LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


82esimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.



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   (“Vaffa’...nbicchiere”). Le polemiche su Michele Santoro sono culminate nella decisione della Direzione Generale della Rai di sospenderlo per dieci giorni a seguito dell’attacco diretto e in diretta al suo direttore, Mauro Masi, la sera del 23 settembre 2010. Si apprende che la trasmissione “Annozero” questa sera, 14 ottobre, andrà regolarmente in onda per poi essere sospesa per due puntate, a partire dal prossimo giovedì.
   Una sanzione che appare subito assai controversa e, come è stato autorevolmente affermato, “manifestamente sproporzionata”. Lo stesso provvedimento, oltre a tutto, sembra una punizione più che nei confronti del conduttore verso il numeroso pubblico che segue la trasmissione, i lavoratori a diverso titolo impegnati nel programma e nei confronti della stessa Rai per le inevitabili perdite economiche della disdetta dei contratti pubblicitari.
   In un servizio di Luca Giannelli sul “Tg La7”, nell’edizione serale delle 20, sotto il titolo “Santoro sarà punito oggi in video. Dubbi Pdl sulle decisioni di Masi”, l’anchorman annuncia battaglia. Enrico Mentana, direttore del telegiornale di “La7”, nel consueto sommario che lo precede, ricordando lo sberleffo con la vignetta di Vauro - storico collaboratore di Santoro - apparsa in prima pagina su “Il Manifesto” e dove Masi è raffigurato come lo scalmanato energumeno Ivan della partita Italia-Serbia, afferma candidamente che “Santoro è sotto scacco amministrativo”. Nel corso del servizio, inoltre, si cerca di spiegare la bufera che si è abbattuta sulla Rai facendo ricorso ancora a similitudini scacchistiche. In uno dei tanti passaggi sui distinguo e sulle querele già annunciate si sentono considerazioni come “mosse e contromosse, legali e politiche, come in una frenetica partita a scacchi”.
   Nel corso della tramissione, come ormai è consuetudine nel telegiornale di Mentana per approfondire l’argomento, sono stati ospitati due commentatori di opposte idee, perfettamente antitetiche. Tocca, questa volta, ai giornalisti Filippo Facci e un più credibile Gad Lerner tentare di fare chiarezza sulle decisioni adottate dal direttore generale della Rai.
   Alla fine Santoro si è riservato di invitare i telespettatori a sollevarsi contro il tentativo di censura inviando lettere di protesta alla Rai. Mi sembra di capire che ci sarà uno tsunami di ritorno che nessun commento o termine scacchistico sarà in condizione di descrivere.
   (14. X. 2010)

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   (Il secolo della Società Scacchistica Torinese: dal Caffè degli Specchi ai saloni di via Goito). Dopo quello de “L’Italia Scacchistica” un nuovo anniversario rallegra e inorgoglisce l’ambiente scacchistico italiano. Il 3 novembre 1910 fu fondata la “Società Scacchistica Torinese” per merito, come ricordato nel bel volumetto di Alessandro Di Giorgio “C’erano una volta i Re”, di “un manipolo di volenterosi scacchisti torinesi”.
   Il quotidiano “La Stampa” del 15 ottobre 2010, a pagina 69, ricorda l’avvenimento con un lungo articolo, con foto e interviste, di Luca Indemini dal titolo “Re e regine dal 1910. Il bianco muove e compie cent’anni”. Una lunga storia di “re e regine” che continua ancora oggi e onora lo scacchismo italiano.
   Tra qualche giorno inizieranno nel capoluogo piemontese, per celebrare la ricorrenza, numerose manifestazioni e, in primo luogo, la presentazione del volume “Una partita lunga un secolo” scritto dal maestro di scacchi e giornalista Mauro Barletta, che racconta il percorso della “Torinese” attraverso tutto il secolo scorso e questo primo scorcio di terzo millennio.
   In attesa di leggere l’atteso libro, che nel bel sito web della SST viene presentato come “un lavoro ricco di testimonianze venute alla luce grazie a mesi di ricerche in tutte le direzioni e con un’ampia galleria fotografica delle immagini dei momenti più significativi di questo secolo di vita”, auguriamo ogni ulteriore fortuna alla storica associazione che tanto ha contribuito per lo sviluppo dello scacchismo italiano.
