ANTICHE RECENSIONI

- Venezia 1483: Itinerari per la terraferma veneziana di Marin Sanudo.



La Cronaca


    Un nobile padovano di 48 anni, estremamente colto, era seduto nel palco d'onore e osservava attentamente la piazza, animata da figure in armi. Un torneo?
    Studioso di molte materie e ricercatore appassionato (anni più tardi avrebbe pubblicato due straordinari libri) stava lavorando all'impegnativa stesura di un manoscritto che definiva un crogiolo di idee e di speranze.
    Intuì subito che lo spettacolo al quale stava assistendo poteva essere rielaborato e costituire un interessante capitolo per il suo nuovo libro: una tappa fondamentale del moderno viaggio di ricerca che, anni prima, lui stesso aveva intrapreso.
    Trascrisse delle immediate impressioni: lo spettacolo era degno di aeterna memoria, senza dubbio.
     Adesso al centro della piazza erano cominciate le danze, una chorea elegantissima. I danzatori, volteggiando al suono della musica, occupavano alternativamente le case bianche e nere del pavimento a scacchiera.
    Il ballo era simile ad un procedimento matematico all'infinito, gli opposti sembravano coincidere, la materia perdeva la sua contraddizione interna.
    Era l'harmonia cum l'alma.
    Era stato davvero fortunato a trovarsi a Marostica proprio quel giorno.
    Marostica era forse l'Olimpo?

    No, devo ricominciare. Questo non è mai avvenuto.
    Qui a Marostica nessuno si ricorda di una partita a scacchi con pezzi viventi - cavalieri e dame - disputata sulla piazza del Castello.
    Non è mai avvenuto niente di simile.
    Il recentissimo servizio che avevo letto sulla partita a scacchi con personaggi viventi di Marostica era, dunque, solo una invenzione letteraria. Probabilmente preparato dopo la pubblicazione e la lettura della Hypnerotomachia Poliphili.
    Svanisce così una possibile e labile traccia. Il vero autore della Hypnerotomachia Poliphili non è mai venuto a Marostica, né ha mai assistito alla partita a scacchi, né, ovviamente, da questa ha mai tratto ispirazione.

    Come sempre è un libro a dissipare ogni dubbio.
    E' un vero gioiello intitolato Itinerari per la terraferma veneziana di Marin Sanudo. (1)
     Questo ricercatore-viaggiatore instancabile descrive e disegna, nel libro pubblicato nel 1483, il castello di Marostica.
    Il castello è quadro, con quattro torresini, ed una torre in mezzo. Era castellan Michiel di Pollo scrive il Sanudo. E poi aggiunge et à piaza granda con una fontana in mezo facta al tempo di Andrea da Molino di Alvise F. et Piero Basadona di Ant. Alovisio Barbaro di Ant. F.. (2)
    Nessun riferimento ad una piazza quadrettata.
    Percorro la grande piazza del castello rileggendo la bellissima descrizione del pavimento della Hypnerotomachia Poliphili: Et conceduto peculiarmente l'intrito, ecco che agli occhi miei s'arepraesentorono più praesto divine cose che humane. Uno ambitiosissimo apparato in una stupenda et spatiosa corte, ultra el pallatio contigua, ad opposito dell'altra, di quadrato perfecta. Il lepidissimo et pretioso pavimento, tra una ambiente tessellatura interiecto, vidi uno spatio di 64 quadrati, di pedi tre il diametro di ciascuno: degli quali, l'uno lustrava di diaspro di colore coraliceo et l'altro verdissimo guttato di sanguinee gutte, cum imperceptibile quasi cohaesione del composito, quale uno gioco di scacchi. (3)
    Qui, sulla piazza, non vi è gutto o diaspro. Tutta è spoglia di divisioni e diametro. Nessuna chorea, nessun ballo.


    La sera, prima di ripartire, indugio nuovamente sulla grande piazza, deserta e fredda.
    Su questa piazza spoglia di scacchiera, priva di qualunque ricordo di un affascinante torneo, come non ricordare i versi dell'Alighieri con il più bel omaggio fatto al gioco degli scacchi?
  E' il primo Gennaio 1500.


