FISCHER NON E' MAI ESISTITO
di Carmelo Crispi


    Giovedì sera, mentre osservavo il cartellone del cinema Excelsior, mi ha avvicinato Antonio.
    Ciao, Carl.
    Ciao, Toni.
    Vuoi andarci, domani?
    No, guardo soltanto di chi è la colonna sonora.
    Che giornale è, mi chiede.
    Paese sera, dico.
    Non l'ho mai notato in paese, dove lo compri?
    Me lo sono fatto portare oggi da Catania, da un amico. Quì non arriva.     Pausa.
    Io non ho tanto interesse ad avviare alcun discorso, perchè intendo salirmene a casa, cenare e ascoltare il concerto alla radio, sul terzo.
    Che cosa c'è di interessante?, mi chiede. Notizie sulla scuola?
    C'è da dire che io e Antonio ci incontriamo molto saltuariamemte, poche volte lo anno. Difatti, crede che io insegni ancora al Nord.
    Anch'egli è stato o è ancora al Nord. Non ricordo ultimamente in che zona.
    So che ha girato tanto e, dicono, abbia vissuto un pò sgregolatamente. In che modo precisamente non so. Voci di paese, quanto fondate non saprei dire.
    Così, quando ci si incontra, in pochi minuti non si può nè si sa cosa riassumere e che informazioni aggiornare.
    A pensarci bene, riguardo Antonio non so neppure in che occasione ci siamo conosciuti e so soltanto approssiomativamente la zona in cui abita la sua famiglia in paese.
    Una di quelle conoscenze spontanee, insomma, per il fatto di essere nati e cresciuti in un'area piccola, come quella del paese, che ti accomuna naturalmente, anzichè disperderti, forse, come una grande città.
    Perciò Antonio non sa che ora faccio il geometra, professione libera.
    Non penso di dirglielo, una cosa più una meno non cambia nulla, tanto sarà che non ci vedremo per altri mesi.
    D'interessante? Mi piace ... per esempio, la pagina dei giochi, uno dei pochi quotidiani nazionali a pubblicarla giornalmente. Le vignette di Carlo e Alice, Lord Blumm. L'oroscopo (quello del mio segno è spesso verosimile). Quando c'è, la rubrica degli scacchi (introvabile su altri gironali).
    Poi taccio.
    Ah, perchè giochi ancora a scacchi?
    Cerco di non farmi irritare da quell' "ancora": come se una passione totale potesse essere limitata temporalmente, tipo contratto di lavoro o corso di studi. O ami o non ami certe cose, persone nella vita! Non certo a termine. Va bene, mi dico, questo Antonio non può saperlo.
    Perciò non starò a dirgli del mio ultimo anno a Milano e della mia fervida adesione e collaborazione al Circolo Bovisa (dove pubblichiamo L'Arcimatto). Avendo ormai fretta rispondo telegraficamente, per evitare altre domande: "Si".
    Penso di potermi sganciare, quando lui di botto mi chiede: Che ne pensi di Fisher?
    Cosa vuoi dire?
    Che non si vede più, sparito, completa Antonio. Ora si sa quante cose siano state ipotizzate su Bobby. Ci sarebbe da parlerne per ore senza arrivare a conclusione. Tutte supposizioni.
    Siccome mi ritengo una persona pratica, mi occupo solo dei giocatori che giocano. Penso sia inutile alimentare il mondo degli scacchi-parlati, anche se fanno bottega.
    Antonio crede, intanto, che io stia riflettendo. Così si sente autorizzato a esprimere la sua.
    Per me è tutta una montatura, mi dice placidamente. Una montatura per far soldi, perchè altro mai?
    Questa poi, mi dico.
    Come, come? chiedo, anche se rischio ormai di perdermi il concerto di Pierre Boulez.
    Nell'occidente, continua Antonio, gli scacchi sono poco sfruttati, terre vergini. In America, poi, sono invidiosi dell'egemonia dei sovietici, i migliori scacchisti al mondo, tranne agli inizi di questo secolo.
    Allora quei gran mercanti degli americani (per Antonio, americani equivale a statunitensi) tirano fuori la storia di questo Fisher che vince, straccia tutti e diventa campione del mondo, lì in Islanda.
    Ma guarda, preciso, che Fisher ha davvero stracciato tutti. Chiedilo a Larsen, con un sei a zero inequivocabile l'avrà fatto quasi piangere.
    Antonio non sembra avermi udito e continua: Allora ti tirano un pazzo da un manicomio e te lo portano in giro per il mondo. Pagano e corrompono per ogni dove e lo fanno risultare primo nei tornei, ai vertici della classifica mondiale del gioco.
