Terminologia scacchistica in uso nel 1600


Per facilitare la lettura e lo studio
dei trattati del Carrera e del Salvio


PARTE TERZA (14-20)



14 - NEI PROBLEMI


    Nei problemi s'incontrano spesso dei termini ancora più tecnici di quelli esposti finora. Ad esempio scacco, matto, scacco doppio, scacco di scoperta, copertura, pedone doppiato, matto affogato, patta, mossa forzata.

 - Scacco (quando un pezzo o pedone offende/attacca il Re).

    E' detto scacco dal Carrera (pag. 287: la Donna bianca dia Scacco nella casa dell'Alfino) e scaccho dal Salvio.
    Il Carrera usa anche il termine scaccheggiare (pag. 135: è questa di Scaccheggiare il Rè assiduamente). E, dal termine scaccheggiare, si ricava scaccheggiato sotto scacco (pag. 389: quando il Rè Scaccheggiato andò).

 - Matto (quando il Re non può sottrarsi minimamente allo scacco, non ha case libere dove rifugiarsi, non può catturare col Re o con altri pezzi o pedoni il pezzo o il pedone che ha dato scacco, non può, in nessun modo, coprire lo scacco).

    E' chiamato matto da entrambi i trattatisti.
    E, quando non si può dare il matto Carrera scrive: (pag. 515: non ha possanza di ammattare), oppure: (Non havrà forza di mattare), (Non arriva alla gloria del matto), (Non potrà ritrovar la strada per mattare). Oppure, molto semplicemente non Matto (pag. 519: Tutte le maniere del Matto, del non Matto).

    Nell'elencare i termini del gioco, Carrera, nel capitolo X del libro secondo pag. 129, scrive: Tiene ogni professione i suoi termini ... nel gioco de gli Scacchi, i quali sono sei, Scacco, Coperta, Scoperta, Tavola, Stallo, e Matto.
    Non era ancora in uso, dunque, il termine Scacco matto.
    Infatti nei partiti di sottilità riportati dal Salvio si legge: darà scacco con la pedona e matto con l'altra.
    I due termini erano presenti ma non legati da un unico concetto. Quando venne usato, per la prima volta, il termine scacco matto?
    E' da ascrivere, comunque, a Carlo Salvio il merito di averlo usato in poesia.
    Nel capitolo XII del Puttino, infatti, nel sonetto del Signor Carlo Salvio, viene descritta in versi la sfida scacchistica tra il Caputi e il Mauro.
    A conclusione del sonetto troviamo i seguenti versi:

E finire due versi, io potrò a pena:
Bastimi sol, che mentre ei dorme, è in atto
Dir scacco, e di finir non possa matto
.


    E' la prima volta che la parola scacco viene associata in poesia al termine matto.

 - Scacco doppio (s'intende l'offesa/attacco contemporaneo al Re e ad un altro pezzo).

    Il termine usato dal Carrera è scacco doppio (pag. 131: Lo Scacco doppio il più delle volte fa grandissima strage de' Pezzi, e de' Pedoni). Un altro termine usato dal trattatista siciliano è scacco di due, perfettamente uguale al termine usato dal Salvio (pag. 165: e'l nero giochi il cavallo alla terza del roccho, e dia scaccho di due).

 - Scacco di scoperta

    Carrera (pag. 276: e'l Pedone nero prese il Pedone dando Scacco di scoperta).
    Un termine quasi simile è usato dal Salvio, scoverta (pag. 179: e'l bianco giochi l'istesso cavallo alla casa del cavallo del nero, e dia scaccho di scoverta).

 - Copertura (è l'interposizione di un pezzo o pedone tra il Re e il pezzo avversario che lo offende/attacca. E' impossibile effettuarla quando il pezzo attaccante è il Cavallo o un pedone. Ovviamente la copertura si può effettuare anche per i pezzi minori e per la Donna).

