GLI SCACCHI A SPILLO

Rodolfo Pozzi



Comunicazione presentata al Congresso franco-italiano Chess Chess Collectors International di Troyes en Champagne, 27-29 settembre 2007, con aggiornamenti


    Ho ripreso ad analizzare la ricerca che avevo esposto nel 1996 al Congresso CCI di Washington (Pozzi 1996) nel tentativo di far luce sul controverso argomento dei Pincushion chess sets, giochi di scacchi ideati per essere infilzati in una scacchiera ricamata su un cuscino, e dei Pique-sable, o scacchi per giocare sulla sabbia. Entrambi intagliati nell'avorio o nell'osso, hanno la parte inferiore a punteruolo. Probabilmente però i Pique-sable sono soltanto Pincushion meno raffinati.


 (1) - Set di scacchi da cuscino.




    Sembra appurato che tra il 17° e il 19° secolo esistevano set di scacchi "a spillo" (fig. 1), ma alcuni collezionisti e studiosi nutrono ancora dubbi sul fatto che questi pezzi siano stati usati per giocare a scacchi, o ritengono che i set completi, che ancora oggi possiamo vedere, sono del 20° secolo e non precedenti. Le ragioni addotte sono la scarsa bibliografia e le figure simili appartenenti agli Jonchets, un vecchio gioco analogo allo sciangai cinese e al mikado giapponese.

    PINCUSHION - I pincushion erano giochi da viaggio (travel chess sets) per la maggior parte fabbricati nel 18° e nel 19° secolo a Dieppe, città francese dell'Alta Normandia situata sulle rive della Manica tra Le Havre e Boulogne-sur-Mer, famosa per la lavorazione degli avori a partire dal 15° secolo. Queste figure a mezzo busto, scolpite meglio nella parte anteriore, e appiattite e poco riconoscibili in quella posteriore, ricalcano il noto stile "Dieppe", con l'aggiunta di un sottile prolungamento a punta che porta la loro altezza a 10-15 cm.
    Sui pincushion hanno scritto Murray (1913-1962, p. 839), Hammond (1950, p. 58), Wichmann (1960, pp. 313-14 e 1964, p. 306-7), Mackett-Beeson (1968, p. 19 e 1973, p. 11-12), Keats (1985, p. 114) e Sanvito (1992, p. 50). Tutti riportano che gli aristocratici francesi, durante i lunghi spostamenti in carrozza, amavano giocare a scacchi con pezzi d'osso o d'avorio conficcati in un apposito cuscino ricamato con motivo a scacchiera (fig. 2).


 (2) - Pezzi di scacchi da viaggio conficcati un cuscino moderno.




    Pochi di questi esemplari sono sopravvissuti fino ad oggi, alcuni incompleti o con pezzi sostituiti in maniera evidente. Tuttavia, al di sopra di ogni incertezza, esiste una testimonianza inconfutabile: quella di Thomas Hyde, che nel 1694 cita Luigi 13° il Giusto, prima reggente e poi re di Francia, vissuto dal 1601 al 1643 (fig. 3).


 (3) - Statua equestre di Luigi 13°, nella Place des Vosges a Parigi.






    Hyde, nel suo Mandragorias seu Historia Shahiludii (vol. 1°, pp. 67-68), scrive in latino (fig. 4): "Luigi 13° di Francia aveva una scacchiera trapuntata con lana o materia simile, come un cuscino, distinto in superficie da linee. E gli scacchi con i quali giocava su di essa erano muniti di punte o aghi nella parte bassa. Con questi infissi nella scacchiera egli soleva giocare mentre era trasportato in vettura scoperta o in carrozza. E in questo modo nessun traballamento o scossa avrebbe potuto turbare il suo gioco né far cadere i pezzi".


 (4) - Mandragorias seu Historia Shahiludii, vol. 1°, di Thomas Hyde, brani delle pagine 67 e 68.




    La descrizione è precisa ed attesta chiaramente, fin nei minimi particolari, che i pincushion chess sets sono esistiti. Il documento scritto è pienamente probante, nonostante le figure del '600 non siano mai state ritrovate.
    Hyde viene ripreso più succintamente (fig. 5), da Twiss (1787, p. 5), e ancora più sintetiche sono le citazioni di Murray (1913, p. 839) e dei sopraccitati autori del 20° secolo.


