Il primo dipinto al mondo
di una partita a scacchi è in Sicilia


Articolo di Gianfelice Ferlito


    Nella Cappella Palatina di Palermo è visibile la prima pittura di una partita a scacchi che il mondo conosce.
    La Cappella fa parte del Palazzo dei Normanni. Quest'edificio è situato sul Cassero (dall'arabo al-Qasr) nella parte occidentale più alta della città. Il Palazzo Normanno originariamente contava solo due Torri (la Pisana e la Greca) a cui si aggiunse poi un insieme di fabbricati.
    Nel 1132 il Re Normanno di Sicilia, chiamato Ruggero Il d'Altavilla dai cristiani e al-Mu'ttazz bi-illah («L'esaltato per grazia di Dio») dai mussulmani, fece erigere una chiesa a forma di basilica a tre navate nel nucleo centrale dell'area del Palazzo.
    Durante i successivi otto anni il Re Ruggero seppe scegliere, senza pregiudizi o discriminazioni religiose, i migliori carpentieri e pittori islamici e i migliori mosaicisti bizantini affinché l 'abbellissero.
    La Cappella venne ufficialmente consacrata il 28 aprile 1140, Domenica delle Palme. Con molta probabilità le opere di decorazione finirono solo qualche anno dopo, circa nel 1143 (1).
    Il soffitto della Cappella venne trattato con pitture a tempera su base lignea ricoperta a gesso. Gli artefici di tali pitture furono abilissimi artisti mussulmani, a cui fu consentito, dal grande senso di tolleranza di Ruggero II, di fornire il meglio delle loro tecniche pittoriche senza censura alcuna. Questi anonimi artisti diedero così libero sfogo alla loro fantasia dipingendo svariati soggetti iconografici, alcuni dei quali furono delle autentiche novità.
    Tra i motivi pittorici abbiamo il ciclo della vita signorile dei Califfi. Le pitture illustrano scene di vita principesca come la caccia, i banchetti, le danzatrici, i musici, i lottatori e... giocatori di scacchi. Per la prima volta al mondo, una partita a scacchi viene dipinta. Si svolge sotto una tenda tra due Arabi inturbantati che accovacciati con gambe incrociate sulla nuda terra giocano allo shatranj su una scacchiera (vedi foto).
    «Questa immagine sembra non abbia precedenti in ambienti abbasidi né in quelli fatimidi ma questo può essere anche casuale tenendo presente il gran conto in cui erano tenuti gli scacchi nell'Islam».(2) Come ben si sa gli Arabi coltivarono questo nobil giuoco fin dal VII secolo d.C., cioè da quando lo trovarono nella loro conquista della Persia.
    Sul celebre secchiello persiano di Bobrinski ora all'Ermitage di San Pietroburgo, fabbricato a Herat nel 1163, è invece rappresentata una partita di back-gammon e non di scacchi. Questa partita a scacchi della Cappella Palatina sarà ripresa frequentemente nelle miniature persiane e nelle miniature spagnole che illustrano il famoso trattato sui giuochi («Libro de Acerdrex, Dados e Tablas») ordinato dal Re Spagnolo Alfonso X el Sabio, e terminato nel l283.(3)
    Come ben dice A. Chicco la Sicilia fu, per la sua posizione geografica, un terreno ideale per l'attecchimento del giuoco degli scacchi in Occidente. (4)
    Un'altra considerazione viene spontanea dalla visione delle pitture islamiche della Cappella Palatina. Per secoli i pittori e gli artisti del vasto Islam, dalla Persia alla Siria, dall'Egitto alla Spagna, conobbero la tecnica di come dipingere realisticamente animali, umani e mezzi di guerra. Sappiamo che queste immagini costituivano soggetti iconografici nelle arti maggiori e minori islamiche e se ne ritrovano tracce e testimonianze su preziose stoffe, piatti di ceramica, pareti di Palazzi... malgrado il Corano espressamente proibisse di rappresentare realisticamente le figure umane e gli animali. È interessante notare che i soli animali e figure umane che per secoli vennero scolpiti con forme astratte e non realistiche nel vasto Islam e perfino nell'Europa cristiana furono i pezzi di scacchi. Questo è singolare, visto che la pittura e in genere l'arte islamica era di fatto libera di esprimersi figurativamente. Penso quindi che il disegno astratto con cui i pezzi degli scacchi continuarono a riproporsi non dipendesse da dettami religiosi del Corano ma unicamente dall'esigenza pratica di giocare con pezzi ben bilanciati, facili da muovere, conservare e anche da produrre.
    Condivido l'opinione che «Un pezzo di scacchi è un attrezzo. Per capirlo visivamente, come disegno, deve essere considerato come un attrezzo con particolare natura... Come disegno, un pezzo di scacchi è primariamente una immagine articolata da un potere investito». (5)
    Così gli scacchi detti oggi «islamici» erano comodi ai giocatori di allora, mussulmani od europei. come oggi lo sono gli Staunton. Ecco perché forse la loro forma venne mantenuta per tanti secoli inalterata su così vasto territorio.

Note:
1) U. Scerrato, Arte Islamica in Italia, p. 360, dal volume Gli Arabi in italia, di Gabrieli e Scerrato, 1979. Scheiwiller per il Credito Italiano.
2) - idem, p. 378.
3) - idem, p. 380.
4) - A. Chicco, Gli scacchi in Sicilia, Contromossa, 1981, n. 7.
5) - F.L. Graham, Chess Sets, Londra, 1968.


[Pubblicato su Scacco N. 4 Aprile 1993 - pp. 192-193]