ALCUNE SERIE ITALIANE NON FIGURATIVE
POCO CONOSCIUTE DEL ‘700 E DELL’800

Prima parte



Massimiliano De Angelis




FOTO A


    E' ben noto quanto sia complesso attribuire con un buon margine di attendibilità, soprattutto nei secoli precedenti il XX°, alcune serie di scacchi non figurativi (creati per il gioco), ad un'area geografica circoscritta piuttosto che ad un' altra. Difatti, ad eccezione di alcune ben note Serie Convenzionali, non solo non possiamo affermare che ogni “Nazione” abbia avuto un suo caratteristico stile conservato nel tempo, ma non conosciamo in quale misura nel corso del tempo i rapporti tra i “Paesi” e gli scambi commerciali abbiano influito nella creazione di uno stile e ne abbiano influenzato eventuali successivi mutamenti.
    La documentazione alla quale attingere e che potrebbe far luce su alcuni di questi quesiti talvolta è molto scarsa o addirittura inesistente.
    La rappresentazione dei pezzi italiani documentata nei libri a stampa dal XVI° al XIX° secolo è anch'essa assai rara. I celebri autori che hanno reso famosa l’ “Italia” nello studio del gioco degli sacchi e delle sue regole, raramente ci hanno fatto il regalo di trasmetterci oltre ai testi, anche delle rappresentazioni dei pezzi. Pertanto dobbiamo accontentarci di poche immagini rappresentative.

    Questa che stiamo vedendo, è la prima in assoluto, tratta appunto, dal primo libro a stampa italiano del 1597 del Gianutio. Potete osservare in alto la rappresentazione dell'Alfiere, di foggia molto semplice, ed in basso, quella del Re con una doppia corona dentata. Siamo alla fine del secolo XVI°.

    Dobbiamo attendere oltre due secoli per reperire dell'altra documentazione.




FOTO B


    Questa è tratta dal libro: “Il giuoco degli scacchi facile ai principianti” (Colombo, Parma 1821).




FOTO C


    Quest’ultima da “Il giuoco degli scacchi” Osservazioni dell’anonimo modenese (Ercole del Rio), Milano 1831.*)

    Tali libri a stampa dovrebbero esser stati pubblicati in una certa tiratura. Pertanto dovremmo ipotizzare che questi pezzi siano stati effettivamente prodotti ed abbiano avuto una certa diffusione in tali epoche. Di conseguenza, queste serie dovrebbero esser sopravvissute almeno in qualche esemplare fino ai nostri giorni.
    Eppure, così non sembra.
    Tale circostanza ci fa quantomeno riflettere ma certamente non costituisce un aiuto per farci meglio comprendere quale possa essere stato il percorso evolutivo degli scacchi italiani non figurativi, durante questi ultimi secoli.
    Stampe e dipinti dove sono rappresentate scene a tema, sono spesso poco chiare. I pezzi di sovente non sono collocati in primo piano. Pertanto risultano poco leggibili.

    Nelle serie non figurative la difficoltà di identificare l'area di appartenenza risulta oltretutto maggiore in quanto gli elementi stilistici a nostra disposizione sono ancor più esigui.


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    Questa premessa mi è sembrata necessaria per meglio inquadrare il tema specifico che andrò ora a trattare e che è circoscritto ad alcune serie italiane non figurative sette/ottocentesche che ho raccolto in questi anni.
    Ho preferito, compatibilmente con lo spazio consentitomi oggi, dedicare questa “Prima Parte” ad alcuni set che ritengo di epoca settecentesca. In altra circostanza vorrei illustrare dell'altro materiale anche ottocentesco. (Parte Seconda).




FOTO 1


    Questa che state vedendo è la prima serie da me acquistata una decina di anni fa in un mercatino estivo della costa toscana. In legno di bosso e palissandro.
    Le torri, non hanno gambo e poggiano (come in quasi tutte le serie italiane) sulla base. I cavalli, torniti ed intagliati in unico pezzo, mostrano una curiosa bocca con labbra sporgenti. Gli alfieri, di semplice disegno, si distinguono comunque da altri di provenienza europea. Più interessante è la forma dei Re e delle Regine caratterizzata dalla presenza di sfere dentate nell'ossatura portante. Dentatura che troviamo tornita anche sul bordo della base dei Re , ma non le Regine.
    I pedoni, molto semplici, ricordano per forma, il giglio, altra caratteristica delle serie italiane. Non ripetono mai in scala ridotta, il disegno dell'alfiere.

    Allora, non avendo trovato alcuna documentazione di riferimento, collocai questo set nel mio inventario come “proveniente dall’area “Centro europea”. Epoca fine ‘700/inizi ‘800”.




