Carlo Salvio







                                    (Il Puttino, capitolo IX)

    Nel Puttino del 1634, nella pagina intitolata " Ai lettori", a firma di Gio. Domenico Montanaro, si legge: vi sono anche vaghe, e belle composizioni in rime sopra la medesima materia del Sig. Carlo Salvio, di non poca stima.
    E' solo un breve cenno. Altro, di lui, non sappiamo.
    Carlo Salvio dimostra, comunque, di conoscere bene gli scacchi e i giocatori. Le strofe dedicate alla lunga sfida tra il Caputi e il Mauro attestano, quasi senza ombra di dubbio, la sua presenza a questo match.
    Troppo precisa Ŕ la descrizione degli eventi, infatti, per ritenerla di seconda mano. I versi fanno parte del tessuto narrativo del Puttino e s'integrano benissimo con il testo come se fossero scritti da un'unica mano. E, questa, Ŕ stata la maggiore abilitÓ di Carlo Salvio. AbilitÓ nel saper leggere e interpretare il tessuto narrativo nel quale inserire i versi e, nel contempo, abilitÓ ed arte nel raccontare in versi episodi ed avvenimenti ai quali lui stesso partecip˛.
    Resta strano, comunque, il mancato inserimento nel Puttino, da parte di Alessandro Salvio, di una doverosa maggiore informazione sulla proficua collaborazione dei due Salvio.

    Quando venne introdotto il termine scacco matto nella pratica del gioco degli scacchi?
    A chi deve essere assegnato questo merito?
    La Poesia pu˛, forse, venirci in aiuto.



    All'autore di questi versi, Carlo Salvio, deve essere assegnato il merito di aver accostato poeticamente la parola scacco alla parola matto. E' il racconto poetico della sfida tra il Caputi e il Mauro. Sfida terminata con la vittoria del Mauro. I versi presentati narrano della disperazione finale del Caputi (capitolo XII del Puttino).





Carmelo Coco. San Gregorio (CT) - 12/04/2005  Copyright