JUBILAEUS INVENTUM
di Carmelo Crispi


   Allungò d'istinto il braccio ad afferrare il cellulare che suonava il Bolero di Ravel.
   Ma non l'avevi disattivato, ieri sera? gli chiese la moglie girandosi dall'altro lato.
   Il tempo di avvicinarlo all'orechio, sentì: Ah, Nando, ti aspetto all'angolo del bar Impero in Trastevere.
   Ma ... che ore sono? gli chiese.
   Pure! Smummiati e basta, se no dimmi che non vieni ed io mi sbrigo altre cose..!
   Ma chi è? lo interrogò la moglie.
   Non possiamo fare domattina? gli chiese Nando percependo, pur ancora assonnato, l'ora antelucana.
   Sei comodista! Lo vuoi forse portato fin sotto casa? Addio!
   No ... aspetta ...
   Allora tra venti minuti, ciao.
   Sua moglie si allarmò a vederlo precipitarsi dal letto e vestirsi approssimativamente.
   Ma dove vai ... a quest'ora!
   Da quando dai retta a quello sfaccendato ... brontolò la moglie.
   Si riferiva a Mario, detto Avvoltoio.
   Il soprannome diceva già tanto: ma bisognava conoscerlo per comprendere appieno la sua irripetibile capacità di trovarsi repentinamente e puntualmente ovunque ci fosse qualcosa da arraffare.
   Un fiuto, comunque, insuperabile nella ricerca.
   Ma adesso esagerava a buttarlo giù dal letto alle tre e dieci di notte.
   La moglie gli ripetè: Mollalo!    Si, facile a dirlo, è lui che non mi molla; rifletteva Nando.
   Mario l'aspettava con il motorino acceso.
   Appena affiancato da Nando, gli disse: Seguimi.
   E scattò via.    Il tragitto fu tutto una specie di inseguimento.
   Traffico a quell'ora ce n'era poco e il motorino filava.
   Appena il tempo di avvicinarglisi che, o per una curva che Mario riusciva a tagliare stretta o per un incrocio in cui passava diritto come se fosse stato solo al mondo, Nando perdeva di vista il motorino sfornito peraltro di catarifrangente posteriore.
   Spazientito, Mario, fattosi raggiungere, gli disse: Dormi ancora? Ma te voi sbrigà!
   Nando stava per dirgli che il motorino era truccato e guidava spericolato, ma Mario schizzò nuovamente via.
   L'andatura frenetica quasi non gli consentiva di accorgersi dove Mario lo stesse conducendo.
   Si chiese: Ma questo qui quando dorme?
   Sta tutto il giorno in giro.
   Lo trovi ovunque e a tutte le ore.
   Sembra che casa sua sia quel bar Impero.
   In ogni caso ne ha fatto il suo quartiere generale: gli appuntamenti, per esempio, li da sempre li.
   Se non ti chiama di notte!
   Ricordando il monito di sua moglie, si chiese perché non mollasse Mario.
   Doveva ammettere che gli forniva tante utili informazioni.
   Mario coltivava la grande passione di Nando per tutto ciò che riguardasse Roma antica.
   A Roma, in Italia ci sono cose antiche a bizzeffe, pensava Nando.
   Chi se ne occupa lo fa per mestiere, per uno stipendio o per speculazione. Raramente per autentica passione: come la sua.
   E' per questo, diceva, che in giro c'è più roba che nei musei o nelle chiese.
   Nando, invece, per il semplice piacere d'una novità affrontava anche simili stravaganti gite notturne.
   Che ne avrebbe guadagnato?
   Forse quattro soldi con un articolo su un quotidiano o su una rivista specializzata; ma quasi doveva raccomandarsi per vederselo pubblicare.
   Lasciamo perdere questo discorso, pensò. Non cominciamo male la giornata.
   Ad un tratto il motorino si fermò.
   Nando gli si affiancò.
   Mario gli disse: Quello là. Se vedemo.
   E balzò via.
   Era tacito che Nando, appena possibile, sarebbe passato a lasciare qualcosa per lui al barista dell' Impero, il quale praticamente fungeva da suo cassiere.
   Rimasto solo, s'avvide della lapide per terra.
   Rigiratala, accertò immediatamente trattarsi di iscrizione latina.
   Non era certo l'ora e il momento di chiedersi dove Mario l'avesse trovata.
   Senza indugio, la caricò sull'auto.
   M'avrebbe potuto dare almeno una mano, pensò, richiudendo il cofano.
   Ebbe appena il tempo di spolverarsi i pantaloni che passò una volante.
   Simulò di stiracchiarsi.
   Fossero passati prima, che avrebbe potuto raccontare?
   Scampato il pericolo, si diresse difilato a casa.
   Chiuse bene l'auto in garage e se ne tornò a letto.
   Hai fatto presto! gli disse la moglie.
   A stare dietro a quel matto., avrebbe voluto risponderle Nando.
   Cos'era di tanto urgente? Ne valeva la pena? gli chiese ancora.
   Un'iscrizione.
   Importante?
   La traduco domani.
   Appena alzato,
saltando il suo insostituibile caffè, scese in garage.
   Si ricordò della pattuglia incrociata poche ore prima e pensò: Proprio bel tipo, quel Mario. A momenti mi trovavo nei pasticci!
   Accese la luce e cominciò a leggere e tradurre.
   Qualche parte del testo risultava danneggiato, ma il contesto aiutava a ricostruire la parole mancanti o monche.
   Capì subito trattarsi d'una sentenza emesse in relazione ad una lite per questioni di gioco.
   Durante una partita, uno dei due contendenti, al ritorno d'una sua breve assenza, aveva lamentato la mancanza di un suo pezzo sulla scacchiera di gioco.
   Sostenendo ad oltranza e con fervore il secondo giocatore (tale Livio Tito Calpurnio) la propria correttezza di gioco e non ottenendo il primo (tale Savio Acquileio) il ripristino della posizione alla sua ritenuta situazione "quo ante"; i due s'erano almeno intesi di devolvere al giudice la questione, più di onore che di interesse.
   La sentenza, notò Nando, era rilevante per l'originalità della sanzione inflitta al soccombente, il giocatore fedifrago.
   Il giudice, infatti, sanciva per Livio Tito Calpurnio l'obbligo, per un anno, di disputare ogni partita contro qualsiasi giocatore con un pezzo in meno.
   A parte la questione pratica di quale pezzo dovesse trattarsi e a chi fosse demandata la vigilanza sull'osservanza del precetto sanzionato, la punizione prescelta dal giudice romano ricordò a Nando analoghe sanzioni inflitte, in tempi recenti, da giudici stranieri o italiani a carico di tifosi intemperanti, costretti a seguire per un determinato periodo di tempo in Tv anziché allo stadio le partite della squadra del cuore.
   I Romani, si disse Nando, la sapeva lunga sulla giustizia. Erano pragmatici.. Peccato che il loro grande Impero.
   A proposito.quel Mario sarà un pò troppo sbrigativo, di latino non ne capisce niente, ma ha fiuto.
   Speriamo che l'anno santo mi porti bene: questo ritrovamento, per cominciare, non è male. Verrà un bell'articolo ...


[Pubblicato sul sito "History of chess - La storia degli scacchi"]
[Pubblicato sul CD "Articoli d'arte - Racconti scacchistici" - 2001]