FOTO 2


    Successivamente acquisii quest' altra serie, ancora in bosso e palissandro. Sembrerebbe la stessa foto, ma si tratta di un altro set. I giochi sono incredibilmente simili. Piccolissime differenze si notano nella merlatura delle torri.




FOTO 3


    Eccone ancora un'altra acquistata di recente. Anch'essa in bosso e palissandro. I pezzi, patinati, sembrano essere più antichi di quelli delle serie precedenti. Si discosta dalle altre per la forma dei cavalli dalla testa non più goffa, ma elegante e fiera, di foggia classica. Le torri a due ordini di merlature sono più ricche nell'intaglio. Se osservate i re e le regine noterete delle differenze nelle circonferenze delle sfere tra i pezzi in bosso e quelli in palissandro. Re e regine di campo scuro hanno un diametro dentato più ristretto. Non solo. La regina nera ha un collare dentato disgiunto dal corpo del pezzo. Particolare interessante.




FOTO 4


    Ecco gli stessi pezzi collocati sulla scacchiera che ho acquistato assieme. E' una scatola scacchiera in noce, bosso ed inserti in ebano, che si apre a libretto e veniva utilizzata anche per il tric trac oltre ad altri giochi dell'epoca.
    La costruzione della scatola e le cerniere in ferro, denotano una manifattura sicuramente settecentesca. Alcune basi dei pedoni presentano differenze nella tornitura. Nelle serie italiane ogni scacco veniva tornito ed intagliato utilizzando un unico pezzo, senza essere assemblato. Pertanto non era possibile sostituire una base di un pedone o una testa di un cavallo, differentemente da altre serie anche europee.
    La scatola scacchiera conteneva un numero consistente di pedine assieme al set che, ad un esame più accurato, risultava composto di pezzi provenienti da due giochi di scacchi assolutamente simili mescolati. Contando i pezzi ne risultavano 34. Ne avanzavano un pedone ed un cavallo.
    L'antiquario, persona che mi conosce dal alcuni anni, mi assicura di aver acquistato questo assieme da una antica famiglia di Lucca. (Toscana)




FOTO 5


    Ecco ora le 3 serie posizionate assieme. Osservate quanto siano simili! I Re di queste serie misurano circa cm. 7. I pedoni circa cm. 4




FOTO 5a


    Infine, un'ultima foto gentilmente fornitami dal nostro amico Garrick Coleman. Il set è stato acquistato ad una fiera antiquaria in Emilia Romagna (regione italiana centro-settentrionale). Avevo già visto questo set in Fiera, ma ho tardato nel chiudere la trattativa. Così dopo qualche mese era il set esposto al n. 75 di Portobello Road ...
    Come potete osservare, anche questo è della stessa “famiglia” dei n. 1) e 2 ) e 3) che avete già osservato.

    Come ben noto gli scacchisti italiani dell'epoca amavano ritrovarsi, non nei Caffè come in Francia, bensì presso le Accademie. Che tale disegno di questi pezzi possa essere stato elaborato durante questi incontri?

    Queste serie sono ancora poco conosciute , e difficilmente reperibili fuori dal nostro Paese. La conferma è l'inesistenza, per quanto mi risulta, di pubblicazioni italiane o estere che le documentano.

    Eppure questi giochi erano comuni allora, e facilmente rinvenibili in alcune aree.




FOTO 4


    Il rinvenimento di queste due serie assolutamente simili, mescolate, che vi sto nuovamente riproponendo nell’insieme, ne conferma una certa diffusione in quel periodo, dal momento che era possibile integrare dei pezzi mancanti con altri di forma, materiali e dimensioni simili.

    Le indagini svolte c/o gli antiquari nelle zone dove io stesso ho acquistato questi set mi portano ad ipotizzare una loro produzione nell’attuale Toscana, Marche, Emilia Romagna. Pertanto nell’Italia Centro Settentrionale.

    Dobbiamo comunque considerare le profonde divisioni in cui si trovava ancora la Penisola Italiana nella metà del XVIII° secolo. Dopo un lungo periodo di guerre, la pace di Aquisgrana (1748) disegnava la carta politica italiana dell'epoca. La Penisola si presentava molto frammentata in Regni e Stati. Profonde divisioni sono sopravvissute anche successivamente al periodo napoleonico. Per la riunificazione, il nostro Paese doveva attendere ancora a lungo. E' pertanto possibile che tale divisione e frammentazione abbia contribuito a frenare la diffusione di questi giochi verso il Nord (ma anche verso il Sud della penisola) e che a tutt'oggi le poche serie sopravvissute siano rimaste in alcune abitazioni che, per tradizione italiana, amano conservare certi antichi oggetti e tramandarli possibilmente in famiglia, fino a quando non avvengono gli smembramenti.

