Michele Colombo


    L'abate Michele Colombo nacque nel 1747 a Campo di Pietra (Treviso) e morì a Parma nel 1838.
    Scrisse varie opere, un Ragionamento letto all'Accademia della Crusca, sonetti, prose, libri su lezioni di linguistica. Curò le ristampe della Gerusalemme liberata del Taso e il Decamerone del Boccaccio.
    Fu un vero bibliofilo. Secondo il Pezzana, suo biografo, raccolse più di 6.000 libri, antichi e rari che, alla sua morte, furono acquistati dalla biblioteca Palatina di Parma. Modesto, schivo e riservato non firmò alcune sue opere e usò dei pseudonimi.
    Nel 1821 pubblicò, in forma anonima, una traduzione di un libro inglese di scacchi.
    Palesò il suo nome come traduttore solo nel 1824, inserendo la traduzione scacchistica in un libro di vari argomenti. Il singolo trattato venne pubblicato con il suo nome come traduttore nel 1824 (Editore Giuseppe Orlandelli).
    L'edizione che presentiamo è del 1857 edita a Milano da Francesco Sanvito. E' un piccolo libro (dimensioni: 10X16) con 127 pagine più una bella antiporta.




    Il titolo è: Il giuoco degli scacchi renduto facile ai principianti da Michele Colombo.
    Michele Colombo non precisa il titolo del libro inglese. Nella introduzione intitolata "Al lettor cortese" scrive:

Ora essendomi pervenuto alle mani un libriccino inglese di questa fatta ed avendolo io trasportato nella nostra favella per mio passatempo, è paruto ad alcuni de' miei amici che questa opericciuola potesse essere di qualche vantaggio a quei giovanetti che cominciano ad addestrarsi agli scacchi; e mi hanno perciò confortato a pubblicarne la mia traduzione. Io so bene che gli amatori de' grossi volumi rideranno al vedere intorno a un giuoco sì complicato e difficile, come è questo, un libretto di sì poche pagine; ma, se il presente Trattatellino comparve pur senza biasimo in Inghilterra, non so perchè non debba essere lecito di lasciarsi dare medesimamente nelle nostre contrade.
Ho tuttavia giudicato che fosse bene l'aggiungervi in fine quella Lettera dell'Anonimo modenese, contenente assai buoni avvertimenti sopra di questo giuoco, la quale parve anche al Lolli tanto pregevole, che s'avvisò di premetterla a quel suo diffuso Trattato del giuoco degli scacchi, ch'ei pubblicò poco dopo la metà del passato secolo
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    Grazie ad una nota del Colombo sappiamo, però, che il libro inglese fu impresso a Londra da H. D. Symonds, senza nota d'anno, in 8° piccolo. Comparando i libri editi da H.D. Symonds è possibile risalire al titolo del testo inglese tradotto dal Colombo: Chess made easy.

    I capitoli del libro:
Origine del giuoco degli scacchi;
Vari aneddoti spettanti al giuoco degli scacchi;
La morale degli scacchi del Dottor Franklin;
Nuovo e compendioso trattatello del giuoco degli scacchi;
Metodo di Mr. Filidor di giocare agli scacchi;
Gambitto di Cunningham;
Lettera dell'anonimo mdenese contenente alcuni precetti pratici da osservarsi nel giuoco degli scacchi;
Parecchie partite scelte da varii autori:
Sonetto dell'arciprete Emiliano Emiliani.
    

    La traduzione italiana riporta anche l' AVVERTIMENTO DELL'EDITORE INGLESE

In questo piccolo Trattato, che l'editore offre rispettosamente al pubblico, egli s'è studiato di mostrare con sufficiente chiarezza, sicoome spera, il miglior metodo d'acquistar cognizione del dilettevole e scientifico gioco degli scacchi.
Varie sono le opinioni di valenti scrittori intorno all'origine e antichità sua; ma niente sembra più chiaramente provarlo invenzione indiana, che quel Ragguaglio, datocene da un ingegnoso Framcese (1), che l'editore ha creduto bene di premettere a questo suo Trattatello. Vi ha egli aggiunto eziandio alquanti aneddoti di alcuni distinti personaggi che furono entusiastici ammiratori di questo interterimento, ed altresì la Morale degli scacchi scritta dal dottor Franklin giudicando che ci possano convenir molto bene, siccome cose ad esso attinenti.
1) Nota dell'editore inglese: M. Favet
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    Trascriviamo anche l'interessante "A COLORO CHE HANNO LETTO O CHE VORRANNO LEGGERE SOPRA IL GIUOCO DEGLI SCACCHI STAMPATO A PARMA DA GIUSEPPE PAGANINO NEL 1821":