   (27. X. 2010)

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   (Florilegio scacchistico). Alcuni titoli più o meno recenti, tutti tratti dagli organi di informazione, potevano costituire occasione di bizzarre considerazioni. Anche se spesso amare. Così, per tante ragioni, non è avvenuto. Ma non ho avuto la forza di disperdere il materiale ormai raccolto. Un elenco che potrebbe non finire mai e che ci permette, ugualmente, di riflettere intorno ai problemi politici e sociali del vivere di oggi grazie alla capacità dei termini scacchistici di fare risaltare con chiarezza le notizie poste all’attenzione dei lettori. Mi sono deciso, pertanto, a riassumerli, in qualche modo.
   Così, a proposito del nuovo assetto di Viale Mazzini, colpisce su “L’Opinione” (dicembre 2008) il titolo: “«La mossa del cavallo» secondo Berlusconi” e, a proposito del nucleare in Iran, su Panorama (febbraio 2010) risalta non poco il titolo “Barack Obama gioca a scacchi con gli ayatollah”. Senza nessun riferimento, almeno credo, alla circostanza che il 44° Presidente degli Stati Uniti da ragazzo sembra fosse affezionato agli scacchi e ha continuato a apprezzare il gioco tanto da aver fatto realizzare per sostenere la candidatura democratica durante la sua campagna presidenziale un set di scacchi con la sua immagine, prodotto e commercializzato in 3000 esemplari. Ma, ancora sulle scelte del presidente degli Stati Uniti d’America con riguardo alle spie infiltrate a Mosca e a Washington, incuriosisce l’intitolazione che appare sulla stessa rivista (luglio 2010): “Barack Obama ha giocato a scacchi con la Russia e le sue spie”. Altri capi di stato sembrano, invece, subire più che praticare questo gioco rimanendone vittime, spesso innocenti. Con riferimento al triste scandalo della pedofilia nella chiesa cattolica amareggia, infatti, vedere la pagina di copertina di un altro diffuso settimanale, con la figura sfuocata e di spalle di Benedetto XVI, titolata “Scacco al papa” (“L’espresso”, aprile 2010). Non solo le persone ma interi continenti, d’altronde, sono presentati nel linguaggio giornalistico “sotto scacco”. Pierpalo Benigno, in prima pagina su “Il Messaggero” del 27 aprile 2010, analizzando la fragile economia della Grecia, scrive l’articolo: “Scacco matto all’Europa”.
   Per tornare alle notizie di casa nostra, ecco come viene presentato su “Il Foglio” del 4 giugno 2010 l’articolo dell’opinionista Salvatore Merlo, cantore della “casta tremula della politica italiana”, che analizza il problema, ormai annoso, delle “Intercettazioni e Pdl”: “Fini gioca a scacchi per imporre un negoziato vero al Cav., ma alla Camera gli scappano i finiani”. Il giornalista, nel corso della corrispondenza, annota fra l’altro: “Fini da alcune settimane gioca a scacchi, osservato attentamente da Gianni Letta, per imporre a un Berlusconi sfuggente un negoziato serio sull’organizzazione del Pdl”.
   A proposito del referendum svizzero sul segreto bancario si legge sul sito de “Il Sole 24 Ore”, del 3 giugno 2010, il seguente incipit: “Continua nel Parlamento elvetico la partita a scacchi sull’accordo per la consegna agli Usa dei 4450 nomi di clienti americani di Ubs sospettati di reati fiscali”. Ancora, sullo stesso sito, il 21 giugno 2010, compare la seguente intitolazione: “Tra Pdl e Tremonti partita a scacchi sugli emendamenti (e sul condono)”. Nuovamente, per passare a un tema più “letterario” e leggero, si legge, sulla rivista di cultura e spettacolo “wuz.it”, la recensione apparsa il 21 giugno 2010 del recente libro di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli “Acqua in bocca” sotto il titolo: “Acqua in bocca: la partita a scacchi di Camilleri e Lucarelli”.
   Sembra che nessuna cosa è lasciata lontano dalla scacchiera. Il richiamo agli scacchi è, infatti, presente anche per informare sui processi giudiziari che più colpiscono la pubblica opinione. Su “il Giornale.it” del 10 agosto 2010 appare l’articolo “La guerra per un diamante tra Mia Farrow e Naomi” che inizia con “Il bianco e il nero, come sulla scacchiera. Ma la grande partita a scacchi dell’estate 2010 si gioca davanti al Tribunale speciale dell’Aia, che giudica uno dei tanti satrapi del continente africano ...”
