Ulivier e Rinaldo, due paladini che giocano a scacchi,
in Morgante maggiore di Luigi Pulci


    Luigi Pulci (Firenze, 1432 - Padova, 1484), poeta italiano. Scrisse il Morgante (1), opera cavalleresca in 28 cantari.

    Infuriato per i raggiri e le maldicenze di Gano di Magonza, Orlando fugge da Parigi e si reca in Pagania (le terre occupate dagli infedeli). Raggiunge un convento di monaci e l'abate gli racconta delle malversazioni di tre giganti saraceni, Passamonte, Alabastro e Morgante. Orlando uccide i primi due e risparmia il terzo, perché a causa di un sogno si è convertito al Cristianesimo. Morgante diventa lo scudiero di Orlando.
Rinaldo intanto, assieme ad altri paladini (Ulivier, cognato dello stesso Orlando e Dodone), parte alla ricerca di suo cugino Orlando. Giunge anche lui al convento e incontra l'abate che è cugino sia di Orlando che di Rinaldo. Quando l'abate cade prigioniero del saracino Brunero che lo vuole impiccare per vendicare l'uccisione dei due giganti, Rinaldo interviene per salvarlo: sfida Brunero, lo uccide in un combattimento alla lancia e libera l'abate.

    Cantare terzo. I due cavalieri, prima del combattimento, stringono un accordo.

Disse Brunoro: - Noi faremo un patto:
che s'io ti vinco, io vo' questo destriere,
ch'al primo so ti darò scaccomatto
colla pedona in mezzo lo scacchiere. -

    Nel cantare settimo, Rinaldo, Ulivier, Dodone e Orlando combattono assieme al Re Caradoro e alla figlia Meredïana (amata da Ulivier) contro Manfredonio. Durante la battaglia Manfredonio sbalza da cavallo Ulivier; Morgante vorrebbe intervenire ma ...

Meredïana, che 'l vide venire,
gridava: - Indrieto ritorna, Morgante! -
e Manfredonio correva assalire
per far vendetta del suo caro amante.
Morgante pur lo veniva a ferire,
e come e' giunse gridava il gigante:
- Tu se' qui, re di naibi o di scacchi?
Col mio battaglio convien ch'io t'ammacchi! -

    Nel cantare decimoprimo Ulivier e Rinaldo giocano a scacchi:

un giorno a scacchi Ulivier borgognone
in una loggia con Rinaldo giuoca.

    Nel cantare decimosecondo il gigante Marcovaldo innamorato di una fanciulla

venuto delle parti di Murrocco,
di gran prodezza e di giudicio saldo;
ma per amor di lei pareva sciocco,
come chi sente l'amoroso caldo:
ché solea dare a tutti scaccorocco,
ma tanto il foco lavorava drento
che per costei perduto ha il sentimento.
Orlando al padiglion poneva mente
dove il gigante faceva dimoro,
e stava tanto fiso a mirar questo
che Marcovaldo s'adirava e presto:
perché e' giucava a scacchi a suo sollazzo,
sì com'egli è de' gran signor costume.

    Nel cantare ventesimoquarto Gano di Magonza, il traditore, scrive una lettera al Re Marsilio per cercare un'alleanza.

Tu vuoi, Marsilio, far come fa quello
che giuoca a scacchi e pensa d'un bel tratto,
e poi che l'ha veduto, d'un più bello
ricerca, e non gli basta scaccomatto.
Il lupo vuol far pace con l'agnello
e che si scriva per suo dato e fatto
e statico il monton sia dato e' cani:
e tu sarai quel desso e' tuoi pagani.


    Accerchiato dalle forze nemiche, Orlando si rifiuta di suonare il corno per avvisare, come convenuto, Carlo Magno e avere soccorsi.

Era salito in su questa montagna
Astolfo e Berlinghier presto ed Avino,
e ragguardando ognun per la campagna,
veggendo tanto popol saracino:
- Abbi pietà della tua gente magna, -
dicevan tutti - o franco paladino:
va' suona il corno quanto puoi più forte,
ch'ogni cosa è men dura che la morte! -.
Rispose Orlando: - Se venissi adesso
Cesare, Scipio, Anibale e Marcello
e Dario e Serse ed Alessandro appresso,
e Nabucco con tutto il suo drappello,
e vedessi la Morte innanzi esplesso
colla falce affilata o col coltello,
non sonerò perché e' m'aiuti Carlo,
ché per viltà mai non volli sonarlo -.


    Si scatena la battaglia di Roncisvalle: battaglia di re, duchi, principi e marchesi, paladini e cavalieri. E di demoni

E' si sentiva in terra e in aria zuffa,
perché Astarotte, non ti dico come,
e Farferello ognun l'anime ciuffa:
e' n'avean sempre un mazzo per le chiome,
e facean pur la più strana baruffa,
e spesso fu d'alcun sentito il nome:
- Lascia a me il tale: a Belzebù lo porto -.


    Straordinarie le scene della battaglia, Ulivier che combatte cieco dopo aver subito un colpo alla testa, il suo cavallo che prende a morsi e calci gli avversari.

Nota:
1) Morgante maggiore. Qualle tracta della morte de Orlando con tutti i paladini stampato a Venezia da Manfrino Bono de Monteferrato nel 1507.


[Tratto da Citazioni volume 4]

(San Gregorio, 02/09/2007)



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