 (5) - Chess di Twiss del 7987: la pagina 5 che richiama Hyde.




    Mike Pennell (lettere 17.9.97 e 4.10.97) mi ha procurato la documentazione, con disegni accurati, di un brevetto inglese del 1893 (fig. 6) "per gioco di scacchi, dama, alma e simili, specialmente adatto per essere usato dai viaggiatori". In un cuscino di stoffa si infilavano degli spilli terminanti in alto con una capocchia piatta sulla quale era contrassegnato il simbolo del pezzo: è la dimostrazione che in passato, in viaggio, si giocava veramente a scacchi su un cuscino.


 (6) - Brevetto inglese del 1893 per gioco da viaggio su cuscino.




    Vediamo alcuni di questi pincushion. La fig. 7 mostra i pezzi di un set completo d'osso: i Bianchi sono lasciati al naturale ed i Neri si distinguono per tratti di tintura rossa e verde nelle scanalature. La Donna, con ampia scollatura, ed il Re portano la corona e guardano avanti. Gli Alfieri (con i volti rivolti a destra come nella maggior parte di questi scacchi) hanno un cappello militare o di foggia napoleonica. Il Cavallo è formato da testa e collo di cavallo, la Torre è una torre con bandiera e i Pedoni sono sottili aghi.


 (7) - Pezzi di osso di un set da cuscino del '700 o '800: il Bianco è lasciato al naturale, il Nero ha strisce rosse e verdi.




    La Torre è un semplice vessillo in altre serie: quella della fig. 8 è di Gareth Williams (2006, p. 7), dove i Neri hanno le strisce rosse e blu, i colori della Francia (tutti questi cuscini sono del 20° secolo).


 (8) - Pincushion antico su cuscino attuale ricamato a scacchiera.




    Nella fig. 9 se ne vede una serie di Thomas Thomsen (AA.VV. 1988, pp. 83-85; Balló 2005, p. 51), anch'essa con le righe blu e rosse sui pezzi neri.


 (9) - Pezzi di Pincushion antico su cuscino attuale ricamato a scacchiera.




    Il pincushion di Massimiliano De Angelis (fig. 10) ha i Pedoni formati da pinnacoli. Il lato dei Neri è completamente rosso: la colorazione potrebbe essere stata applicata al momento della fabbricazione oppure successivamente.


 (10) - Pincushion con Pedoni a forma di pinnacoli.




    Una serie caratteristica appartiene a Marc Loustau (figg. 11 e 12). I due partiti si riconoscono per avere le strisce rosse e verdi (l'uno) e rosse e blu (l'altro); in quest'ultimo lato le bandiere (le Torri) e i Pedoni sono abbelliti da puntini blu.


 (11) - Pincushion con strisce rosse-verdi e rosse-blu.




 (12) - Particolari del set della fig. 11




    Nella fig. 13 vi è una serie del Long Island Chess Museum di Floyd e Bernice Sarisohn, che è stata esposta al Museo di Noguchi.


 (13) - Pincushion del Long Island Chess Museum, incompleto.






 (14) - Il Pincushionn o Pique-sable dell'asta Christie's 17.12.97.




    Quindi, purtroppo (per chi possiede questi giochi) o per fortuna (per amore della verità) dobbiamo ammettere che alcuni set a spillo oggi in circolazione non sono del 18° o 19° secolo ma molto più recenti, anche se probabilmente intagliati su modello antico.
    Non tutti i pincushion che si vedono oggi sono però autentici. Bill Jones (25.7.97) e Alan Dewey (2000, p. 8) attestano infatti che alcuni set a spillo sono stati intagliati negli anni '50 del 20° secolo da Bertram Jones (padre di Bill) per Mackett-Beeson, che li ha pubblicati attribuendoli al 18° secolo. E in calce alla descrizione del lotto 110 dell'asta Christie's 17.12.97 ("set d'avorio francese da cuscino o da sabbia, 19° sec., dipinto di rosso o naturale… e otto vari pezzi d'avorio per set da sabbia") si legge: "Venduto con un certificato da Mackett-Beeson" (fig. 14).


 (15) - I pezzi pubblicati da Mackett-Beeson.