    Carrera usa il termine coperta e coprirsi (pag. 131-132: Seguita allo Scacco la Coperta ... la quale non solo del Rè, ma de gl'altri Pezzi ancora s'intende, però del Rè principalmente); (pag. 287: il Rè nero è sforzato di coprirsi con la Donna); (pag. 296: se il Nero porta il Rocco nella casa del Rè coprendo il Cavallo).
    Il termine coperta è usato anche dal Salvio (pag. 161: dando il bianco scaccho col roccho, sarà forzato il nero andare, ò alla coperta della Donna); (pag. 144: s'il nero lo porterà in coperta).

 - Pedone doppiato (è la formazione di due pedoni sulla stessa colonna).

    Salvio usa il termine pedona raddoppiata (pag. 83: non curandosi perdere la pedona raddoppiata).
    Il termine usato da Carrera è, invece, incavalcato (pag. 438: farà difesa del Pedone incavalcato); (pag. 395: e poi piglierà il Pedone non incavalcato); (pag. 178: così il Bianco havrà i Pedoni incavalcati).

    Nel Carrera (Capitolo I del libro ottavo Di quei Pezzi, e pedoni che non ammattano) troviamo un lungo elenco di casi nei quali non si riesce a vincere la partita. In riferimento alla presenza dei pedoni Carrera usa i termini congiunto, accompagnato, in compagnia, giunto, unito per segnalare la presenza sulla scacchiera di diversi pedoni (non doppiati).

 - Matto affogato.

    Nel gioco odierno corrisponde alla vittoria. Ma dal Carrera apprendiamo che nel Seicento era sinonimo di stallo e, quindi, di patta (pag. 157: seguiamo il quinto ternino del gioco, il quale è lo Stallo, detto da altri Matto affogato).

 - Patta (la conclusione pari di una partita).

    A pag. 133 il Carrera scrive: Il gioco Tavola da' Siciliani Patto ancora, e Capalo è detto, donde Appattare, e Accapalare si dice, ch'è l'istesso, che Tavolare, cioè far Tavola.
    Salvio usa anche il termine impattare che in niun modo si poteva impattare (Puttino Capitolo I).     Quanti termini per definire la patta. Tavola è, comunque, il più comune assieme a Patto, mentre Capalo è desueto come del resto Accapalare.
    Qualche volta Carrera continua a d usare Appattare.

 - Mossa forzata.

    Il Carrera usa sforzato (pag. 225: il nimico è sforzato di andare nella casa dell'Alfino); forzata (pag. 336 onde la Donna nera forzata à calare nella seconda dell'Alfino) e stretto (pag. 492: il Nero sarà stretto di prendere l'Alfino); (pag. 296: stringendo la Donna à far cambio).
    Salvio usa il termine forzato (e'l nero sarà forzato spingere la pedona di donna una casa).

15 - LA FORZA DEI GIOCATORI E LE LOEO QUALITA'


