LE "TORRI" DEGLI SCACCHI MONGOLI
IN FORMA DI MEZZI DI TRASPORTO


Rodolfo Pozzi



Relazione presentata al Congresso Chess Collectors International
di Boca Raton, Florida, aprile-maggio 2008



    Negli scacchi della Mongolia, la figura interpretata nella maniera più varia e caratteristica è quella che corrisponde alla nostra Torre. In mongolo è chiamata Terghe, che significa carro (fig. 1).


 (1) - Francobollo mongolo del 1981 che ritrae una Torre in forma di carro.




    In effetti, il carro, fino ai trascorsi anni '20, era il tipico mezzo di trasporto dei nomadi, e, unitamente alla carrozza, è la raffigurazione più diffusa che troviamo ai quattro angoli delle scacchiere di questa nazione.
    I carri possono essere isolati (fig. 2) o trainati (fig. 3).



  (2) - Carri isolati carichi di fieno e di altre merci (set di legno del 1950).




  (3) - Carri trainati da cavalli accompagnati da una donna, che trasportano recipienti per acqua (set di legno dell'inizio del 20° secolo).



    Nella fig. 4 gli uomini sono seduti su carri formati da due grandi ruote, davanti alle quali dobbiamo immaginare le stanghe.



  (4) - Carri rappresentati solo da due grandi ruote (da un set di legno del 1950-60).


    La carrozza, generalmente coperta, serve per ospitare persone (figg. 5 e 6).



  (5) - Quattro "Torri" di un set ligneo policromo del 1850.




  (6) - Queste singolari carrozze di bronzo a due ruote (appartenenti ad un set dell'inizio del 20° secolo) portano, sotto la base a guisa di stampo, il nome del pezzo in mongolo uigur, la scrittura antica.


    Nella fig. 7 vediamo un veicolo diplomatico di tipo cinese davanti all'abitazione del console russo di Urga (ora Ulan Bator, capitale della Repubblica Popolare di Mongolia) durante la spedizione 1870-73 del grande esploratore e scienziato russo Nicolai Prjevalski. Si tratta di una carrozza normalmente trainata da cavalli perché utilizzata per grandi distanze, ma anche da uomini nel caso di spostamenti brevi in aree urbane (Prjevalski 1876, 1° volume, p. 5). A fianco, il pezzo di un set ligneo dell'inizio del 20° secolo, fedele riproduzione dell'originale.




  (7) - Un carro di tipo cinese, fotografato nel 19° sec., e come è stato effigiato in un set di scacchi di legno dei primi '900.


    È un'intera scena di vita nomade quella che vediamo nella fig. 8: una carrozza lignea policroma con un cammello condotto da un uomo e un bambino che si aggrappa posteriormente. Possiamo immaginare anche il personaggio che sta all'interno.



   (8) - Una Torre mongola di legno: carrozza trainata da un cammello con due persone (h cm 6).


    Nelle figure da 9 a 14 vediamo altre carrozze di set lignei del 20° secolo intagliate nelle tipiche forme regionali.


  (9) - Carrozze al traino di cammelli e guidate da donne.




  (10) - Carrozze con cammelli, uno dei quali si riposa.




  (11) - Tre carrozze con aggiogati due cammelli e un cavallo.




  (12) - Carrozze con cavalli condotti da un uomo, da un set di legno naif dell'inizio del 20° secolo.




  (13) - Due carrozze trainate da cavalli con guidatori: uno è seduto su una stanga, e la caratteristica posa è stata ben riprodotta nel set di scacchi.




  (14) - Carrozze trainate da yak.


    Gli elefanti non sono presenti in Mongolia, ma è diffusa la loro immagine che proviene dall'India. Raramente essi raffigurano il pezzo corrispondente alla nostra Donna; più sovente, come Torri, trascinano carrozze (figg. 15-17, da set lignei del 19° e 20° sec.).


  (15) - Due elefanti aggiogati.




  (16) - Pachidermi in miniatura, alti cm 1,8.




  (17) - Queste carrozze di legno policromo (Torri di un set della fine del 19° secolo) sono tirate da un elefante bianco sacro, che aggiunge una valenza simbolica alla figura o all'intero set.


    Le eleganti carrozze della fig. 18, alte cm 5,4, ospitano un dignitario che fuma la pipa e una donna ben acconciata.




  (18) - Carrozze di un set ligneo del 1930, molto consumato dall'uso.


    Le portantine, con stanghe per poter essere sostenute, sono usate per gli spostamenti dei nobili e dei signori (fig. 19).




  (19) - Un set ligneo del 1850 ha come Torri delle portantine alte 3 cm.


    Diversa è la portantina a due ruote. Bosshard (1954) scrive di aver assistito nel 1936 ad una partita a scacchi fra il lama Deva-Goun e il Principe di Durbot. Le Torri raffiguravano "pesanti vetture di Pechino a due ruote, utilizzate dai Cinesi per i loro viaggi". Quei veicoli erano molto simili alle portantine di un set di legno verniciato del 19° secolo, pilotate da tre uomini in abito mongolo antico (fig. 20). Tali attrezzature, tirate e spinte da tre uomini, erano conosciute in Mongolia a partire dal 13° secolo, e di esse si sono serviti i dignitari cinesi e manciù dal 17° secolo al 1911, data della deposizione dell'ultimo imperatore.




  (20) - Portantine a due ruote con tre uomini, da un set del 19° sec.


    Ecco i Risciò, le tipiche vetture mosse dalla forza di un uomo, usate in Cina e in altri paesi asiatici (fig. 21).



  (21) - "Torri" mongole a forma di risciò. I servitori che tirano i risciò del lato verde, sono fermi con i piedi allineati, i "rossi" camminano. Nel retro si vedono delle corde penzolanti, usate per legare le masserizie.


