l giuoco della guerra e degli scacchi
della famiglia Perrotta


di Santo Spina



    Riassunto
L’autore indaga sulla storia di un interessante gioco della guerra di 72 pezzi, di cui non si sanno con precisione le regole, di proprietà della famiglia Perrotta di Catania.

    Abstract
The war game - chess of Perrotta Family The author explores the history of an interesting war game using 72 pieces whose rules are not entirely known. Property of the Perrotta family from Catania. Fig. 1


    L’articolo Una risposta anche se incompleta (Scacco! n. 3/95, pp. 136 - 137) del dott. Alessandro Sanvito ha arricchito la discussione relativa al singolare gioco della guerra di proprietà della famiglia Perrotta di Catania.
    Alcune interessanti ipotesi deduttive formulate dallo studioso (cui vanno i miei ringraziamenti per le utili notizie fornitemi per il completamento di questo contributo) sulla scorta di minimi indizi (ad es.: 1. il proprietario sarebbe stato all’oscuro delle regole del gioco; 2. il gioco doveva essere completo, e non monco; 3. esso era parte di un’eredità di famiglia; 4. implicazione del detto gioco di 72 pezzi con gli scacchi) hanno ricevuto un’inaspettata conferma. A tutt’oggi il quadro è divenuto più chiaro, poiché grazie a pazienti ricerche è stato finalmente possibile rintracciare l’attuale proprietario del gioco: il prof. Giuseppe Perrotta, presidente della facoltà di agraria all’università di Catania.
    Come si tramanda in famiglia Giovanni Perrotta Ardizzoni (Catania 2. VII. 1868 1 - Catania 2. XII. 1953, proprietario terriero), cultore di storia cittadina, nonché abile intagliatore per hobby (aveva costruito di sua mano le basi di appoggio su cui collocare i pezzi dell’antico gioco in suo possesso) aveva iniziato a partire dagli anni ’20 accurate ricerche per gettare luce sulle regole del gioco della guerra in suo possesso. Scrisse, infatti, a studiosi e collezionisti di tutto il mondo allegando a ciascuna richiesta di informazioni una cartolina, che aveva fatto stampare in un centinaio di copie dalla tipografia Galàtola, raffigurante unicamente il partito Bianco (fig.1). Dalla Società Londinese apprese che si trattava di un gioco della guerra di epoca napoleonica, notizia fondata unicamente sull’analisi stilistica delle divise raffigurate nei pezzi.
    Poi nel 1933 chiese notizie in merito anche ad Adriano Chicco: da questo punto l’evoluzione dei fatti ci è nota. Da quanto si tramanda in famiglia sembrerebbe, dunque, che il Perrotta non avesse mai avuto intenzione di mettere in vendita il gioco che, talaltro, era un prezioso cimelio di famiglia, sebbene le parole di Chicco (“La serie - che non avevo acquistato - apparteneva a un amatore siciliano.”) indurrebbero a contraddire tale ipotesi.
    Sulla base dei nuovi elementi acquisti il gioco completo si compone di un tavoliere pieghevole in quattro parti (52,2 cm x 52,2 cm), e di due serie di 36 pezzi ciascuna: una di colore bianco, l’altra di colore nero. La tavola “bivalente” su un lato presenta una scacchiera di 12x12 caselle (lato della casella 4,8 cm), dall’altro una scacchiera di 8x8 caselle: era dunque possibile giocare non solo al gioco della guerra, ma anche a scacchi (fig. 2).


    Ciascuna serie comprende due “ponti”, due “torri”, due “torri con cannone”, due “luogotenenti”, un “generale”, una “donna”, quattro “cavalli”, due “elefanti”, due “fanti armati di ascia”, due “fanti armati di lancia”, otto “fanti” o “pedoni” con dado superiore, otto “fanti” o “pedoni”.
    I pezzi di entrambi i partiti presentano le medesime caratteristiche e proporzioni.
    La serie nera tuttavia mostra alcune differenze peculiari: il “generale” e la “donna” incarnano una razza negroide 2 ; 2. il “generale” porta una corona di diverso tipo; 3. la “donna” ha sul vestito un particolare motivo decorativo (una rosetta con otto petali) non presente nella corrispondente bianca (fig. 3).


