* PRACTICA VERBIS PRÆPONDERAT *
(" Il dilettevole, e giudizioso giuoco de scacchi ", MS del XVIII sec., f.41)
= Concentrazione. (Ricorda: basta una sola disattenzione per perdere la partita) =



1. Anzitutto, prima di toccare un pezzo, esamina "tutta" la scacchiera (con i suoi quattro quadranti) e poniti, automaticamente e sempre, queste semplici domande (Tartakower):
   a) ho un pezzo in presa?;
   b) ho dei pezzi indifesi ("en l'aire") ?;
   c) posso subire uno scacco?;
   d) la casa che intendo occupare è difesa da un pezzo    nemico?;
   e) un pedone può attaccare una mia figura,    avanzando?;
   f) con la sua ultima mossa cosa minaccia    l'avversario?:
   - nasconde, forse, qualche tranello?:
   - è possibile una "forchetta", una "infilata" o una    "inchiodatura"?

2. La Donna avversaria può rendere la mia mossa inutile, attaccando (o inchiodando) due pezzi?

3. E' temibile un sacrificio, temporaneo o reale (Spielmann), dell'avversario? Richiama alla memoria il profetico verso: "Timeo Danaos et dona ferentes!" (Virgilio, Eneide, II ,49).

4. Chi ha l'attacco? ("Obbligo dell'iniziativa", Steinitz). Sentirsi sempre "forti" (Flòrian).

5. Non muovere mai rapidamente e mai prima d'essere sicuro di capire la posizione: in ogni caso, non cercare mosse troppo complicate e analizza solo la variante principale (Kotov). "Il perfezionismo è sinonimo di paralisi" (Churchill).

6. Abituati a scrivere la mossa sul formulario, prima di muovere, in notazione lunga (es.: Af1-b5).

7. Se senti d'avere bisogno di un ulteriore meccanismo di controllo, prima di spostare i pezzi, traccia un punto nel formulario. La regola fondamentale è: "non avere fretta!" (Dvoretskij).

8Rilassati, anche con una breve passeggiata, appena superato il controllo del tempo.

9. Tieni sempre presente il seguente programma di massima (Evans): prima un rapido, costante (= continuo) e mirato sviluppo; poi l'arrocco; specie nella fase iniziale, evita di muovere due volte lo stesso pezzo, ("per ogni pezzo scegli una casa … e scavagli una buca!", Nimzowitsch); limita le mosse di Pedone (= "anima degli scacchi", Philidor); sviluppa i Cavalli prima degli Alfieri, soprattutto prima dell'Alfiere di donna (Lasker) e i pezzi leggeri prima di quelli pesanti; evita di perdere tempi; non dare scacchi inutili, ricorda che, spesso, "la minaccia è più forte della stessa esecuzione" (Tarrasch); cerca di ritardare lo sviluppo dei pezzi avversari e conduci la partita con "coordinazione di mosse" (Capablanca), seguendo un "piano concreto" (Cigòrin); se l'avversario ha un gioco ristretto astieniti dai cambi (Reti); e che, infine, il cambio dei pezzi alla pari (da evitare in apertura) conviene a chi dispone di una forza superiore, al giocatore in vantaggio, infatti, conviene evitare il cambio (Tisdal). Per ultimo, se la tua superiorità è manifesta, poni attenzione allo "stallo", allo "scacco perpetuo" o alla "patta per ripetizione di mosse".

10. Nel mediogioco devi continuamente trovare risposta a due altre domande (Averbakh): cosa fare? (strategia) e, come farlo? (tattica).

11. Nel finale non dimenticare che la prima regola importante è che il Re è un pezzo attivo (Mednis): "la centralizzazione del Re" è un tipico elemento del finale (Pachman). Ricorda, con l'occasione, che studiare la teoria dei finali (Paoli) è più importante che approfondire quella delle aperture.

12. Quando, per studio, ripercorri una partita sulla scacchiera, cerca di prevedere le mosse successive con le diverse varianti, invece di limitarti, semplicemente, a ricostruirla.

13. Impara dalle tue sconfitte e ricorda che, indipendentemente dal risultato, l'analisi autocritica delle partite giocate è la scuola migliore per il perfezionamento (Jusupov).

