PEDONI
di Carmelo Crispi


    Che giri di notte per casa, chi mi conosce la considera ormai una cosa inevitabile.
    Dopo tre o quattro ore di sonno, mi sveglio senza motivo apparente
    Del resto non disturbo. I miei non se ne accorgono più.
    Ovvero, talvolva qualche seggiola trovata smossa o bricciole di fette biscottate sul tavolo della cucina hanno fatto brontolare mia madre la mattina.
    Immancabile un'occhiata sulla scacchiera alla posizione da decidere.
    Quanti giocatori per corrispondenza non hanno vinto l'avversario ... di notte?
    Fischer analizzava di notte per ore le posizioni delle sue partite sospese..che il giorno dopo vinceva.
    Non per niente si dice che la notte porta consiglio?!
    Però questa abitudine deve aver insospettito le vecchiette presso le cui abitazioni da giovane ho dimorato a pensione, allorchè studio o lavoro mi hanno obbligato a vivere fuori casa.
    Che giocassi a scacchi da solo, per ore, avrà avvalorato le loro perplessità.
    Probabile che, avendo io infine traslocato dal loro l'appartamento, senza che avessero nel frattempo subito alcuna violanza, vive per miracolo, si siano precipitate ad accendere un lumino di ringraziamento al Patrono o alle anime sante del Purgatorio!
    Nonostante tutto, non mi è sembrato il caso di cambiar andazzo, perchè di lì
a un'oretta al massimo son tornato sempre a dormire con estrema facilità, senza risentire dello stacco il mattino seguente.
    Una decina di giorni fa, però, la gita notturna mi ha riservato un imprevisto che, se non fossi attratto in modo quasi morboso dalle novità e curiosità d'ogni tipo, giudicherei sorpendente.
    Entrato nello studio, ho avvertito un rumore lieve ma quasi continuo.
    Un brusio.
    Convinto che, come qualche altra volta, fosse rimasta accesa a basso volume la radio sul mobiletto tra i divani, sono andato per girare la manopola.     Ma era a zero.
    Un attimo di perplessità e ho dovuto notare che le fievoli voci provenivano ...
dalla scrivania!
    Ma lì c'erano soltanto i pezzi degli scacchi.
    Mi sono fermato in prossimità della tenda, per udire meglio nel silenzio.
    Incuriosito, lo ammetto.
    Appena l'orecchio s'è adattato, ho cominciato a percepire un parlottare, un dialogo
    Non avvilirti! Sei ancora agli inizi, c'è da capirti. Avrai presto modo di intendere il tuo ruolo, i tuoi pregi, i tuoi limiti.
    Ma tu come fai a non provare invidia nei confronti degli altri, così agili, capaci di scorazzare a piacimento, in confronto a noi piccoli, lenti, legati a compiti minimi!
    Minimi? Dici davvero? La confusione sul tuo stato è tale che trascuri di considerare le nostre migliori qualità, che ci fanno unici. Nei neofiti è plausibile.
    Quello che mi indispettisce è di dover uscire quasi sempre presto di scena. Specie in determinati varianti delle aperture russa e spagnola, tanto usate da Korcnoj in questo mondiale.
    Caspita che ottima informazione!, dico tra me, seminascosto dalla tenda. Non è poi tanto alle prime armi!
    Mentre già gli stessi nostri colleghi delle ali restano più a lungo ...
    Ma no, assolutamente! Evvero che noi due, come pure il nostro vicino picidue e talora anche pieffedue, usciamo presto dal campo; ma dimentichi l' insostituibile funzione, solo a noi riservata, di aperture di linee.
    Per non dire della strategia che determiniamo con i nostri movimenti iniziali, alla quale tutti gli altri debbono adeguarsi.
    La nostra presenza è fondamentale: siamo insostituibili.
    Dimentichi, inoltre, che godiamo di piccole ma importanti soddisfazioni; allorchè, per esempio, scalziamo un pezzo avversario centralizzato o minacciamo due pezzi contemporaneamente catturandone quasi certamente uno.
    Ti sarà poi capitato di incunearti nella retroguardia avversaria, creando zizzania e tagliando in due il fronte difensivo, tu piccolo ma molesto tra tanti colossi.
    E l'estremo coraggio di immolarsi contro la difesa avversaria per intaccarne la compattezza dove lo metti: noi siamo d'esempio a tutti e loro precursori.
    A me piace soprattutto ingaggiare, fiancheggiato da voi miei vicini, quei prolungati, impegnativi corpo a corpo, simili a mischie rugbistiche, che consentono ai nostri colleghi maggiori di sistemarsi con lentezza carica di minacce alle nostre spalle e di preparare indisturbati l'assalto alle postazioni nemiche, sulle quali piombare come falchi.
    Senza di noi tutti quei preparativi sarebbero semplicemente impossibili.
    Perciò tu piedue sei contento? Non vorresti essere qualcosa di più?
    Ma, vedi pididue, anche questo sfizio ce lo passiamo pure.
    Capita ogni tanto che a forza di spingere e far ressa, arriviamo lì dove gli altri - di colore contrario al nostro - hanno le loro originarie postazioni e ci trasformiamo di botto, manco fossimo superman, e ... diventiamo forti e decisivi, perchè i nostri compagni e avverari maggiori se ne sono andati via e la scena è tutta nostra. E sono guai per tutti! Anche il re avversario arriva ad avere terrore di noi!
    Ricordi, per dirla in breve, che opinione aveva della nostra categoria già cent'anni fà quel musicista-organista francese, come si chiamava? Sai, io con i nomi stranieri non ho mai avuto grande dimestichezza.
    Insomma quello lì diceva all'incirca che noi siamo l'anima.
    Cose quasi da innamorati: sei la mia anima!
    Sai, gli studiosi certe cose le dicono che sembrano più belle, ma la sostanza
è all'incirca questa. Siamo importanti, e basta.
    Ti sembra poco? O ... A questo punto, in istrada è arrivato il camion della nettezza, il cui frastuono metallico e il vociare degli operai (sarà, forse, per prevenire questa inevitabile molestia che ogni notte ho preso a interrompere il mio sonno e ad aggirarmi per casa) mi hanno impedito e distolto dall'ascolto di questo dialogo.
    Perchè non ve ne ho detto prima?
    Sinora gli impegni me l'avevano fatto dimenticare e, inoltre, sinceramente l'ho tenuto in minimo conto.
    Ma, oggi, nel sistemare i pezzi per rifare una partita, non ho trovato nella scatoletta un pedone, bianco.
    L'ho cercato per terra e tra i libri. Invano.
    Poi, mi sono fermato incantato a riflettere e a ricordare di quella notte.
    Deve avermi colto in tale atteggiamento mia madre, entrando in camera, se mi ha cosi aprostrofato: Non ti basta fare il sonnambulo la notte, adesso entri in trans anche di giorno?
    Non ho ancora trovato il pedone: non so veramente dove possa essere.
    E se ...
    Certo che aveva una tale crisi di identità!
    Gli sarà bastato quell'incoraggiamento ...?

[Pubblicato la prima volta sulla rivista di scacchi "L'Arcimatto", numero 18 del Giugno 1979]
[Pubblicato sul sito "History of chess - La storia degli scacchi"]
[Pubblicato sul CD "Articoli d'arte - Racconti scacchistici" - 2001]