   Ma la politica italiana la fa da padrone. “Berlusconi tra la maggioranza e le congiure. In settimana vuol dare lo scacco matto a Fini” è il titolo dell’articolo di Francesco Cramer che appare sul sito de “il Giornale.it” del 5 giugno 2010. Ancora, l’incipit dell’articolo “Berlusconi: «Al primo voto contro tutti a casa»” che appare sullo stesso sito del 3 agosto 2010 è: “Stop. Basta polemiche, basta affondi, basta ultimatum. Chiusa la settimana del redde rationem si ricomincia con la solita partita a scacchi che accompagna ormai da mesi Berlusconi e Fini”. Gli fa eco “Il Tempo.it” del successivo 5 agosto, ospitando, sull’estate bollente, l’articolo dal titolo “Tutti al mare e poi si vota”: “Berlusconi in questo scenario è tutt’altro che immobile. E’come un giocatore di scacchi che ha perso qualche pezzo importante, ma ha in testa la mossa che non ti aspetti, quella dello scacco matto”. Lo stesso quotidiano rincara la dose con l’editoriale dell’8 settembre 2010, data che ricorda un momento fatidico della nostra storia, di Mario Secchi che scrive: “Fini gioca una partita pericolosissima per le istituzioni”. Insomma, come suggerisce ancora “il Giornale.it” del 9 settembre 2010 con l’articolo di Adalberto Signore sulla “Strategia anti Fli di Silvio”, la situazione politica sembra “l’ennesima partita a scacchi nel gioco dl cerino che va avanti ormai da settimane tra Berlusconi, Bossi e Fini”.
   Anche per le situazioni locali, e non poteva essere diversamente, il richiamo al gioco degli scacchi è sempre presente. Lillo Miceli su “La Sicilia.it” del 16 settembre 2010 interpreta l’aggrovigliata situazione politica siciliana come, e non solo nel titolo, una “Partita a scacchi”. Scrive: “Una vera e propria partita a scacchi le cui mosse sono condizionate dalle possibili elezioni politiche anticipate, ...”. Il quotidiano “il Giornale.it” del 9 settembre 2010 con il titolo “Fini vuole il suo Balanzone a Bologna” annuncia: “Mentre a livello nazionale la partita a scacchi tra Pdl e Fli è tutta da definire, a livello locale i finiani premono sull’acceleratore”. Usando nuovamente un linguaggio scacchistico insiste Francesco Cramer su “il Giornale.it” del 14 settembre 2010 che annota: “Alla fine il famoso gioco del cerino tra Berlusconi e Fini brucia le dita anche a Casini. Già, perché nell’eterna partita a scacchi tra premier e presidente della Camera è subentrato anche il leader centrista. Un match che scotta, però”. Una “partita a scacchi appena iniziata” aggiunge Claudio Tito su “la Repubblica.it” del 27 settembre 2010 nel suo articolo “Fini ora è pronto a nuovi scenari «Tutto cambiato, leali solo ad elettori»”. Certo un tema bollente quello della rottura con Fini e, ora, anche il caso Tulliani. Commenta il giornalista del quotidiano romano: “Le prossime quarantotto ore, quelle che precedono il dibattito alla Camera sul programma di governo, sono quindi considerate «decisive» dall’intero stato maggiore «futurista». Una partita a scacchi piena di incognite, in particolare sull’intervento preparato da Silvio Berlusconi. Ma con una certezza confidata ieri da Fini ai suoi fedelissimi: d’ora in poi «la lealtà sarà solo verso gli elettori e non verso il premier»”.
   Neppure i programmi televisivi si sottraggono al richiamo degli scacchi. La prima puntata del nuovo ciclo di trasmissione “Annozero” del 23 settembre 2010, in prima serata su “Rai 3”, sempre sullo scontro senza precedenti nella storia della democrazia tra Berlusconi e Fini, apre con il titolo, che campeggia incessantemente alle spalle del conduttore, “Scacco al Premier”.
   Perfino le notizie più drammatiche fanno ampio uso di esempi scacchistici. “La Stampa.it” dell’8 settembre 2010 con il titolo “Sospesa la lapidazione di Sakineh” scrive che la sventurata “Sakineh Mohammadi Ashtiani è da oggi una nuova pedina nella partita a scacchi tra l’Iran e l’Occidente. Le autorità iraniane hanno sospeso la lapidazione per la donna, condannata per adulterio e per presunta complicità con l’omicidio del marito”. Anche “Il Tempo.it” del giorno successivo usa la medesima similitudine, se non le stesse parole, nell’articolo di Marino Collacciani dal titolo “L’Iran cede. Pena sospesa a Sakineh”.