"In un Trattatello sopra il giuoco degli scacchi, che un eruditissimo Lettore nostro ha tradotto dalla lingua inglese, e chè è stato in quest'anno pubblicato dalla stamperia Paganino, leggesi fra l'altre, che un Bramino avendo a scegliere di per sè la ricompensa meritata coll'aver ammaestrato un Principe delle Indie nel giuoco sovraddetto, richiese che gli si desse il numero de' grani di frumento che fosse prodotto dal numero delle case dello scacchiere, pigliato prima semplicemente, e indi duplicato, ed appresso quadruplicato, seguitando colla medesima proporzione insino alla sessantesimaquarta volta.
Leggesi pure, che il Re, maravigliatosi di una domanda che a lui parve sì moderata e sì ragionevole, gliela concedette immantinente senz'altro esame, ma che quando da' suoi tesorieri ne fu fatto il calcolo, si trovò che il Monarca s'era obbligato a pagare una somma alla quale non bastavano né tutti i tesori suoi, nè tutti i suoi vasti dominii.
"Dirai forse, soggiugne il chiarissmo traduttore in una noterella appiè di pagina, che di be' grani di frumento ci vogliono a valere un intero reame e tutte le ricchezze d'un Re delle Indie. Così pare anche a ne; Ad ogni modo, perchè mi sarebbe di troppa briga rifare il calcolo per assicurarmi del fallo, mi risolvo di starmene a quello de' tesorieri del Principe; e così farai ancor tu, lettore, per mio consiglio.
Perdoni il valentissimo traduttore se v'ha taluno che, benchè apprezzi assai ogni consiglio di lui, vuol contrariare per questa volta, onde soddisfare la curiosità di parecchi, cui piacerebbe pure aver un'idea del prodotto di quella stravagante domanda, e dovrebbe impiegar breve ora nel farne il conteggio.
Ritenuto, anche secondo l'esperienza,
1.° che un granello di frumento abbia il peso a un bel circa d'un grano (ossia 1/24 di denaro, = 1/576 d'oncia);
2.° che a far uno stajo di misura parmigiana ci vogliono quattro pesi e cinque libbre di frumento;
3.° che non più di quattro staja possa trasportarne un mulo a lungo viaggio;
4.° che per un mulo bisognino almeno quattro braccia di strada,
si avranno i seguenti prodotti:





Si potrebbe quindi conchiudere, che nè il nostro globo produsse mai tutta quella immensa quantità di grano, nè il sommato di tutte le ricchezze della terra basterebbe a comperarla anche a prezzo vilissimo. Parma 30 Maggio 1821.

    Trascriviamo anche il bel Sonetto dell'arciprete Emiliano Emiliani nel tomo VII delle rime degli arcadi Roma 1717, pag. 70:

Ecco il campo, ecco l'armi, ecco le schiere
A pugnar pronte in periglioso marte,
E quinci e quindi opposte e all'aura sparte
vedi candide insegne, altre bandiere.

Muovono guardinghe il piè le squadre altere,
E mostran ben che di pugnar san l'arte:
Altri assale, altri fugge, altri in disparte
Insidie tende e di nascoste fere;

Qui l'alte torri, i gran destrier , le forti
Amazzoni reine, e qui l'invitto
Stuol de' de feroci sagittari accorti,

Lungo fan tra di lor negro conflitto,
Fin ch'al suol cada un de' due regi, e porti
D'irreparabil colpo il sen trafitto.


Carmelo Coco. San Gregorio (CT) - 12/02/2006  Copyright