    Veniamo ora a fornire qualche informazione supplementare, premettendo che il segno (*) indica la funzione bivalente dei pezzi: il “ponte” è alto 7 cm; la "torre con cannone" posto sulla sommità presenta su una faccia due aperture (in basso la porta d’ingresso e in alto una feritoia) è alta 8,8 cm; la “torre” (*), che mostra analogamente alla precedente due aperture, è alta 7,5 cm; il “luogotenente” o alfiere (*) è alto 8,2 cm; “la donna” (*) è alta 8 cm; il “generale” o Re (*) è alto 8,2 cm; l' “elefante”, misurato dalla punta della proboscide alla base, 7 cm; il “cavallo” (*) 6,4 cm; il “fante armato di ascia” in metallo 7,6 cm ; il “fante armato di lancia” in metallo 7,5 cm; il “fante” o “pedone” con dado superiore in avorio (*) 4 cm; il “fante” (*) 3,1 cm.
    I pezzi di legno, di ottima fattura e ben rifiniti, sono certamente opera di un artigiano esperto.
    Alcuni indizi spingono a pensare che il suddetto gioco della guerra fosse stato acquistato a Napoli nel Settecento da un avo (un alto dignitario di corte) della famiglia Perrotta allora ivi residente: tramandato in eredità da generazione in generazione insieme con altre opere antiche (quadri, etc.) del patrimonio di famiglia è giunto fino ai nostri giorni.
    Nella bibliografia italiana dei giochi della guerra sono opere di grande importanza Il giuoco della guerra del Giacometti (Genova, 1793) e La guerra, giuoco di Napoleone Buonaparte di Gerolamo Calvi (Milano 1844). L’ultimo libro citato fornisce utili notizie per comprendere quale poteva essere il “funzionamento” di analoghi giochi.
    Dopo un’introduzione seguono dieci capitoli: I Del campo; II Dei corpi d'armata; III De' movimenti; IV Della forza d'azione competente ai diversi corpi; V Delle masse serrate; VI De' cambiamenti nel campo durante la pugna, e delle fortificazioni; VII Del modo di introdurre in campo nuove truppe; VIII Dei patti della vittoria; IX Esercizi e norme pratiche del giuoco; X Di alcune battaglie giuocate sui campi descritti al capitolo I; infine a chiusura tre battaglie.
    Il campo è un reticolo di quadretti, in genere quello più utilizzato consta di 24x48 case. Gli schieramenti sono 60 per parte: 30 di fanteria, 18 di cavalleria, 6 di artiglieria leggera, 3 di artiglieria pesante, 3 mortai.
    In conclusione sebbene rimangano ancora oscure le regole e il luogo di produzione del gioco della famiglia Perrotta, un lieve passo in avanti nella ricerca è stato compiuto e nulla vieta che un giorno possano essere sciolti gli interrogativi che ancora rimangono senza risposta.


1 ARCHIVIO DI STATO DI CATANIA. Ufficio di Leva, Catania 1868, lista di leva n. 520; lista di estrazione, n. 923.
2 Per la menzione di alcune serie in cui sono contrapposti Europei ad Africani vedi Alessandro Sanvito, Due giochi di scacchi nelle Raccolte del Castello Sforzesco in Raccolta delle Stampe A. Bertarelli. Raccolte di Arte Applicata. Museo degli Strumenti Musicali. Rassegna di studi e notizie. Castello Sforzesco, Milano 1978, vol. VI, pp. 221-222.

[Pubblicato su Scacchi e Scienze Applicate, fasc. 20 (2000), Venezia 2001, pp. 41-42]