    I sei pezzi (fig. 15) pubblicati da Mackett-Beeson (1968 p. 19 e 1973 p. 14) e gli otto (fig. 16) dell'asta Christie's 27.9.95 (lotto 105), gli uni e gli altri attribuiti al 18° secolo, sono identici a quelli del set della fig. 17, che mi è stato venduto come risalente al 18° secolo. A differenza delle serie viste in precedenza, qui le figure non sono piatte ma arrotondate e hanno una colorazione omogenea, marrone per i Neri.


  (16) - I pezzi dell'asta Christie's 27.9.95.




    Gareth Williams ritiene che alcuni di questi set, come quello della fig. 17, con colore uniforme (non tutti) sono moderni (lettera di M. Pennell 17.9.97), mentre Geoff Berryman rileva che la decorazione rossa e verde può essere indicativa dell'età (lettera a Pennell 30.9.97 e lettera di Pennell 4.10.97). Sono anch'io dell'avviso che la serie in esame (fig. 17), pur molto elegante, differisce da quelle analizzate finora.


 (17) - Figure di un set a spillo d'avorio, intagliato nel 1950 circa probabilmente su modello antico.




    Il ragionamento vale anche per altri set, come quello (fig. 14) dell'asta Christie's 17.12.97 (lotto 110), e uno della collezione di George Dean (fig. 18), che è stato esposto al Congresso di Washington '96, i cui pezzi sono rotondi, lucidi e tinti in bianco e marrone.


 (18) - Set con pezzi arrotondati e colorati.




    Un altro gioco che rientra in questa considerazione è quello (fig. 19) d'avorio naturale e tinto di granata del Maryhill Museum of Art di Goldendale nello stato del Washington (Schafroth 1990, p. 40). Il set è descritto come "munito di punte e usato su una scacchiera incisa sulla sabbia o su un cuscino lavorato appositamente". Riguardo a questo set, lo stesso parere hanno espresso Gareth Williams e Berryman (lettera di Pennell 4.10.97). Inoltre aggiungo che, nel lato bianco, il Re (che mi sembra sostituito con un Alfiere) e la Donna sono meglio scolpiti e non esili come gli altri pezzi, difformità che fa pensare a rimpiazzi, come è avvenuto in moltissime serie di scacchi (in altro volume (Schafroth 2002), che illustra ancora gli scacchi del Maryhill Museum, questa fotografia non è stata inserita).


 (19) - Set da cuscino o da sabbia del Maryhill Museum of Art di Goldendale, WA, USA.




    PIQUE-SABLE (?) - Per i pique-sable o sand chess sets il discorso è diverso, innanzitutto poiché per essi non esiste un documento storico inequivocabile come quello di Hyde per i giochi da carrozza. Riporto qui di seguito quanto è stato scritto su di essi, con l'avvertenza che tutte queste notizie vanno prese con la dovuta cautela.
    Per lo sviluppo dei viaggi e delle comunicazioni, nel 18° e 19° secolo diverse stazioni climatiche della costa atlantica della Francia, ma soprattutto Dieppe, erano affollate in estate dall'aristocrazia francese ed inglese, che sembra dedicasse volentieri parte del tempo agli scacchi.
    Hammond (1950, p. 58) fa risalire questi giochi al 17° secolo, gli altri studiosi al 18°. Nei loro trattati si legge che per fare partite (Greygoose 1979, p. 67) o risolvere problemi sulle spiagge (Keats 1985, p. 114) gli artigiani di Dieppe e della regione circostante hanno prodotto i pique-sable, set più rozzi dei pincushion e che con essi non vanno confusi (Mackett-Beeson 1968, p. 19). L'intaglio non era fine, per cui potevano essere venduti a basso prezzo sfruttando gli scarti della lavorazione dell'avorio e dell'osso (Keats 1985, p. 114; Schafroth 1990, p. 40). "La "scacchiera" (Collezione Jaeger: AA. VV. 1987, p. 54; AA.VV. 1990, p. 58) veniva preparata direttamente sulla sabbia, e, per distinguere le caselle chiare da quelle scure, queste ultime venivano bagnate".
    Il primo pique-sable di cui è visibile la fotografia è quello reperito da Jean Maunoury (fig. 20), pubblicato dai Wichmann (fine 18° secolo, regione costiera del nord della Francia). E' specificato che "un lato è colorato in marrone, soprattutto nelle scanalature". Non è completo e alcuni pezzi non sono in linea con gli altri (Wichmann 1960, tav. 143 e pp. 313-14; 1964, tav. 143 e pp. 306-7; foto su "L'Italia Scacchistica" marzo 2007, n. 1191, p. 91).