   Daccapo, titolo a piena pagina 35 su “La Stampa” del giorno 3 ottobre 2010: “Come inchiodare la Cia e dare scacco ai telebani”, a proposito dell’incontro con la giornalista del Washington Post Dana Priest a Ferrara, premio Pulitzer, che ha “intrappolato” la Cia con le sue inchieste.
   Ma sono sempre le notizie italiane, specie quelle di politica, che più di tutte si prestano al singolare connubio tra la terminologia dei giornali e quella scacchistica. Sul “Corriere della Sera” del 29 ottobre 2010, intorno al nuovo scandalo della misteriosa ragazza marocchina trattenuta mesi fa in Questura a Milano sotto l’accusa di furto e che rimbalza in questi giorni nelle prime pagine di tutti i maggiori quotidiani italiani e stranieri, appare l’articolo di spalla di Fiorenza Sarzanini “La telefonata del Cavaliere in questura”. La nota, che prosegue nella pagina 9, pone inquietanti interrogativi e termina con le parole: “... adesso il timore forte di numerosi ministri è lo «scacco al re»”. Il “Bunga bunga”, ultimo malefico gioco che soppianterà nei prossimi giorni quello nobile degli scacchi, è ormai consacrato in atti giudiziari. Una maggioranza silenziosa di italiani, attonita e sconsolata, si appresta a scoprirlo.
   “L’ultima partita a scacchi del Cavaliere” è l’editoriale di Eugenio Scalfari su “la Repubblica” del 7 novembre 2010, dove, fra l’altro si legge: “Berlusconi è finito, la coscienza nazionale che si sta lentamente risvegliando gli ha già notificato il cartellino giallo, ma il rosso dell’espulsione immediata ancora no; quindi è ancora in campo e giocherà molto duro proprio perché è consapevole che sarà fuori nei prossimi match. Se volessimo adottare a mò d’esempio il gioco degli scacchi, direi che lui è il re che lotta per evitare lo scacco matto, Fini è la regina avversaria che può muovere in molte direzioni, Bossi gioca con una torre in difesa del re. Alfieri e cavalli distribuiteli come vi pare tra gli altri comprimari della partita, tenendo presente che molti di quei pezzi sono stati eliminati dalla scacchiera. (...) Bossi. Poiché gioca con una torre, può andare soltanto in verticale o in orizzontale sulla scacchiera. Tradotto in termini politici: può sopportare a tempo indefinito che Fini faccia cuocere Berlusconi a fuoco lento e insieme con lui anche la Lega oppure può esser lui a staccare la spina tra gennaio e febbraio.”
   Ma è “Il Messaggero” con l’articolo di fondo a firma di Piero Alberto Capotosti del 9 novembre 2010 che riesce, meglio di tutti e sin dal titolo “La partita a scacchi che il paese non merita”, a entrare nel cuore del problema della crisi extraparlamentare per restituire una chiave per risolverla nel più breve tempo possibile e nel rispetto delle regole costituzionali. Unico modo per “eliminare incertezze nei cittadini” e per evitare che si allontanino “progressivamente dalla politica, che appare sempre più una partita a scacchi, il cui obiettivo è la vittoria di un protagonista sull’altro e non già la doverosa ricerca e la cura dell’interesse generale”.
   In tempi di tempeste economiche, default finanziari e crisi perduranti, per uscire dallo stallo ci sarà davvero bisogno di mosse geniali come peraltro scrive il professore Michele Ainis su “La Stampa dell’11 novembre 2010 nell’editoriale dal titolo “L’incubo della politica in stallo”. “Sicché all’orizzonte si profila la perpetuazione dello stallo, un’aria ferma come quella che precede un temporale”.
   “La strategia di Berlusconi: fiducia al Senato. Ecco tutte le mosse della partita a scacchi sulle mozioni” è il titolo dell’articolo a firma di Celestina Dominelli che appare il 12 novembre 2010 sul sito web de “Il Sole 24 Ore”. Una strategia che viene ulteriormente spiegata, sempre facendo riferimento al gioco degli scacchi, sullo stesso sito, il giorno successivo con “Tutte le mosse nella partita a scacchi delle mozioni tra Pdl, Fli e Pd”. Si legge: “La sessione di bilancio in pieno svolgimento alla Camera non ferma lo scontro sulla verifica parlamentare della tenuta del governo. Tra venti di crisi sempre più violenti, la battaglia in corso sta assumendo i contorni di una partita a scacchi, combattuta a colpi di mozioni di sfiducia, che Fli e Udc sarebbero pronti a presentare alla Camera martedì ma a votare solo dopo la manovra”.