14Comportati sempre sportivamente e signorilmente: sappi vincere con grazia e perdere senza disperazione e mai accampando scuse. Muovi i pezzi tranquillamente ed in modo lineare e non tentare giammai di ripetere la mossa. La regola del "pezzo toccato" non è stata dettata contro di te, ma per te.Imponiti uno sforzo serio per impadronirti di quest'Arte accattivante e saggia che è il gioco degli scacchi. "Il y a des gens qui jouent aux échecs et d'autres qui jouent avec des échecs", amava ripetere il grande maestro franco-polacco Janowiski.

15. Infine, se tu stesso sei un semplice spettatore evita di criticare, di dispensare suggerimenti e di disturbare: rimani calmo e "in assoluto silenzio" (Frankilin).

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    Nel mio computer, in una sola pagina, formato A4, avevo voluto così sintetizzare, per divertimento mio e dei miei amici del circolo, in quindici brevi e lapidari paragrafi, i principi che dovrebbero essere sempre tenuti presenti nella conduzione della partita e che, purtroppo, per qualche strano motivo, spesso trascuriamo. Qui, dato che non è per niente importante rispettare l'angusto spazio, mi si dà l'occasione per fare un seguito suggerendo, per ciascun paragrafo del testo, la lettura di alcuni libri che ritengo indispensabili conoscere. E', in definitiva, una brevissima guida bibliografica ragionata dei libri migliori e più importanti, per lo più tutti reperibili in commercio, che ritengo utili come nucleo essenziale di ulteriori opere importanti e che, spero, sarà apprezzata da quanti desiderano accostarsi con amore a quest'antico gioco, veramente "regale" ed intendono iniziare a scegliere e ordinare sistematicamente i loro "primi" libri di scacchi, in vista di una formazione di una più ampia biblioteca "ideale".

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    Iniziamo dal motto ("La pratica, l'esempio, vale più delle parole"): è tratto da un manoscritto italiano settecentesco, illustrato con 49 splendidi diagrammi a colori, conservato presso la Cleveland Public Library (Ohio, USA). Alessandro Sanvito e Kenneth Whyld ne hanno curato il fac-simile e un'edizione critica in italiano e inglese. E' stato èdito, in un prezioso cofanetto di due volumi, nel 1998, da Silvestre Bonnard con il titolo "Il Dilettevole e Givdizioso Givoco de Scacchi", p. 296. Per un ricordo di Whyld, poco conosciuto in Italia e recentemente scomparso, vedi, in questo stesso sito, l'intervento dello stesso Sanvito svolto, con accorata partecipazione, lo scorso settembre a Santa Margherita Ligure, in occasione del III° congresso della sezione italiana del CCI.
    La stessa casa editrice ha pubblicato, inoltre, un importante lavoro di Sanvito, ampiamente utilizzato nella stesura di questo lavoro e che rimane un insostituibile mezzo di conoscenza per chi ama i libri. Si tratta della "Bibliografia italiana degli scacchi. Dalle origini al 1999", p. 229, con numerose illustrazioni. E' un libro che è obbligatorio tenere sempre in bell'evidenza nella propria biblioteca. Veramente prezioso.

    Passiamo, ora, ai singoli paragrafi:

