"Il Torneo di Capablanca. L'Avana 1913"

di Piero Angelini e Maurizio Martelli



Recensione di Gregorio Granata


    L'Avana 1913: un torneo che Capablanca fu costretto a giocare tra … "la padella e la brace".

    In questi ultimi tempi l'editoria scacchistica in Italia sembra avere buona salute. Accanto alla storica Mursia, Prisma e ad altre, sono apparse anche due nuove case editrici (Caissa Italia e Ediscere) che hanno curato delle buone traduzioni di libri interessanti, già apparsi all'estero.
    E' da rilevare, peraltro, che dopo i tempi felici e ricchi di novità di indimenticabili autori quali Adriano Chicco e Giorgio Porreca, insieme a Paoli, Rosino, Capece, Lotti, Ponzetto, Pizzuto, Passerotti, Spina, Pozzi e Sanvito … che continuano a ricordarci che anche il nostro Paese ha qualcosa da dire e insegnare al mondo scacchistico, la letteratura del settore in Italia, ultimamente, non ha prodotto opere particolarmente interessanti, soprattutto sotto l'aspetto dell'originalità e "novità". Gli ultimi volumi, che impreziosiscono la nostra modesta biblioteca, sono, in verità pochi, anche se li riteniamo importantissimi, e, nell'ordine, li possiamo indicare nei libri, apparsi in questi anni recenti, sugli scritti e le vite di "Giulio Cesare Polerio, Lancianese, Maestro di Scacchi", (Giovanni Baffioni); di "Esteban Canal. Insegnamenti ed esperienze agonistiche di un grande maestro di scacchi", (Alvise Zichichi); di "Marco Aurelio Severino", (Diego D'Elia); insieme con un bel libro di teoria (e non solo), "La Partita del Centro", (Riccardo Del Dotto) e qualche altro.
    E' con grande gioia, quindi, che salutiamo un piccolo ma prezioso libretto, appena èdito, con la consueta cura ed eleganza grafica, dalla Prisma: "Il Torneo di Capablanca. L'Avana 1913", scritto a quattro mani da due "ignoti" autori, Piero Angelini e Maurizio Martelli. L'opera, che nelle intenzioni dell'editore voleva solo costituire un simpatico ed esclusivo omaggio agli acquirenti della nota "offerta unica 2003", si è rilevata, inaspettatamente, la più interessante e ghiotta novità libraria. E' da dire, anzitutto, che è la prima "fatica cartacea" dei due giovani autori: gli stessi, infatti, si erano già cimentati, ma solo in digitale, nella pubblicazione de "Il torneo di San Pietroburgo 1914", apparso in uno dei più "ricchi" siti web di scacchi, direttamente curato dalla prestigiosa rivista "L'Italia Scacchistica". Un'opera scarna, nata quasi in sordina e per divertimento, ma che ha trovato subito, seppure nell'ambito limitato degli scacchisti che usano internet o dei pochi che ne hanno ricevuto copia, i più entusiastici apprezzamenti. Sembra, ora, che gli autori, giocatori di scacchi anche per corrispondenza (Maestro uno, Candidato Maestro l'altro), abbiano preso gusto, per buona fortuna di noi appassionati lettori, alle ricerche e a scrivere. Per ultimo, si sono cimentati in questo nuovo e più impegnativo lavoro che restituisce "alla storia" un torneo importante, dai retroscena non sempre correttamente e completamente conosciuti, giocato, 90 anni fa, a Cuba.
    Josè Raul Capablanca y Graupera, campione del mondo dal 1921 al 1927, il prodigio più grande mai apparso sulla scena scacchistica, sperava di trovare nel 1913, nel torneo che tutte le autorità del suo paese avevano "confezionato" su misura per permettergli un suo trionfo e, di riflesso, per fare dell'Avana la capitale mondiale degli scacchi, le credenziali per sfidare il grande Lasker. L'esito non fu quello sperato e anche il libro ufficiale del torneo, che il "gentiluomo scacchista" scrisse, unico del genere, fu fonte d'amarezza, così come la lunga attesa per conquistare l'importante titolo.
    Martelli, conosciuto come uno dei più importanti studiosi di Capa (di cui ha tradotto e curato "A Primer of Chess" per Mursia), ricostruisce le varie fasi di questa avventura con crescente e avvincente interesse, correggendo anche le considerazioni che Reuben Fine (ne "La psicologia del giocatore di scacchi", Adelphi, 1976) consegnò ai posteri sul comportamento tenuto dal Campione, che fu, invece, sempre, sportivamente e moralmente irreprensibile. Se, a questo, si aggiungono le "tiratine d'orecchie" di Angelini ai commenti delle partite (ben 57!) svolte, a volte con superficialità, dallo stesso Capablanca nel libro del torneo - con tanta costanza ritrovato dagli autori - si capisce perché questo piccolo ma denso libro non può mancare nella biblioteca d'ogni scacchista. E' uno strumento di attenta interpretazione storica insieme ad una corretta analisi di tecnica scacchistica.
    Non scomodate, inoltre, come ha fatto chi recensisce, gli autori per conoscere il detto spagnolo "Salimos de Guatemala y entramos en Guatepeor", citato in copertina: è sufficiente leggere a pag.125. Da parte nostra, ci auguriamo, che i Nostri, nella prossima opera, che apprendiamo già in cantiere, continuino ad andare, diversamente da L'Avana, e per tutti noi , di … bene in meglio!
     ** Piero Angelini e Maurizio Martelli, "Il Torneo di Capablanca. L'Avana 1913", collana "Grandi tornei e match di scacchi n.1", Prisma Editori srl, giugno 2003, pagg. 159. - € 14,00 **

[Recensione pubblicata sull' Italia Scacchistica N.1163 (Sett.- Ott. 2003]