"Il patriota americano" Filippo Mazzei




    Filippo Mazzei (1730-1816), medico e scrittore italiano. Scrisse Recherches historiques et politiques sur les États-Unis de l'Amérique septentrionale, in quattro volumi.
    Nel 1980 le poste USA emisero un francobollo da 40c con la dicitura Philip Mazzei Patriot Remembered . Anche le poste italiane - e sempre nel 1980, 250° anniversario della nascita di Mazzei - emisero un francobollo da 320 Lire.
    La dicitura Patriot Remembered non lascia dubbi: Mazzei è considerato un patriota negli Stati Uniti; conobbe Jefferson, ebbe incarichi politici dal governatore della Virginia e dallo stesso Jefferson.
    Nei due volumi delle Memorie della Vita e delle Peregrinazioni del Fiorentino Filippo Mazzei con documenti storici delle sue missioni politiche come agente degli Stati Uniti d'America, e del re Stanislao di Polonia, stampato a Lugano nella tipografia della Svizzera italiana negli anni 1845-46, troviamo diversi riferimenti agli scacchi.

Pochi giorni dopo d'essere stato ribenedetto, alcuni studenti mi persuasero … d' andare a giocar a bambara in camera d' uno di loro.
Vinsi, ovvero mi lasciaron vincere (com'é probabile) circa 40 lire. La seconda sera persi, oltre le 40 lire, il denaro che mi aveva dato mio padre per le spese occorrenti, e 50 scudi (per la qual somma dovei dare in pegno le monete datemi dal nonno) avendo convenuto, che non ne farebbero uso, mentre io le riscuotessi nello spazio di 20 giorni.
Dopo d' aver molto pensato alla mia trista situazione, mi determinai a scrivere alla zia, che se non avessi avuto subito 60 scudi, senza che mio padre, o verun' altro lo sapesse, me ne sarei andato per il mondo alla ventura …

Ricevuto il denaro dalla zia Mazzei promette di non giocare più. ... non avendo mai più giocato, che a dama e a scacchi (dove non suol correr denaro)

Il Michelini ed io ci divertivamo qualche volta giocando a dama, e non conoscevamo il giucco degli scacchi.
Un certo Amerighi, ricamatore (e anche improvvisatore, benché non sapesse leggere), ce ne insegnò le mosse.
Appena vedute le differenti mosse dei vari pezzi (avendo noi pratica dello scacchiere, e il nostro maestro una testa incapace di combinare) gli vincemmo, un dopo l'altro, il primo giucco, e mai poté fare con alcun di noi neppur tavola, onde convenimmo di licenziare il maestro.

II giuoco degli scacchi piacque molto tanto al Michelini, che a me, e presto arrivammo a esser mediocri giuocatori; ma giocando egli altrove con giocatori più esperti, presto mi superò.
Accadde che un cavalier Arrighi venuto a giocare a scacchi, nel caffè che frequentavamo, col balì Girolami, nacque tra loro un disparere, e non essendovi il Michelini, chiamaron me per giudicarne.
L'Arrighi aveva ragione, e il balì diventò nero dalla rabbia, ma non parlò.

Qualche giorno dopo, entrando nel caffè con uno che non conoscevo, per giocare a scacchi, mi riguardò [il balì] parlando con lui, e da' suoi moti fui persuaso, che ne parlasse con disprezzo. Cominciato il giuoco, m' alzai, e andai a vederli giocare. Terminata la partita, chiesi a quello che non conoscevo la permissione di situare i pezzi come stavano quando fui chiamato per giudicare una questione insorta tra 2 giocatori, e gli domandai quale dei due credeva che avesse ragione. Ei la decise come l' avevo decisa io; ma non poteva sapere a chi dei 2 fosse favorevole. "La sua decisione (diss'io allora) é tal "quale fu la mia, e da questo ella potrà valutare il carattere di questo signore, per la maniera indecente colla quale si é espresso parlandole di me quando entravano nel caffè".

… Corero nipote di Querini, che veniva spesso a casa mia per giocar meco a scacchi.

La mattina seguente andai dal marchese Acciaioli , intendente di Portici, molto vecchio, che anch' esso era stato prevenuto in mio favore dalla contessa Maria sua nipote, che aveva molta bontà per me. Quella casa avrei potuto realmente chiamarla mia propria. Insisteva ch' io andassi ad abitarvi, e conobbi che si sarebbe creduto offeso dal mio rifiuto, se non avessi potuto darne buone ragioni. Ma non potei dispensarmi d' andarvi spessissimo a pranzo … e il dopo pranzo si faceva la partita alle minchiate, il solo giuoco di mio genio, dopo la dama, e gli scacchi.


Carmelo Coco