“SCACCHI  MATTI”   PER
RAGAZZI   ALLA   BIBLIOTECA   COMUNALE  DI  COMO


Rodolfo Pozzi

















            1 – La locandina della manifestazione



    L’11 maggio 2013 la Biblioteca Comunale di Como ha ospitato una manifestazione per ragazzi dagli 8 ai 14 anni, un Open Day denominato “Scacchi matti. Quattro enti cittadini ne hanno curato l’organizzazione: il Circolo degli Scacchi e i club di servizio Panathlon, Kiwanis e Soroptimist, col patrocinio del Comune di Como e dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia, allo scopo di avviare o perfezionare il nostro gioco fra i giovanissimi.


2 – I tavoli da gioco e gli stendardi dei tre Service Club.



    Nelle sale della Biblioteca erano allestite una scacchiera gigante e due lunghe postazioni per le partite a tavolino, sulle quali i principianti hanno anche disputato un piccolo torneo. Animatori erano ovviamente gli scacchisti comaschi, fra i quali il Presidente del Circolo Lucio Pede e Giada Gisolini, campionessa provinciale under 14 e madrina dell’evento.


3 – La grande scacchiera sul pavimento.




4 – Il Presidente del Circolo degli Scacchi di Como Lucio Pede segue i ragazzi più giovani.




5 – Giada Gisolini, campionessa provinciale comasca under 14 e madrina della manifestazione.




6 – Il piccolo torneo.



    Facevano da cornice cinque avvincenti mostre a tema, rimaste aperte alla cittadinanza fino al 25 maggio e molto visitate: grandi fotografie di pezzi, libri attuali, preziosi volumi antichi, stampe e giochi.


7 – La vetrina con i libri di scacchi.



    Patrizio Pintus, in qualità di Presidente del Club di Como del Panathlon International, ha donato all’Assessore alla cultura Luigi Cavadini libri e DVD sul gioco degli scacchi da destinare alla Biblioteca.


8 – I soci del Panathlon di Como Patrizio Pintus Presidente, Renata Soliani già Consigliere internazionle, Rodolfo Pozzi panathleta e scacchista, e Roberta Zanoni Vicepresidente, con l’assessore Luigi Cavadini (al centro).



    Rodolfo Pozzi ha pure offerto alla Biblioteca alcune copie delle sue pubblicazioni: “Scacchi, giochi da tutto il mondo”, “I giochi di scacchi mongoli, riflesso della cultura nomade delle steppe” e “Al Museo del Cavallo giocattolo: i Cavalli e gli scacchi di Rodolfo Pozzi”.

    Chiara Milani, Presidente del Soroptimist di Como e Direttrice scientifica della Biblioteca, ha ricordato il valore culturale del nostro gioco, sottolineando che esso mette in campo capacità tattiche e strategiche e che si declina in infinite sfaccettature, e inoltre è pure l’unica contesa che colloca sullo stesso piano adulti e ragazzi, uomini e donne anche diversamente abili, ed infine è la sola battaglia che non fa scorrere sangue.

    Grazie anche all’impegno organizzativo dei soci Kiwanis presieduti da Giuseppe Casartelli, la copiosa presenza di giovani, arrivati da tutta la città e dai sobborghi, ha garantito il successo dell’avvenimento rendendolo una festa per tutti.

    Riguardo alle mostre, le fotografie esposte evidenziavano pezzi di scacchi ben ingranditi (fusi o intagliati in metalli, porcellana, avorio, legno, terracotta e steatite): la varietà che queste figure assumono nei cinque continenti non ha cessato di meravigliare gli osservatori.


9 – Chiara Milani, Presidente del Soroptimist di Como e Direttrice scientifica della Biblioteca, davanti alle grandi fotografie dei pezzi.




10 – L’altro pannello delle fotografie.



    Le stampe, del 19° secolo o precedenti, illustravano episodi quali il match per il campionato del mondo tra Zuckertort e Steinitz del 1886, il celebre automa di Von Kempelen che giocava a scacchi, la riproduzione del quadro di Girolamo Induno per la “La partita a scacchi” di Giuseppe Giacosa e scene di incontri fra dame e cavalieri o fra religiosi.


11 – Il match per il campionato del mondo tra Zukertort e Steinitz del 1886.




12 – L’automa di Von Kempelen che giocava a scacchi (1847).