  (20) - Set della collezione appartenuta a Jean Maunoury, "conosciuto come Pique-sable".




    Il set della fig. 21 mi è stato venduto come settecentesco. Ha il lato bianco lasciato al naturale e il nero diversificato per tratti di colorazione verde e rossa.


 (21) - Set a spillo di osso grossolanamente lavorato.




    Michael Mark (1986, fig. 122) ha pubblicato un set, sulla natura del quale, prudentemente, non nasconde le sue perplessità: lo definisce "cosiddetto gioco da sabbia" del 18°-19° secolo (fig. 22). Ritiene che l'uso del "valletto" come Torre suggerisca che alcuni pezzi possono essere stati acquisiti per giocare a scacchi, e che il set sia stato composto con pezzi disegnati per gli jonchets. Faccio notare inoltre che al posto dei Pedoni vi sono i ganci di quest'altro gioco.


 (22) - Set da sabbia d'osso, 18°-19° sec.




    I pezzi della collezione Astrid e Halvor Jaeger (fig. 23) sono indicati come "pezzi da mettere nella sabbia, pique-sable" (AA. VV. 1987, p. 54; AA.VV. 1990, p. 58), ma qualcuno mi sembra troppo largo per essere stato ricavato dalle schegge di lavorazione dell'osso.


 (23) -"Pezzi da mettere nella sabbia".




    Anche alle aste vengono esibiti set assemblati in qualche modo con pezzi di jonchets. L'insieme della fig. 24 (Christie's 28.3.2006, lotto 599) è descritto come "set francese da sabbia in osso del 19° secolo": mancano le Torri, i Pedoni sono ganci e si vedono due figure coronate più piccole delle altre!


 (24) - Set dell'asta Christie's 28.3.2006: insieme di pezzi non omogenei.




    La spiaggia di Dieppe però è sassosa, come rileva anche Claude Ferment (1982), e come si vede bene in due vecchie cartoline: nella prima (fig. 25) la gente è seduta per terra, nella seconda (fig. 26) alcune persone riposano su sedie.


 (25) - Vecchia cartolina della spiaggia di Dieppe con le persone sedute a terra.






 (26) - Vecchia cartolina della spiaggia di Dieppe con alcune persone su sedie.




    Ritengo quindi errato pensare che siano esistiti i pique-sable, perché la spiaggia sassosa, almeno a Dieppe, non permetteva di tracciare linee per disegnare le caselle di una scacchiera né di infilarvi i pezzi. Inoltre, le punte conficcate in un materiale morbido servono a dare stabilità durante il movimento, come avveniva nel gioco in carrozza con i pincushion, non nel suolo che già è immobile e si presta a ricevere normali pezzi da appoggio. Si può anche ritenere che la confusione sia stata ingenerata dal fatto che "i cuscini erano di solito riempiti di sabbia" (Kloprogge 2007, p. 93).
    I cosiddetti pique-sable (come quelli delle figure da 20 a 24) potrebbero quindi essere pincushion meno fini, e quindi messi in commercio più a buon mercato.

