RE
di Carmelo Crispi


    Se è vero che gli uomini si fanno una ragione di tutto, nei miei tre trasferimenti annuali (Pasqua, Ferragosto, Natale) da Milano a Piazza Armerina e vicevera ho finito col trovarci anch'io, a parte la fatica, degli aspetti positivi.
    Sul treno, infatti, mi è dato incontrare ogni volta persone nuove e interessanti; essendo ogni individuo, a mio parere, un mosaico da scoprire e capire lentamente, con umiltà e senza la pretesa di volerlo cambiare.
    Nei primi viaggi in treno, però, non ero molto propenso al dialogo con i compagni di compartimento, preferendo dedicarmi all'osservazione dei passeggeri e del panorama, propenso a tenere distinti, se mai possibile, i miei dagli altrui stati d'animo.
    Poi ho fintito col lasciarmi coinvolgere nelle discussioni e, magari, a incentivarle ove tendessero a ristagnare per altrui riservatezza o indifferenza.
    Ferragosto scorso ero in corridoio, allorchè a Bologna è salito un uomo, il quale si è incollato al finestrino a guardare instacabilmente il panorama.
    Mezz'ora dopo, quasi verso Firenze, vedendomi leggere un "Informatore" mi ha chiesto con tono distaccato e pacato: Gioca a scacchi?
    Ho detto di sì e ho chiesto: E lei?
    Si, in un certo senso; mi ha risposto.
    Ho pensato: come sarebbe a dire in un certo senso?
    Quasi spontaneo chiedergli una precisazione.
    Il mio interlocutore ha osservato una pausa, come chi per risponderti deve dirti qualcosa non breve e attende un pò prima di iniziare,quasi per trovare il filo del discorso, il modo migliore per iniziarlo.
    Io ho atteso pazientemente, pronto a richiudere il libro e a dispormi ad ascoltarlo.
    Ma egli ha dichiarato soltanto: Sono un Re.
    Ci siamo, mi son detto. Io che preferisco non parlare mai di politica in treno, ora incontro addirittura un monarca, certamente destituito o esautorato da qualche giunta militare per girare così senza seguito come qualsiasi civile, ovviamente nostalgico; oppure un pretendente al trono defraudato.
    Sempre restando seduto sullo strapuntino, ho alzato lo sguardo per osservarlo meglio in viso.
    Ma egli, senza che avessi il tempo di porgli altre domande, ha così specificato: Sono un Re delle partite a scacchi con pezzi viventi.
    Dopo un'altra pausa, ha continuato: Ero ingaggiato in una compagnia che va in giro per l'Europa.
    Sa, sono diffuse più di quanto si creda queste manifestazioni, da qualche tempo.
    Al pubblico piacciono molto come cose folcloristiche, anche se spesso capiscono poco della bellezza del gioco e delle famose partite riprodotte.
    Ora che lo osservavo meglio, lo sguardo perso nelle colline, con un desiderio quasi di evasione, dovevo riconoscere la sua fisionomia distinta, affascinante, come dire?, regale.
    La barba curata come pochi, gli occhi sfavillanti di energia e di intelligenza,
il vestito di lino chiaro elegante che lo faceva slanciato.
    Un uomo di mezza età, si, ma che se consacrato dalla popolarità cinematografica, avrebbe fatto perdere la testa a più di una donna.
    Parlava italiano abbastanza correttamente, con invidiabile dizione, pur rivelando dai tratti somatici l'origine africana.
    Ho pensato: Che strano lavoro faceva! Chissà perchè non lo faccia più?
    Mi aveva incuriosito.
    Non finirò di incontrare tipi originali sul treno.
    Così, in tono amichevole, gli ho chiesto: E ora?
    Mi ha risposto: Non faccio più il Re.
    Scaduto il contratto?, ho ipotizzato.
    No, licenziato.
    Perchè mai?
    Rissa; ha risposto con tono quasi mesto.
    Sul lavoro?
    Purtroppo.
    Ma cosa è successo di così grave?
    Ed egli questo ha raccontato.
    Sa, la nostra compagnia è come quelle di una volta, tipo medievale, meglio attrezata, però, tecnicamente.
    Giriamo,anzi girano (io non c'entro più) tutta l'Europa e, talora, parte dell'America e vivono in gruppo, come la gente del circo. Sono in circa quaranta figuranti, più un segretario ed il manager e qualche loro parente.
    Ci installiamo in un posto, anzi si installano, vede che mi sento ancora uno di loro, si esibiscono, poi si muovono per raggiungere un'altra località.
    Non si diventa ricchi, ma è un lavoro come tanti altri.
    Cosa è successo? E' successo che un alfiere, cioè un altro figurante, si è messo a corteggiare mia moglie che lavorava da Regina dei Neri.
    Sa, come al circo, si vive talmente raggruppati che finiamo col conoscerci bene l'un l'altro, anche troppo. Con immancabili invidie e beghe.
    Io avevo notato che questo collega faceva, come dire, il cascamorto, ma soprassedevo sperando che tutto passasse in fretta da sè, così come era sorto.
    Del resto ero sicuro di mia moglie che mal sopportava quelle superflue attenzioni.
    Ma sa, molti uomini son testardi, tanto fanno che rovinano le famiglie, per raggiungere il loro scopo.
