La "recensione": un aspetto (troppo) poco curato dalle nostre riviste scacchistiche. Un caso esemplare, la traduzione di "I russi contro Fischer", pubblicato da Caissa Italia e ora recensito da L'Italia Scacchistica.

di Gregorio Granata.

    Sono stato piacevolmente sorpreso di leggere, e recentemente, sul quotidiano "La Stampa" del 22 ottobre 2003, a pag. 25, un interessante articolo dal titolo "Fermate Bobby Fischer. Guai se batte Spassky". Il fatto che più mi ha stupito e sorpreso di questo servizio, a firma di Claudio Giacchino, su cinque colonne, in tutta evidenza anche grazie ad una grande e inedita fotografia dei due campioni a Reykjavik nel 1972, è stata la circostanza che l'articolo non parla di una nuova sfida dopo di quella che è entrata, ormai, nell'immaginario collettivo e che ha convertito alla "febbre degli scacchi" numerosi appassionati, mettendo fine al regno sovietico sulla scacchiera e detronizzando il suo campione del mondo, ma di un libro. Un formidabile libro che una giovane casa editrice, Caissa Italia (www.caissa.it-info@caissa.it) ha ora tradotto, con grande attenzione, dal russo (sulla scorta della nuova edizione 2003) per la felicità dei lettori italiani e che è stato scritto da due giornalisti scacchisti di Mosca: Dmtrij Germanovich Plisetskij (1952) e Sergej Borisovich Voronkov (1954): "I russi contro Fischer", pp. 344, € 29,00.
    Capisco bene che il quotidiano torinese non è nuovo ad intelligenti commenti sul mondo degli scacchi: basti pensare alla sua attenta e simpatica rubrica domenicale che offre, oltre a ghiotte novità anche divertenti e accessibili problemi scacchistici (e che ci piacerebbe vedere ampliata, come capita di trovare in altri giornali europei, con commenti di intere e attuali partite). Trovare, però, una attenta "scheda" di un libro di scacchi, in un luogo non deputato, è, almeno in Italia, una cosa veramente sorprendente! Ritengo, infatti, che le stesse riviste scacchistiche dedicano poco spazio a questo settore, che reputo molto importante. Perché, mi domando, anche "L'Italia Scacchistica", la più antica e prestigiosa rivista scacchistica italiana, che pure segue con attenzione la pubblicistica con la sua bella rubrica "Recensioni", parla con tanto ritardo di questo magnifico libro? Forse perché, e sarebbe veramente grave, le stesse case editrici evitano di inviare le copie di cortesia alle riviste, preferendo sopportare ingenti spese solo per la pubblicità?
    Esistono, infatti, libri che meritano una particolare e tempestiva attenzione, come è accaduto per il bellissimo " Il torneo di Capablanca. L'Avana 1913", scritto da Angelini e Martelli, recentemente pubblicato da Prisma (www.prismascacchi.com) e già ospitato su "L'Italia Scacchistica", Sett.-Ott. 2003, n.1163, p. 346, e per la recentissima traduzione del primo volume di Garry Kaparov "I miei grandi predecessori" in questi giorni finalmente, e con gran cura anche per un più ampio ed inedito apparato iconografico non presente nell'edizione originale, pubblicato dalla nuova casa editrice Ediscere (www.edizioniediscere.com - edizioniediscere@libero.it, benvenuta tra noi lettori!) e ben recensito da Fabio Lotti, sempre sulla stessa rivista (dicembre 2003, n.1165. p. 465). Sono, infatti, opere molto significative perché si rivolgono allo scacchista che non si vuole nutrire solo di "tecnica" e di nuove varianti, ma anche di storia e "cultura".
    Ritengo, al riguardo, che le riviste specialistiche, ancora di più di quanto già fanno, debbano privilegiare a difendere ad oltranza lavori di tale importanza, consigliandoli con una approfondita e critica lettura e non solo ospitandone la pubblicità o pubblicando la semplice "scheda" editoriale.
