GLI SCACCHI DI MAO TSE TUNG


Rodolfo Pozzi



Febbraio 2011



    Com'è noto, Mao Tse Tung aveva proibito gli scacchi in Cina, così come sarebbe successo anni dopo in Afganistan per opera dei Talebani. Sappiamo anche che, con la successiva liberalizzazione del gioco, i Cinesi hanno potuto finalmente esprimere la loro maestria piazzando alcuni campioni e campionesse ai primi posti nel mondo.
    Mao (1893-1976) riceveva però personalità, soprattutto russe, che a scacchi volevano giocare, per cui ha fatto fabbricare appropriate serie, accompagnate da una scacchiera lignea. I pezzi sono formati da corpi troncoconici di bambù, con i simboli occidentali alla sommità e basi di legno leggero dipinte in bianco e nero. Per renderli inconfondibilmente cinesi, sul bambù sono state graffite e colorate (una per una in rosso e nero, davanti e dietro) figure a busto racchiuse in ovali. Ad esempio il Re, alto 11,2 cm, è un dignitario con barba e baffi e cappello cinese, la Donna è una regina coronata e ingioiellata, leggermente più alta del Re, i Pedoni sono giovanetti e la Torre richiama la grande muraglia (figg. 1 e 2).


  (1) - Gli scacchi di Mao Tse Tung, bianco.




  (2) - Il lato nero degli scacchi di Mao.


    Alcune serie presentano pezzi col corpo triangolare anziché conico e disegni diversi
(fig. 3).


  (3) - Serie di scacchi di Mao con corpo triangolare (foto Patrice Plain).


    Questi set, che possiamo far risalire alla metà del secolo scorso, non hanno gran pregio estetico né elevato valore commerciale, ma, anche perché presumibilmente prodotti in numero limitato, costituiscono senza dubbio un interessante documento storico.


BIBLIOGRAFIA



POZZI R. 2008: Gli scacchi di Mao, in L'Italia Scacchistica 1201, Milano.
POZZI R. 2008: The Mao Tse Tung Chess set, in The Chess Collector 3/2008, Morden, Surrey, GB.