Dopo anni di appassionate ricerche sugli scacchi della Mongolia, non speravo di trovare ancora qualcosa di originale, come idee, pezzi e loro significato, ma altre interessanti novità sono emerse in questi ultimi tempi.
Lama ammanettati - Alcuni set mongoli riproducono le condizioni politico-sociali di particolari momenti storici. Uno, di legno verniciato (fig. 1), oppone i militari comunisti mongoli (il lato con le basi gialle o verdi e i pezzi rossi) ai sovietici (basi rosse e pezzi giallo-verdi). E' del 1936, l’anno della legge di Tchoi Balsan, lo "Stalin asiatico", e ritrae in modo perfettamente realistico, nei "Re" e nelle "Torri", le conseguenze di questa disposizione, e cioè la terribile repressione della religione buddista avvenuta in quel periodo.
Fig. 1 - Set di legno del 1936, che oppone militari comunisti mongoli (in alto) e sovietici (in basso).
I due Re (Noyion) sono seduti su sedie russe (figg. 2 e 3): il generale mongolo è vestito con il tradizionale del nero, mentre il suo avversario ha la divisa sovietica verde e pantaloni neri. Le Donne (Bers) sono raffigurate da cani feroci (figg. 2 e 3), che mettono in mostra i denti aguzzi e la lingua: il Bers dei Mongoli ha la coda lunga con pelo sulla punta e ciuffi sul collo e sulle zampe; il "sovietico" ha le orecchie abbassate, il pelo folto anche sulle zampe e un fiore sulla coda. I Pedoni (Huu, i bambini) sono i cuccioli dei Bers, come è consuetudine in molti giochi di scacchi di queste regioni, in quanto, nel gioco familiare mongolo, il Pedone giunto all'ultima traversa viene promosso soltanto in Bers.
![]() Fig. 2 - I due Re-Noyion, generale sovietico in divisa verde e mongolo con il tradizionale del nero; fra di loro, le due Donne-Bers (cani feroci). |
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![]() Fig. 3 - Le stesse figure viste da dietro: si notano le sedie russe dei Noyion e il fiore sulla coda del Bers sovietico. |
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Gli Alfieri (Temee) sono, come sempre, cammelli a due gobbe: quelli del lato mongolo procedono con movimento ambio (portano avanti cioè alternativamente i due arti destri e poi i due sinistri) e hanno le gobbe afflosciate; gli altri sono fermi con le gobbe ritte. I Cavalli (Mori) del lato giallo sono stalloni ambiatori in corsa (si distinguono per la criniera lunga); i "rossi" (cioè i gialli con le basi rosse) sono castrati con la criniera tagliata, fermi in piedi con un orecchio in avanti e uno indietro, quasi volessero ascoltare il "nemico" da ogni parte (fig. 4).
![]() Fig. 4 - I quattro Cavalli-Mori: quelli di sinistra tengono un orecchio in avanti e uno indietro, come se fossero in ascolto del "nemico"; quelli di destra sono ambiatori in corsa. |
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Nei set di questa zona le nostre Torri sono generalmente rappresentate da carri o carrozze (Terghe), i tradizionali mezzi di trasporto dei nomadi; ma con l’arrivo dei Russi questi carri, proprio come nella realtà, sono stati a volte sostituiti da automobili o altri mezzi motorizzati. Nel presente gioco di scacchi le "Torri" del partito mongolo (figg. 5 e 6) sono camion sui quali sono stati ammanettati i lama prelevati dai monasteri. A questi monaci, che tutti abbiamo in mente vestiti di arancio, veniva fatto indossare un paramento nero per il loro trasferimento al carcere o al confino, o verso ignote destinazioni dove li attendeva la fucilazione. A scortarli ecco le auto di controllo sovietiche, che qui sono le "Torri" dell’altro lato (figg. 5 e 6).
![]() Fig. 5 - Le Torri-Terghe di un lato sono i camion che trasportano i lama ammanettati; quelle dell'altro sono le auto di controllo sovietiche. |
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![]() Fig. 6 - I lama ammanettati sui camion e un'automobile di controllo (le "Torri"). |
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Doppi cavalieri - Un altro set (fig. 7), di legno della fine del 18° secolo (circa 1790), che considero unico nel suo genere, contrappone un lato rosso ad uno giallo, e presenta un interessante sincretismo tra le usanze mongole e manciù dei tempi in cui la Cina e la Mongolia erano governate dalla dinastia mancese dei Qing (1644-1911). L'ho denominato "Doppi cavalieri", poiché undici figure su sedici del partito dei gialli sono formate da due cavalli, quasi tutti montati (nell'intero set vi sono 32 cavalli).