    Voglio, infatti, esortare vivamente a leggere questo "I Russi contro Fischer" perché, com'è avvenuto per un altro libro della stessa casa editrice - passato quasi inosservato - ("L'apprendista stregone" di Bronstein/Fùrstenberg), non cessa di stupire. E' stato, infatti, scritto grazie alla possibilità degli autori di consultare (finalmente!) gli archivi del partito comunista dell'Unione Sovietica, mettendo in luce documenti che erano stati sempre coperti - proprio così! - dal "segreto di Stato". Se pensiamo, infatti, a quello che accadde nella breve estate di oltre trenta anni fa, nella sconosciuta e incantevole capitale islandese, sembra, ora, una storia inventata: basti pensare che Geller, nell'équipe di campioni che assistevano Spassky, chiese e ottenne una ispezione alla sala da gioco e alle sue suppellettili alla ricerca di apparecchiature elettroniche e sostanze chimiche che avrebbero potuto influenzare il gioco a favore di Fischer! In proposito, i disegnatori umoristici dei giornali di Reykjavik si sbizzarrirono (e questa volta facilmente!) nel rappresentare l'americano mentre ipnotizzava l'avversario, che cadeva fulminato dal sonno in mezzo a torri, cavalli ed alfieri ... Si leggano, inoltre (ma qui siamo già nel tragico!), le accorate parole di Mark Evgenjevic Tajmanov, il gentiluomo che "mise nei guai" Solzhenitsyn, quando ancora i processi ai suoi lettori non erano ancora cominciati! E' noto, infatti, che nei quarti di finale del match di selezione per la candidatura al campionato mondiale, a Vancouver, nel maggio-giugno del 1971, il grande campione russo perse con il giovane Fischer con l'inconsueto punteggio, più tennistico che scacchistico, di 6-0 e, per giunta, in un'epoca nella quale un Grande Maestro sovietico "semplicemente" non poteva perdere un match con un americano. Una eventualità assolutamente impossibile già solo a livello ideologico: come dire rendersi autore di un atto premeditato "a sostegno dell'imperialismo USA"!
    Ecco cosa scrive il mite e ora settantasettenne Tajmanov, che ci piace ricordare recentemente, la sera del 5 ottobre del 2002, come virtuoso ed incantato interprete di alcune sonate per pianoforte di Chopin nella sala "Monte Cervino" a Saint-Vincent, a conclusione di un torneo di scacchi ("2nd European Senior Championship") al quale egli stesso aveva e con successo partecipato, così come quest'anno: "... non mi venne risparmiato alcunché. Mi revocarono il titolo di "Maestro Emerito dello Sport", venni espulso dalla nazionale sovietica (con gravi conseguenze finanziarie), per quasi due anni mi venne impedito di giocare tornei all'estero, non mi fu consentito pubblicare articoli né tenere concerti. Una vera e propria "esecuzione civica ...". Parole che fanno riflettere di come l'ottusità, la stupidità e la ferocia di certi governanti, e non solo nella ex Urss, riescono a rendere odiosa una delle attività umane che dovrebbe essere considerata la più nobile e ricca per l'uomo: la politica!
    Ma non è solo per il groviglio di interessi di Stato, di veri e propri drammi, di maneggi per creare "l'apparato anti-Ficher", l'uomo che fece tremare un impero, oggi sparito, che il libro si raccomanda, ma anche per i racconti dei protagonisti e per le poche note figure dei Grandi Maestri "di regime" (Baturinskij, Alatortsev e Bondarevskij), oltre che per la aneddotica che fa da corollario agli avvenimenti scacchistici (Fidel Castro, Rostropovich, Solzhenitsyn e l'oscuro Pavlov ...) e le splendide 158 partite commentate da ben sette Campioni del Mondo. Se si considera, inoltre, che gli avvenimenti narrati vengono analizzati senza rancore e pregiudizi, non resta che dire di avere tra le mani un libro veramente imperdibile e affascinante!

(Con lievi modifiche, in "L'Italia Scacchistica" - Dicembre 2003 - N.1165, pag. 465/6).