L'Antica Recensione


CRONICA VENETIANA

Il più bel omaggio agli scacchi


    L'Alighieri è grandemente noto per la Commedia (nel titolo originale; il termine Divina fu aggiunto nel 1355 da Ludovico Dolce, ricordato più per questa arbitraria aggiunta che per le sue rime e la sua prosa).
    Nel Canto XXVIII del Paradiso, Beatrice spiega all'Alighieri i nove cerchi degli ordini angelici.
    L'incendio suo seguiva ogni scintilla; ed eran tante, che 'l numero loro più che 'l doppiar delli scacchi s'immilla.
    E' un chiaro riferimento ad una ben conosciuta e antica leggenda sugli scacchi. (4)
    L'operazione matematica, legata alla richiesta del premio è, infatti, quella di doppiare sempre, casa dopo casa, il valore precedente.
    Il numero che si ottiene alla 64.esima casa (anche se assumiamo l'1 come valore iniziale) è enorme.
    Il Canto XXVIII è considerato molto più scientifico e dottrinale che poetico.
    Scientifica è, ad esempio, una delle tante domande che l'Alighieri si pone: perché i nove cerchi, girando attorno alla terra, aumentano la loro velocità quanto più ne sono distanti? La parte dottrinale riguarda due aspetti precisi: numero e gerarchia degli angeli. Nella letteratura precedente al 1300 si è spesso argomentato sul numero degli angeli e sulla loro classificazione. Il De celesti hierarchia di Dionigi li divide in tre gerarchie, ciascuna delle quali è a sua volta divisa in tre cori. Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potenze, Principati, Arcangeli, Angeli. A questa classificazione (ben poche volte contestata - il solo caso conosciuto è quello di San Gregorio Magno) l'Alighieri si è perfettamente adeguato.
    La similitudine scacchistica serve all'Alighieri esclusivamente per indicare un numero pressoché infinito di angeli, contiene solo scienza (il calcolo matematico) e dottrina (piena aderenza alla classificazione degli angeli e al loro numero infinito) e manca di poesia?
    Non lo crediamo.
    Il numero di 20 cifre, risultato del doppiar era ben conosciuto all'epoca dell'Alighieri . (Il grande matematico Pisano Leonardo Fibonacci, lo aveva calcolato). (5)
    Lo si conosceva e non come numero astratto ma come numero finito seppure enorme.
    Ma quel numero è difficile da calcolare, da ricordare, da scrivere. E da pronunciare. Credete forse che il grande matematico di corte, incaricato di valutare l'esatto ammontare del premio spettante all' inventore del gioco degli scacchi, abbia espresso a voce, al SUO SCIOCCO RE, il numero risultante? Come rendere esprimibile qualcosa che non lo era? Come rendere comprensibile quell'inesprimibile scacchistico? Di certo si sarà servito di una similitudine del tipo: per pagare il premio non basterebbero tutti i granai della terra per anni e anni. E' bastata questa similitudine a provocare la vertigine nel Re. Il numero non avrebbe potuto esprimere meglio un responso così severo.
    Numero enorme, finito, ma inesprimibile. (6)
    Ecco la parte poetica della similitudine dell'Alighieri: l'allusione al numero finale nella sua forma inesprimibile. L'Alighieri si è servito dell'inesprimibile scacchistico per indicare l'inesprimibile celeste (gli angeli sono più vicini a Dio di qualunque altro essere).


Pavlvs Dominici


La Nota Moderna

1) Dovrebbe essere la prova definitiva per confutare la storicità dell'avvenimento di Marostica: nel 1454, non venne mai disputata nessuna partita a scacchi con pezzi viventi.
Marin Sanudo (il giovane, 1466-1536) è il più grande storiografo veneziano del 1500. Cronista raffinato ed attentissimo. Amico personale di Aldo Manuzio (proprio lo stampatore della Hypnerotomachia). Scrisse un' opera monumentale in 58 volumi Diari appunti cronologici, quasi giorno per giorno, sulla vita veneziana dal 1496 al 1533 (vennero pubblicati solo postumi nel 1700).
2) E' questa la fontana sulla piazza del castello della quale ho trovato una piccolissima traccia su un altro antico libro. Una fontana che venne scalfita, smembrata e distrutta.
Di questa fontana ho cercato, invano, di reperire altre fonti storiche antiche. Come era fatta? Quando venne costruita e distrutta?
Sul sito del Comune di Marostica, in effetti, si parla di una fontana distrutta e non più ammirabile. Vanamente ho chiesto informazioni.
Qualche gentile lettore può aiutarmi fornendomi informazioni più precise?

3) Ogni quadrato della scacchiera misurava 3 piedi di diametro (inteso come lato di un quadrato). Dunque circa 0,89X0,89 cm. Dimensioni adatte a contenere agevolmente una persona. Il pezzo, in ogni quadrato, poteva avere movimenti sciolti, la possibilità di procedere in avanti, lateralmente o diagonalmente (secondo i casi), senza interferire con l'eventuale pezzo ad esso adiacente. Tutta la scacchiera doveva misurare, dunque, m. 7,12 X 7,12.
4) Questa è l'esatta tavola matematica per il calcolo del premio dovuto all'inventore degli scacchi.


20 21 22 23 24 25 26 27
28 29 210 211 212 213 214 215
216 217 218 219 220 221 222 223
224 225 226 227 228 229 230 231
232 233 234 235 236 237 238 239
240 241 242 243 244 245 246 247
248 249 250 251 252 253 254 255
256 257 258 259 260 261 262 263

Per calcolare il premio dovuto, si devono sommare i risultati delle potenze di ogni singola casa: (20= 1) + (21=2) + (22=4) + (23=8) +...(263= 9.223.372.036.854.775.808) = ...
Il numero finale si può ottenere, matematicamente, DOPPIANDO l'ultimo numero mostrato e sottraendo l'unità (il primo chicco di grano della prima casa).
Lo stesso risultato si ottiene, chiaramente, calcolando il valore di 264 e togliendo l'unità.
Si ha così 18.446.744.073.709.551.616 - 1 chicchi di grano.

5) Il matematico Leonardo Fibonacci (1173-1240) ebbe il grandissimo merito dell'introduzione del sistema decimale in Occidente (già in uso presso gli Arabi). Scrisse il Liber Abaci, la Pratica Geometriae sulla geometria e trigonometria e il Liber Quadratorum sulle radici quadrate e cubiche.
6) Non è forse vero che adesso usiamo l'espressione 2 64-1 proprio per rendere pronunciabile quello che non è?


Fine parte terza. Continua.


Carmelo Coco. San Gregorio (CT) - 12/11/2005  Copyright