ANTICHE RECENSIONI

- Firenze 1493: Libro del giuocho di Scacchi intitolato de' costumi degl'huomini, et degli offitii de' nobili di frate Jacopo da Cessole.
- Firenze 1494: Stanze di messer Angelo Politiano cominciate per la giostra del magnifico Giuliano di Piero de' Medici di Angelo Poliziano



La Cronaca


    Perché gli scacchi continuano a perseguitarmi, a rincorrermi?
    Sono nella fornitissima bottega del libraio Tencini a Treviso dove mi sono fermato come prima tappa del mio viaggio verso Cesena.
    Sul tavolo ho due libri.
    Mi convinco sempre di più: la storia della letteratura è piena di pieghe misteriose, piena di episodi da esplorare, di personaggi misteriosi, di zone d'ombra, di anomalie non ancora spiegate. A volte è la stessa - complice e sospetta - poca attenzione, o completo disinteresse da parte degli storici verso un fatto o un fenomeno di questa materia, a costituire una vera e propria anomalia nella anomalia.
    Scoprire anomalie, cercarne le cause, tentare di risolverle, cercare nuove connessioni e nuovi significati: è l' affascinante metodo che adotto nella mia professione di cronista letterario.
    Questo lavoro di ricerca presuppone conoscenza della materia da esaminare, passione, costanza, doti investigative, fiuto. L'indagine sistematica è lunga e faticosa: si lavora nelle pieghe nascoste della storia, nella scarsa e frammentata documentazione originale consultabile, e, quasi sempre, nell'invisibile e nell'occultato.
    Nell'invisibile e nell'occultato.
    Sfoglio i due libri. So esattamente cosa cercare. Contengono un episodio misterioso, una anomalia.
    Il primo è il Libro del giuocho di Scacchi intitolato de' costumi degl'huomini, et degli offitii de' nobili di frate Jacopo da Cessole.
    E' stato stampato a Firenze da Antonio Miscomini nel 1493. E' un in quarto piccolo con numerose incisioni. Una nota afferma che questa edizione fiorentina è la traduzione in volgare del libro in latino del Cessole stampato a Milano nel 1478.
    Nel capitolo quinto, intitolato Dell'offizio e della forma de' Cavalieri viene riprodotta la seguente incisione:




    Il testo spiega che:
Lo Cavaliero posto a cavallo ornato di tutte le arme è formato in questo modo, ch'egli ebbe capo l'elmo d'acciajo; la lancia in mano ritta; e lo scudo lo copria dalla mano manca; la spada e la mazza del ferro dalla detta mano, e'l coltello dalla mano ritta; la paziera in dosso; le corazze al petto; i gamberoli in gamba; i cosciali nelle coscie; li speroni in piede; et in ambe le mani i guanti del ferro; et il cavallo sotto savio et acconcio di combattere tutto covertato.
    Il secondo libro è le Stanze di messer Angelo Politiano cominciate per la giostra del magnifico Giuliano di Piero de' Medici (1), stampato a Firenze nel 1494.
    In corrispondenza della ottava 26

L'ardito Iulio, al giorno ancora acerbo,
allor ch'al tufo torna la civetta,
fatto frenare il corridor superbo,
verso la selva con sua gente eletta
prese el cammino, e sotto buon riserbo
seguial de' fedel can la schiera stretta;
di ciò che fa mestieri a caccia adorni,
con archi e lacci e spiedi e dardi e corni.


è inserita la seguente incisione:




    Conosco bene il lavoro degli incisori nelle loro botteghe. La sillografia è la tecnica artistica dell'incisione su legno di una figura o testo per riprodurla a stampa. Dopo aver realizzato l'incisione si inchiostrano i tratti in rilievo della figura e si pressa sulla carta ottenendo una fedele riproduzione.
    Controllo nuovamente tutti i particolari dei due disegni, tratto dopo tratto, elemento dopo elemento, foglia dopo foglia. (2)
     Tutti i particolari coincidono. Sono perfettamente uguali.
    Dunque è stata usata la stessa matrice (la tavoletta in legno) sia per il libro del da Cessole che per quello di Poliziano.
    E' possibile ravvisare una buona aderenza del disegno delle sillografie con il testo scritto dal Cessole.
    Lo stampatore che commissionò le incisioni diede, per certo, delle indicazioni precise sul soggetto da raffigurare ricavandole dal testo del libro.

    Re


fue posto in sedia vestito di porpora, ... et avea la corona in capo, e nella mano retta avea la verga reale; nella manca si avea la palla tonda dell'oro;

    Regina


sopra la sedia fue posta una bella donna con corona in testa, e'l vestimento dorato ...

