figlio di Aldo, Paolo, trasferitosi a Roma, vi fondò, per il Papa Pio IV la tipografia Vaticana.
  (11) Rizzo Antonio, scultore veronese lavorò alla tomba del doge Foscari. Il suo capolavoro è la statua di Eva nel Palazzo Ducale. Nel 1498, accusato di peculato, per una somma superiore ai diecimila scudi, fu costretto a lasciare Venezia.
  (12) Libro realizzato con fogli di carta piegati una volta sola. In questa maniera si otteneva una dimensione di 312X202 millimetri.
  (13) Anche nel 1499 qualche letterato si ostinava a chiamare il libro di Dante nel suo titolo originale di Commedia. Il termine Divina fu aggiunto nel 1355 da Ludovico Dolce, (ricordato più per questa arbitraria aggiunta che per le sue rime e la sua prosa).


Fine parte prima

Carmelo Coco.   Copyright