"Scacchisti in Sicilia"


Gregorio Granata




    Con l'elegante copertina diverse volte adoperata in altri titoli della stessa collana e insieme al fascicolo di aprile della bella rivista diretta da Mario Leoncini, esce un nuovo libro di "Scacchitalia": "I giocatori siciliani - 1500/1975" di Santo Spina (I libri di Scacchitalia, 2011, pp. 498, non ancora disponibile in formato testo ma scaricabile gratuitamente dal sito della Federazione Scacchistica Italiana, "http://www.federscacchi.it/str_reg.php?tipo=6").
    In più di un'occasione, e principalmente nei miei appunti di "Scacchi e letteratura" che curo immeritevolmente per il sito web della Sezione Italiana dell'associazione a livello mondiale di bibliofili, studiosi e soprattutto collezionisti di serie di scacchi d'interesse storico e artistico "Chess Collector International" ("http://www.cci-italia.it/"), ho avuto modo di parlare di questo serio e riservato studioso di storia degli scacchi, professore di materie letterarie nelle scuole e di segnalare i suoi contributi. Ottimo giocatore a tavolino, impegnato insegnante del gioco tra le nuove generazioni e maestro per corrispondenza, il suo nome è inserito, insieme a Gaetano Quattrocchi, Giorgio Luigi Grasso e Carmelo Coco, nel prestigioso "Albo d'Oro dei Campionati Italiani a squadre Asigc-serie A" per aver conquistato negli anni 1987-1990 il VI scudetto con la "Catania Scacchi" (commento, e malinconicamente, che erano, allora, altri gloriosi tempi per la mia città adesso che la brillante vivacità di una volta, non solo negli scacchi, è stata per sempre sommersa nell'oblio da una piena del fiume Lete e, in attesa del piacere di sfogliare il libro "Yearbook 2010", mi rinfranca un poco rivedere nella puntuale Newsletter del mese scorso dell'Asigc, n° 2 aprile 2011, nomi di concittadini nel lungo elenco di tutti i vincitori di questo eccezionale torneo!).
    Tornando a noi, dicevo che Spina con i suoi numerosi scritti, assai apprezzati anche all'estero, è riuscito a rinnovare la sua passione per il gioco, nata negli anni giovanili, con profonde riflessioni e scoperte avvincenti. Sue, infatti, sono le cure per le ristampe anastatiche delle opere scacchistiche di Pietro Carrera, impreziosite da puntuali commenti ("Il gioco de gli scacchi" del 1617 e "Risposta di Valentino Vespaio" del 1635). Suo il ritrovamento del raro volumetto dell'emblematico scacchista Antonino Sciuti "Regole elementari sul giuoco degli scacchi e proposta di riforma" stampato a Catania nel 1879, sino ad ora unica copia conosciuta. Sua la raccolta dell'antica rivista palermitana "L'Eco degli scacchi (Anno 1897)" e la ricostruzione, inserita nel contesto sociale del tempo, di alcune importanti figure dello scacchismo siciliano, tappa nodale dell'ingresso del gioco in Europa. Conferenziere informato e amabile non ha mai perso occasione, inoltre, di illustrare l'affascinante mondo degli scacchi incardinandolo nei suoi molteplici aspetti socio-storico-culturali. In proposito, un notevole successo ha ottenuto la mostra "Gli scacchi a Catania nell'Ottocento" che è stata ripresentata, con rinnovati pannelli, in occasione del Congresso Italo-Francese dei collezionisti di scacchi della nostra Associazione svoltosi a Catania nell'autunno del 2009. Mi sembra anche piacevole qui ricordare che a margine di quel convegno per intrattenere nel tempo libero gli ospiti, molti stranieri, fu rappresentato non solo uno spettacolo tradizionale dell'"Opera dei Pupi" ma, in loro onore, anche un lavoro inedito e del tutto nuovo: "La tragica storia della baronessa Macalda Scaletta, la prima scacchista siciliana. XII Secolo". Non può sembrare affatto curioso che anche i "paladini", quel giorno, abbiano abbandonato le loro luccicanti armature per giocare a scacchi. Al riguardo, per chi è interessato di conoscere meglio questa antica forma di spettacolo e la riuscita rappresentazione "scacchistica" che si tenne con i pupi in quell'occasione, è interessante consultare le affascinanti pagine web di uno dei più apprezzati pupari siciliani www.ilpaladino.org da poco messe in rete dall'instancabile Carmelo Coco.
