Grazie al Professore Santi Correnti conosciamo il nome
della prima scacchista siciliana:
Macalda Scaletta (XIII secolo)




1 - L'annotazione del Professore Santi Correnti

    Il Professore Santi Correnti è uno dei più noti studiosi siciliani di storia. Nato a Riposto (CT) è stato titolare della cattedra di Storia Moderna nella Facoltà di Magistero dell'Università di Catania.
    Nel 1970 ha fondato la prima cattedra di Storia di Sicilia; è autore di un centinaio di pubblicazioni.
    Nel suo libro La Sicilia del Seicento, società e cultura, (Mursia, 1976) dedica diverse pagine (216-219) al gioco degli scacchi e al libro di Pietro Carrera Il gioco de gli scacchi.
    A pagina 216-217 troviamo un riferimento importantissimo, il nome della prima scacchista siciliana:

il gioco degli scacchi ... fu praticato in Sicilia anche dalle donne, come è attestato dal famoso episodio di Macalda, l'ambiziosa e intrigante moglie di quell' Alaimo da Lentini che fu uno dei principali protagonisti dei Vespri siciliani, che durante la sua prigionia nel castello di Matagrifone di Messina, giocava a scacchi con l'emiro Margan Ibn Sebir, anch'egli prigioniero di re Pietro III d'Aragona.

    Per gli appassionati di storia degli scacchi è una informazione molto importante. Finora, infatti, i primi scacchisti siciliani sui quali si aveva un cenno storico erano Armini, Branci e Li Grechi (Armini, e Branci vissero sotto l'imperio del suddetto Carlo, furono Palermitani, e giocatori di molto no me ... Don Matteo li Grechi Siciliano della città di Termine fu celebre nel medesimo tempo, compose alcune stanze delle leggi del gioco de gli Scacchi ... (De' Giocatori , e di Coloro, che scrissero del gioco, Cap. XII pag. 88 - Il Gioco de gli scacchi di Pietro Carrera - Militello - Catania - 1617).
    Carlo V regnò sulla Sicilia dal 1520 al 1556.
     L'annotazione del Professore Correnti sposta, quindi, di ben 250 anni la prima documentazione storica su uno scacchista siciliano. L'emiro Margan Ibn Sebir, infatti, fu tenuto in prigionia dal Settembre/Ottobre 1284 fino al 1289. Macalda Scaletta venne imprigionata nel carcere di Matagrifone subito dopo la partenza del marito (Alaimo da Lentini) avvenuta il 19 Novembre 1284.
    Dunque, è possibile datare in maniera certa le partite a scacchi tra Macalda Scaletta e Margan Ibn Sebir, tra il 1284 (dopo il 19 Novembre) e il 1289.

2 - Macalda Scaletta

    Nel capitolo dedicato ai Principi di Scaletta (settimo volume de La storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari in Sicilia del grande storico palermitano Don Francesco San Martino De Spucches ) si legge che il castello di Scaletta (in provincia di Messina)

... era custodito da Matteo soprannominato il Selvaggio per conto della Regia Corte. Federico II Imperatore glielo concesse in una al territorio nel 1220. Giovanni di Scaletta successe alla morte di Matteo suddetto; sposò una nobile siciliana di casa Cotono; da lui nacquero: Matteo e Macalda. ... Macalda aveva sposato Guglielmo D'Amico, Signore di Ficarra; costui fu spogliato dei beni da Corrado I, Imperatore e Re di Sicilia. All'epoca angioina nulla sappiamo dei possessori di Scaletta; sappiamo che Macalda da Carlo d'Angiò riebbe lo Stato di Ficarra, già del marito. Sappiamo che in quest'epoca sposò Alaimo da Lentini molto accetto a d’Angiò; quale Alaimo, cambiando pensieri, fu uno dei capi della congiura che si epilogò con il famoso Vespro Siciliano. Ai tempi del Re Pietro I, l'Alaimo fu eletto Maestro Giustiziere del Regno, Governatore di Messina, custode della famiglia Reale durante l'assenza del Re, che era partito per Bordeaux onde prendere parte al duello con 100 cavalieri contro altrettanti comandati da Carlo d’Angiò. Re Pietro concesse ad Alaimo - Palazzolo, Buccheri e Odogrillo. ... Due figli restarono di Alaimo e Macalda cioè‚ Tomaso, Barone di Castelvetrano, ed Alanfranco Barone di San Basilio.

