CONGRESSO FRANCO-ITALIANO
DEI COLLEZIONISTI DI SCACCHI

Troyes en Champagne (Francia) 27-29 settembre 2007
Rodolfo Pozzi


    I collezionisti italiani di scacchi, dopo il successo del congresso mondiale di Firenze nel 2000, si sono ritrovati negli anni successivi in cinque meeting nazionali. Quest'anno hanno ritenuto di unire le loro forze a quelle dei colleghi francesi, e la sinergia ha portato alla realizzazione di un congresso franco-italiano della Chess Collectors International. Questo incontro, il primo per i francesi, si è tenuto dal 27 al 29 settembre 2007 nell'attraente città medievale di Troyes en Champagne, ed è stato splendidamente organizzato da Patrice Plain, coadiuvato da Massimiliano De Angelis e Rodolfo Pozzi.

Fig. 1 - I congressisti ricevuti in municipio.

    Come d'abitudine questi congressi sono frequentati da collectors di ogni parte del mondo che si rivedono periodicamente in grande amicizia: a Troyes, ricevuti ufficialmente in Municipio (fig. 1), erano presenti 27 studiosi provenienti da Francia (Patrice e Annie Plain; Jacques e Michèle Lamy), Italia (Massimiliano e Giulia De Angelis; Gaia Montini; Rodolfo e Milly Pozzi; Massimo e Maria Luisa Morganti (fig. 2)), Germania (Thomas Thomsen; Brigitte Schenk; Franz-Josef e Rosemarie Lang), Russia (Nikolay Timochtchouk e Anna Simatova), Gran Bretagna (Michael e Sandra Wiltshire; Tony e Gillian Raynes) e Stati Uniti (Floyd e Bernice Sarisohn; Bill e Hope Levene; Victoria e Larissa Filatova).

Fig. 2 - Il gruppo degli italiani.

    Molto interessante è stato il seminario, che costituisce il clou di queste riunioni: dopo il saluto e l'augurio del Presidente internazionale CCI Thomas Thomsen e il benvenuto dei responsabili nazionali Plain e De Angelis, quattro soci hanno esposto le loro ultime ricerche nella particolare materia che si occupa dei pezzi del gioco degli scacchi. (fig. 3)

Fig. 3 - I soci attenti alle relazioni.

    Massimiliano De Angelis ha illustrato "Alcuni set italiani non figurativi e poco conosciuti del 18° e 19° secolo" (fig. 4). Nel corso di questi ultimi anni, egli ha raccolto e studiato alcune serie da gioco di legno tutte molto simili, provenienti da alcune regioni dell’Italia centrale quali la Toscana, assolutamente sconosciute e mai documentate prima. Tale scoperta tende a dimostrare l’esistenza di pezzi prodotti e diffusi in epoca settecentesca in un certo numero e definibili, pertanto come convenzionali.

Fig. 4 - Massimiliano De Angelis legge la sua relazione coadiuvato da Giulia per l’inglese.

    Rodolfo Pozzi ha fatto partecipi i convenuti del suo studio sugli "scacchi a spillo", caratteristico gioco da viaggio francese dei secoli passati usato dagli aristocratici per le partite in carrozza (fig. 5). La prima testimonianza storica certa è quella di Thomas Hyde, che nel 1694 ha scritto che nella prima metà del '600 il re di Francia Luigi 13° giocava a scacchi durante i trasferimenti infilando in un cuscino ricamato a scacchiera speciali pezzi appuntiti (i cosiddetti pincushion di avorio o di osso). Ben pochi set completi di allora sono sopravvissuti fino ad oggi: dagli antiquari si trovano soltanto pezzi sciolti, in genere uno per tipo, interpretati come figure di scacchi ma che appartengono agli jonchets, un gioco simile al mikado giapponese e allo sciangai cinese.

Fig. 5 - La relazione di Rodolfo Pozzi, letta in inglese da Bill Levene.

    Un filmato sugli "scacchi fatti da sé" è stato realizzato da Jacques Lamy, che acquista serie di pezzi grezzi e li dipinge minuziosamente (fig. 6).

Fig. 6 - Il filmato di Jacques Lamy.

    Infine Patrice Plain ha presentato la storia dei giochi di scacchi africani (fig. 7), facendo rilevare la difficoltà di identificare l'origine di alcuni di essi, stanti le frequenti migrazioni dei popoli e la scarsa conoscenza fra gli studiosi delle peculiarità raffigurate sui personaggi di questi set, come le scarificazioni della pelle e gli indumenti indossati. I set di scacchi del continente nero formano un gruppo molto vario e interessante soprattutto dal punto di vista etnico.

Fig. 7 - I set africani, di Patrice Plain.

    Sono state visitate mostre di set di scacchi (fig. 8), fotografie, libri (fig. 9) e francobolli a tema, allestite da Patrice Plain.

Fig. 8 - Un magnifico set del Rajasthan con la caccia alle tigri.



Fig. 9 - Libri e scacchi della Mongolia.

    Vivo interesse hanno suscitato la Maison de l'outil, che raccoglie ventimila attrezzi del 18° e 19° secolo, il ricco Museo di Arte moderna e la Mediathèque, e naturalmente si sono potute degustare ottime qualità di champagne (fig. 10 e 11).

Fig. 10 - Annie fa gli onori di casa.



Fig. 11 - Il brindisi fra Patrice Plain, Thomas Thomsen e Franz-Josef Lang.

    Ha concluso il congresso il consueto chess market, durante il quale i collezionisti si possono scambiare set, libri e francobolli (fig. 12).

Fig. 12 - Il chess market.