In piedi, da sinistra:

Mackenzie, De Kolish,
Winawer, Bird,
De Rivière, Rosenthal,
Mason, Potter,
Schallopp, Paulsen,
Mac Donnell, Gunsberg.

Seduti, da sinistra:

Blackburne, Steinitz,
Zukertort, English




I SEDICI MIGLIORI
SCACCHISTI DEL 1886


di Gianfelice Ferlito



    Qualche mese fa, a Londra, mi venne sottomano una vecchia rivista inglese chiamata The Graphic del 17 luglio 1886 in cui si ritraevano in bella posa un gruppo di famosi scacchisti di allora. I migliori sedici del mondo. Immediatamente fui colpito dall'aspetto d'assieme che è molto imponente. Poi dall'aspetto dei giocatori che erano tutti non più giovani (a conti fatti l'età media era di 47 anni circa). E dalla data, che coincideva con quella del primo Campionato mondiale di scacchi avvenuto negli Stati Uniti tra il robusto Steinitz ed il brillante Zukertort.
    Il match era stato vinto alla grande da Steinitz con il punteggio di 12,5 a 7,5 e si era svolto dall' 11 gennaio al 29 marzo in tre grandi città americane: New York, St. Louis e New Orleans.
    Nel «Ritratto di gruppo» i due giocatori siedono giustamente nella posizione d'onore davanti ad una scacchiera con pezzi in posizione di partita. Steinitz, allora cinquantenne, con una bella barba ancora nera, ha un atteggiamento rilassato, soddisfatto e sebbene i suoi occhi non siano diretti al lettore mostra un leggero strabismo all'occhio sinistro.
    Guglielmo Steinitz, ebreo polacco, era nato nel 1836 a Praga, si era dimostrato un talento nello studio della matematica fin da giovane tanto che i suoi genitori lo inviarono a Vienna per proseguire gli studi. Ma il giovane aveva la passione degli scacchi e giocando a soldi si aiutava a sbarcare il lunario. A Vienna Steinitz si impose ben presto come fortissimo giocatore, tanto che appena 4 anni dopo vinse il Campionato della città nel 1861/2. Nello stesso anno un Torneo internazionale di scacchi lo portò a Londra ove si piazzò solo sesto. Tuttavia Londra, allora la Mecca degli scacchisti, lo attrasse e Steinitz la scelse come sua città operativa. Per circa vent'anni giocò magistralmente a scacchi ed esercitò la sua attività di corrispondente di scacchi sulla rivista inglese The Field. Tuttavia in Inghilterra si sentiva uno «straniero» e nel 1883, dopo il Torneo di Londra, decise di emigrare negli Stati Uniti per diventare cittadino americano. Steinitz nel 1886 era arrivato all'apogeo della sua vita scacchistica. Rimarrà Campione mondiale fino al 1894.
    Il «Ritratto di gruppo» ritrae Zukertort pensoso, severo e piuttosto assente. Il suo sguardo si perde nel vuoto, forse nel ricordo della cocente sconfitta di qualche mese prima. Anche lui, malgrado abbia solo 44 anni, sembra molto più vecchio. Purtroppo sarebbe morto 2 anni dopo. Giovanni Ermanno Zukertort, ebreo polacco, era nato a Lublino nel 1842. Aveva studiato chimica in Germania (Heidelberg) e psicologia a Berlino e aveva preso il dottorato in medicina a Breslavia, in Polonia, nel 1865.
    Nel 1860, all'età di 18 anni, aveva iniziato ad imparare il gioco sotto l'esperta guida di Adolfo Anderssen. Fino al 1872 visse in Polonia. Poi andò a Londra per prendere parte a un grande Torneo in cui giocavano anche Steinitz e l'inglese Blackburne. Si piazzò terzo. Da allora visse a Londra e nel 1878 prese la cittadinanza inglese. Nel 1883 vinse il Torneo di Londra ove c'erano i 9 migliori giocatori di allora. Steinitz arrivò secondo. Fu la vittoria in quel Torneo che portò Zukertort alla sfida mondiale nel 1886. Come sappiamo Zukertort uscì non solo sconfitto da quel Campionato mondiale, ma anche distrutto fisicamente e mentalmente. Gli fu consigliato di non giocare più a scacchi, almeno competitivamente. Invano. Un infarto lo colpì mentre giocava al famoso «Divano» di Simpson a Londra nel giugno del 1888.Il giorno dopo era spirato.
    A proposito del «Divano» è interessante ricordare che questo locale era stato aperto da un portoghese chiamato Samuele Ries nel 1928 nella via centrale di Londra, The Strand, al n. 101 con il nome di «Grand Cigar Divan». Ma nel 1833 Ries lo chiamò «Simpson's Cigar Divan» dal nome del suo capo cameriere che si chiamava appunto Simpson.
    Il «Ritratto» ci consegna le sembianze di altri famosi giocatori di quel periodo: in primissimo piano, in piedi dietro la scacchiera, il «buongustaio» Giacomo Mason, irlandese di nascita, cittadino americano dal 1861. Di lui si diceva che avesse perso alcune partite di scacchi perché in condizioni «ilari», vista la sua passione per il vino ed i liquori. All'epoca del «Ritratto» aveva 37 anni.