    JONCHETS - Penso che tutto quello che ho fin qui riferito non sia contestabile, se non fosse per l'esistenza degli Jonchets. Gli jonchets (in inglese spillikins o spellicans, che deriva dal tedesco dell'11°-15° secolo spelleken) erano un antico passatempo francese che si giocava con stecchetti di giunco (jonc, donde il nome), in seguito divenuti di legno, osso e avorio. Tenuti a fascio con le due mani (come nello sciangai cinese e nel mikado giapponese), si lasciavano cadere sul tavolo e i giocatori (due o più), aiutandosi con un piccolo gancio, dovevano raccoglierli uno alla volta senza spostare gli altri. Se uno veniva mosso, il gioco passava all'avversario, e vinceva chi aveva accumulato più punti in base al loro valore.
    Questa sfida di abilità compare in Europa nel Medio Evo, ed è menzionata da Rabelais (1534, 1912) tra i giochi di Gargantua. Secondo il Dictionnaire des jeux (Alleau e altri 1964) questo divertimento potrebbe derivare dalla pousse aux épingles, che era quasi identico a uno praticato dai Romani, un esemplare del quale, composto da bastoncini e astuccio di bronzo, è conservato nel Musée de la Civilisation gallo-romaine di Lione.
    Le sue origini vanno però ricercate ben più indietro nel tempo. Lo stesso gioco (Magnone, email 6.7.2007) è citato col nome di santikam al § 19 del Brahmajaladutta, il primo sermone del Dighanikaya (la Collezione dei [discorsi] lunghi di Budda), insieme ad altri "giochi e vani passatempi ai quali l'asceta Gotama è contrario". Nel passo sono ricordate anche l'ashtapada e la dasapada, da giocarsi su scacchiere 8x8 e 10x10, ma alla cieca.
    Il nirvana del Budda (la sua morte) è collocata nel primo quarto del 5° sec. a. C., e, secondo la tradizione, una prima recitazione di questo canone è avvenuta subito dopo, mentre il canone stesso è stato redatto per iscritto soltanto nell'epoca del primo concilio di Pataliputra, tenutosi nel 243 a. C. sotto l'imperatore buddista Asoka. Gli jonchets sono nati quindi circa un millennio prima degli scacchi!
    Con una manciata di piccoli spinotti d'avorio si divertivano le fanciulle - così il gioco viene descritto nel 1606 (Lhôte 1994, p. 511) - e Luigi 13° bambino vi giocava con la sua nutrice, e si arrabbiava quando questa vinceva: lo stesso Luigi 13° che giocherà poi a scacchi in carrozza!
    All'inizio del 17° secolo, dai fili di paglia e dai giunchi si passa ai frammenti ricavati dagli scarti dell'intaglio dell'osso e dell'avorio. In un secondo tempo, come possiamo vedere in giochi ancora reperibili presso i negozi di antiquariato, vi si aggiungono sottili pezzi come scala, sega, badile, carriola, lancia, mitra, tridente, forca, uccello, serpente su bastone (fig. 27).


 (27) - Gioco di jonchets con pezzi a forma di strumenti vari.




    Alla fine del 19° secolo il "Manuale Roret per l'intarsiatore, l'ebanista e l'artigiano dell'avorio" (Maigne & Robichon 1889; Lhôte 1994, p. 511) riferisce che un gioco di jonchets è composto da una trentina di bacchette d'osso della lunghezza di 5 cm grossolanamente arrotondate, da due ganci e, in più, da quattro pezzi principali di 15-20 cm, ossia il re, la regina, il valletto e il cavaliere. Il re e la regina sono formati da un busto con testa coronata, il valletto porta un berretto sul capo e il cavaliere ha testa e collo di cavallo (fig. 28).


 (28) - Gioco di jonchets con scatola di cartone.




    Queste quattro figure, non finemente intagliate per ragioni di costo, terminano in basso con un punteruolo simile ad una spina d'istrice. Hanno il dorso appiattito e il davanti ricurvo (come negli scacchi di Dieppe), e un'estremità leggermente arcuata per poter essere sollevata con i ganci. Tali pezzi sono messi in commercio in scatole di cartone, se il gioco è di fabbricazione inferiore, di legno, se il prezzo è più elevato. Gli jonchets più curati si vendono in scatole di mogano verniciato, come gli scacchi e il domino (Lhôte, op. cit.). Generalmente essi portano sul retro una cifra, che esprime il valore di ognuno (fig. 29).


  (29) - Retro dei pezzi di jonchets con i numeri che indicano il valore.




    Ecco quindi che, da un certo momento, gli jonchets si arricchiscono di figure uguali a quelle degli scacchi.
    Il principale luogo di provenienza degli jonchets è Dieppe, ma molte di queste figure, oltre a giochi di scacchi, normali e chiamati "da sabbia" (fig. 30), sono stati intagliati in Gran Bretagna dai prigionieri napoleonici (Rinaldi 1986, figg. 77 e 78). Non è difficile però intuire che fra loro vi fossero degli artigiani di Dieppe, come ci conferma Toller. Si legge infatti (Toller 1965, p. 2) che "a giudicare dalla buona qualità dei lavori in osso visti nel Museo [di Peterborough nel Cambridge], molti di essi devono essere stati fatti da artigiani delle fabbriche francesi di intaglio dell'avorio e dell'osso, uno dei quali era di Dieppe".