    Ritengo, però, di segnalare, quasi doverosamente ripetendo quanto scritto in altre circostanze, che questa ultima e nuova fatica di Santo Spina sugli scacchisti in terra di Sicilia mi appare come un vero capolavoro. E' divenuto uno strumento indispensabile, da tenere sempre a portata di mano, sia da tutti i lettori appassionati di storia degli scacchi che dagli studiosi specialisti. Rispetto alle precedenti edizioni il volume si è ora arricchito di nomi e di notizie. Tutti i dati bio-bibliografici sono stati pazientemente riveduti, notevolmente ampliati, riuniti e ricomposti in ordine strettamente alfabetico. Curioso pensare che alla 69 pagine iniziali si sia ora giunti a sfiorare, nello stesso formato A4, le cinquecento! Un'opera sempre "in itinere" si direbbe, quasi abbozzata, ma questa recente pubblicazione si presenta ancora più ricca di dati, di testimonianze, di scoperte che racchiudono il frutto di anni di paziente investigazione e, nel suo genere, è quasi perfetta.
    Il saggio nasce, infatti, in tempo lontano e solo nel 2004, con il lungo ma più appropriato titolo di "Indice bio-bibliografico degli scacchisti attivi in Sicilia (1500-1959)", apparve a Venezia nel 2005 nel fascicolo 24 di "Scacchi e Scienze Applicate". Poi, fu più volte aggiornato cronologicamente negli anni successivi, anche con periodi raggruppati e con separate edizioni stampate spesso a spese dell'autore. Una ricerca, sin dalla sua prima uscita, assai ambiziosa: riuscire a raccogliere le figure non solo di tutti gli scacchisti siciliani, insieme agli scritti e a quanto di significativo svolto nell'ambito del gioco, ma anche di quanti, in qualche modo, hanno lasciato le loro tracce in terra di Sicilia. Una ricerca temeraria, direi, anche per il suo aspetto assai innovativo nel tentativo di aprire una scientifica ricostruzione della stessa storia degli scacchi in ambito locale. Quasi un esempio e un invito, come lo stesso studioso auspica, ad altri di fare altrettanto in altre città e in altri regioni per completare, come in un gigantesco puzzle, la nostra storia scacchistica nazionale.
    Ciascuna voce si compone, com'è ormai noto, oltre dei dati anagrafici, della localizzazione dell'attività scacchistica e relativa cronologia; di sintetiche notizie sullo scacchista come giocatore a tavolino, per corrispondenza, problemista, solutore di problemi, collaboratore di riviste scacchistiche, redattore di rubriche, cariche ricoperte presso il circolo di appartenenza, tesseramento all'Unione Scacchistica Italiana (Usi) o alla Federazione Scacchistica Italiana (Fsi) o all'Associazione Scacchistica Italiana Giocatori per Corrispondenza (Asigc). Per ultimo, completa il volume una ricca bibliografia di riferimento, spesso inedita, in ordine cronologico e aggiornata all'attività scacchistica documentata dalle origini e sino al 1975.
    Scorrendo i nomi degli scacchisti alcuni sono famosi per avere conquistato un posto privilegiato nella storia degli scacchi come il "maestro notaro" don Pietro Carrera, il più grande trattatista siciliano del Seicento. Fu cappellano della parrocchia di S. Maria della Stella in Militello e di Giovanna d'Austria, moglie di Francesco Branciforte, marchese di Militello in Val di Noto e principe di Pietraperta (oggi Pietraperzia), che rese il suo piccolo paese un centro di cultura di respiro europeo e a lui dedicò la sua opera più famosa, "Il gioco de gli scacchi, diviso in otto libri". Un trattato "utile a' professori del giuoco" e "dilettevole agli studiosi per la varietà dell'erudizione cavata dalle tenebre dell'antichità". O, ancora, il grande maestro russo Evfim Dmitrjevic Bogoljubov che nel 1933 tenne a Catania un'indimenticabile e affollata simultanea. E, di più, il nostro Giorgio Porreca, personalità eccezionale del mondo degli scacchi e ineguagliato campione del gioco per corrispondenza, che eccelse nel 1973, "nel meraviglioso scenario (allora!, ndr.) di Villa Bellini" della stessa città, in un'altra celebre simultanea.