    Di fianco a Mason, alla sua destra, due giocatori di cittadinanza francese: Samuele Rosenthal (origine polacca) e Giulio Arnaldo De Rivière (padre francese e madre inglese). Il primo partecipò a molti tornei però si può ben dire che il suo miglior risultato fu l'ottavo posto al famoso Torneo di Londra del 1883. Steinitz scrisse che Rosenthal era l'unico professionista di scacchi del suo tempo che con articoli, rubriche e l'insegnamento degli scacchi avesse un introito annuo di circa 20,000 franchi, così almeno per gli ultimi 30 anni della sua vita. All'epoca del «Ritratto» aveva 49 anni.
    Il secondo è De Rivière che nel 1886 aveva ben 56 anni. Era stato il più forte in Francia per circa 20 anni dalla fine del 1850. De Rivière scrisse articoli e rubriche su scacchi, dama, biliardo e la roulette. Di fianco a De Rivière un altro giocatore di 56 anni: Enrico Eduardo Bird, contabile inglese. Assiduo frequentatore per circa 50 anni del famoso «Simpson's Divan». Rimane nella memoria di tutti una apertura, chiamata «Apertura Bird», che inizia con 1. f4.
    Al suo fianco un giocatore polacco naturalizzato tedesco di 46 anni: Simone Abramo Winawer. Costui era innanzitutto un businessman e poi un grande scacchista. Partecipò a diversi tornei e vinse spesso dei veri e propri professionisti della scacchiera. Ad esempio si piazzò quarto al torneo di Berlino del 1881 dietro a Blackburne, Zukertort e Cigorin. A Vienna, nel 1882, primo a pari punti con Steinitz. Nel 1883 a Norimberga fu primo di fronte a 18 concorrenti. Partecipò al famoso torneo di Londra del 1883 ove in tre partite giocò col Nero una variante di mosse della Difesa Francese che poi, ripresa e riproposta nel 1930 dal grande Nimzowitsch, prese il nome di variante «Winawer» (1. e4 e6 2. d4 d5 3. Cc3 Ab4).
    Di fianco a Steinitz, seduto in prima fila, vediamo Giuseppe Enrico Blackburne, che al momento del «Ritratto» aveva 45 anni e da 16 era professionista di scacchi a tempo pieno.
    Era un uomo dai nervi d'acciaio e al torneo di Vienna nel 1873, dopo uno spareggio per il primo posto con Steinitz, venne definito la «Morte Nera», nome che gli rimase per sempre. Abile giocatore, vinse il torneo di Berlino del 1881 con 3 punti di vantaggio su Zukertort, che si piazzò secondo. Al famoso Torneo di Londra del 1883 arrivò terzo. La carriera professionistica di Blackburne era quella del «simultaneista» per eccellenza. Faceva il giro dell'Inghilterra due volte all'anno e guadagnava molto bene da queste esibizioni. Gli piaceva bere whisky mentre giocava e una volta, in una simultanea, bevve d'un fiato il whisky del suo avversario, mosse e presegui. Il giocatore rimasto a secco allora si fece portare un altro whisky e quando Blackburne, ritornando, si ritrovò di fronte un altro bicchierino fece per berlo, ma questa volta venne fermato e redarguito. Blackburne non si scusò ma disse che il whisky «era stato lasciato in presa e lui l'aveva catturato en passant». Era velocissimo nel comporre e risolvere problemi di scacchi, tanto da superare il grande Sam Loyd.
    Era inoltre abilissimo nel giocare alla cieca, tanto che sfidò Zukertort, un altro che si vantava in simile capacità, in una «simultanea di 10 scacchiere, alla cieca». Zukertort declinò l'invito della «Morte Nera». Visse a lungo come scacchista tanto che vinse a 72 anni, nel Torneo di San Pietroburgo del 1914, il grande Nimzowitsch.
    Di fianco a Zukertort si vede Bertoldo Englisch, giocatore austriaco, che era arrivato quinto al Torneo di Londra del 1883. All'epoca del «Ritratto» aveva 35 anni. Morirà nel 1897 a soli 46 anni. Il suo miglior risultato sarà quello di vincere il quadrangolare di Vienna nel 1896 davanti a Schlechter, Marco e Weiss.
    In piedi, dietro a Englisch, c'è Isidoro Arturo Gunsberg, ebreo d'origine ungherese e naturalizzato inglese quando era ancora un ragazzino di 9 anni. Fu un giocatore giovanissimo e a 13 anni venne portato da suo padre al famoso Café de la Régence di Parigi che consisteva allora in due salette, una per fumatori e bravi giocatori e una per non fumatori (detta anche «la salle des mazettes» cioè sala dei brocchetti) frequentata da anziani gentiluomini. Questi considerarono subito il ragazzo un prodigio, un secondo Morphy. La notizia si propagò alla sala dei fumatori e il padre un giorno lo presentò al maestro Rosenthal, che giocava e insegnava al Café de la Régence. Il maestro francese diede il vantaggio della Regina al ragazzo e... naturalmente perse velocemente. Da allora Isidoro divenne alunno di Rosenthal e fece rapidi progressi. Ritroviamo Gunsberg a Londra a 24 anni, quando divenne l'anima e il giocatore nascosto nel famoso «Mephisto», il giocatore meccanico inventato e creato da Carlo Gumpel nel 1878.