    Nel Seicento non esisteva una classifica di merito (un International rating, come diciamo oggi) né delle vere categorie.
    Il Salvio, ad esempio, usa il termine seconda classe (Il Puttino, capitolo XIII: il Signor Ferrante Galeoto Gentiluomo di molta portata, e nel giuoco della seconda classe). Nello stesso capitolo, per definire la forza di un giocatore, dirà: e'l Signore Pietro di Roggiero poco meno del Leonardis nel giuoco.
    La forza di un giocatore (e di conseguenza la categoria) veniva individuata e definita rispetto a quella di un altro giocatore.
    Il Carrera, nel capitolo XII del libro primo usa questo stesso metodo: Alfonso Cirasa (fù alquanto superiore al Barone di Siculiana); Silvio Platamone (giocò del pari col Barone di Siculiana); Thomaso Schivel (Spagnuolo ... era superiore al Barone di Siculiana nel maggior numero de' colpi); Giacomo di Termine (cedeva al Barone di Siculiana, ma di poco); Giacomo Corsetto (giocava il medesimo, che il Barone di Siculiana); Giacomo La Barbiera (non differiva nel gioco dal Barone di Siculiana); Francesco Cardona (giocava al pari co'l Barone di Siculiana); Costantin Boccaccio (giocava del pari co'l Barone di Siculiana); Girolamo Cascio (Intorno al sapere de gli Scacchi era uguale al Barone di Siculiana); Alfonso Ortega (Spagnuolo, donava tratto in vantaggio al Barone di Siculiana, di cui quantunque sia alquanto inferiore).
    Nei profili più dettagliati troviamo virtù e qualità dei giocatori: possanza, vaghezza, tardanza, di molto sapere.
    Il Salvio, nel capitolo I del Puttino, scrive: Vedevasi nel Puttino fortezza di giuoco, e tardanza a mutare i pezzi; in Paulo poi prestezza, e sottigliezza di tratti.
    Carrera, nel profilo di Don Horazio Paternò, nel Capitolo XII, (espressamente chiamato De' Giocatori, e di Coloro che scrissero del gioco) fù uguale al Siracusano, perciochè ambidue giocavano pari, e si vincevano vicendevolmente; però fra l'uno, e l'altro vi era questa differenza, che il Baron del Biscari dimorava soverchiamente à giocare considerando quasi ogni colpo con maturo consiglio, e'l Siracusano giocava senza troppo dimora.
    Salvio usa un'espressione felice per definire il gioco pari Alla fine dopo aver giucati molti giuochi, essendo tardi restorono di pari onore.
Possanza = forza di gioco;
Prestezza = sollecitudine nel gioco;
Tardanza = eccessiva lentezza/indugio nel gioco.
Di molto sapere = molto esperto nel gioco degli scacchi.


16 - LA PARTITA- SCOMMESSA


    Nel Seicento si giocavano spesso partite con in palio somme di denaro. E, attorno ai giocatori, spesso si radunavano schiere di scommettitori.
    A tal proposito basta leggere il Puttino e le innumerevoli partite giocate da Lionardo da Cutri. Sapevate, ad esempio, che in Spagna, prima della famosa sfida davanti al Re Filippo II, Ruy Lopez e Lionardo giocarono a scacchi scommettendo poste in denaro?
    Capitolo IV: alzò gli occhi il Lopes, e vedendo ch'erano Italiani, si rallegrò molto, credendo con essi loro fare qualche guadagno; per lo che disse loro, che s'alcuno d'essi volesse con lui giucare, volentieri giucarebbe: conobbe il detto Lionardo il Lopes: onde li disse, che con esso lui giucarebbe al pari, giucarebbe di cinquanta scudi il giuoco.


17 - IL SUGGERITORE E IL TOCCO


    Dalla Risposta ricopiamo il seguente passo:

Il Marano Venutosene dunque apparecchiato in Militello, e di piu con un Turcimanno alla spalla, giocator di Scacchi alquanto inferiore a lui, col quale havea secreta intelligenza, vi giocò, e'l vinse.

    Il termine Turcimanno (che significa interprete, traduttore) è usato, secondo il mio parere, esclusivamente nel senso di suggeritore, cioè di persona che assisteva alla partita alle spalle di uno dei due giocatori e gli suggeriva alcune mosse.
    Questa secreta intelligenza, che si attuava con tocchi precedentemente concordati viene riferita anche dal Salvio in due episodi del Capitolo XIII del Puttino: (Succedè un fatto d'un Galantuomo giucator di Scacchi da Sorrento, il quale ritrovandosi in Palermo s'abbattè a giucare con un Barone ricco, accosto del quale, quando giucava, vi stava un Medico giucatore, come il Sorrentino: per lo che non poteva colui vincere); (Avvenne, che un giorno giucando agli Scacchi il Beneventano col Signor Fabrizio di Fazio cittadino de' principali della Città di Capoa, v'andava cinque scudi al giuoco, era perduto dalla parte del Fazio, ma essendo toccato da dietro, s'avvertì del tratto in suo favore, e guadagnò il giuoco: per lo che il Beneventano sborsò li ducati cinque, li quali avendoli presi il Fazio, poi si volse al Beneventano, e disseli, eccovi i vostri cinque scudi, ed eccovi i miei; perchè io il giuoco l'aveva perduto, e non poteva guadagnarlo in pensiero, ma fui toccato: il Beneventano disseli, io prendo i miei, e restituisco i tuoi, perchè hai fatta sì degna azione).