    1. Il dr. Xavier (Savieli Grigorievic) Tartakower (Rostow sul Don, 22.II.1887 - Parigi, 5.II.1956, laureato in legge), di origine russa, naturalizzato francese nel 1924, Grande Maestro Internazionale, ha pubblicato un gran numero di opere in tedesco, russo, francese. Durante la guerra fece parte della resistenza, sotto il nome "luogotenente Cartier". I consigli accennati sono tratti dalla sua opera più completa e interessante, che considero ancora istruttiva e che è rimasta da esempio insuperato per tutti i successivi manuali scacchistici di apprendimento: "Bréviaire des Eschec" (1934), di cui conservo una bella e fresca edizione, "revue et augmentée", éditions Stock, Paris, del 1949, p. 331. L'opera non è stata mai tradotta in Italia, dove, invece è apparsa, dello stesso autore, "La partita ipermoderna", Napoli, ESI, 1980, p. 192. Di Tartakower è conosciuta una continuazione nel Gambetto di Re, da lui adottata al torneo di New York del 1924.
    Per evitare i primi errori è, peraltro, consigliabile leggere di Jakov Neistadt, "Catastrofi d'apertura", Mosca, Raduga, 1985, p. 366. Per, poi, padroneggiare i primi elementi degli scacchi, non consiglierò mai abbastanza la (ri)lettura di un testo fondamentale, semplice ed efficace, scritto dal M.I. Alvise Zichichi, "Lezioni di scacchi", Mursia, 1993, p. 352. Considero quest'autore, già Presidente della FSI, recentemente e prematuramente scomparso, come il personaggio più importante della scena scacchistica nella seconda metà del novecento. La rivista "L'Italia Scacchistica", il più antico e prestigioso periodico italiano, gli ha dedicato, nel numero di Luglio-Agosto 2003 - N. 1162, un denso e ampio ricordo, al quale rimando. Il libro più bello, per ammissione dello stesso Zichichi, è però il suo "Esteban Canal. Insegnamenti ed esperienze agonistiche di un grande maestro di scacchi", Brescia, Messaggerie Scacchistiche, 1992, p. 151, scritto con amore e partecipazione. Ne conservo una copia fuori commercio, con dedica. Come testo elementare, in cui c'è tutto, consiglio anche "Imparo gli scacchi" di Adolivio Capece, Mondadori, 1976, p. 254 e "Il libro completo degli scacchi" di Adriano Chicco e Giorgio Porreca, Mursia, 1959, p. 527, entrambi con numerose edizioni e ristampe.

    2. Sulle "aperture" non si può non iniziare che con "Nuove idee e varianti in apertura", Prisma, 1994-1995, 2 vol., per complessive 416 p. del G.M. Andrew Soltis, che si è affermato ormai da anni come uno dei pochissimi scrittori di scacchi capace di essere al tempo steso prolifico, profondo e di piacevole lettura, Questo lavoro rimane, a tutto oggi, uno dei più pregevoli studi della evoluzione storica delle idee in tutte le aperture.
    Un altro, ma molto più impegnativo lavoro appartiene a Anatolij Karpov, "Le partite di gioco aperto, semiaperto, semichiuso, chiuso in azione" Prisma, 1990, 4 vol., per complessive 624 p.
    Un testo didatticamente moderno sulle aperture, che riporta idee e piani di gioco, è quello di Gabor Kallay, "Enciclopedia essenziale delle aperture", Prisma, 1997, p. 320. Io, però, rimarrò sentimentalmente legato al mio vecchio e consunto "Manuale teorico pratico delle aperture" di Giorgio Porreca, Mursia, 1993, p. 260, anche perché le aperture e le varianti sono chiamate con il loro storico nome, così cariche di significato, e non per codici.

    3. Di Rudolf Spielmann (Vienna, 5.V.1884 - Stoccolma, 2.VIII.1942), grande artista degli scacchi nel condurre l'attacco, morto in esilio a causa delle persecuzioni razziali, è veramente indispensabile conoscere il celebre "L'arte del sacrificio degli scacchi", Prisma, 1994, p. 144. un "classico" che si legge ancora con partecipazione ed interesse.
    Dell'Eneide di Virgilio mi piace ricordare l'edizione einaudiana curata e tradotta da Rosa Calzecchi Onesti, nel 1989.

    4. Non mi risultano opere tradotte in italiano di Wilhelm Steinitz (Praga, 14.V.1836 - New York 12.VIII.1900). Si può leggere, con profitto e diletto, il volume di J. Nejstadt pubblicato da Prisma nel 2000, p. 285, "Steinitz, primo campione del mondo". Con l'occasione dello stesso Nejstadt consigliamo il pregevole, moderno e completo " Manuale del gioco combinativo", Prisma, 1997, p.352.
    Dell'ungherese M.I. Tibor Flòrian consigliamo di leggere, nella traduzione di E.Paoli, il brillante "Difesa e contrattacco", Mursia, 1965, p.127.

    5. La famosa trilogia di Alexander Kotov, uno dei massimi protagonisti del movimento scacchistico sovietico, "Pensa - Gioca - Allenati come un grande maestro", Prisma, 1983, 3 vol. di 554 pagine complessive, è un capolavoro ed un punto di riferimento della didattica scacchistica. Non si può certo correre il rischio di non averla sottomano per una rapida consultazione o un critico confronto.Nella didattica non c'è maestro che la richiami o che non ne faccia riferimento.
    Sul centro partita un altro "classico" è il libro di Pëtr Arsenevic Romanovskij, "Il centro partita", Mursia, 1968, p.312. Questa opera, come scrive Porreca nella "presentazione", è stata considerata "l'abcecedario strategico sul quale ha studiato la generazione scacchistica di Botvinnik, ossia la generazione con cui si è aperto il periodo egemonico della scuola sovietica".
    La citazione di Churchill è tratta dal "Dizionario delle citazioni", con il testo originale, della Rizzoli, 1992: un'occasione di meditazione e riflessione.