    Alla luce di quanto esposto, non mi sembra azzardato definire queste serie “Convenzionali. In aggiunta, per meglio contraddistinguerle da altre, si potrebbe denominarle, d’ora in avanti con il termine di “Toscane” .


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    Per terminare, vorrei mostrarvi alcune serie da gioco sempre di quell'epoca che si discostano per caratteristiche dalle precedenti ma che sono, a mio avviso, della stessa epoca dovrebbero provenire dalle medesime aree geografiche.




FOTO 6


    Eccone la prima, acquistata anch’essa assieme alla sua scatola scacchiera settecentesca.




FOTO 7


    Ora potete vederla meglio.
    In bosso e noce, è molto diversa dalle precedenti. Solo i Pedoni sono somiglianti. Torri più compatte, Cavalli meno curiosi e di gusto più classico, Alfieri eleganti. Re e Regine di uno stile che può ricordare altre serie europee. Il Re misura circa cm. 5,8. Il Pedone cm. 4,2.




FOTO 8


    Questa è simile alla precedente. In bosso e noce, di ridotte dimensioni e dalle Torri meno massicce. Molto simili alla precedente sia gli Alfieri che i Cavalli. Differenti dall’altra (foto 7), Re e Regine con corone dentate.




FOTO 9


    Questa, di piccole dimensioni, che ritengo tra le più antiche, è in bosso e bosso ebanizzato. Le Torri, che poggiano come di consueto direttamente sulla base, sono leggermente concave. Gli Alfieri sono in linea con altri italiani già osservati nei set precedenti. La foggia del Cavallo, si discosta decisamente e ricorda alcune serie tedesche (vedi Hammond **). La ritengo, pur con qualche riserva, comunque “italiana”, ascrivibile all’area settentrionale della nostra penisola.




FOTO 10


    Infine quest’ultima, in bosso e pero.
    Infine quest'ultima, in bosso e pero. A mio avviso, più tarda come epoca e più alta della precedente, si differenzia nello stile di Re e Regine, ma conserva la medesima linea degli Alfieri. Anche per la forma dei Cavalli dalla testa incurvata queste ultime si discostano dalle prime serie che ho presentato. Il Re misura cm. 8. Il Pedone cm. 4,5.


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    Tale esposizione non può essere certamente esauriente. Vuole essere semplicemente un primo contributo verso l'analisi di pezzi che ritengo, come ho già detto, poco conosciuti (sia in Italia che all'Estero), ed allo stesso tempo uno stimolo per un necessario approfondimento del tema.

    Nella speranza che l'argomento abbia suscitato un qualche interesse o curiosità, ed in attesa di ulteriori apporti da parte di appassionati, studiosi e/o collezionisti, ringrazio tutti Voi per l'attenzione.


Bibliografia:
  Anonimo 1831 (Ercole del Rio). Il giuoco degli scacchi. Osservazioni dell’anonimo modenese. Milano (Lorenzo Sonzogno)
  Chicco A.- Porreca G. 1959-1985 (?): Il libro completo degli sacchi. Milano (U. Mursia e C.)
  Chicco A.- Porreca G. 1971: Dizionario enciclopedico degli sacchi; Milano (U. Mursia e C.)
  Chicco A. - Rosino A. 1990: Storia degli sacchi italiani, Venezia (Marsilio Editori)
  Colombo 1821 “Il giuoco degli scacchi facile ai principianti” . Parma (Giuseppe Paganino).
  Horatio Gianutio della Mantia 1597. Libro nel quale si tratta della maniera di giuocar’ à Scacchi, con alcuni sottilissimi Partiti. Torino (appresso Antonio de’Bianchi).
  Hammond A. 1950: The book of chessmen, London (Arthur Baker Ltd.).
  Sanvito A. 1992: Figure di sacchi, Milano (Gruppo Ugo Mursia Editori S. p A.).
  Sanvito A. 2000: L’arte degli scacchi, Milano (Editori Silvestre Bonnard).

Note

*) Una serie simile, in avorio naturale e tinta di verde è stata venduta nell’asta Christie’s Londra, South Kensington : “ “The Ettore Chiesa Collection of Chess Sets” 20 September 2006, lotto 212, come produzione degli anni ’50. Se così fosse, data la similarità inconfutabile con quella del Del Rio, si tratterebbe di una “riproduzione”.
**) Vedi Hammond A. pag. 102, plate IV°, per cavalli dalla forma similare.