NOVITA' NELLA RICERCA SUI GIOCHI DI SCACCHI DELLA MONGOLIA

Rodolfo Pozzi



Musici mongoli all'inaugurazione della mostra "Voyage en Mongolie".
Binche (Belgio), 2003.




    Recentemente mi sono arrivati dalla Mongolia alcuni set di scacchi con caratteristiche che non avevo mai riscontrato prima d'ora, e che mi sembra interessante far conoscere.
    Noyion musici. Montell nel 1939 (fig. 3, pp. 92-93) ha pubblicato la fotografia di un set della Mongolia Interna nel quale alcuni Huu (i Pedoni) del lato "verde" sono musici che suonano due strumenti a corda con cassa rotonda, un flauto e un'arpa. La musica, come il canto, è un'arte molto diffusa fra i nomadi, ma non è quasi mai effigiata negli scacchi: è quindi da considerarsi molto raro un set del 1960 di legno verniciato che ha come musicisti i due Noyion (i "Capi Villaggio", ossia i nostri Re). Quello del partito dei "verdi" (figure rosse che poggiano su basi verdi), in piedi a capo scoperto, con una lunga treccia di capelli e fasciato nel suo caratteristico del, suona un flauto traverso o una bùccina (grossa conchiglia usata a scopo musicale); il suo antagonista invece (il "rosso", cioè il Re dello schieramento su basi rosse) ha la "viola-cavallo" (morin-khuur), lo strumento nazionale dei Mongoli (suonato solo dagli uomini) che nel 2003 l'UNESCO ha incluso tra i capolavori intoccabili (Masterpiece of the Oral and Intangible Heritage of Humanity: The traditional Music of Morin Khuur).


Due Noyion musici (i Re): uno suona un flauto traverso o una bùccina, e l'altro la viola-cavallo, da un set di legno del 1960.

    Questa variante di viola è stata ideata, secondo una leggenda, da un povero allevatore cui era morto il beneamato cavallo. Inconsolabile, egli fabbricò una cassa armonica trapezoidale e un lungo manico con le ossa ed i tendini del suo perduto amico, aggiungendovi una testa di cavallo scolpita nel legno. Con i crini tesi sullo strumento e sull'archetto, egli traeva così dei suoni che gli ricordavano i nitriti e si propagavano magicamente nella steppa.



Set di legno del 1960 della Mongolia, con i Noyion (Re) musici.


    Noyion ubriachi. In un altro set ligneo di cento anni fa è trasposta una leggenda del 13° secolo. Due sorelle del popolo dei Durvud (abitanti della regione dell'Uvs nella Mongolia nord-occidentale) erano andate spose a due potenti signori noti per irascibilità e spavalderia. Per cause naturali, nelle greggi dei due Noyion si verifica una moria. Contemporaneamente, dalle due parti, i consiglieri suggeriscono ai propri monarchi che una probabile causa della sciagura è una fattura sciamanica voluta dall'altro Noyion. Entrambi i capi decidono allora di preparare una campagna di guerra contro la fazione nemica. Le due sorelle s'incontrano però segretamente e organizzano un piano: nel giorno stabilito per lo scontro, esse somministrano ai rispettivi mariti due forti liquori ricavati dal latte di giumenta: dell'airag o khumis e dell'arkhi, un tipo di vodka. I due principi, ubriachi, non sono così più in grado di comandare i loro eserciti appena radunati, e la battaglia non può aver luogo.


I due Noyion ubriachi di un set di legno dell'inizio del 20° sec.



   
Set di legno dell'inizio del 20° sec., con i due Noyion ubriachi.


    Dopo tanti secoli questo episodio è ancora vivo nella memoria dei nomadi, e i due Noyion ebbri sono stati così immortalati nel gioco di scacchi.
    Noyion con scacchiera e pezzi. Nel lato bianco di un terzo set di legno, il Bers (ossia l'oncia o pantera delle nevi, corrispondente alla nostra Donna) è un grosso gatto, e gli Huu (i cuccioli, i nostri Pedoni) sono felini in varie posizioni. Il Terge (il carro, che sta al posto della Torre occidentale), è trainato da un elefante, l'iconografia del quale è stata introdotta in Mongolia dal Tibet. Ma la peculiarità di questo set sta nel Noyion bianco, che è seduto su uno sgabello e tiene con la mano destra una scacchiera in verticale, e una scatola per i pezzi con la sinistra. Questo Re sembra accingersi a fare lui stesso la partita, sostituendosi al giocatore.



Noyion (Re) con scacchiera e scatola per i pezzi; Bers (Donna), grosso gatto; Huu (Pedoni), gattini; Terge (Torre), carro trainato da elefante.


    Con set di questo genere viene così simboleggiata la non aggressività fisica in una competizione. Come dire: giocate a scacchi e l'intelligenza prevarrà sulla forza.
    I tre giochi d scacchi in questione sono stati fabbricati un centinaio di anni fa, ma si ispirano a tradizioni molto più antiche.
    E' molto affascinante apprendere e capire attraverso i pezzi, cioè mediante un particolare linguaggio (non scritto ma figurativo e quindi comprensibile a tutti) la storia che si tramanda nel tempo di padre in figlio in una piccola zona del mondo.
    Aumenta il numero dei set di queste regioni che riesco a rintracciare, aumenta la mia conoscenza della cultura delle steppe, in quanto ogni gioco di scacchi esprime un tassello in più della storia, delle leggende e delle credenze dei nomadi della Mongolia. Ora, grazie ad una "folle" passione per gli scacchi, tutto questo esce dai confini della Mongolia e arriva in Occidente.


BIBLIOGRAFIA


    - MONTELL G. 1939: Mongolian chess and chess-men, in Ethnos n. 2/39, pp.80-104, London.
    - POZZI R. 2002: I giochi di scacchi mongoli, riflesso della cultura nomade delle steppe - The Mongolian chess sets, reflecting the nomadic culture of the steppes, Como (edito dall'autore con il contributo del Chess Collectors International, Sezione Italiana).
    - POZZI R. 2003: Les jeux d'échecs mongols, in Voyage en Mongolie, pp. 55-58, Binche (Belgio), Musée International du Carnaval et du Masque.
    - POZZI R. 2003: I giochi di scacchi mongoli, in Soyombo n. 47, autunno 03, pp. 6-10, Milano.
    - POZZI R. 2004/a: Novità nella ricerca sui giochi di scacchi della Mongolia - Mongolian chess sets, recent findings, in The Chess Collector, Spring 2004, pp. 6-9, Ross-on-Wye, GB.
    - POZZI R. 2004/b: Novità nella ricerca su: Giochi di scacchi della Mongolia, in L'Italia scacchistica 1168/2004, pp. 172-174, Milano.
    - POZZI R. 2004/c: Novità nella ricerca sui giochi di scacchi della Mongolia, in Soyombo, estate 04, pp. 19-20, Milano.