   Ma è ancora “La Stampa” del 13 novembre 2010, nelle pagine 2 e 3, che, nel commentare l’annunciata presentazione delle due contrapposte mozioni al Senato e alla Camera sul futuro dell’esecutivo, propone, in dettaglio, i possibili scenari con “La partita a scacchi del Cavaliere”. Due intere pagine con le possibili cinque mosse, tutte numerate e simili a una vera guerra scacchistica, dell’opposizione, del Quirinale, della maggioranza, con la fiducia in un solo ramo e, infine, dell’ipotesi dello scioglimento dell’intero Parlamento o, incautamente a giudizio degli esperti in diritto costituzionale, della sola Aula di Montecitorio. Lo stesso quotidiano, il successivo giorno 17, ospita a pagina 7, il “Taccuino” di Marcello Sorgi con il titolo “Una partita a scacchi di 27 giorni”, a seguito dell’intesa raggiunta tra Napolitano, Fini e Schifani sull’opportunità di posticipare il dibattito parlamentare contemporaneamente, sia al Senato che alla Camera.
   Per il momento, sembra più opportuno smettere di giocare, perfino a scacchi nella scacchiera politica: la crisi economica è seria, l’euro non sembra godere ottima salute e il nostro paese avrebbe bisogno di un governo saldo.
   (18. XI. 2010)

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   (Una recensione, un sito). “Scacco a Dio”, il nuovo romanzo di Roberto Vecchioni recentemente pubblicato nei “Coralli” dell’Einaudi, è, come già segnalato, una raccolta di racconti su personaggi celebri accomunati da una ribellione al destino rispetto a quello che Dio ha deciso per loro. Tra i tanti personaggi, da Catullo a Kennedy con le loro vite rovesciate, ci sono pure Alekhin e Capablanca e il racconto del famoso match giocato nel 1927 a Buenos Aires. E Capablanca, nell’interpretazione di Vecchioni, vede tutto in anticipo e decide lui la sua sconfitta e il suo destino. Dice, rispondendo a Alekhin che gli rimproverava uno strafalcione: “Oh, quello è stato il mio capolavoro e anche un pò una sfida: volevo vedere se ti accorgevi che ti stavo prendendo per i fondelli. Vedi, Alex, non c’è nessuna differenza tra vincere e perdere, quel che conta è sceglierlo da soli. (...) Questo è il vero scacco”.
   Ora, è con vero piacere scoprire che il bel romanzo di Vecchioni sia piaciuto anche a “Bilguer74”. A sua firma è comparso, infatti, sull’avvincente sito web di “Soloscacchi” (“http://www.soloscacchi.net”) e al quale collabora, in data 14 giugno 2010, una straordinaria recensione che, certamente, non passerà inosservata e che invito a gustarla per poi passare a leggere il libro.
   Non svelo nessun segreto ricordando che con lo pseudonimo di “Bilguer74”, con il quale firma i suoi interventi, si cela il candidato maestro lucchese Riccardo Del Dotto autore di uno dei più bei libri di teoria scacchistica che sia mai stato scritto. Mi riferisco alla sua monografia su “La Partita del Centro” (Nuova Toscana Editrice, Firenze 2002) che ha riaperto un vivo interesse per questa antica apertura assai spesso bistrattata ma che, nella semplicità dei suoi schemi, permette un gioco assai attivo come dimostra la sua recente utilizzazione da parte di alcuni grandi campioni. Colpiva in quel libro, che ha colmato una grave lacuna dell’editoria scacchistica occidentale, la grande passione dell’autore non solo nel ricostruire e suddividere, per la prima volta in assoluto, gli alberi delle varianti ma anche gli innumerevoli aneddoti e le interessanti informazioni che, con grande avvincente partecipazione, venivano inserite tra le acute analisi delle numerose partite. Un libro non solo di teoria ma di vera cultura scacchistica che occupa un posto privilegiato nella mia collezione di libri.
   Del Dotto, al termine della sua recensione, ringrazia Vecchioni per averci regalato delle pagine seducenti. Finisce, infatti, con l’affermazione che “gli scacchi hanno bisogno di questo”. Qualcuno nell’inviare un loro commento nel sito ha aggiunto un tempestivo “Gli scacchi hanno bisogno anche… di Bilguer74!!”. Credo che è stata formulata l’asserzione più precisa: gli scacchi hanno proprio bisogno, oltre di artisti che si appassionano al gioco trasmettendo loro poetiche interpretazioni, di scacchisti studiosi come Del Dotto. Campione di scacchi, certo, ma anche uomo colto e sportivo di saggia umanità.