    6. Per chi ama ricostruire partite sulla scacchiera, esercizio utile agli amatori come ai giocatori di torneo, consigliamo un libro "datato" (1939) ma ancora attualissimo e sempre ristampato, ora interamente rivisto e corretto tecnicamente anche negli indici e arrivato alla 13a edizione: François Le Lionnais, " Les prix de beauty aux échecs ", ed. Payot, Paris, 2002, p.456. Una pratica molto in voga prima della guerra, infatti, era quella di assegnare al termine di un torneo, un significativo premio, messo in palio da numerosi mecenati, alla partita più affascinante e "artisticamente" valida. Qui le troviamo tutte, dal 1876 al 1949, ben commentate: ed è come ascoltare estasiati un'antologia della musica migliore dei più bravi compositori.

    7. I testi del M.I. russo Mark Dvorietsk non sono per niente facili, ma, sono fondamentali per chi aspira a raggiungere un livello di gioco elevato, verso l'eccellenza. E' unanimemente considerato il migliore allenatore scacchistico vivente.
    Si raccomandano, soprattutto, "Corso avanzato di analisi scacchistica", Prisma, 1993, p. 272 e "I segreti dell'analisi degli scacchi", Mursia, 1994, p. 248. Insieme a A. Jusupov ha pure scritto "Corso avanzato di strategia scacchistica", Prisma, 1999, p. 288 e "Lezioni pratiche per diventare maestro di scacchi", Mursia, 1999. Sono tutti lavori da tenere di conto e digerire un poco alla volta.

    8. Una buona forma fisica è indispensabile per giocare con profitto, soprattutto partite di torneo. Sono molti i manuali che possono aiutare allo scopo: anche la lettura dell'ottima "Guida Tecnica" della Federazione Scacchistica Italiana, Roma, 2001, può apparire utile.