18 - IL CIRCOLO DI SCACCHI NEL SEICENTO


    Il luogo di riunione dei giocatori di scacchi era chiamato Accademia e con conversazione si intendeva una riunione scacchistica.
    Le Accademie erano spesso case di nobili. Ad esempio, nel Puttino, leggiamo (capitolo I: in casa del Signor Principe di Gesualdo, Don Fabrizio Gesualdo nomato, il quale, essendo di molto sapere in detto giuoco, teneva di continuo l'Accademia in sua casa), (cap. XIII: e'l vennero a disfidarmi in casa del Signor Don Ferrante di Cardona, dove allora si teneva la conversazione).
    Nella Risposta viene citata la conversazione avvenuta a Napoli nel 1625.


19 - LE REGOLE DEL GIOCO DEGLI SCACCHI NEL 1500/1600


    Nel 1500/1600 il gioco degli scacchi non aveva dappertutto le stesse regole.
    Leggendo i documenti dell'epoca possiamo facilmente rilevare che esistevano notevoli diversità tali da poter individuare delle regole specifiche per il gioco Napoletano, il gioco Romano, il gioco Siciliano e il gioco Spagnolo     Nel Trattato il Salvio dedica un capitolo a questo argomento dal titolo L'usanza del gioco si tiene in diverse parti.

Quello, che s'osserva in molte parti, dirò conform'ho inteso da valentissimi giocatori, e particolarmente dal mio Maestro, Sig. Michele di Mauro Gentilhuomo e di molti buoni costumi, e qualità adorno; il quale per sue occorrenze andando in Spagna, vidde tutto quello osservarsi, che qui sotto si nota, e per incominciare dall'alma città di Roma; in due sol cose differisce dal nostro, l'uno; ch'il Rè ancor c'habbia havuto scaccho, purche non sia mosso, sempre potrà saltare, e il suo salto non può esser più, che di tre case, una col roccho; ma il roccho sempre si deve porre alla casa prossima del Rè, e non in altra, e potrà saltare senza roccho in modo di cavallo, o d'alfiero, come a lui piacerà: non passando le tre case predette: potendo saltare sopra a pezzi, e sopra pedine, e così ancora si gioca in Spagna, eccetto che il Rè, e il roccho non ponno saltare tut'a un tempo; ma prima il roccho, e dopo il Rè saltar sopr'al roccho, ma se saltarà prima il Rè, non potrà il roccho saltare sopra il Rè. Secondo differisce il gioco Spagnolo dal Romano nel passar battaglia: per essempio, la pedona del Rè nero starà alla quinta casa d'esso Rè: volendo il Bianco spingere la pedona di donna, o quella dell'alfiero del Rè quanto la và ciascheduna; il nero potrà forzare il bianco, che torni in dietro una casa: ma sarà tenuto esso nero pigliarla con la sua; e non volendo prendere;il bianco avrà libero il passaggio. Terzo differisce ancora, che siccome nel nostro si vince, ò si perde, ò s'appatta, nella Spagnola v'è l'arrabiato: per esempio, restarà il bianco con un pezzo, che non potrà dar matto; e il nero senza nulla: il bianco guadagna il gioco per metà: così ancora s'il nero non avesse nessuno pezzo, e pedona, e restarà solo; ancora, ch'il bianco avesse molti pezzi, e lo possa ammattare; non guadagna altro, che la metà. In Francia, e in Savoia, e in altre parti d'Italia al modo Romano, si gioca ancora, eccetto, che'l Rocco saltando col Rè, potrà andare insino alla casa del Rè. In Sicilia poi si gioca, ch'il Rè non possa saltare, e ultimamente in Napoli si gioca, ch'il Rè non possa saltare havuto ch'habbia scacco, ancorche non si mova: ma il suo salto non è altro, ch'in modo dritto per le case di pezzi, e si potrà porre il Rè insino al pontone, tanto del Rè, quanto della donna, e'l roccho non potrà passare la casa del Rè, di più ancor che il roccho sia mosso dalla sua casa, e'l Rè potrà saltare sopra il roccho tantum, e non per sopra a gl'altri pezzi; e detto roccho in quel tempo non si può movere da quella casa dove si ritrova.