 (30) - Pezzi da sabbia intagliati dai prigionieri napoleonici in Inghilterra (19° secolo).




    LOTO-DAUPHIN - Chiarisco qui, per inciso, che non sono pezzi di scacchi, anche se forniti di un punteruolo, quelli delle figure 31 e 32: appartengono al Loto-Dauphin, un gioco d'azzardo francese della fine del 18° secolo (Lhôte 1994, pp. 271, 533, 535).


 (31) - Pezzi d'osso del 18° o 19 sec. del Loto-Dauphin, gioco d'azzardo francese (h cm .






 (32) - Set e scatola del Loto-Dauphin (collezione Jacques Lamy).




    LE MIE CONCLUSIONI - In seguito alla presentazione a Washington, nel 1996, della prima edizione del presente studio, oltre a consensi ho ricevuto obiezioni, che Mike Pennell mi ha gentilmente trasmesso anni fa e che riporto qui in sintesi accompagnate dal mio pensiero.
    Ho letto inoltre alcuni pareri contrari, che trovo inconsistenti: a proposito degli jonchets, Ferment (1982, p. 40) asserisce che "non si conosce alcun gioco completo per gli scacchi". Inoltre, sempre riguardo agli jonchets, in un catalogo (Jeux et divertissements de salon, AA. VV. 1994, p. 59) si legge che "non può trattarsi di gioco di scacchi perché non si trovano mai di due colori diversi".
    Alan Dewey (1996, p. 12) scrive che "Tutti gli antiquari di Parigi sostengono che i pezzi descritti da Hammond, Meckett-Beeson e altri come "da sabbia" sono figure per il gioco chiamato jonchets". Gli antiquari parigini hanno senz'altro una buona competenza in materia di giochi di scacchi (per le loro mani ne sono passati veramente tanti!), ma mi permetto di obiettare: non potrebbe essere vero il contrario, che cioè tutti gli jonchets che hanno la forma di pezzi di scacchi sono stati presi da set di scacchi? (fig. 33).


 (33) - Pezzi di jonchets che potrebbero essere stati presi da set di scacchi.




    Alcune figure ci possono illuminare: se fossero state fatte solo per gli jonchets, che scopo avrebbe avuto un'estremità così appuntita? (fig. 34).


 (34) - Pezzi con estremità molto appuntita: per questo e per la loro mole non sembrano siano stati adatti agli jonchets.




    E penso ancora: gli stessi pezzi non potrebbero essere serviti sia per gli scacchi sia per gli jonchets? Vi sono altri esempi: basti pensare al B.C.D. (Backgammon-Chess-Draught), i cui dischetti portano i simboli degli scacchi, ma, capovolti, sono usati per dama e backgammon (fig. 35).


 (35) - Set con scacchiera per B.C.D. (Backgammon-Chess-Draught): i dischetti servivano per scacchi, dama e backgammon.




    Ci può far riflettere inoltre una frase di Lhôte (1994, p. 511): in merito alla precisione che gli intagliatori devono usare nella "fabbricazione dei pezzi che vanno dai modesti jonchets agli scacchi… conviene che… i diversi giochi siano intercambiabili".
    Sono convinto che sono jonchets gli stecchetti e i pezzi minuti di varia forma, con o senza numeri, accompagnati da uno o più ganci (fig. 36).


 (36) - Gioco di jonchets. Sulla scatola è scritto "Lugano".




    Probabilmente lo sono anche le figure scacchistiche sottili somiglianti a quelle dei giochi a spillo (fig. 37).


 (37) - Pezzi di jonchets con figure di scacchi.




    Forse sono jonchets le figure massicce e ben intagliate uguali ai pincushion, contenute in scatolette col nome e unite ad aghiformi e a ganci (fig. 38),


 (38) - Scatola e pezzi di jonchets con gancio.




    o quelle (fig. 39) reperite da Dewey (2000, figg. 1 e 2), molto simili alle mie della fig. 38.


 (39) - I pezzi reperiti da Dewey (da The Chess Collector).