    I pareri degli storici su Macalda Scaletta - nei tanti libri da noi consultati (1) - sono controversi. Il Villabianca la definisce superba, il Correnti ambiziosa ed intrigante, altri la considerano spregiudicata e le addebitano anche la rovina del secondo marito, Alaimo da Lentini (2), il condottiero difensore della città di Messina contro l'assedio Angioino (1282).
    Nel 1284, nella battaglia navale del Golfo di Napoli, Ruggero di Lauria (ammiraglio della flotta Aragonese) riuscì a catturare il figlio del re Angioino, Carlo chiamato lo zoppo. Si accese una disputa sulla sorte che doveva essergli riservata. Giacomo, figlio del re Aragonese Pietro III, lo voleva far decapitare per vendicare la morte di Corradino. Alaimo si oppose e fece valere la sua carica di Giustiziere (giudice supremo del tribunale).
    Fu forse a causa di questo - assieme alle solite invidie e gelosie di alcuni nobili che accusarono apertamente Alaimo di tradimento - che Giacomo lo ebbe in odio e decise di vendicarsi.
    Nel 1284 il re Pietro richiamò Alaimo a Barcellona e lo ricoprì di onori per l'eroica difesa di Messina. Giacomo approfittò della sua lontananza per far imprigionare la moglie Macalda Scaletta e i figli nel carcere di Matagrifone, incamerando tutti i loro beni.
    La morte di Pietro III (avvenuta a Barcellona l' 11 dicembre 1285) e la successiva nomina a re di Giacomo sentenziò la condanna del condottiero Lentinese e quella della moglie.
    Alaimo venne fatto imbarcare per la Sicilia assieme ai nipoti che lo avevano accompagnato alla corte di Barcellona. In prossimità della costa siciliana (vicino Trapani) il 2 Giugno 1287 subì la condanna riservata ai traditori: venne rinchiuso in un sacco (come quello che si usava per seppellire in mare i marinai morti durante la navigazione), assicurato a dei pesi e gettato in mare. Stessa sorte venne riservata ai suoi due nipoti.
    Macalda, invece, morì in prigionia nel carcere di Matagrifone.

3 - L'avversario scacchistico di Macalda Scaletta

    L'emiro tunisino Margan Ibn Sebir venne catturato dall'ammiraglio Ruggero di Lauria nel settembre del 1284 e tenuto prigioniero nel castello di Matagrifone fino al 1289 (quando venne liberato per aver pagato il riscatto - come era in uso a quei tempi - o per questioni politiche).

4 - Il castello dove si disputarono le partite

    Il Castello Matagrifone (chiamato anche rocca Guelfonia) si trova a Messina.



    Pare che il nome dato al castello derivi da MataGriffones, cioè ammazza Greci (3).
    Fu forse Riccardo Cuor di Leone, quando era a Messina in attesa di imbarcarsi per la spedizione in Terra Santa intorno al 1190, che, intuendone l'importante posizione strategica, ordinò l' ampliamento e il rafforzamento della struttura preesistente.
    Oggi, dell'antica fortezza, restano solo pochi ruderi inglobati nel Sacrario di Cristo Re.

Note:

1) Ci riserviamo di completare la ricerca riportando altre annotazioni storiche su Macalda Scaletta e un suo ritratto.
2) Alaimo da Lentini (nato a Lentini - Siracusa - intorno al 1240 ? - morto in mare il 2 Giugno 1287).
    Organizzò la difesa della città di Messina e respinse tutti gli attacchi dei nemici Angioini. Fu un condottiero infaticabile. Di lui il grande storico palermitano Michele Amari (La guerra del Vespro - 1842) scrisse: nobile di sangue, vecchio robusto e animoso, espertissimo in guerra, indefesso addestrò il popolo alle armi.
    Da Alaimo organizzati, i messinesi respinsero tutti gli assalti delle truppe francesi (il 6 agosto 1282 al Monastero del Salvatore, l' 8 Agosto alla Caperrina, il 15 agosto alla Caperrina, il 2 Settembre alle mura settentrionali della città e l'ultimo disperato del 14 settembre.
    Neanche l'inviato del Papa, Cardinale Gherardo da Parma, riuscì a costringere alla resa la città di Messina. Quando Alaimo seppe che la missione del cardinale era quella di convincere i messinesi a restituire la città al re Angioino pronunciò le famose parole (riportate dall'Amari): A Carlo no - proruppe con voce di tuono e gli strappava il bastone del comando - no, Padre, vaneggi : i francesi mai più finché sangue e spade avremo noi.
    Neppure gli emissari di Carlo d'Angiò, inviati per cercare di corrompere Alaimo, riuscirono a piegare il valoroso condottiero: Alaimo ricusò le offerte in denaro e gli onori promessi.
    Non fu solo un prode comandante ma un condottiero valoroso: Amari ce lo descrive come sfavillante in volto, corre per ogni luogo: agli steccati, agli spalti, ov’è maggior l'uopo, ove più aspro il pericolo; sopravvede i movimenti del nemico, regge tutta la difesa, rifornisce gli stanchi coi freschi guerrieri, supplisce le armi, esorta e combatte.
    Il 26 Settembre Carlo d'Angiò sospese l'assedio di Messina e si ritirò precipitosamente anche perché avvisato dell' arrivo delle truppe del re Aragonese Pietro III. La città di Messina era salva.
    Alaimo da Lentini ottenne grandi onori e la carica di Giustiziere (giudice supremo dei tribunali).
3) Parte degli abitanti di Messina erano considerati Greci dagli stranieri.


Carmelo Coco. San Gregorio (CT) - 12/02/2006  Copyright