    Alfiere


furono formati a modo di giudici assessori in cattedra col libro aperto dinanzi a gli occhi,

    Torre, (Vicari ovvero legati del Re)


fue posto un Cavaliere a cavallo col mantello e col cappuccio del vaio, colla verga stesa in mano ritta.

    Pedone di Torre, lato di Re (lavoratore della terra)


fue fatto in figura d'un uomo avente nella mano ritta la zappa, nella manca avea un bastone da menar per la via gli animali e gli armenti; alla cintola avea un segolo, ovvero pennato con che si pota le vigne.

    Pedone del Cavallo di Re (Fabbro)


fue formato in forma avente nella mano ritta il martello, e nella manca la pialla, et a cintola avea la cazzuola da murare.

    Pedone dell'Alfire di Re (Del lanaiolo, ovvero notaio, pellicciaii ovvero beccari) (3).


fue un uomo che nella mano ritta avea le forvici, e nella manca il coltello ad uno taglio grande, e lato alla cintura aveva il calamaio e'l pennaiuolo, all'orecchio ritta la penna da scrivere.

    Pedone di Re (Mercanti e cambiatori)


fue formato in forma d'uomo et avea nella mano ritta la bilancia col peso; nella mano manca avea la canna da misurare; alla cintola avea la borsa co' denari

    Pedone di Donna (Medici di fisica e cirurgia, e speziali)


fue posto un uomo in cattedra di maestro col libro nella mano ritta, e coll'orciuolo de' speziali nella manca; alla cintola avea ferruzzi da piaghe e da malori.

    Pedone dell' Alfiere di Donna (Tavernieri et albergatori)




fue un uomo che avea la mano diritta distesa a modo di persona che invita; nella mano manca avea un pane, et in sul pane avea uno bicchiere di vino; alla cintola avea le chiavi.

    Pedone del Cavallo di Donna (Guardiani della città et ofiziali del Comune)


fue formato in forma d'uomo avente nella mano ritta le chiavi grandi, nella manca avea la canna da misurare, alla coreggia avea la borsa aperta;

    Pedone della Torre lato di Donna (De rubaldi, scialaquatori, e barattieri, e corrieri)


fue in modo d'uomo che avea i capelli crespi e rabbuffati con pochi danari nell'una mano, cioè nella manca, e nella ritta avea tre dadi, et al capestro che teneva per cintola avea uno bossolo da portare lettere, pieno.

    Solo in pochi casi trovo errori od omissioni:
- Pedone dell'Alfiere di Re: manca, all'orecchio ritta la penna da scrivere che si trova, invece, sul tavolo accanto all'uomo.
- Pedone di Torre (lato di Donna): ha i dadi nella mano sinistra e non nella destra;
- Cavaliere: manca del pugnale; il testo menziona anche spada e mazza sul lato sinistro impossibili a vedersi perché il Cavaliere è disegnato sul lato destro. Il cavallo, poi, sembra portare una gualdrappa e non una corazza.
- Il disegno del "Vicario" presenta un particolare non menzionato nel testo: il mantello è, infatti, picchiettato internamente con lo stesso motivo del vaio (il copricapo di pelliccia in uso presso i magistrati e alcuni ordini cavallereschi).
    Sono solo quattro le sillografie riportate nelle Stanze.
    L'aderenza al testo è abbastanza libera.
    Nella sillografia quattro, ad esempio, Iulio (Giuliano de' Medici) è inginocchiato durante la preghiera a Venere mentre il testo lo descrive diversamente (ottava 40-41, Libro II):

Già sentir pargli le trombe sonanti,
già divien tutto nell'arme feroce:
così tutto focoso in piè risorge,
e verso il cel cota' parole porge:
"O sacrosanta dea, figlia di Giove,
...

    Anche nelle altre sillografie, la seconda e la terza, non vi è eccessiva aderenza al testo.
    La sillografia del Cavaliere sembra rispondere, se non proprio al testo, almeno all'aspetto generale di un Cavaliere pronto per una giostra.     Osservando le cornici delle incisioni rileviamo che la seconda, la terza e la quarta hanno una struttura simile, mentre la prima (proprio quella del Cavaliere) è completamente diversa e non sembra affatto appartenere alla "serie" delle "Stanze". Cosa successe veramente?
  A sera riparto. Marostica mi attende con le risposte che cerco. O, forse, con altri misteri?
  E' il 30 Dicembre 1499.