    9. Larry Evans, Grande Maestro Internazionale statunitense, è autore di numerosi articoli e di alcune opere teoriche impegnative. Il consiglio è tratto dal volume "I segreti delle Aperture", scritto insieme con un gruppo di Grandi Maestri e pubblicato, nel 1988, dalla Prisma Editori, con numerosissime ristampe.Un libro veramente istruttivo ed interessante, pieno di idee.
    Aaron Nimzowitsch (Riga,7.XI.1886 - Copenhagen, 16.III.1935), lapidariamente definito da Reinfeld "the hypermodern", ha scritto due libri che sono considerati dei "classici" e tradotti in numerose lingue: "Il mio sistema " e "La pratica del mio sistema", entrambi, editi da Mursia e più volte ristampati. Insieme a "Il blocco", Prisma, 1993, p.144, costituiscono un unicum imprescindibile per ogni giocatore che si vuole avvicinare seriamente al gioco degli scacchi. Il primo rimane una pietra miliare. E' noto che il Campione del mondo (1963-1969) Tigran Vartanovic Petrosjan, famoso per avere restaurato il mito dell'imbattibilità dopo Capablanca, pare che dormisse con "Il mio sistema" sotto il cuscino. Di quest'ultimo si raccomanda " Lezioni di strategia", Prisma, 1991, p183.
    Francois-André Danican Philidor, "il musicista che giocava a scacchi" (vedi: Corrado Rollin, i Corti di Scacchi, Messaggerie Scacchistiche, 1994, p.72), dettava in Francia, nel Settecento, teorie che diventarono rapidamente internazionali. Nello stesso periodo, in Italia, invece, i tre grandi modenesi (Del Rio, Lolli e Ponziani) limitarono i loro insegnamenti all'ambito ristretto di regole solo italiane ("arrocco libero", "pedone sospeso" e "passar battaglia") favorendo un isolazionismo durato per troppi lunghissimi anni.
    Nel suo manuale di piccole dimensioni ma di grande chiarezza, "Analyse du jeu des échecs" (Londra, 1749), enfatizzò l'uso dei pedoni per ottenere un valido controllo del centro della scacchiera. Sui pedoni è d'obbligo leggere il curioso, ma stimolante "I pedoni anima degli scacchi" del M.I. statunitense, austriaco di origine, Hans Kmoch. Un altro "classico" è "Strategia di avamposti", (1949) di Esteban Canal, ora nella nuova edizione con il titolo "Strategia degli avamposti", Messaggerie Scacchistiche, 1992, p.144.
    Di Emanuel Lasker, campione del mondo dal 1894 al 1921, autore del celebre libro "Common sense in chess" (Londra, 1896), e nell'attesa della traduzione italiana del suo "Manuale degli scacchi", annunziata come imminente dalle Edizioni Ediscere, si può leggere con curiosità "Il buon senso negli scacchi" curato da Roberto Bianchin per il Circolo Scacchistico Imperiese nel 1995. E' un volumetto che contiene un estratto di dodici lezioni tenute dal grande campione di fronte a un gruppo di scacchisti londinesi durante la primavera del 1885. Sul dr.Tibor Tarrasch (Breslavia, 5.III.1862 - Monaco,17.II.1934, laureato in medicina) si deve leggere "Tarrasch potere della logica" di J. Nejstadt, Prisma, 1996. Il volume fa parte, così come quello su Steinitz e Cigorin, della stupenda collana "I re degli scacchi" dedicata ai grandi campioni e comprende fino ad ora 11 volumi, tutti da tenere in bella evidenza nella propria libreria. E' già annunciato il prossimo volume su Frank James Marshall, scritto da A. Soltis.
    E' José Raul Capablanca y Graupera (L'Avana, 19.XI.1888 - 8.III.1942), uno dei più conosciuti e amati campioni del mondo, a dare questo suggerimento. Il "gentiluomo scacchista" ci ha lasciato, così come il suo gioco elegante e lineare, opere semplici e, per lo più, rivolte ai principianti: "Ultime lezioni", L'Italia Scacchistica, 1950, p. 84 (con una prefazione, struggente e bellissima, della moglie Olga Capablanca), "I fondamenti degli scacchi" (p. 212), "Il primo libro degli scacchi" (p. 192), entrambi più volte ristampati dalla Mursia, e "La mia carriera Scacchistica", Prisma, 1990, p. 144.
    Il C.M. Maurizio Martelli, uno dei maggiori studiosi del mondo di questo grande giocatore, ha recentemente scritto, con Piero Angelini, un bel lavoro, davvero affascinante: "Il torneo di Capablanca. L'Avana 1913", Prisma, 2003, p. 159, la cui scheda si può leggere in questo stesso sito, tra le "recensioni".
    Di Mikhail Ivanocic Cigorin (Gatcina, presso Pietroburgo, 12.XI.1850 - 25.I.1908), fondatore della tradizione scacchistica russa, si legge con profitto il bel libro scritto a tre mani (Vasjukov, Narkevic, Nikitin) "Dinamismo travolgente " e sul suo "piano della partita a scacchi", Prisma, 2002, p. 333.
    Richrd Reti (Pezinok, 25.V.1889 - Praga, 6.VI.1929) ha scritto opere considerate miracoli di profondità di pensiero e di vivacità di stile come pochi altri nella letteratura scacchistica. Non per nulla il suo "Nuove idee negli scacchi" (Vienna,1922), ora ristampato ne "I classici" della Mursia, è stato tradotto in numerosissime lingue ed è tuttora molto apprezzato, così come il bellissimo e didattico "I maestri della scacchiera", Prisma, 1991, p. 224. Il suo nome è legato, oltre ai suoi problemi, anche alla sua apertura in chiave moderna. Peccato che una banale scarlattina lo condusse alla morte appena otto giorni dopo aver compiuto quant'anni.
    Jonathan Tisdal, che ha scritto con J. Speelman e B. Wade una moderna "Enciclopedia essenziale dei Finali" (Prisma 1999, p. 649) è qui citato per l'utile "Migliora subito il tuo livello di gioco", Prisma 2002, p. 288.

