LE MOSTRE

   - BINCHE (BELGIO):   

SCACCHI MONGOLI IN PRIMA MONDIALE


   - AQUISGRANA (GERMANIA):

     ANTICHI PEZZI ASIATICI


Rodolfo Pozzi



Milly e Rodolfo Pozzi davanti al manifesto della mostra.



Comunicazione presentata al Congresso CCI Italia 2003 di Santa Margherita Ligure




    Sono stato invitato ad esporre venti giochi di scacchi mongoli alla mostra "Voyage en Mongolie", che ha avuto luogo dal 22 maggio al 31 ottobre 2003 nel "Musée International du Carnaval et du Masque", importante centro di etnografia comparata, che ha sede in Binche, cittadina medievale belga.
    Nelle vetrine del museo, a fianco dei rituali oggetti e maschere della Mongolia e delle regioni circostanti, erano inseriti questi giochi di scacchi, quale aspetto particolare dell'arte e della cultura dei popoli nomadi dell'Asia centrale.


Una vetrina nel museo di Binche.


    Il vernissage della mostra è stato interessante e folcloristico. Una yurta era montata nel cortile del palazzo, e musiche, danze e canti sono stati eseguiti dalla delegazione asiatica. L'Ambasciatrice di Mongolia a Bruxelles e il Cancelliere dell'Ambasciata hanno esternato la loro meraviglia e la loro ammirazione per questa imponente e mai vista raccolta di scacchi mongoli, la cui esibizione costituisce una prima mondiale.



Vernissage della mostra di Binche: Milly Pozzi con l'Ambasciatrice della Repubblica Popolare di Mongolia signora Sodov Onon e il Cancelliere dell'Ambasciata di Mongolia signor Terbish Chimeddori.


    L'esperienza dei conservatori del museo, unita al nostro personale contributo, ha creato un allestimento che potrà servire da modello per future esposizioni di set di scacchi. Per esempio, la fotografia di una carrozza (pezzo corrispondente alla nostra Torre) ingrandita su di un pannello, identificava simbolicamente il "Viaggio in Mongolia".



Un Terge (la Torre occidentale): la carrozza trainata da un cammello rappresenta idealmente il "Voyage en Mongolie".


    Da una diapositiva scattata anni fa nelle steppe mongole (che ritrae l'ultima partita giocata con un caratteristico set di legno) è stata tratta una gigantografia di 3 metri: piazzata in una grande vetrina, questa faceva da sfondo alla medesima scacchiera con i pezzi disposti nella stessa posizione della partita giocata nella yurta.
    Solide e sicure piccole vetrine ospitavano altri set e scacchiere. Degli specchi lasciavano apprezzare anche il retro dei pezzi, e gli ingrandimenti fotografici delle figure più significative ne mettevano in evidenza i particolari.

    Nel Municipio (Rathaus) e nella cattedrale (Münster) della città tedesca di Aquisgrana (Aachen) è stata attrezzata nell'estate 2003 la mostra "Ex-Oriente", all'interno della quale Manfred Eder ha esposto antichi pezzi di scacchi e di altri giochi provenienti dalla Persia, dall'Afganistan e dall'India, appartenenti alla sua collezione ed a vari musei.
    Eder ha scritto il catalogo dei set esposti, corredato da uno studio su altri pezzi arcaici. In questo volume è evidenziata la segnalazione, da parte di Bernd Ellinghoven (che ringrazio per la gentile autorizzazione alla pubblicazione), di un bassorilievo del 12° secolo del tempio di Angkor Vat in Cambogia (il capolavoro dell'architettura Khmer) con due giocatori disposti ai lati di una scacchiera. I pezzi richiamano quelli usati anticamente nelle zone indo-persiana e birmano-siamese-cambogiana. Per Eder il 2° da sinistra è un Pedone e il 3° è un Cavallo, la sola figura asimmetrica sulla scacchiera.


Bassorilievo del tempio di Angkor Vat in Cambogia del 12° sec., per gentile concessione di Bernd Ellinghoven. Da Manfred Eder 2003: "Bagdad - Bergkristall - Benedictiner. Zum Ex-Oriente des Schachspiels", Kelkheim/ts - Aachen.


    Interessante, e sotto qualche aspetto forse determinante, è il confronto con gli otto pezzi di terracotta della mia collezione, provenienti dalla Birmania (a detta dell'antiquario), che l'analisi alla termoluminescenza, autenticata dall'Istituto di Scienza dei Materiali dell'Università di Milano, ha datato al 14° secolo d. C.: sono quindi cronologicamente molto vicini a quelli del bassorilievo.



Pezzi in terracotta di stile siamese-cambogiano, provenienti dalla Birmania, del 14° sec. d. C.




Pezzi siamesi in corno di bufalo e conchiglie del 19° sec.



    Basandosi sulla forma dei giochi di scacchi birmano-cambogiani del 17°-18° secolo, questi pezzi possono essere interpretati, da sinistra, sopra, come Donna, Alfiere, Cavallo e Re, e sotto Torre e tre Pedoni.
    Manfred Eder conclude con due osservazioni:
1 - Sia i pezzi da gioco del bassorilievo di Angkor Vat, sia il gruppo in terracotta, hanno senza dubbio origine formale in pezzi da gioco indiani molto antichi.
2 - L'appartenenza al mondo degli scacchi sembra dimostrata dalla somiglianza con i giochi birmani o cosiddetti thailandesi o cambogiani, che la tradizione ci ha tramandato fino ad oggi.



BIBLIOGRAFIA



    - EDER M. 2003: Bagdad - Bergkristall - Benedictiner. Zum Ex-Oriente des Schachspiels, pp. 28-29. Kelkheim/Ts (Firderkreis Schach-Geschichtsforschung e. V.) e Aachen (Domkapitel).
    - ELLINGHOVEN B. 2003: Work in Progress zur Geschichte des Schachspiels in Kambodscha, in Kambodschanische Kultur, pp. 91-122 (in particolare pp. 111-112), Berlin (Studiengemeinschaft Kambodsanosche Kultur e. V.).
    - POZZI R. 2002: I giochi di scacchi mongoli, riflesso della cultura nomade delle steppe - The Mongolian chess sets, reflecting the nomadic culture of the steppes, Como (edito dall'autore col contributo del Chess Collectors International, Sezione Italiana).
    - POZZI R. 2003: Les jeux d'échecs mongols, in Voyage en Mongolie, pp. 55-58, Binche (Belgio), Musée International du Carnaval et du Masque.
    - POZZI R. 2003: I giochi di scacchi mongoli, in Soyombo n. 47, autunno 03, pp. 6-10, Milano.