    Altri, forse meno conosciuti, rimangono espressione di un agonismo nato senza l'ausilio dei moderni strumenti di apprendimento ma solo dalla forza della volontà e dell'ingegno e senza abbandonare le loro attività professionali. Mi riferisco, in particolare, all'agrigentino Vincenzo Nesler, "il più grande scacchista siciliano dell'era contemporanea" come recita il sottotitolo della sua biografia amorevolmente scritta da Fiorentino Palmiotto nel 1992. Diversi furono, invece, essenzialmente grandi promotori del gioco e capaci di aggregare i migliori scacchisti locali come Giuseppe Alessi e Angelo Ardizzone. Fu, quest'ultimo, socio fondatore, "anima" ricorda Spina riportando il suo necrologio apparso nella rubrica scacchistica del periodico "La Tarantola", e segretario del "Circolo Scacchistico Catanese": un circolo, nel 1895, che "sia per il numero che per la valentia dei soci, si può sin d'ora ritenere uno dei più importanti d'Italia". Ancora ulteriori scacchisti, e qui si evince l'acribia dello studioso nel rigore della ricerca, sono pressoché ignoti ma ugualmente inseriti nell'Indice per aver inviato un problema a giornali locali, o semplicemente iniziato qualche partita in un torneo per corrispondenza senza terminarlo, ovvero per aver diligentemente raccolto precise testimonianze gelosamente custodite dai familiari. Spesso, invero, si legge la frase "apprese il gioco dal padre" in ciò rafforzando la riflessione che la trasmissione degli scacchi nel corso dei secoli è avvenuta quasi esclusivamente tramite il veicolo del nucleo familiare o, comunque, domestico.
    Troviamo, inoltre, cenni su uomini illustri in altri campi ma che, ugualmente si sono appassionati al gioco. Fra i tanti: lo scienziato Ettore Majorana, il poeta Eduardo Giacomo Boner, il commerciante svizzero Pietro Aellig, il musicista Aldo Clementi, il magistrato Santi Pirrone, lo scrittore Mario Rapisardi e il grande narratore di Comiso Gesualdo Bufalino che ha lasciato incompiuto, a seguito della sua tragica e immatura morte, l'amato romanzo "Shah Mat. L'ultima partita di Capablanca". Aggiungo, per gli amici collezionisti, che i due primi capitoli inediti di questo straordinario racconto sono stati pubblicati postumi, in un'edizione limitata e fuori commercio, da Bompiani nel 2006 grazie alla lodevole iniziativa del professor Nunzio Zago.
    Concludendo, persino le notizie più curiose trovano un loro spazio documentato, quasi per alleggerire l'arida elencazione alfabetica con la quale si sviluppano le pagine del volume. Particolarmente pittoresca rimane la voce che riguarda Salvatore Alessi che dalla sua omonima e artistica torre eretta negli anni Ottanta su progetto dall'architetto milanese Carlo Sada, sita in un rigoglioso agrumeto nel centro di Catania e purtroppo scomparsa nel 1963 per far posto a dissennati palazzi, giocava a scacchi per corrispondenza servendosi non dei servizi postali ma... di piccioni viaggiatori.
    Un lavoro spero, come scrive Spina, fra l'altro curatore dell'archivio storico del Comitato Scacchistico Siciliano, che "nel futuro potrà essere ampliato cronologicamente". Non resta che aspettare e con impazienza. Sappiamo, infatti, che ha raccolto, nel corso degli anni, nelle biblioteche pubbliche e private, oltre nella cerchia di famiglia degli scacchisti studiati, anche "fotografie e altro materiale non altrimenti noto e destinato all'oblio". Chissà se in una prossima edizione potremmo anche vedere consegnate alla storia, con un'accresciuta mole dell'opera sino agli anni più recenti, tale significativo apporto iconografico.
    Spesso alla sorprendente capacità degli studiosi manca l'audacia imprenditoriale degli editori e delle istituzioni preposte a conservare la memoria documentata del patrimonio culturale locale. "Scacchitalia", nella sua rinnovata veste e ritrovata identità delle sue scelte e delle sue coraggiose iniziative, prosegue a scardinare questo tentennante tornaconto.

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    (Nota: la recensione è apparsa, con lievi modifiche, nella "Newsletter n.3/maggio 2011" dell'ASIGC, alla pagina 14 e ss. della rubrica "Libri & Riviste").