Parigi: Esposizione delle tematiche riguardanti il Nobil Giuoco

Gli Scacchi nel Medioevo
e nell'Epoca Contemporanea


di Gianfelice Ferlito



    Dal 7 Giugno al 30 Settembre 1990 si è tenuta a Parigi una piccola ma ben documentata esposizione intitolata «Pièces D'Echecs» al Museo delle Medaglie e Antichità della Bibliothèque Nationale. Due sole le tematiche dell'esposizione: Gli scacchi nel Medioevo e nell'epoca contemporanea. La selezione dei più emblematici oggetti scacchistici è stata resa possibile con l'apporto dei pezzi di collezioni pubbliche e private.
    Del periodo Medioevale si potevano ammirare i grandi pezzi di «CarloMagno» scolpiti in avorio indiano. La tradizione vuole che tali pezzi venissero donati dal Califfo di Bagdad (Harun al-Rashid) a CarloMagno (742/ 814) a ricordo della sua incoronazione ad Imperatore Romano d'Occidente avvenuta a Roma nell'Ottocento. La tradizione è stata recentemente (1978/80) sconfessata da due studiosi (Danielle Gaborit-Chopin e Robert Bergman) che hanno dimostrato che in effetti tali pezzi vennero prodotti dagli intagliatori d'avorio di Salerno alla fine dell' XI secolo. Bisogna ricordare che in quell'epoca Salerno era residenza dei duchi Normanni dell' Italia Meridionale e in tale periodo si ha la costruzione del Duomo tutto rilucente di mosaici e con il celebre rivestimento liturgico d'altare (paliotto) scolpito in avorio.

Un fante dei pezzi di CarloMagno



    I pezzi di scacchi che per comodità si continuano a chiamare di «CarloMagno» vennero a far parte, e non si sa come e perché, del tesoro dell 'Abbazia di Saint-Denis in Francia alla fine del XIII sec. Da un inventario effettuato dall'Abbazia nel 1500 i pezzi in questione erano trenta; alla fine del 1500 i pezzi erano ridotti a 23 (donati, persi, distrutti?) e quando nel 1794 la Rivoluzione Francese confiscò il tesoro dell 'Abbazia per conferirlo alla Bibliotèque Nationale questi erano ormai solo 16 (2 Re, 2 Regine, 4 Cavalieri, 4 Elefanti cioè Alfieri, 3 Carri da guerra cioè Torri e 1 Fantaccino cioè pedone). Per fortuna nostra e dei futuri collezionisti non si registrano ulteriori diminuzioni.
    Questi pezzi sono certamente «decorativi» e non da gioco; le loro dimensioni (Re alto 15 cm circa, Regina 13 cm, Torri e Cavalli 12,5 cm, Alfieri 12 cm e pedone 7,4 cm) danno la sensazione di potenza, di ricchezza e di magnificenza regale. Ben si capisce come la leggenda popolare li abbia identificati con due prestigiosi personaggi storici (CarloMagno e Harun al-Rashid) che sono stati tra le più rappresentative figure della civiltà cristiana e mussulmana.
    Oltre ai pezzi di CarloMagno, la mostra esibiva altri pezzi del XIII sec. e manoscritti famosi come quello di Guiron le Courtois (Milano 1370-1380) o quello di Runaut de Montanban (Bruges 1500-1505) ove si può vedere come una partita di scacchi tra un Duca e un nipote di CarloMagno finisca nell'assassinio di quest'ultimo (Bruges 1462-1470) o quel manoscritto chiamato «Echecs amoreaux» dipinto e copiato per Luisa di Savoia verso il 1500 ove si vede una bella dama giocare a scacchi con un intento osservatore (marito?) alle sue spalle. Oltre a pezzi di scacchi medioevali la Mostra esibiva anche 31 Pezzi d'avorio di tricheco del 1500 tedesco (probabilmente appartenenti a 3 giochi di scacchi) e pezzi in cristallo di rocca con bellissima scacchiera del XV sec. prodotto dell'Italia del nord o della Germania del sud
    La parte tematica contemporanea della mostra comprendeva 5 quadri ad olio tra cui due di Marcel Duchamp [pittore francese (1887-1968) che fu anche buon giocatore di scacchi e che fece parte della squadra francese a partire dal 1924] con «Les Joueurs d'echecs» del 1911 e il famoso progetto di cartellone pubblicitario per il Campionato Francese di Scacchi del 1925. Interessante un quadro di Maria Elena Vieira da Silva dipinto nel 1943.
    Oltre ai quadri si potevano ammirare 3 moderni giochi di scacchi scolpiti da Man Ray in legno e in avorio nel 1920, 1945 e 1962. Questo artista scrisse anche un libro (Chessmen, Hollywood 1945) ove chiarì come scelse le forme dei propri originalissimi scacchi. Alla mostra figuravano anche altri pezzi moderni prodotti sia dallo scultore Calder sia da Max Ernest. Una grande fotografia di Duchamp con gli scacchi di Max Ernest immortalava questi due personaggi che tanto amarono gli scacchi. Alla mostra non mancava Woody Allen, che è un giocatore di alto livello e socio del Chess Manhattan Club di New York ove Bobby Fischer iniziò la sua carriera, con «The Gossage/Vardebedian Papers» del 1972, storia di una partita di scacchi per corrispondenza con dissimulati insulti sotto forma di gentili noterelle con un umorismo glaciale.
    Chiudiamo la rassegna di questa mostra con la citazione di Borges che nel momento della sua più tragica cecità affermava che per lui toccare i pezzi di scacchi costituiva l'invito al sogno più intenso e sensuale. E vedendo tanti esempi di pezzi in avorio e legni pregiati alla mostra di Parigi sembra che il fascino del gioco si sia esteso agli attori della scacchiera in modo quasi magico.

[Pubblicato su Scacco n. 1 - Gennaio 1991 - pp. 19-20]