    Ho detto "forse" per due ragioni. In primo luogo le une e le altre possono provenire da set di scacchi, con i numeri apposti sul retro in un secondo tempo (anche un Alfiere del pincushion di Gareth Williams (fig. 40) ha un numero sulla schiena).


 (40) - Pincushion set: un Alfiere ha un numero sulla schiena.




    Secondariamente, a causa della loro maggior mole, non mi sembra sia agevole tenerle in mano a fascio, e, una volta fatte cadere sui tavoli da gioco (senza romperle!), sollevarle evitando di muovere le altre (fig. 41). E non sono il solo a pensarla così: anche per Dewey (1996, p. 12) "può sembrare strano che tali pezzi ben scolpiti siano stati usati nella maniera degli jonchets".


 (41) - Pezzi da jonchets, identici a quelli degli scacchi. O viceversa?




    Dewey ricorda poi (fig. 42) "una grande scatola da gioco" (Holländer 2005, p. 154): queste piccole sculture, attribuite al 18°-19° secolo, sono molto raffinate. Ma quale era la loro natura? Visto lo stelo così aguzzo, facevano parte di un elegante pincushion? O sono state appositamente scolpite per dare vivacità e varietà di punteggio a uno jonchets? O un artigiano ha voluto dimostrare la sua perizia?


 (42) - Scatola da gioco con pezzi a spillo molto raffinati (collezione Thomsen).




    Per finire osserviamo il set d'osso della figura 43. E' completo e finemente lavorato con righe rosse e verdi sui pezzi neri. A me sembra del 19° secolo o forse precedente, ma non riterrei comunque che sia stato fatto nel 20° secolo. Come abbiamo osservato, i visi di Re, Donne e Alfieri delle altre serie di tale genere sono rivolti a destra o visti di fronte, mentre qui le figure dell'ala di Re e quelle dell'ala di Donna sono simmetriche: vi sono cioè anche dei pezzi che guardano a sinistra, ciò che non ho mai riscontrato in altri set.



 (43) - Set in osso "simmetrico" su cuscino attuale. I pezzi dell'ala di Re e quelli dell'ala di Donna si guardano, fatto che non si riscontra in nessun altro pincushion.




    Credo pertanto di poter escludere che qualcuno, per creare artificialmente un'intera serie di scacchi a spillo, sia andato a ricercare (e abbia trovato!) sedici Pedoni e tante figure di jonchets della stessa grandezza, dello stesso materiale e della stessa forma, ma speculari. Secondo me quindi questo è un autentico pincushion dell'epoca.




BIBLIOGRAFIA

(ringrazio tutti gli amici che, nell'ambito di una simpatica e costruttiva collaborazione, mi hanno mandato notizie, testi e fotografie)

  AA. VV. 1987: Schachspiele wandel im laufe der Kunst- und Kulturgeschichte (Privatsammlung Jaeger), p. 54, München (Staatliches Museum für Völkerkunde).
  AA. VV. 1988: Zug der Könige, pp. 83-85, München (Bayerische Vereinsbank).
  AA.VV. 1989: Evoluzione degli scacchi nel corso della storia dell'arte e delle civiltà (Collezione Jaeger), p. 58, Lugano (Galleria Gottardo).
  AA.VV. 1991: Jouer dans l'Antiquité, Marseille (Réunion des Musées Nationaux - Musée de Marseille).
  AA.VV. 1994: Jeux et divertissements de salons, p. 59, Paris (Le Louvre des Antiquaires).
  BALLÓ 2005: Die Ausstellung – Schach – ein Spiel der Vernunft in Offenbach am Main, p. 51, Offenbach am Main (Harald E. Balló).
  ALLEAU R. e altri 1964: Dictionnaire des jeux, Paris (Tchou).
  BELL R. C. 1979: Board and Table Games from Many Civilizations, pp. 133-134, New York (Dover Publications).
  BERRYMAN G. 1996: Anyone for jonchets?, in The Chess Collector, V, 3, ott. '96, pp. 13-14, London (M. Pennell).
  BERRYMAN G. 1997: lettera a Mike Pennell 30.9.97.
  CAPECE A. 2001: Gli scacchi nella storia e nell'arte, pp. 144/45, Milano (De Vecchi).
  CAPECE A. 2001: Le grand livre de l'histoire des échecs (edizione francese), pp. 144/45, Paris (De Vecchi).
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