    10. Di Juri Lvovic Averbach, Grande Maestro sovietico, ingegnere, oltre che essere autore di una monumentale ricerca sui finali in più volumi, consigliamo di leggere l'istruttivo "Nuovo metodo di tecnica della combinazione", Prisma, 1988, p. 312. Sul mediogioco è però fondamentale avere, "Il mediogioco negli scacchi", Edizioni del Coordinamento srl, 1999, di Eugene Alexandrovich. Znosko-Borovsky (Pavlosvki, 28.VIII.1884-Parigi, 31.XII.1954) Sono importantissimi, inoltre, i due volumi di Mikhail Tal e Aleksander Koblentz, "La via del successo negli scacchi", Prisma 1987, 380 p. complessive, ormai sempre più difficili da trovare, anche tra i libri rari ed antichi delle "Due torri".
    Per allenarsi è ancora ottimo il " Manuale del gioco posizionale", Prisma, 1996, p. 240 di Israel Gelfer.

    11. Edmar Mednis, uno dei migliori grandi maestri americani recentemente scomparso, ha scritto due bei libri: "Dall'apertura al finale" e "Dal mediogioco al finale", Mursia, 1991, rispettivamente di p. 157 e 200, entrambi importantissimi.
    Ludek Pachman, giocatore cecoslovacco, deceduto nel 2003 a Passau (Germania), dove viveva da oltre 20 anni, lo ricordiamo anche per le tragiche conseguenze subite a seguito del suo atteggiamento critico, culminate in un processo, nei confronti delle autorità politiche del suo paese di origine. Ci ha lasciato un libro per migliorare veramente, con molte idee utilissime in torneo: "Apertura, mediogioco e finale nella moderna partita a scacchi", Mursia, 1981, p. 463. Per chi vuole conoscere la vicenda personale di questo grande e amabile giocatore, si rimanda al volume autobiografico "Dio non si lascia bandire", edizioni Paoline, 1977, p. 152.
    Gli insegnamenti di Enrico Paoli sono così numerosi e significativi che non possiamo neanche farne un cenno. Lo seguiamo, dall'autorevolezza dei suoi 95 anni, portati con tanta disinvoltura, sempre con animo grato, affetto e ammirazione, come vero Grande Maestro, non solo di gioco ma anche di vita. I suoi numerosissimi contributi, sempre utili, sono facilmente reperibili e, quasi tutti, sono pubblicati dalla Mursia. E', insieme al grande problemista Oscar Bonivento, un collaboratore "storico" della rivista "L'Italia Scacchistica".
    Che "Il Re è un pezzo forte", lo spiega, con la consueta autorevolezza, ancora E. Mednis nel suo bellissimo libro, dallo stesso titolo, recentemente pubblicato da Prisma, 2003, p. 295. Sui finali non può mancare il raffinato e impegnativo Nikolaj Dmitrievic Grigorjev, "Finali di scacchi", Mursia, 1965, p. 160.
    Sulle diverse e numerose aperture esistono singole monografie di Lotti, Ponzetto, dello stesso Porreca e di altri importanti autori stranieri: si può scegliere con calma e bene, secondo le proprie preferenze e il proprio gioco preferito. Non possiamo però non segnalare il recente studio su una apertura antica e poco teorizzata. Si tratta del lavoro del C.M. Riccardo Del Dotto, "La Partita del Centro", Nuova Toscana Editrice, Firenze, 2002, p. 206. L'autore ci ha donato un lavoro veramente ben fatto, curatissimo e ricco di partecipi e utili citazioni, aneddoti e curiosità, scritto con amore e competenza. Un libro non solo di "tecnica" ma anche di sincera passione per gli scacchi e pieno di richiami "culturali". Affascinante e, didatticamente, bellissimo, che consiglio vivamente.