13 – Riproduzione del quadro di Girolamo Induno per “La partita a scacchi” di Giuseppe Giacosa (1882).




14 – “Composizione” dalla pittura originale sul soffitto della seconda camera della Royal Academy di Londra (1787).




15 – “Scacco e matto”: da un dipinto di Karl Herpfer (1893).




16 – “Scacco alla Regina”: da un dipinto di D. Erbmann (1892).




17 – “Nel monastero” – Düsseldorf (1873).




18 – “Scaccomatto” fra religiosi: da un dipinto di Thuro Cederström (1885).



    Fra i rari volumi, patrimonio della Biblioteca Comunale di Como, spiccavano il “Libro nel quale si tratta della Maniera di Giuocar’à scacchi, Con alcuni sottilissimi Partiti” del 1597 di Horatio Gianutio della Mantia e il poemetto, pure cinquecentesco, “De ludo scaccorum” o “Scacchia ludus” detto “La Scaccheide” di Marco Gerolamo Vida.


19 – Il frontespizio del libro di Horatio Gianutio della Mantia (1597).




20 – Gianutio: “Rocco e Cauallo”.




21 – Gianutio: “Alfiero, ouero Delfino”, “Rè” e “Donna ò Regina”.




22 – Gianutio: “Pedina riparo”.




23 – “La Scaccheide” di Marco Gerolamo Vida (1810).




24 – “Il Cavaliere e la Dama”, overo discorsi familiari nell’ozio Tusculano autunnale dell’anno 1674” di Gio. Battista de Luca (Roma 1675).




25 – “Il giuocatore in conversazione che da’ precetti Sul Tarocco, all’Ombre, al Trasette, alla Bazzica, sul giuoco degli Scacchi, del Bigliardo, e della Dama”, lavoro redazionale (Milano, presso la vedova Buccinelli, 1820).



    Il pubblico ha potuto ammirare quattro set di scacchi della collezione dello scrivente, Presidente della Chess Collectors International Italia e socio del Panathlon.


26 – Rodolfo Pozzi illustra i set esposti all’assessore Luigi Cavadini, fra Chiara Milani e Maurizio Monego, Presidente della Commissione scientifico-culturale del Panathlon e già Vicepresidente internazionale.



    Il meno recente era un Rajasthan di legno tipo “John”, tradizionale indiano del 19°-20° secolo, nel quale Re e Donna sono Marajà e Generale su elefanti, l’Alfiere è un cammelliere su dromedario, il Cavallo è un destriero con cavaliere, la Torre è un elefante più piccolo con cornah e i Pedoni sono cavalli montati.


27 – Il set Rajasthan “John” del 19°-20° secolo.




28 – Rajasthan: Generale e Marajà.




29 – Rajasthan: Torre, Cavallo e Alfiere.




30 – Rajasthan: due dromedari-Alfieri visti da dietro, con la coda legata.




31 – Rajasthan: tre Pedoni.



    Intagliato nel 1920 era un tipico gioco di legno della Mongolia, dove il Re è il capo villaggio, la Donna bianca è un cane e la nera un leone, l’Alfiere è il cammello a due gobbe della Battriana, il Cavallo tipico delle steppe, un carro con tre uomini al posto della Torre bianca e una carrozza per la Torre nera; i Pedoni sono i cuccioli delle Donne, poiché, nel gioco familiare mongolo, quando un Pedone arriva a promozione si trasforma soltanto in Donna.


32 – Il set mongolo del 1920.




33 – Le due Torri bianche della Mongolia, con riflesso.



    Dall’Unione Sovietica proveniva un set di bakelite del 1930, risalente cioè al limitato periodo in cui questa resina fenolica è stata prodotta.


34 – Il set sovietico di bakelite del 1930.




35 – Particolare dei pezzi del set sovietico.