    La regola Spagnola del Passar battaglia. Per esempio: il Nero ha il pedone nella casa e4. Quando il Bianco spingerà il pedone di Donna o di Alfiere di due case, d2-d4 oppure f2-f4, il Nero avrà l'opzione di chiedere al Bianco di far retrocedere il suo pedone di una casa, costringendolo a giocare, quindi, d2-d3 oppure f2-f3. In questo caso, però, il Nero era costretto a prendere il pedone avversario. Non facendolo il pedone Bianco poteva restare in d4 o f4.
    La regola Spagnola dell'arrabbiato. Per esempio: quando il Nero resta con il solo Re e il Bianco con il Re ed un pezzo (Alfiere o Cavallo) con il quale non è possibile dare matto. In tal caso la vittoria del Bianco è pagata con metà della posta nelle partite con denaro. Metà della posta viene pagata anche quando il Nero resta col solo Re e il Bianco con pezzi tali da poterlo mattare. Bisognava, dunque, per vincere l'intera posta, impedire che l'avversario restasse con il solo Re.
    Illustreremo, in seguito, le altre regole con esempi di partite giocate. Ne riportiamo una famosa: il gambetto Muzio-Cascio (Salvio, Apologia).
1. e4 e5 2. f4 ef4 3. Cf3 g5 4. Ac4 g4 5. 0-0 (Tf1 e Rh1) gf3 6. Df3 De7 7. Df4 Ch6 8. Dc7 Cc6 9. Cc3 Dd6 10. Cd5.

    Anche il Carrera dedica un capitolo all'argomento dal titolo Che il gioco usato in Sicilia sia più ragionevole de gli altri che altrove si usano.