    Il più comune mezzo di locomozione degli abitanti della Cina è la bicicletta. In un set di bronzo che oppone i Mongoli alla popolazione della Mongolia interna (Regione autonoma cinese), le Torri di questo lato sono persone in bicicletta (fig. 22). Sulle ruote si notano ancora tracce di vernice rossa.



   (22) - Le Torri del lato della Mongolia interna cinese di un set di bronzo del 1930 sono personaggi in bicicletta.


    Il vecchio Re dello schieramento cinese di questo set (parte alta della fig. 23) scruta l'orizzonte portandosi una mano sulla fronte. Nel lato mongolo (parte bassa della fotografia) il suo antagonista è un cacciatore con fucile, e le sue prede sono le marmotte, che costituiscono i Pedoni. Le Torri sono elefanti bardati.



  (23) - Set "Mongolia interna cinese contro Mongolia".


    La yurta (gher in mongolo) è la tenda dei nomadi dell'Asia centrale: durante i viaggi è smontata e caricata sulla groppa dei cammelli, ma in passato le yurte dei khan, o altre di grandi dimensioni, erano fissate in maniera stabile su piattaforme a quattro ruote trainate da una ventina di buoi (figg. 24 e 25).



  (24) - Tecnica di trasferimento delle yurte, ricostruita in un'antica stampa (da Pallas 1779).




  (25) - Yurta trasportabile attuale, fotografata nella capitale Ulan Bator.


    Yurte a due o a quattro ruote sono state viste e descritte nel 13° secolo da Giovanni di Pian di Carpine, Guglielmo di Rubrouk e Marco Polo, ma erano già conosciute nel 5° sec. a. C. da Erodoto. Ora, come Torri, sono riprodotte nei giochi di scacchi (fig. 26).



  (26) - Yurte portatili come Torri di set di legno e di bronzo del 20° sec.


    Negli anni 1922-24 in Mongolia sono arrivati i Sovietici, che hanno introdotto fra i nomadi i mezzi motorizzati. Come è avvenuto nella realtà, in uno o in entrambi gli schieramenti di alcuni giochi di scacchi, le automobili e i camion hanno così sostituito i precedenti mezzi di locomozione (figg. 27-32).


  (27) - Tre auto come Torri di un set di legno verniciato del 1930.




  (28) - Soldati russi ai finestrini delle auto di un set di legno.




  (29) - Auto coperte e scoperte.




  (30) - Tre vetture: due sono decappottabili, alte 1,5 cm.




  (31) - Automobili con guidatore ben scolpite, anch'esse da set di legno (altezza cm 4,5 e 4,9).




  (32) - Auto e camioncini, uno dei quali ha la stella rossa sul tetto.


    Nella fig. 33 si vede il più piccolo set mongolo che ho potuto reperire. È di pietra, e le proporzioni si notano osservando la moneta da un euro.


   (33) - Minuscolo set di pietra, con le automobili, alte un centimetro, agli angoli della scacchiera.


    In un set di legno del 1936 (fig. 34) è trasposta la testimonianza di un triste fatto storico: sui camion sono ammanettati i monaci avviati dai Sovietici al carcere o al patibolo (Pozzi 2006).



  (34) - Torri di un set di legno policromo del 1936, con i lama ammanettati sui camion sovietici; le auto di scorta sono le Torri del lato opposto.


    Infine due "Torri" sono carri armati, a dimostrazione che l'invasione sovietica non è stata propriamente pacifica (fig. 35).



  (35) - Due carri armati come Torri di un set ligneo del 1923 della Mongolia del nord.


    A riprova delle tante partite a scacchi che hanno disputato, questi ultimi due pezzi appaiono molto consumati, come quelli delle figure 7, 17, 18, 19, 20 e 28. Molti set indiani e cinesi sono stati mirabilmente scolpiti per l'esportazione, ma sono troppo delicati per le partite. Di conseguenza io apprezzo di più talune serie della Mongolia: sono esteticamente meno belle, ma hanno servito solo per giocare, passando, magari nel corso di due secoli, di generazione in generazione e rimanendo sovente nell'ambito della stessa famiglia.


BIBLIOGRAFIA


  BOSSHARD W. 1954: Sous la yourte mongole (une partie d'échecs au campement du Deva-Goun en été 1936), pp. 192-94, Paris (Amiot-Dumont).
  PALLAS P.S. 1779: Sammlungen historicher Nachrichten über die mongolischen Völker-shaften (Raccolta sulle notizie storiche delle popolazioni mongole), Frankfurt und Leipzig.
  POZZI R. 2002: I giochi di scacchi mongoli, riflesso della cultura nomade delle steppe - The Mongolian chess sets, reflecting the nomadic culture of the steppes, Como (edito dall'autore con il contributo di Chess Collectors International, Sezione Italiana); in italiano e in inglese.
  POZZI R. 2006: Some political-social situations in Mongolian chess sets, in The Chess Collector, 2/2006, pp. 13-14, Morden, Surrey.
  POZZI R. 2007: Gli scacchi della Mongolia, in Scacchi, giochi da tutto il mondo di G. Gini e R. Pozzi, Lecco (Stefanoni).
  POZZI R. 2008: "Rooks" as means of transportation in Mongolian chess sets, in Chess Collectors International, Thirteenth Biennial Congress, april 29th to May 4th, 2008, Boca Raton, Florida, USA.
  PRJEVALSKI N. 1876: Mongolia, the Tangut country and the solitudes of northern Tibet, London (Sampson Low, Martson, Searle & Rivington).
  PRJEVALSKI N. (1880) 2007: Voyage en Mongolie et au pays des Tangoutes (1870-1873), a cura di Jacqueline Ripart e Marc Alaux, Parigi (Transboréal).