Cari Scacchi e Scacchier

Versi e sonetti del Seicento sugli scacchi

Parte prima

    Nel capitolo IV del libro primo (Il gioco de gli scacchi, edito a Militello nel 1617) Pietro Carrera scrive sull'eccellenza del gioco degli scacchi. In un passo del capitolo, pagg. 58-59, afferma:

... la superiorità dell'ingegno, la cui vivezza, credo, ispecialmente si conosca in due professioni, nella Poesia, e nel gioco de gli Scacchi, perchè l'anima di essi è l'invenzione, laquale quanto più bella, e acuta si scorge, tanto maggiormente fa più degno il Poeta, e'l giocatore; perciò la Poesia, e'l gioco de gli Scacchi molto frà loro si somigliano; se il corpo della Poesia sono i versi, ò più tosto le parole, che partoriscono l'invenzione, gli Scacchi, e la loro disposizione constituiranno il corpo del gioco, da' quali nascono i tratti. Il Poetare, e'l sapere del gioco sono ugualmente dono della natura, le quali virtù non possono acquistarsi perfettamente co' libri senza la naturale inchinazione.


    Qual è il risultato Poetico, si chiede un semplice ricercatore e divulgatore di cose scacchistiche come me, quando è lo stesso scacchista a scrivere versi?
    Quando è, invece, un letterato - appassionato, forse, ma non giocatore - ad occuparsi degli scacchi, quali risultati ottiene?
    E quali differenze esistono tra i versi scritti da giocatori e quelli di semplici appassionati?
    Presentiamo un primo contributo di sonetti e di versi di argomento scacchistico. Altri ne aggiungeremo, nell'intento di farli conoscere ed apprezzare come meritano. Per non perdere quest'anima poetica rimasta sepolta in antichi libri.
    Vi invito, anzi, a leggerli ad alta voce e a tentare di declamarli.
    A lavoro ultimato organizzeremo, presso un circolo, una piccola manifestazione, poetico-scacchistica. I sonetti raccolti verranno declamati da volenterosi. Il filmato sarà presentato su un sito scacchistico.

Alessandro Salvio (i sonetti)
Alessandro Salvio (La Scaccaide)
Carlo Salvio
Giovan Domenico d'Arminio
Michele di Mauro
Horatio Persio
Hortensio D'Aulisa
Gio. Battista Cherubino


NOTA GENERALE

Per facilitare la lettura dei testi nell'italiano del Seicento si sono apportate, dove si è ritenuto strettamente necessario, delle correzioni alla grafia e alla grafica tipografica in uso.
Ad esempio:
- & = e;
- u = v; t = z; per esempio: inuentione = invenzione;
- V = U;
- moftri = mostri; fuperbo = superbo; quefta = questa, etc.
- le parole con finale in a/e/o soprassegnate con il segno ~ sono state scritte nella forma corretta:
quãto = quanto; biãca = bianca, etc.
- p (da sola con la gamba tagliata) = per.
- pò (con la p con la gamba tagliata) = però.

Nessuna correzione, invece, è stata apportata agli accenti, anche se errati (à, ò, hà) o mancanti (perche, benche).
Per rendere più leggibile il testo si sono ravvicinate le virgole alle parole, distanziate le parole dopo il punto e si è rispettata la spaziatura moderna.


Carmelo Coco. San Gregorio (CT) - 12/04/2005  Copyright