    Inoltre sentivo che quel mio collega mi disprezzava perchè sono nero.
    Infine, insidiare o, magari, sottrarmi mia moglie era per lui un gioco e anche una rivincita visto che, anni prima si era visto superare nella contesa per l'attribuzione del ruolo più importante, quello di Re appunto.
    Io ero più anziano ed esperto di lui e, cosa non secondaria, proprio il colore della mia pelle mi ha fatto prescegliere per impersonare il Re dei Neri.
    Ma egli si sentiva più bello, avrebbe voluto quel ruolo per sè.
    Quì il mio interlocutore riprese fiato, guardò fuori, seguì con lo sguardo trasognato un albero allontanarsi, come un brutto ricordo che la mente ricacci indietro.
    Percepivo che avrebbe raccontato tutto di quella sua storia. Pertanto attesi che riprendese spontaneamente il discorso.
    Un giorno, continuò, durante una delle tante esibizioni, quell'Alfiere si mosse per venire a catturare, come da copione, la Regina Nera.
    Giunto di fornte a me, però, sfoderò un ghigno rivoltante, come - pensai io - minasse la reale sottrazione affettiva di mia moglie.
    I miei occhi dovettero avere verosimilmente un'espressione feroce, a cui il mio rivale rispose con un'occhiata di sfida, o almeno così mi parve sul momento di vedere. Le sue labbra modellarono un segno di spregio.
    Non so cosa si impossessò di me. Fatto sta che una rabbia incontenibile mi spinse contro di lui.
    Con le mani mi avventai contro il suo collo. Glielo cominciai a stringere poderosamente, strattonandolo.
    L'Alfiere tentò di sottrarsi alla mia stretta.
    Rotolammo per terra in una lotta furiosa, senza esclusione di colpi.
    Grande fu lo sbigottimento degli astanti, altri figuranti e il numero pubblico sugli spalti.
    Iutili i primi tentativi dei nostri vicini di separarci.
    La scena generale tramutò repentinamente.
    La gente, prima perplessa, cominciò a urlare e, alcuni, a ridere scostumatamente quasi contorcendosi, le lacrime agli occhi.
    Invero la scena era incredibilmente buffa, se raffrontata allo scenario e all'apparente movente della lite: un Re che diffende in un corpo a corpo la propria Regina da una normale "presa" scacchistica.
    Cosa da non credersi a raccontarla.
    La gente che ne sapeva dei retroscena, per così dire, sentimentali?
    Quello vedeva e di quello rideva, talora sbraitando come in un incontro di pugilato oppure .
    Il nostro impresario, mi hanno poi detto, era disperatissimo. Si strappava i capelli.
    Infine, ci staccarono, sanguinanti, con l'intervento della forza pubblica.
    Altrimenti ci sarebbe scappato anche un morto.
    Mia moglie, intanto, era anche svenuta.
    In pratica, dopo gli accertamenti delle forze dell'ordine o durante essi - non ricordo più bene - apprendemmo io e mia moglie l'immediato irrevocabile licenziamento.
    Stessa sorte, e senza tante storie, anche per il terzo protagonista dell'increscioso episodio: l'Alfiere.
    Altro che "Immortale"! Io e quel mio maledetto collega demmo vita quel giorno alla "Immorale". Un vero pasticcio. Molta gente lo ricorderà a lungo.
    Si sentiva dalla voce che era depresso.
    Aveva perduto il lavoro, per cui si sentiva tagliato.
    Eppoi ogni lavoro ci determina, tanto che dopo parecchi anni non si distingue più se il lavoro che svolgiamo o abbiamo svolto fosse quello adatto a noi o non è stato il tipo di vita condotto di conseguenza ad averci plasmato.
    Il mio compagno di viaggio riprese: Adesso vado a Roma, presso gli studi cinematografici. Proverò a farmi ingaggiare per qualcosa. Da giovane ho fatto un pò di varietà. Vediamo ...
    Poi, con un pizzico di ironia, che mostrava già un certo distacco psicologico da quella triste avventura, continuò dicendo: Magari accetterò una parte in un western, visto che so fare a botte.
    Dopo una pausa: Mia moglie è ospite di sua sorella a Lugano.
    Per ora ho qualcosa da parte.
    Sa, non tutti i mali vengono per nuocere. Magari faccio fortuna, chissà?
    Poi, ancora: Mi sento un Re spodestato, come destituito in seguito ad una guerra civile.
    Ora mi accorgo che ero troppo entrato nel ruolo che recitavo.
    Però, in quella occasione, mi sono comportato come un semplice soldato, altro che re.
    Ho nostagia per quel lavoro in cui mi sentivo "arrivato". Non tutti hanno la fortuna di diventare Re.
    Il mio interlocutore tacque.
    Eravamo già alle porte di Roma.
    Sceso a Termini, lo seguii con lo sguardo allontanarsi con un passo lento, quasi cadenzato. Regale.
    Quante volte avrebbe preferito prendere scacco matto anzichè perdere lo scettro di Re degli Scacchi Viventi!

[Pubblicato la prima volta sulla rivista di scacchi "L'Arcimatto", numero 1 del Febbraio 1980]
[Pubblicato sul sito "History of chess - La storia degli scacchi"]
[Pubblicato sul CD "Articoli d'arte - Racconti scacchistici" - 2001]