L'Antica Recensione


CRONICA VENETIANA

Un curioso errore di stampa


    Dall'esame accurato di due libri pubblicati recentemente, appare evidente che una delle incisioni utilizzate per raffigurare Giuliano de' Medici nelle Stanze del Poliziano è, in realtà, una incisione già apparsa in un libro stampato appena un anno prima, che rappresenta un pezzo degli scacchi.
    L' incisione del libro di Poliziano è tratta dal Libro del giuocho di Scacchi intitolato de' costumi degl'huomini, et degli offitii de' nobili stampato anch'esso a Firenze da Antonio Miscomini. E' una edizione in volgare del 1493, traduzione del testo latino stampato a Milano nel 1478.
    Le due incisioni, il cavaliere (un pezzo degli scacchi) nel libro del De Cessole, e Iulio (Giuliano Medici) nelle Stanze del Poliziano, sono perfettamente uguali sin nei minimi particolari. Trattandosi di due sillografie è evidente l'uso della stessa matrice in legno per tutti e due i libri.
     Errore durante la fase di stampa? O si smarrì la tavoletta di legno con il disegno originale delle Stanze e se ne utilizzò un'altra, già pronta, e che risultava adatta?
    Non ci sono stati mai errori così rilevanti nei precedenti lavori stampati dal Miscomini.Nel 1493 il Miscomini era stato molto impegnato con la pregevole e curatissima edizione dell' Orbis Breviarum di Lulius Zacharis. Nel 1489 aveva pubblicato un'altra opera del Poliziano, Centuria prima.
    Rispetto alla complessità tipografica dell'Orbis,le Stanze era un libro facile da comporre e stampare.
    Cosa è successo, dunque, veramente?
    Errore o necessità?
    Solo qualche anno prima sarebbero state entrambe poco felici, maldestre e anche pericolose.
    Se i due libri fossero finiti nella ricca biblioteca di Lorenzo Medici (4) e questi li avesse letti? Gli avrebbe fatto piacere vedere il proprio caro e sfortunato fratello raffigurato e rappresentato come un pezzo degli scacchi?
    Secondo i pareri di alcuni Fiorentini, Lorenzo, per commemorare il fratello Giuliano, nel 1478 aveva commissionato al Botticelli la "Primavera". Giuliano Medici figurerebbe nel quadro assieme alla donna da lui amata, Simonetta Vespucci, morta nel 1476. (5)
    Il quadro della "Primavera" era, dunque, carissimo a Lorenzo. Era lì la giusta idealizzazione del fratello morto, non certo nella dubbia incisione delle Stanze copiata da un pezzo degli scacchi!
    Ormai i Medici sono stati cacciati dalla città. Piero dei Medici, figlio di Lorenzo, è in esilio e difficilmente potrà tornare ad essere il Signore di Firenze. (6) E Poliziano è morto - ancora a Firenze si sussurra: per vendetta, col veleno - appena due mesi prima della pubblicazione delle Stanze. E' probabile che non ebbe il tempo di vedere le pagine composte e pronte per la stampa. Non poté accorgersi dell'errore e intervenire.
    Conosciamo, però, bene la sagacia dei Fiorentini. Non tarderanno a trasformare questo errore in una sottile beffa, anche se tardiva, ai danni della famiglia Medici.
    Magari facendo circolare ad arte, per le vie della città, un sonetto dileggioso

Iulio, il bel e giovane cavaliere,
non più di nemici è il baldo giustiziere,
non più la giostra è il suo regno,
ma dello scacchier egli è un cavalier di legno.


Pavlvs Dominici


La Nota Moderna


A) La postura del cavallo con andatura al passo era la preferita dai pittori e scultori perché dava solennità e forza alla figura.
Fu usata da Donatello nel monumento al Gattamelata (Padova)



da Paolo Uccello nell'affresco di Giovanni Acuto (1436 - Firenze, Santa Maria del Fiore)


    In questi due esempi il cavallo è al passo; il cavaliere è rigido sulle staffe della sella.
    Forse fonte d'ispirazione per l'incisore (del "Cavaliere" del De Cessole) fu l' affresco (ritratto equestre) del condottiero Niccolò da Tolentino (1456 - Duomo di Firenze) realizzato da Andrea del Castagno. (7)


    Se confrontiamo questo capolavoro con il disegno dell'incisione del Vicario (leggermente diversa da quella del "Cavaliere" solo nella inclinazione della testa del cavallo) notiamo alcune affinità interessanti: la medesima plastica posizione delle zampe del cavallo nell'andatura al passo; la medesima inclinazione della testa del cavallo - non più di profilo e con la bocca spalancata -; il cavaliere non è più rigido ma scivolato sulle staffe che sembra spingere con forza per incitare il cavallo.

