ANEDDOTI


    In questa rubrica presenteremo interessanti aneddoti scacchistici.
    Di alcuni abbiamo raccolto le labili tracce, di altri abbiamo rintracciato e intervistato i diretti protagonisti.
    La rubrica si apre con un inedito della seconda guerra mondiale.
    Parleremo, nel prossimo numero, di Antonio de' Nobili, un perfetto sconosciuto a tutti, scacchisti e studiosi. Il suo nome è apposto, infatti, sulla copia catanese della Scaccaide di Alessandro Salvio (stampata a Napoli nel 1612) da noi scoperta nel 1999 alla Biblioteca Universitaria di Catania (fondata nel 1434 festeggia, quest'anno, 570 anni di attività). (1)
    Parleremo anche di un antico cortile catanese nel quale si giocava a scacchi e di un vero e proprio duello con coltello e scacchi dell'inizio del Novecento.

Nota
1) La copia catanese si trovava alla Biblioteca Universitaria ma, pur essendo regolarmente catalogata, era da tempo considerata definitivamente smarrita. Grazie al mio interessamento e alla mia iniziativa è stato possibile effettuare una ricerca che si finalizzava in una interessante scoperta: la Tragedia scacchistica del Salvio era contenuta, come quinto libro, in una miscellanea di Fiabe Pastorali!
L'Università aveva attivato da tempo un servizio di microfilmatura per i testi rari e antichi. Avviata la normale procedura (presentazione scritta della richiesta, passaggio al protocollo, attesa della accettazione ed approvazione) nel Giugno del 2000 il microfilm è stato messo a disposizione degli studiosi nella sede distaccata della Università.
In questa maniera, ai titoli già esistenti:
- Il gioco de gli scacchi di D. Pietro Carrera, pubblicato a Militello (CT) nel 1617;
- Risposta di Valentino Vespaio in difesa di D. Pietro Carrera contra l'Apologia di Alessandro Salvio, opera pubblicata a Catania nel 1635;
(ambedue microfilmati e disponibili da tempo) si aggiunge questo terzo del Salvio.


Il volo su Catania dell'aereo fantasma.

Un episodio inedito della seconda guerra mondiale.