    La serie scacchistica che ha maggiormente attratto la curiosità degli sportivi era una di peltro degli Stati Uniti d’America. Disegnata nel 1993 da Shawn Sloter, rappresenta i golfisti con i ferri e i costumi di fine ‘800 – inizi ‘900.     Il Re è un uomo in giacchetta e pantaloni al ginocchio, e la Donna è una delle poche dame che praticavano allora questo sport, con la gonna che scende fino ai piedi. Gli Alfieri, persone eleganti con bombetta e farfallino, potrebbero essere i giudici di gara, mentre i Cavalli sono rappresentati da un caddy con sacca e vessillo, effigie che, almeno per noi italiani, sarebbe stata più appropriata per gli Alfieri, che sono i portabandiera. Le Torri sono coppe, premio per i vincitori, e i Pedoni caddies inginocchiati con la sacca da golf.     Fortunatamente ogni pezzo ha il proprio simbolo impresso sulla base: questa minuscola immagine, in una partita, li rende così un po’ più identificabili! L’artista non dimostra certo buona competenza scacchistica (e forse nemmeno golfistica), ma il set che ha creato è esteticamente molto valido.


36 – Il set americano di peltro che riproduce i golfisti.




37 – Golfisti: i Re e le Donne.




38 – Golfisti: gli Alfieri.




39 – Golfisti: i Cavalli




40 – Golfisti: le Torri.




41 – Golfisti: i Pedoni.



    In conclusione, l’incontro svoltosi nella Biblioteca Comunale di Como è risultato positivo, e ha fatto conoscere ai non scacchisti i valori di questo incomparabile gioco, che ha sempre dato soddisfazioni a chi lo ha praticato con passione.
    Gli scacchi, che sono stati definiti “palestra dell’intelligenza”, favoriscono la concentrazione, allenano la memoria e tengono lontani i giovani da attività futili o dannose. Presentano molti aspetti: la gara, che si articola in scienza (la tecnica) e arte (la tattica, nella quale primeggia chi ha più estro) non ne è infatti l’unico.
    Oltre allo studio della teoria, indispensabile a qualsiasi agonista e oggi facilitato dai computer, l’appassionato troverà seducente ripercorrere le partite giocate dai grandi maestri, apprezzerà la bellezza delle combinazioni e si cimenterà nella soluzione di problemi e finali di partita.
    Poi vi è la letteratura, e gli scacchi ne hanno più di tutti gli altri giochi da tavolo messi assieme.
    Inoltre è attraente vedere in quante occasioni gli artisti hanno creato veri capolavori immortalando scene scacchistiche sulla tela o nel marmo, e producendo dal medioevo ai nostri giorni, sovente in un solo esemplare, magnifici set di scacchi.
    Ed è affascinante addentrarsi nell’analisi dell’evoluzione della forma dei pezzi. Se il più antico scritto sugli scacchi è comparso in Persia poco dopo la leggendaria invenzione del gioco (che si ritiene avvenuta in India intorno al 600 dopo Cristo), il primo libro dedicato solamente ai pezzi è del 1937: questa materia è quindi nuova e poco nota e, a chi vi si addentra, riserva ancora tante possibilità di rinvenimenti.
    Particolarissima, sulla scacchiera, è la figura del Re. Pur essendo il pezzo più debole (e bisognoso di protezione soprattutto nelle prime fasi della partita) il Re ha un valore incomparabile con quello dei suoi “sudditi”: la fine della competizione è sancita infatti dalla sua cattura, cioè dallo “scacco matto” (dall’antico persiano shah mat, “il Re è perduto”). Questa caratteristica rende gli scacchi unici e diversi da tutti gli altri giochi da tavoliere, e per questo essi sono chiamati “il re dei giochi e il gioco dei Re”.
    Se gli scacchi erano ritenuti un passatempo, ora anche in Italia sono a tutti gli effetti uno sport: la Federazione Scacchistica Italiana è una disciplina associata al CONI, e i giocatori sono considerati atleti e sottoposti al controllo antidoping. La partita avviene fra due avversari, ma esistono anche gli incontri a squadre: 4 contro 4, 10 contro 10 e così via con i giocatori disposti in ordine di forza: i compagni si sostengono e si incoraggiano, e ne nasce un bellissimo “spirito di squadra”.


42 – Un incontro Como-Lugano del 1954 nella sala turca del Teatro Sociale. In questa foto di quasi sessant’anni fa si nota che sia i giocatori sia gli spettatori sono in giacca e cravatta, abitudine ora scomparsa (al centro si può riconoscere lo scrivente).



    Il gioco degli scacchi esiste da millequattrocento anni: la sua conoscenza, la sua storia e la sua pratica esprimono un insieme di cultura, arte, scienza e sport, utile nella formazione e nella crescita delle giovani generazioni.

Vai all'Indice collezionismo