B) La giostra è una gara di abilità fra Cavalieri e non una battaglia. La lancia e le altre armi erano, in effetti, smussate per evitare gravi danni. Il cavaliere era munito di corazza e anche il cavallo portava sul capo una speciale protezione per evitargli colpi diretti.
La xilografia del "Cavaliere" del libro del Cessole sembra rispondere a questi requisiti e dettagli. Sembra proprio un


Cavaliere pronto per la giostra.

Anche il lato presentato dal disegno (il destro) è un elemento ambiguo: in tal modo non si mostra la mazza (non usata in quella particolare giostra) che, pure, è menzionata nel testo del Cessole e a mano manca.
La xilografia sembra essere stata fatta per un duplice utilizzo fin dalla sua creazione grafica.

C) Visionando e analizzando diverse incisioni (tratte da edizioni fiorentine del periodo 1480-1490 possiamo trarre una interessante osservazione utile per individuare un probabile percorso artistico dell'incisore, limitatamente al solo aspetto grafico delle cornici.
Quelle utilizzate per i "pezzi" degli scacchi del libro del Cessole (in ordine, da sinistra verso destra, Re, Regina, Alfiere, Cavallo, Torre, Pedone della Torre lato di Re, Pedone del Cavallo lato di Re, Pedone dell'Alfiere lato di Re, Pedone del Re, Pedone della Donna, Pedone dell'Alfiere lato di Donna, Pedone del Cavallo lato di Donna, Pedone della Torre lato di Donna):









E' facile individuare delle costanti: i quattro riquadri agli angoli con motivo grafico/floreale; elementi simili e/o a specchio nelle porzioni rettangolari.
Possiamo considerare la cornice delle incisioni un modello espressivo creato da una precisa idea grafica di base. Un elemento ricorrente e frequentemente usato da uno stesso incisore (o dalla stessa bottega d'incisori).
In base a questa comparazione grafica evidenziamo che la cornice del "Cavaliere" del Cessole è stata utilizzata per alcune delle xilografie di un altro libro del Poliziano, l'Orfeo (stampato anch'esso nel 1494).
Anche in altre incisioni di altri libri è possibile ravvisare strettissime somiglianze nelle cornici che, anteriori alla data che ci interessa, (il 1493/94), sembrano di preparazione e di sviluppo per arrivare alla idea grafica di base accennata prima:






Note:

1) Opera in volgare divisa in due libri (il primo di 125 ottave, il secondo di 46 ottave) composto da Angelo (o Agnolo) Poliziano (Angelo Ambrogini, detto il Poliziano - Montepulciano 1454 - Firenze 1494) e non completata per la morte di Giuliano dei Medici (fratello del più celebre Lorenzo il Magnifico) avvenuta durante la congiura dei Pazzi del 1478.
2) Servendoci di una tecnica usata dai grafici abbiamo stampato le due immagini su pellicola trasparente (dopo averle dimensionate perfettamente).
La sovrapposizione non lascia dubbi. Tutti i particolari coincidono. Dunque fu usata la stessa matrice (la tavoletta in legno) sia per il libro del da Cessole che per quello di Poliziano.
All'epoca non tutte le stamperie avevano un proprio incisore all'interno della bottega e si commissionavano i lavori a specifiche botteghe di incisori. Raramente, poi, nel libro veniva indicato l'autore delle incisioni. (Un caso esemplare è rappresentato dalle incisioni della Hypnerotomachia Poliphili, stampata dal Manuzio, per le quali si sono fatti i nomi di Jacopo de' Barberi e del Mantegna; un altro libro stampato proprio dal Miscomini, la Theologia platonica di Marsilio Ficino del 1482, era impreziosito dalle placchette di legatura realizzate da un Maestro incisore che si celava nella misteriosa sigla IO. F.F.).
La matrice restava di proprietà dello stampatore che poteva, quindi, utilizzarla più volte per la stampa e ristampa del medesimo libro. Ma poteva utilizzarla per libri diversi?
3) Da questo punto il pedone viene identificato con mestieri diversi e acquista una funzionalità multipla.
4) Lorenzo il Magnifico era morto nel 1492.
5) In precedenza Giuliano era stato ritratto una sola volta e assieme al fratello nell'Epifania del Botticelli.
6) Il suo sfortunato accordo con Carlo VIII, Re di Francia, al quale cedette Pisa ed altre città per salvare l'indifesa Firenze, parve un tradimento sia ai suoi fedeli, sia ai suoi nemici e al popolo Fiorentino.
7) Morto a Firenze nel 1457. Lavorò anche per la famiglia dei Medici.


Fine parte seconda.


Carmelo Coco. San Gregorio (CT) - 12/04/2005  Copyright