IL SOPRAVVISSUTO
di Carmelo Crispi


   Sentì una contrazione muscolare alla gamba.
   Poi un fastidioso prurito in viso, come se una mosca glielo percorresse dal naso alla fronte.
   Aprì gli occhi lentamente. Se li sentiva appiccicati.
   Per un attimo credette di trovarsi nel suo letto.
   Anche questa volta aveva bevuto troppo e a quest'ora in offcina lo aspettavano arrabbiati.
   Tentò di muovere la testa e sentì come un ago passargli il collo.
   Ogni movimento gli costava dolori.
   Decise per il momento di guardare soltanto.
   Intorno solo cielo e polvere.
   Si toccò i pantaloni, impastati come se lo avessero immerso prima nell'acqua e poi nella farina.
   Gli costava fatica anche ricordare.
   Aveva vuoti di memoria. Forse, a tratti, si assopiva.
   Ricordava soltanto un grande boato.
   Dopo qualche tempo, impossibile precisare quanto, potè levarsi a sedere.
   Fu colpito dal paesaggio: pietre biancastre, tanta polvere, un panorama tipo lunare, raccapricciante.
   Meraviglia e incredulità si impossessarono di lui.
   "Questo?", si ripeteva.
   Espressione inebetita che stava per un , un che la sua mente confusa non riusciva ancora ad esprimere.
   Stette molto tempo seduto, respirando appena.
   Poi, deglutì.
   Si sentiva leggero. Con in testa tanti piccoli rumori.
   Si toccò il petto.
   Si guardò le mani impolverate.
   Riconobbe la sua giacca da lavoro.
   Mise le mani in tasca, lentemente perchè sentiva il suo corpo senza energia, come dopo una lunga malattia che costringe a letto.
   Tirò fuori un pettine, un fazzoletto ed una scacchierina magnetica.
   Si mise a fissarli lungamente.
   Ad un tratto scoppiò a piangere. Pianse molto ma con poche lacrime.
   Si risvegliò dopo altro tempo imprecisabile.
   Ritrovò i suoi oggetti rimastigli sulle gambe.
   Capì essergli capitata una grande disgrazia. Era rimasto solo al mondo.
   Una eccezionale esplosione di origine sconosciuta (forse vulcanica, forse nucleare) aveva devastato ogni cosa.
   Miracolo che fosse rimasto lui, integro. Ma solo, completamente solo.
   Con una tessera di riconoscimento rilasciata dal comune di Rozdovo,accertante le sue generalità: Alfred Szmuda, di anni 27, operaio, celibe, abitante in via Ostrona n. 8.
   Solo. Una scacchierina coi pezzi degli scacchi dentro sua unica compagna.
   Si mosse di tre passi. Si fermò. In che direzione andare? E a che scopo?
   Non pensò neppure a chiamare; la terra essendo eguale, tutta polvere biancastra, da tutti i lati sino all'orizzonte.
   Ma, superato lo sbigottimento iniziale, gli sembrava potesse organizzarsi.
   Nel cielo sempre la stessa luce poco chiara, dello stesso colore della polvere.
   Non aveva notato per ora periodi di buio.
   Ripose gli oggetti in tasca, tenuti fino ad allora in mano senza apparente motivo.
   Si mosse ancora. Percorse convinto un centinaio di passi. Poi si sedette.
   Non aveva certo completamente superato lo choc derivante da quell' immane tragedia. A momenti scambiava quella solitudine con l' altra della sua stanza a pensione. La situazione nuova gli apparira perciò naturale.
   Ma che avrebbe fatto non appena si fosse reso conto della realtà dei fatti?
   Sarebbe riuscito a sfuggire alla pazzia? O non sarebbe prima morto di sete e fame?
   Pensò a suo padre, rimasto intrappolato in una miniera di carbone.
   Gli doleva la testa.    Cadde nuovamente nel sonno.
   Lo risvegliò una pioggia fittissima che trasformò in fango tutta quella polvere.
   Bevve molta acqua piovana. Sino a sentirsi esausto.
   La luce, intanto, diveniva meno pallida.
   Si tolse la giacca zuppa d'acqua. Si sentì il petto liberato. Tastò le gambe.
   Si ricordò dei suoi oggetti.
   Pensò a Vladimir, suo compagno di lavoro e, nelle pause di questo, avversario di scacchi.
   Aprì la scatoletta. Sistemò i pezzi. Mosse di due passi il pedone di re.
   Alzò lo sguardo. Il cielo s'era schiarito quasi del tutto. Provò un grande sollievo.
   Una grande forza a vincere lo sconforto d'essere rimasto solo al mondo.
   Guardò a lungo i pezzi degli scacchi, quasi si aspettasse che da essi potesse rinascerre la vita.
   Anche se i pezzi rimasero incoscienti al loro posto.
   Ebbe un capogiro.
   Appena riavutosi, sentì voglia di scavare. Rimosse alcune pietre, trovando però solo altra polvere biancastra.
   Di che si sarebbe nutrito? Da quanto tempo non mangiava? Temeva di non farcela. Che non gli restasse altro che la morte per sfinimento.
   D'un balzo si pose davanti alla scacchiera, come a cercare una soluzione, muovendo vorticosamente sia i pezzi bianchi che quelli neri, come durante un "blitz".
   Mosse i pedoni di due passi, poi di quattro caselle, poi indietro in diagonale di tre case. La Donna era la più attiva, al solito. Poteva semplicemente andare in qualsiasi casella da qualsiasi altra partisse.
   Dopo una ventina di mosse, raggiunse la seguente posizione:


che reputò vincente per il bianco, nonostante la mossa fosse al nero. Infatti, non si poteva impedire al cavallo bianco, posto in c2, di catturare in un sol colpo i quattro pedoni del nero. Dopo di che, Donna e Cavallo contro Re solo sarebbe stata inesorabilmente vinta in una sola mossa.
   Ebbe appena il tempo di sorridere soddisfatto delle sue analisi scacchistiche che sentì un tocco sulla guancia destra.
   "Stai tranquillo, Alfred. Vedrai che guarirai presto.
   Ti sei fatto un pò male alle gambe e hai preso una botta alla testa. Niente di grave.
   Comunque, ti è andata bene.
   L'avevo sempre detto che quello scaffale era messo male, ma nessuno mi dava mai retta e, soprattutto, mai una mano per sistemarlo.
   Ti serve qualcosa?
   Vuoi che ti porti il tuo quotidiano?"
   Si trovava, dunque, fasciato a dovere all' Ospedale.
   Richiuse gli occhi, mentre una suora gli praticava una puntura.
   E con la mente che si intorpidiva,calandosi nel sonno di convalescente prognosticato guaribile in circa 30 giorni, risistemò i pezzi sulla scacchierina magnatica pronti per una delle solite infuocate partite, dentro la baracca degli attrezzi, con l'amico e compagno di lavoro Vladimir Blatinsky.

[Pubblicato per la prima volta su "L'Arcimatto", n. 7 del Febbraio 1981]
[Pubblicato sul sito "History of chess - La storia degli scacchi"]
[Pubblicato sul CD "Articoli d'arte - Racconti scacchistici" - 2001]