    12. Il suggerimento appartiene a molti Maestri.

    13. La citazione è tratta dall'ultimo lavoro del G.M. A. Yussupov, russo di nascita e tedesco di adozione, allievo prediletto di Dvoretsskij, "Lezioni …", già sopra citato.
    Esiste un poco di spazio per indicare alcune libri che raccolgono partite antologiche commentate dagli stessi giocatori e che anch'essi non possono mancare nella nostra biblioteca ideale per la indiscussa utilità didattica e che, nell'ordine arbitrario di un gradimento personalissimo, cito: Bobby Fischer, "60 partite da ricordare. Presentate dal Grande Maestro Larry Evans", Mursia, 1972, p. 376, uno dei libri, in assoluto, più interessanti di tutta la letteratura scacchistica; David Bronstein e Tom Furstenberg, "L'apprendista stregone", Caissa Italia Editore, 2003, p. 374; Mikhail Botvinnik, "Lavori Critici e Analitici" Caissa Italia Editore, 2001 e 2002, sono sinora usciti 2 vol. relativi agli anni 1923 -1956, per complessive p. 789; Victor Korchnoj, " La mia vita per gli scacchi, vol. 1: 50 vittorie con il bianco, vol.2 "50 vittorie con il nero", Cassa Italia Editore, 2003, rispettivamente p. 226 e 236; Alexander Alekhine, "Le mie migliori partite. 1908- 1937", Prisma 2001-2002, 2 vol., per complessive 528 p. e, per finire, di A. Soltis, l'utile "La partita interiore", Prisma, 1994, p. 158 e l'interessante "Strutture pedonali", Prisma, 2000, p. 278.

    14. Non dobbiamo mai dimenticare che il "nostro" gioco è veramente "regale". Mi attrae molto questo giocatore di origine polacca, con il suo fiero comportamento e i suoi saggi consigli: David Janowski (Walkowisk, 25.V.1868 - Hyéres,14.I.1927). Di lui, però, non ho trovato nulla in lingua italiana; un vero peccato.

    15. Benjamin Franklin, scrittore, e inventore straripante di ingegno, americano, forse l'uomo più famoso del settecento (Boston, 17.I.1706 - Filadelfia, 17.IV.1790), ha legato la sua fama, nel mondo degli scacchi, al suo breve ma significativo scritto "L'Etica degli scacchi", Latina, Centro Studi Giustiniano, 1996, p. 32. La "bagattelle", destinata ad una ristretta cerchia di amici, fu scritta nel 1779, durante il suo soggiorno francese a Dubourg, ma ebbe una rapida ed eccezionale fortuna e diffusione in molti Paesi. La si può ora leggere su www.italiascacchistica.com, uno dei più aggiornati e bei siti scacchistici che offre internet e che sta ottenendo, anche grazie ad una sezione riservata agli abbonati della rivista cartacea, un grande successo. Debbo citare, inoltre, due ultimi volumi importantissimi, di cui mi sono anche giovato per stendere questo breve e spero utile, "indirizzo" bibliografico "essenziale": si tratta del sopraccennato "Dizionario enciclopedico degli scacchi" di Adriano Chicco e Giorgio Porreca, Mursia, 1971, VI + 579 + 4 p. e Adriano Chicco, Antonio Rosino, "Storia degli scacchi in Italia", Marsilio, 1990, XV + p. 640 + tavole f.t. Due libri che, assolutamente, non possono mancare nella propria biblioteca.
    Finisco, per ultimo, rendendo omaggio ad un libro antico e ad uno recentissimo.
    Il primo è l'indimenticabile lavoro di Jakov Estrin, "La parola ai campioni del mondo", Prisma, 1993, p. 191 e racconta, con partecipe passione, la lezione scacchistica che i Tredici Campioni hanno offerto al mondo. Per l'alto valore didattico, tanti anni fa ne comprai un cero numero di copie perché fossero distribuite, senza indicare il nome del donatore, al termine di un torneo di scacchi della mia città, ai giocatori più giovani, come premio di "bellezza" per le loro partite o per il loro"sportivo" comportamento. So, per certo, che quelle copie non hanno mai raggiunto i naturali destinatari. Nel piccolo, è anche questo, purtroppo, il mondo degli scacchi!
    Mi preme qui sottolineare che l'ultimo capitolo del libro suindicato parla di Garry Kasparov di cui, in questi mesi, una giovane e coraggiosa casa editrice, traduce e pubblica la sua monumentale e affascinante storia dello sviluppo del gioco degli scacchi, con la collaborazione di Dmitrij Plisetskij, "I miei grandi predecessori, da Steinitz ad Alekhine ", vol.1, Edizioni Ediscere, 2003, p. 567, con un ricchissimo e inedito apparato iconografico, non presente nell'edizione originale. In impaziente attesa degli altri due volumi, auspichiamo al libro e all'Editore un sincero e meritato successo, come augurio della rinascita della cultura e della stessa letteratura scacchistica italiana. Speriamo, infatti, che a questi volumi facciano seguito lavori originali di autori italiani che possano, a loro volta, e finalmente, essere ben tradotti anche all'estero.

Buon gioco e buona lettura!


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