    All'età di 25 anni era un giocatore di scacchi professionista.
    All'epoca del «Ritratto» aveva 32 anni ed è il più giovane tra i 16 giocatori. Nel 1887 sconfisse 6 a 3 Blackburne, prendendosi così una grossa rivincita della sfida del 1879 quando «La Morte Nera» lo aveva umiliato dandogli come vantaggio 2 vittorie e sconfiggendolo comunque.
    Nel 1890/91 Gunsberg giocò contro Steinitz per il Campionato mondiale perdendo onorevolmente 8,5 a 10,5. Continuò a giocare fino a 70 anni e partecipò al Torneo di San Pietroburgo del 1914 ove vinse Lasker e al quale parteciparono gli astri nascenti Capablanca e Alechin.
    Al suo fianco troviamo il Reverendo Giorgio MacDonnell, irlandese con folta barba. Allora aveva 56 anni. Fu un giocatore lentissimo, ma per altro ben quotato, tanto da arrivare terzo al Torneo di Londra del 1872 dietro Steinitz e Blackburne e a pari merito con De Vere e Zukertort sotto lo speudonimo di «Hiber». MacDonnell è stato un abile autore di rubriche scacchistiche sotto lo pseudonimo di «Mars» e uno scrittore di aneddoti sugli scacchisti dell'epoca.
    Al suo fianco il grande teorico delle aperture Luigi Paulsen, nella vita un imprenditore tedesco (fra l'altro possedeva una distilleria, lui astemio) che a livello dilettantistico ebbe notevoli successi tra i professionisti di scacchi. Arrivò secondo nel 1857 dietro Morphy a New York. Poi arrivò primo a Bristol nel 1861 e a Leipzig nel 1877 davanti ad Anderssen, Zukertort e Winawer.
    Paulsen ebbe notevole capacità di innovare la concezione del gioco difensivo specie del Nero. Forse fu il primo che non disdegnò di retrocedere i propri pezzi per preservarli da attacchi e scambi. A lui si attribuisce la variante del «Dragone» nella difesa Siciliana, la difesa Pirc e la difesa nel Gambetto Kieseritzki e molte altre idee ancora oggi giocate e sviluppate. All'epoca del «Ritratto» aveva 53 anni.
    Al suo fianco Emilio Schallopp, austriaco di 43 anni. Non fu mai un grande personaggio né nella vita nè sulla scacchiera. Tuttavia non sfigurò nei vari tornei.
    Di seguito Norwood Potter, giocatore inglese di 46 anni. Fu editore del London Chess Magazine e legato da amicizia con Steinitz, con il quale sviluppò le nuove idee della scuola inglese.
    Sul lato sinistro del «Ritratto» c'è il Capitano Giorgio Enrico Mackenzie, nobile d'origine scozzese e naturalizzato nel 1863 americano. Combattè nell'esercito nordista. All'epoca del «Ritratto» aveva 49 anni ed era ammalato di tubercolosi. Era stato uno dei migliori scacchisti in Usa fino al 1880. Giocò molto anche in Europa e malgrado la malattia riuscì a dividere il terzo posto al Torneo di Manchester del 1890 con Bird dietro a Tarrasch e Blackburne. Quando ritornò in Usa, il Capitano capì che la sua ultima ora era suonata e sembra si sia suicidato con una overdose di morfina.
    Ultimo del Ritratto, vicino al Capitano Mackenzie, il Barone Ignazio Kolisch, all'epoca 49 anni. Ebreo ungherese di buona famiglia fu, da giovane, segretario di un banchiere russo Presidente del Circolo Scacchistico di San Pietroburgo. Kolisch giocò fino ai trent'anni contro i migliori a Parigi, Londra e Pietroburgo in diversi Tornei. Nel 1867 vinse il Torneo di Parigi davanti a Steinitz, Winawer, Neumann, De Rivière e Rosenthal. Ma poi divenne essenzialmente un uomo d'affari. Conobbe e si fece amico dei Rothschilds, che lo aiutarono a diventare banchiere a Vienna nel 1871 e con buone idee e amicizie divenne milionario in pochi anni. Nel 1881 addirittura fu nominato barone. Rimase sempre un appassionato scacchista.
    Un commento per finire: oggi l'età media dei 16 migliori scacchisti del mondo è... di 32 anni e certamente sarebbe inferiore se i veterani Karpov, Timman e Polugaevskij non fossero ancora così bravi. Infatti la media, senza i tre giocatori menzionati, scenderebbe a 26 anni. Non c'è che dire: avanti ai giovani! Il gioco è loro.

[Pubblicato su Scacco n. 6 - Giugno 1992 -- pp. 274-277]