In tutte le usanze, e costumi de gli huomini sempre si sono introdotte le superstizioni, e gli abusi cagioni di pessima corrottela. Questo vizio ha pur penetrato insino al gioco de gli Scacchi, qual più sconcia cosa si può udire nel gioco, che in un colpo si giochi due volte, si come fanno i Romani, i Napolitani, e altri nazioni, che in un medesimo tratto giocando di Rè, e di Rocco ei rappresentano un mostro (per dir così) con due corpi? alcuni dei quali donano per legge, che colui, il cui Rè sia stato scaccheggiato, non possa cio fare, quasi il Rè non sia il medesimo, ch'era inanzi, e che per cagione dello Scacco gli sia legata la podestà. E dovere, che il Rè soggiaccia alle leggi, ma non che senza colpa sia condennato alla pena da gli inferiori; che il Rè habbia Scacco non è colpa di lui, nè di altro; non è huomo, che possa, ò debba promettersi di non essere assaltato, ò richiesto, massime ritrovandosi esposto all'incontro de' nemici. Altri per giocar due tratti in un colpo permettono lo scacco, ma li vietano, quando il Rè havra mosso dal suo luogo non si accorgendo, che fanno il Rè schiavo, e ristretto con maggior catena. Concedono libertà al Rè di poter saltare à suo modo insieme col Rocco, ma gliela limitano con le carceri, e co' ceppi. Altri rifiutano la cagion dello Scacco, e del primo movimento permettendo al Rè, che qualhora gli piaccia possa andar trè case à salto di Rocco, ò di Cavallo, ò di Alfino; ilche confesso esser men male, poiche costoro allegano, che al Rè, ch'è padron del campo, si dee dar facoltà di andare à salto di qualsivoglia Pezzo nello spazio di trè case per una fiata solamente; ma vedremo che non sia cosa lodevole, che il Rè, il quale è il compendio di tutti gli Scacchi, si usurpi talhora quell'ufficio, che hà posto in man de' suoi, e ciò faccia senza necessità, anzi con detrimento della Maestà reale, poichè il viaggio del Rè di casa in casa dimostra la gravità, che deve havere il Rè non solo nel passo, ma ancora ne' cenni, nelle parole, e nelle azioni, rimettendo il tutto alla essecuzione de' ministri, à quali egli hà commesso il governo. Vegniamo alla ragion de' Pedoni; essi secondo gli Spagnuoli al primo tratto non possono correre in due case, se il nimico Pedone stando nella vicina linea possa ferir quella casa, per la quale alcun di quelli faccia viaggio, pur che il giocator contrario non si contenti, imperochè egli hà podestà di concedere al Pedone nimico il passaggio di una, o di due case. Che legge sia questa ingiusta, e irragionevole, che un soldato prenda licenza dal nimico, se voglia dimostrarsi in battaglia contra lui, e che dipenda dalla volontà di esso a farlo, e non farlo? E privilegio, che il Pedone andar possa due case al primo colpo, il qual privilegio è fondato sù la ragione, perchè il Pedone essendo il minimo, e'l più tardo di moto hà bisogno di alcuna dimostrazione di cortesia, affinchè s'inanimi, e indirizzi à far progresso contra i nimici. Se i Pedoni andassero sempre una casa eziandio al primo colpo, bisognerebbe dire, che il campo voto del Tavoliero sarebbe soverchio almeno di una linea, non parendo convenevole, che i Pedoni caminino molta strada per affrontarsi, e molta strada saria, se non potessero aggiungersi co' nimico al primo tratto. Il rubbato di Spagna mostra alcuna apparenza di sodisfazione, poichè riporta la metà del premio della vittoria per quel Pezzo, ò Pedone, che non haverà forza di dar matto; ma se il Pezzo, ò Pedone non potrà dar matto, non dee vincere nulla, perchè non avrà conseguito il fine, ch'è il vincere; anzi dirò, che quel Rè, che riman solo, e senza offesa si dee stimare più glorioso dell'altro, che rimane accompagnato di Pezzi, ò di Pedoni, perchè la compagnia, che non è bastevole à conseguir la vittoria, più tosto è degna di biasno; che di lode; niuno contradirà, che la vera vittoria del gioco consista nel matto del Rè, e non nella Tavola. Altri non hanno lo spazio de' ventiquattro tratti nella fine del gioco, ilche concedo esser lieve peccato; che sia meglio porvi questo termine, credo che ciascheduno de' giocatori potrà esserne giudice; il numero de' ventiquattro colpi è sofficiente adottenere vittoria con con agevolezza, rende il giocatore più scaltro, e vigilante, e tronca la pertinacia dell'uno de gli Avversari; nondimeno queste prave usanze non sono contra l'essenza del gioco, e son divenute leggi, che astringono eziandio i forastieri.


    Il Carrera dedica un intero capitolo al Ministratto (libro quattro, capitolo II): Il Ministratto dunque, che dalla Etimologia del nome Tratto manchevole ci significa. Nel Ministratto sono raggruppate le mosse irregolari dei pezzi e dei pedoni (Pezzo, ò Pedone camina differente dal suo corso; se l'Alfino andasse à salto di Cavallo; etc.). Si giocava così anche nel Seicento tanto che Carrera avverte che tutti i suddetti Ministratti debbono essere fuggiti.