    Una mattina primaverile del 1945 un RE2000 (1) decollò dall'aeroporto catanese di Fonatanarossa. Salì vertiginosamente alla quota di 2.000 metri e poi cominciò a cadere in vite (2).
    Il Nucleo Recuperi, con sede a Cibali (quartiere periferico di Catania), aveva ricostruito pazientemente un velivolo da caccia in un hangar dell'aeroporto di Fontanarossa che, all'epoca, era occupato dagli Alleati.
    C0era stato bisogno di un lungo lavoro di assemblaggio. Erano stati utilizzati e riadattati pezzi diversi; altri erano stati opportunamente modificati, altri interamente costruiti in officina. Era la fantasia italiana, l'abilità tutta italiana di arrangiarsi, la volontà di non mollare. L'aereo presto fu pronto al collaudo e al suo primo volo.
    Le scorte di carburante erano finite da tempo, però, e il Nucleo si rivolse agli Alleati per avere il necessario rifornimento per far volare l'aereo.
    Gli alleati negarono qualsiasi assistenza. Nella maniera più assoluta. Per loro il velivolo non poteva volare, era un rottame, un insieme di lamiere rattoppate, un fantasma, non esisteva. Ghost airplane, lo chiamavano ridacchiando.
    Non ci fu modo di convincerli.
    Quella mattina del 1945, dopo aver recuperato miracolosamente un poco di carburante (residuo di scorte, raschiato dai bidoni) il capitano Giulio R. fece approntare l'aereo e decollò. Aveva solo una limitata autonomia, non più di una ventina di minuti.
    Era il solo modo per convincere gli Alleati. L'aereo esisteva, funzionava. L'avrebbero visto. In volo.
    Salì rapidamente in quota e si lanciò in una vertiginosa e impavida vite.
    Tutto il personale del Nucleo Recuperi era schierato vicino all'hangar e teneva gli occhi puntati sul piccolo aereo. Un puntino che si ingrandiva minacciosamente e rapidamente. Era stato coraggioso il capitano. Lo conoscevano bene. Doti di umanità e coraggio fuse insieme. Un uomo vero, né eroe né pazzo. Non avevano nessun timore.
    Attirato dal rombo del motore il personale Alleato si portò rapidamente nello spazio antistante la pista. Guardavano anche loro, ancora increduli.
    Il velivolo cabrò a pochi metri dal suolo e si lanciò in spericolate acrobazie. L'abilità del pilota era duplice. Lo si intuiva lottare contro le forze che si opponevano ai suoi volteggi, alle forze che facevano vibrare le parti dell'aereo, che minacciavano di sbrindellarlo ad ogni successiva evoluzione.
    Il pilota eseguì vari passaggi sull'aeroporto disegnando figure, tipiche dell'acrobazia aerea, sempre più ardite. Erano ghirigori e arabeschi fumanti. Il motore fumava, scoppiettava e tossicchiava, rattava (3), denunciando problemi di alimentazione. Al termine, fece un veloce passaggio e salutò il personale Alleato col tipico movimento delle ali. Fu un battere lento, un'oscillazione lenta e nel contempo maestosa. Gli americani applaudirono e risposero al saluto lanciando in aria i berretti.
    Quando atterrò, circa venti minuti dopo il decollo, il carburante era quasi esaurito. Ci furono altri applausi.
    Il piccolo hangar italiano si affollò di curiosi. Il personale americano venne a guardare quell'aereo, a chiedere notizie della sua storia e informazioni sul pilota. Nessuno più parlò di ghost airplane.
    Da quel giorno tutto cambiò e quel piccolo nucleo italiano fu guardato con rispetto ed ammirazione. Arrivò il carburante e anche degli utili e nuovi pezzi di ricambio. L'efficienza e l'affidabilità dell'aereo migliorò notevolmente.
    L' RE2000 continuò a volare e a dare spettacolo fino al giorno della demolizione. Il Nucleo Recuperi si sparpagliò.
    Senza mai considerarsi eroi, erano riusciti a recuperare, e mantenere, quel rispetto che difficilmente i vincitori concedono ai vinti.

    Mesi dopo, anche un tenente americano volò sull'aeroporto di Fontanarossa, dando spettacolo. L'aereo era tedesco, stavolta, uno di quelli che i nostri ex alleati, durante la loro ritirata da Catania, avevano lasciato perché inefficiente.
    All'aereo furono tolti tutti i contrassegni militari e al loro posto, sulla parte superiore e inferiore delle ali e sulla fusoliera, furono disegnate delle scacchiere (il pilota americano, del quale il testimone ricorda solo il nome, Bob, era un appassionato scacchista. Lo si vedeva spesso, durante le pause, giocare con i propri commilitoni).
    All' aereo venne dato anche un nome (come comunemente usavano fare i piloti americani): la scacchiera volante.
    Quando si lanciava in cielo, in acrobazie, le scacchiere sembravano staccarsi dalle ali e dalla fusoliera e galleggiare nel vuoto. Autonomamente.
    Anche quest'aereo fu demolito qualche tempo dopo. Furono scattate diverse foto, ricorda ancora il testimone, ma anche con il suo aiuto e la sua collaborazione non è stato possibile reperirne alcuna.

Note:
1) L' RE 2000, mi è stato spiegato dal testimone che mi ha fornito le basi dell'articolo, era costruito dalle Officine Meccaniche Reggiane ed era un caccia monoposto. Il velivolo catanese aveva un rilevante difetto sul quale bisognava costantemente intervenire: il piano centrale, che fungeva da serbatoio del carburante, era soggetto a frequenti scollature dei diaframmi a causa dell'ossido di piombo che vi si accumulava.
2) Vite: l'aereo cade in verticale ruotando, contemporaneamente, attorno al suo asse longitudinale.
3) Rattata: il termine deriva dal francese Raté.



Carmelo Coco.  Copyright