    Ma che dici, gli replico quasi indignato. Guarda che stai dicendo delle grosse fesserie.
    Vedi, mi dice lui sempre calmo, tu ti sei fatto, come tanti altri, infinocchiare, a tuo piacimento. Gli americani si sono passati tanti sfizzi. Questo con gli altri. Fattolo proclamare campione del mondo, o perchè paghi del risultato o per timore di farsi scoprire (una cosa così plateale non poterva certo durare eterna) o perchè sicuri dei futuri incassi (libri, etc) se lo sono ritirato dalle scene agonistiche e rinchiuso dov'era prima. E tutto è tornato alla normalità. Normalità per modo di dire, perchè il mondo degli scacchi non sarà come prima e quel poverino di Spasskij chissà quanto ci metterà a riprendersi dalla battosta.
    Cose da pazzi, mi dico. Ma contro una simile farneticazione c'è poco da ragionare.
    Il mio conoscente continua imperterrito: Perchè credi allora che un giorno lo abbiano sentito gridare quel povero disgraziato portato in giro per il mondo invece di curarlo , lì in albergo in Islanda?
    E' che lo drogavano. Nei momenti di lucidità si ribellava e, pur nel suo stato anormale, capiva l'abuso a cui era soggetto e vi si ribellava.
    Guardo Antonio stravolto. Non so cosa pensare di lui.
    Certo è andato al Nord spinto dal mito del benessere, ha girato mezza Italia, come tanti altri conterranei in cerca di lavoro, magari soffrendo qualche privazione (affettiva, per prima). Ma che questo possa da sè solo intaccare il cervello è troppo.
    Quasi al limite della pazienza gli dico: Antonio finiscila di scherzare! Sii più savio. Sappi che Plinio consigliava al calzolaio di non giudicare più su della scarpa. Pondera, perciò, quello che dici e non esprimerti se non sei ben informato. O rischi di dire farfallonate.
    Ma lui: Ci credi davvero a questo superman degli scacchi che straccia tutti e poi, splash, si rituffa nel più impenetrabile degli anonimati, rinunciando a sfruttare la grande fama creatasi?
    OK, ti voglio prendere sul serio. Dimmi allora perchè mai gli avversari di Fisher avrebbero dovuto acconsentire a quella pantomima, controproducendo ai propri interessi e traguardi personali? Ma va! E chi avrebbe escogitato delle partite così perfette, vincenti, con abilità sconosciuta a quel livello anche agli stessi sovietici?
    Speravo, così contrabattendo, di smontare un pò il mio interlocutore.
    Ma egli, glacale come sanno essere i matti più pericolosi: In quanto agli avversari, potevano ipnotizzarli, minacciarli o pagarli con una somma più alta del primo premio in palio nei tornei. In fondo è gente che vive di scacchi, lo fa per mestiere.
    Pensi, poi, che agli americani manchino per costruire quelle partite dei potenti robot?     Non ci sono forse gli incontri di pugilato-farsa?
    C'è stato anche il match di scacchi-farsa!
    Contro una simile teoria, evidentemente e spaventosamente sballata, ma quasi rigorosamente formulata, cosa si sarebbe potuto ancora opporre?
    Non volendo più prolungare una conversazione alquanto penosa, non ho più aperto bocca, rassegnandomi ad accomunare quanto udito alle tante altre congetture lette un pò ovunque negli ultimi anni sulla sparizione del campione statunitense sia dal mondo scacchistico che dalla faccia della terra.
    Con la sensazione più radicata che sapere la verità sarà col passare del tempo più difficile; come per i delitti "eccellenti" in relazione ai quali ogni anno spariscono tracce, testimoni, prove e tutto resta meno spiegabile.
    Ho finalmente lasciato Antonio.
    A casa, ho rifatto un paio di partite del famoso match ed ho riflettuto che, certo, i popoli sono facili ai miti tanto che se li creano o qualcuno interesato li crea apposta per loro. Ma da quì a credere all'idea che Fisher non sia mai esistito ... ci vuole proprio una buona dose di fantasia pura.
    Se, comunque, si rifacesse vivo, male non farebbe: se non altro per dare una ... rispostina a Toni e a chissà quanti altri, anche scacchisti suoi successori.

[Pubblicato per la prima volta su "L'Arcimatto", n.19 dell'Agosto 1979]
[Pubblicato sul sito "History of chess - La storia degli scacchi"]
[Pubblicato sul CD "Articoli d'arte - Racconti scacchistici" - 2001]