20 - IL VANTAGGIO

    Si giocava solitamente con poste in denaro. Ed era in uso, all'epoca, quando un giocatore si considerava superiore all'avversario, concedere un vantaggio: da una Torre, quando la disparità era netta, a un pedone, quando era minima.
    Nel Puttino (capitolo XIII) vengono descritti alcuni tipi di vantaggio: Succedè un' altro fatto tra il Signor Don Antonio Mancino, ed un'altro Prete di Mataluni: soleva il detto Don Antonio giucare con detto Prete, con darli un Rocco, ed un Alfiero, altre volte due pezzi, altre volte un Rocco.
    Carrera cita un altro particolare tipo di vantaggio dato all'avversario, il vantaggio del Roccone. Nel profilo di Scipione Porzio leggiamo Siciliano della Città di Catania eccellentissimo Filosofo, e celebre, come le opere di lui ne fan fede, riceveva in vantaggio il Roccone dal Barone del Biscari, co'l quale usò di giocarvi gran tempo.
    Lo stesso Carrera nel Capitolo Il Vantaggio del Roccone spiega questa regola:


Il Roccone, che ancor Roccato vien detto, si fa, quando nel situare i Pezzi il Rè si colloca nella casa del Rocco, e'l Rocco nella casa del Rè. In due maniere può avvenire tal mutamento di luogo; una è, quando il Rè si pone nella casa del suo Rocco, e'l Rocco nella casa del Rè; l'altra, quando il Rè prende la stanza del Rocco della Donna, e'l Rocco della Donna prende la stanza del Rè; ma quando si dice darsi il vantaggio di Roccone, s'intende quello della prima maniera, e non della seconda.


    Vantaggi poco usati ma da menzionare sono i seguenti:
- Vantaggio del Recavallo (Carrera, capitolo XII libro quarto: si è introdotta appresso alcuni il vantaggio di concedere al Rè il salto del cavallo oltre il proprio movimento): consisteva nel concedere al Re avversario di muoversi come il Re o come il Cavallo;
- Vantaggio della Donnacavallo (Carrera, capitolo XII libro quarto: sogliono altro i giocatori dare, ò ricevere il vantaggio della Donnacavallo, ... che la Donna camminando à salto di cavallo): consisteva nel concedere alla Donna avversaria di muoversi come la Donna o come il Cavallo;
- altri tipi di vantaggi verranno inseriti nel prossimo rifacimento.

    Quando i due giocatori si sfidavano senza concedere nessun vantaggio il gioco veniva chiamato alla pari o di/del pari.
    Carrera (pag. Silvio Platamone giocò del pari col Barone di Siculiana).
     Salvio (Il Puttino capitolo I, la sfida Romana tra Ruy Lopez e Lionardo da Cutri con molto ben modo si pose a giucare con lui di pari.


NOTA GENERALE

Per facilitare la lettura dei testi nell'italiano del Seicento si sono apportate, dove si è ritenuto strettamente necessario, delle correzioni alla grafia e alla grafica tipografica in uso. Un metodo personale che è risultato efficace, visti i numerosi apprezzamenti che questa novità ha riscosso.
Ad esempio:
- & = e;
- u = v; t = z; per esempio: inuentione = invenzione;
- V = U;
- moftri = mostri; fuperbo = superbo; quefta = questa, etc.
- le parole con finale in a/e/o soprassegnate con il segno ~ sono state scritte nella forma corretta:
quãto = quanto; biãca = bianca, etc.
- p (da sola con la gamba tagliata) = per.
- pò (con la p con la gamba tagliata) = però.

Nessuna correzione, invece, è stata apportata agli accenti, anche se errati (à, ò, hà) o mancanti (perche, benche).
Per rendere più leggibile il testo si sono ravvicinate le virgole alle parole, distanziate le parole dopo il punto e si è rispettata la spaziatura moderna.

Carmelo Coco. San Gregorio (CT) - 03/01/2005  Copyright