Una sfida impossibile?


    L'anno 2005 è passato.
    E' finito, così, il primo quinquennio di quell'ideale e fantastico intervallo di tempo - 2001/2010 - che racchiude le due storiche "Odissee": 2001: Odissea nello spazio e 2010: Odissea due.
    Il 2005 ha anche rappresentato l'anno del debutto spaziale e delle prime navigazioni ed esplorazioni cinesi (perfetta anticipazione, del 1982! - ma non è la sola - dello scrittore Arthur Clarke).
    La nave spaziale si chiamava Tsien, nel libro Odissea due.
    Nello stesso libro, Hal9000, il computer che intratteneva l'equipaggio in giochi diversi della prima Odissea (1), è stato sostituito da un modello molto più raffinato ed efficiente.
    Ma non c'è più nessun bisogno di scacchi a bordo nel 2010.
    Non è pure vero che le sfide tra supercomputer e giocatore umano si sono rarefatte ed hanno perso d'interesse?
    Se ne annunciano ancora?
    L'anno 2006 è appena cominciato e siamo entrati in un altro intervallo di tempo che ci avvicina, rapidamente, al 2010.
    Ci saranno ancora sfide tra supercomputer e giocatori umani?
    Analizzando un centinaio di partite per corrispondenza di M.I. e G.M. dell'ultimo quinquennio ho elaborato un modello matematico interessante. Attualmente ho una sola convinzione: un gruppo di cinque o sei giocatori (M.I. e G.M. per corrispondenza) alleati fra di loro possono battere (in un match al meglio delle tre vittorie) qualunque superconputer di scacchi.
    Ipotesi assurda e irrealizzabile? Una sfida impossibile?
    Riporto di seguito un mio articolo del 2001 e, a parte, un racconto, un piccolo, personale e modesto omaggio al genio di S. Kubrick.


2001:
A Space
Odissey


    Correggiamo subito un grossolano errore nel quale sono incorsi molti articolisti, specie su riviste scacchistiche: il film "Odissea nello spazio" non è tratto dal libro omonimo di A.C. Clarke.
    Il romanzo è stato ricavato dalla sceneggiatura, a film ultimato.
    E' una prassi molto comune, nella produzione americana, quella di affidare ad uno scrittore il compito di ricavare un romanzo da una sceneggiatura di film.
    Così è accaduto per Odissea nello spazio e per altri famosi film di vario genere.
    Completamente diverso è il caso di altri capolavori della fantascienza: Solaris del regista Tarkowsj è tratto dall'omonimo, straordinario e insuperato, romanzo di Stanislav Lem; Blade Runner del regista Ridley Scott è tratto dal romanzo di P. K. Dick dal fascinoso titolo Do Androids dream of electric sheep; Fahrenheit 451 del regista Truffaut è tratto dall'omonimo romanzo di Ray Bradbury.


    Il soggetto del film è dello stesso Kubrick che lo elaborò da un racconto di Clarke del 1951 The Sentinel
    Ecco un breve sunto del racconto:

    Durante una spedizione sulla Luna viene scoperta una struttura scintillante, di forma quasi piramidale, alta il doppio di un uomo.
    Il protagonista del racconto crede, dapprima, di aver scoperto, una civiltà lunare.
     Cos'è quella struttura, si chiede, se non un edificio, un tempio? Le dimensioni dell'oggetto lo ingannano. Così il suo retroterra culturale. Pensa agli Egizi.
     Poi comincia a comprendere la verità.
    La piramide non è un edificio né un tempio ma una macchina.
    Quando il nostro pianeta aveva la metà dell' età attuale, qualcuno deve essere arrivato dalle stelle per lasciare quella prova del suo passaggio.
    Gli antichi esploratori devono aver osservato e studiato attentamente la Terra, intuendo che vi sarebbe sbocciata una forma d'intelligenza. E così lasciarono un segno del loro passaggio, simile a quello lasciato su altri milioni di mondi.
     Una macchina per sorvegliare.
    Ma per interessare i sorveglianti, i futuri abitanti della Terra dovevano dimostrare di essere capaci di varcare lo spazio.
     Per questo la piramide fu lasciata sulla Luna e non sulla Terra.
    E adesso che lo abbiamo fatto, adesso che siamo arrivati sulla Luna, adesso che il cristallo è stato smontato e non emette più segnali, abbiamo tirato il segnale d'allarme e richiamato la loro attenzione.
     Adesso loro sanno.
    Non possiamo far altro che aspettare.
    Torneranno. E l'attesa non sarà lunga.


    Il film di Kubrick è un crogiolo di idee intellettuali.
    La prima, certo non nuova nella fantascienza e nella speculazione scientifica: la scintilla dell'intelligenza umana è stata (può essere stata) trasmessa per induzione da una civiltà extraterrestre.
    [Inizialmente lo stesso Kubrick aveva passato molto tempo ad intervistare astrofisici, fisici, teologi, antropologi, realizzando una specie di dibattito che voleva far precedere alla proiezione del film. In seguito lo eliminò].
    Kubrick sposta, dunque, il monolito sulla Terra, in Africa (è proprio lì che l'antropologo Leakey scoprì Lucy), elimina ogni possibile e facile (ma deviante) riferimento a civiltà umane del passato, cambia la forma e la funzione del cristallo.
    Non è più un campanello d'allarme, un pericolo per l'umanità ma uno strumento di conoscenza, di ricerca, di crescita.
    Nel primate, il primo oggetto di crescita è rappresentato da un osso con il quale, usato come arma (riconoscimento e accettazione, dunque, della versatilità dell'oggetto e sua successiva verifica e utilizzo) si difende dalle belve.
    E' proprio quell'osso che, lanciato prepotentemente in aria dal primate in segno di trionfo, si trasforma (con una breve corsa che racchiude e comprende, però, un salto di millenni; periodo nel quale sono avvenute le conquiste - le conosciamo tutte perfettamente - dell'uomo) in una nave spaziale, anch'essa strumento di ricerca e di conoscenza.
    Ricerca che si conclude in quella che Clarke, nel libro, definisce come camera d'albergo.
    E' qui che si opera la trasformazione ultima, che si attua il progetto finale (ideato milioni di anni prima).
    Da uomo-scimmia


    Adesso era il padrone del mondo, ma non sapeva cosa fare.
    Ma avrebbe pensato a qualcosa
.


    a bambino-delle-stelle.


    Poi rimase in attesa, riordinando i propri pensieri e meditando sui propri poteri non ancora utilizzati e messi alla prova. Era il padrone del mondo, ma non sapeva bene, ancora, cosa fare.
    Ma avrebbe escogitato qualcosa
.


    E il film, cominciato come una speculazione scientifica, si conclude con una conferma intellettuale.

Nota:

1) Nel "Consuetudini della crociera" del capitolo terzo del libro di Clarke 2001: Odissea nello spazio (che si apre con la descrizione della Discovery e le caratteristiche di HAl9000) sono riportati tutti i compiti che deve svolgere Bowman in una tipica giornata.
(Bowman) per distrarsi poteva impegnare Hal in un gran numero di giochi semimatematici, compresi la dama e gli scacchi. Se Hal si impegnava, vinceva qualunque partita; ma questo sarebbe stato negativo per il morale degli astronauti. E così, avevano programmato Hal in modo che vincesse soltanto il cinquanta per cento delle partite. I suoi compagni di gioco umani, giocando, fingevano di non saperlo.

Carmelo Coco. San Gregorio (CT) - 01/01/2006  Copyright