Il perfetto Ouroboros di Cervantes


    Miguel Cervantes de Saavedra, (1547 - 1616), scrittore e drammaturgo spagnolo, è l'autore del Don Chisciotte della Mancia (1605-1615), poema cavalleresco e capolavoro della letteratura mondiale.

    Una prima breve nota sugli scacchi è riportata nel capitolo XXXII del Libro primo del Don Chisciotte.
    All'interno di una osteria, mentre Don Chisciotte riposa, l'oste, l'ostessa, il curato e il barbiere cominciano a discutere sui libri di cavalleria. L'oste ne presenta alcuni (peraltro dimenticati da un cliente di passaggio) e i pareri sono discordi. Il barbiere li vuole bruciare, mentre per l'oste non c'è migliore lettura al mondo, capace di allontanare la malinconia. A Maritorna, la figlia dell'oste, interessano i lamenti dei cavalieri quando si trovano lontani dalle loro dame, perché la commuovono fino a farla piangere di compassione. Il curato è di avviso completamente diverso. Per lui i libri di cavalleria sono immaginati e scritti da oziosi cervelli, col solo intento di far passare il tempo agli sfaccendati. Mai sono esistiti tali cavalieri e tali valorose imprese. Solo menzogne. L'oste ribatte che i libri sono stampati con la licenza dei signori del Consiglio reale che, certo, non avrebbero permesso che si stampassero libri menzogneri. La risposta, e la sentenza del curato è quella che più ci interessa:

ciò si fa per intrattenere i nostri oziosi pensieri, nello stesso modo che nelle repubbliche si permettono e tollerano i giochi degli scacchi, di pallacorda e delle bocce per il passatempo di quelle persone che non vogliono, non debbono, o non possono lavorare.


    Nel capitolo XXVI Cervantes descrive l' episodio di Don Gaiféro che libera la sua sposa, Melisendra, prigioniera dei Mori a Saragozza.

Sta giocando a scacchi don Gaiféro dimenticando Melisendra. L' imperatore CarloMagno ...


    Sdegnato dal comportamento
di don Gaiféro, lo rimprovera aspramente e sembra volerlo colpire con lo stesso scettro che tiene in mano.
    In un gesto di collera contro se stesso don Gaiféro butta lontano da sé la scacchiera e i pezzi.
    Ben diversi sono i riferimenti agli scacchi nel Libro secondo capitolo XII.
    Ragionando sulla finzione della vita, sulla commedia, sui commedianti e sul loro ruolo, Don Chisciotte spiega a Sancho come, una volta terminata la commedia e smessi gli abiti della recita, tutti ritornino uguali. Lo stesso vale per l'affanno di questo mondo, aggiunge

donde unos hacen los emperadores, otros los pontifices, y, finalmente, todas cuantas figuras se pueden introducir en una comedia; pero, en llegando al fin, que es cuando se acaba la vida, a todos les quita la muerte las ropas que los diferenciaban, y quedan iguales en la sepultura.

nel quale uno fa da imperatore, un altro da papa e nelle mille altre comparse che possono essere inserite nella commedia; ma alla fine, cioè quando termina la vita, la morte toglie a ciascuno l'abito che lo rendeva diverso dagli altri, e tutti risultano eguali nella sepoltura.

    Sancho asserisce d'avere già inteso tale paragone che non è poi tanto nuovo. E' "come quello del giuoco degli scacchi, durante la partita ogni pezzo ha il suo compito, ma quando la partita termina, tutti i pezzi si mescolano, e finiscono in una borsa; è lo stesso paragone con la vita che termina nella sepoltura. Sancho:

no tan nueva, que yo no la haya oido muchas y diversas veces, como aquella del juego de ajedrez, que mientras dura el juego, cada pieza tiene su particular oficio; y en acabàndos e el juego, todas se mezclan, juntas y barajan, y dan con ellas en una bolsa, que es como dar con la vida en la sepultura.


    I pezzi degli scacchi, nella loro apparente diversità (rappresentazione delle diverse professioni, del diverso stato sociale, della diversa spiritualità) vengono ridotti all'uguaglianza da una sola cosa: la morte. Dal buio della borsa, dove sono conservati (frammisti fra loro: è il caos) fuoriescono nascendo (l'atto di tirarli fuori) vivono una breve vita (quella del movimento sulla scacchiera) e poi vengono inseriti nuovamente nella borsa buia (muoiono).
    Nascita, morte e rinascita si susseguono e si rincorrono in un perfetto ciclo Ouroboros.

    Ma dove può aver inteso quel paragone Sancho?
    O meglio: quale libro può aver letto Cervantes per poter fare quella citazione?
    Ed ecco la sorpresa finale della nostra ricerca: con molta probabilità Cervantes conosceva il Quædam Moralitas de Scaccario, libro medievale dove è contenuta l'allegoria del sacco. Il sacco dove vengono riposti gli scacchi, il sacco che rende uguali tutti i pezzi (tutti gli uomini).

Nota:  Le parti in lingua spagnola sono tratte dal testo originale edito da Abeleira, Siviglia 1921).

Carmelo Coco. San Gregorio (CT) - 03/01/2005  Copyright