![]() Fig. 7 - Set di legno della fine del 18° secolo, che illustra il sincretismo che esisteva tra le usanze mongole e manciù. I Pedoni-Huu sono coppie di lottatori e doppi cavalieri. |
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Il Re-Noyion dei rossi ha addirittura quattro cavalieri (nella fig. 8 si vedono due immagini dello stesso pezzo): è un nobile manciù seduto in una portantina sorretta da quattro cavalli, fissata sulle staffe dei cavalieri mongoli. Il signore manciù dell'epoca gestiva l'autorità su clan e tribù mongole, e poteva loro impartire tutti gli ordini che desiderava. La coda dei due cavalli antistanti è curiosamente legata per non infastidire quelli che li seguono. Una "Torre" ha il cocchiere seduto sulla stanga o timone della carrozza attaccata al cavallo.
![]() Fig. 8 - Due immagini di un Noyion: un signore mancese è seduto in una portantina sorretta dalle staffe di quattro cavalli montati. La coda dei cavalli antistanti è tenuta legata per non infastidire i retrostanti. |
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La lotta è sempre stata uno dei tre sport tradizionali della Mongolia, e qui i Pedoni sono coppie di lottatori intagliati nelle varie posizioni, con la divisa usata fino alla metà dell'800. Il Pedone di destra è un giovane lottatore singolo, che, secondo un’antica tradizione mongola, si allena con una grossa pietra (fig. 9).
![]() Fig. 9 - Coppie di lottatori come Pedoni raffigurati in varie posizioni; il lottatore di destra si allena con una grossa pietra. |
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Nel lato giallo il Re-Noyion è rappresentato da due cavalieri: l’arciere, con arco e faretra, e, al suo fianco destro, la guida; su una roccia dietro di loro sta un piccolo cane da caccia (fig. 10). I Cavalli sono giumente che allattano il loro puledro. Le Torri-carrozze sono tirate da un cavallo: uno volge a destra la testa per guardare il suo palafreniere.
![]() Fig. 10 - L'altro Re-Noyion è costituito da due cavalieri: l'arciere e la guida; su una roccia dietro di loro sta un piccolo cane da caccia. |
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Ogni Pedone è formato da due cavalli montati affiancati, per lo più fermi; in uno di essi i destrieri sono raffigurati in movimento, frustati dai cavalieri (fig. 11 a, d). Ma la peculiarità più straordinaria si riscontra nei due Pedoni schierati davanti alle carrozze, cioè i "Pedoni di Torre" (fig. 11 b, c; fig. 12). Secondo quanto mi è stato riferito da chi possedeva il set (e l'affermazione è credibile, poiché il gioco gli è stato tramandato dai suoi antenati), i cavalieri di ognuno di questi Pedoni si guardano e si fanno dei gesti: esattamente come aveva scritto lo studioso Byambyn Rincen nel 1955 a proposito di quanto usavano fare cinquant'anni fa i cammellieri nel deserto del Gobi (Rincen 1955), i due cavalieri in questione stanno giocando a scacchi alla cieca.
![]() Fig. 11 - I Pedoni formati da doppi cavalieri; due di loro (a, d) hanno il frustino. |
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![]() Fig. 12 - I cavalieri che rappresentano questi due "Pedoni" si guardano e si fanno dei gesti: stanno giocando a scacchi alla cieca, esattmente come era consuetudine dei cammellieri nel deserto del Gobi. |
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POZZI R. 2002: I giochi di scacchi mongoli, riflesso della cultura nomade delle steppe - The Mongolian chess sets, reflecting the nomadic culture of the steppes, Como (edito dall'autore con il contributo di Chess Collectors International, Sezione Italiana); in italiano e in inglese.
POZZI R. 2004: Novità nella ricerca sui giochi di scacchi della Mongolia - Mongolian chess sets, recent findings, in The Chess Collector 1/2004, Pencraig, Ross-on-Wye, Herefordshire; in italiano e in inglese.
POZZI R. 2005: The Camel-Bishop (Temee) in the Mongolian chess (Shatar) - Il Cammello-Alfiere (Temee) negli scacchi della Mongolia (Shatar), in The Chess Collector, Spring-Summer 2005, pp. 9-14, Pencraig, Ross-on-Wye, Herefordshire; in italiano e in inglese.
RINCEN B. 1955: Les échecs et le deuil chez les Mongols, in Archiv Orientalni (Journal of the Oriental Institute of the Czechoslovak Academy of Science in Prague), XXIII, pp. 482-83.