   L’occasione mi è data, ugualmente e piacevolmente, per segnalare un sito giorno per giorno alimentato da un gruppo di scacchisti, alcuni giovanissimi, che, con la loro passione e bravura, stanno scrivendo una delle più interessanti e colte pagine sul nostro amato gioco apparse nel grande mare scacchistico del web. Un sito eminentemente di scacchi come recita la sua testata, “SoloScacchi”. Ma, appunto per questo, “non solo”. Gli scacchi, infatti, non sono solo gioco ma, occorre sempre ricordarlo specie agli scacchisti che iniziano l’agonismo sportivo, anche arte, cinema, collezionismo, letteratura, media, musica, scienza, personaggi, luoghi, paesi e curiosità. Così, nel bel sito, che si avvale anche della collaborazione di nomi prestigiosi del mondo degli scacchi, troviamo, accanto a belle partite brillantemente commentate e affascinanti storie sul gioco, puntuali rimandi culturali e riflessioni educative come quando il non identificabile (almeno per noi) “Zenone” scrive le indimenticabili parole: “Sì, va bene il Grande Alekhin, gli scacchi e il nostro sito però, mi raccomando, ricordatevi di leggere o rileggete Se questo è un uomo di Primo Levi”.
   Chapeau!
   (24. XI. 2010)

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   (Gli scacchi dall'altra parte delle specchiere). Massimo Bontempelli (Como 1878 - Roma 1960), definito il “magico portinaio del futuro”, con il breve racconto “La scacchiera davanti allo specchio” ha scritto nel 1921, e pubblicato l’anno successivo a Firenze nella collana “Biblioteca Bemporad per ragazzi”, uno straordinario capolavoro letterario. Il protagonista fantastica, così come fece Lewis Carrol con le avventure di Alice, di attraversare uno specchio per entrare in un mondo immaginario dove i pezzi degli scacchi sono i personaggi principali. Re, donne, torri, alfieri, cavalli e semplici pedoni che si trasformano in tanti compagni per scoprire il mondo.
   Il testo del racconto, scritto per i ragazzi ma godibile in ogni età, è stato ristampato, privo di ogni annotazione, dall’editore Sellerio nel 1981 e 1990 nella fortunata collana “La memoria”. E’ di qualche utilità ricordare che l’anonimo risvolto di copertina di questa agile ed elegante edizione palermitana fu scritto da Leonardo Sciascia. E lo scrittore siciliano proprio nella breve presentazione dell’opera manifesta il desiderio, rimasto peraltro inappagato, di inventariare, oltre “il posto e il ruolo che gli specchi hanno nella letteratura”, anche “scacchiere e partite a scacchi allusive, simboliche, reali e surreali da tenere in conto”.
   Traggo dall’edizione citata, alle pagine 11-12, l’incipit del capitolo primo, intitolato “Epoca di questo racconto”:
   “““ «Non sono mai riuscito a giocare a scacchi.
   Gli scacchisti appassionati dicono che questo è un grave difetto. Dicono: Chi non sa giocare a scacchi non sa ragionare, chi non sa ragionare non sa cavarsela nelle difficoltà della vita, chi non sa cavarsela è un uomo da nulla, destinato alla miseria, eccetera.
   Ma c’è qualcuno di quegli scacchisti appassionati, che mi vuol bene. E allora non può persuadersi che io non sappia giocare a scacchi, e cerca d’insegnarmi. Poiché io non imparo, ci si addolora, e mi dice:
   - Non riesco a capire perché mai tu, che in fondo sei una persona ragionevole, sai cavartela, non sei un uomo da nulla, non sappia giocare a scacchi. Pare che gli scacchi ti faccino soggezione.
   Io non gli rispondo, ma so che senza accorgersene ha detto giusto: gli scacchi mi fanno soggezione.
   Perché una volta (è venuto il momento di raccontarlo) una volta, una sola, nella mia vita, anche senza giocare, ho avuto una lunga e complicata faccenda con un gioco di scacchi. Fu quando avevo dieci anni. (…)». ”””
   E, dalle pagine 40-41, il seguente brano, tratto dal capitolo undicesimo intitolato “Le illusioni di un re”, quando il Re bianco spiega al protagonista, lo stesso Bontempelli bambino:
   “““ «... che noi, noi i pezzi del gioco degli scacchi, siamo le creature più importanti del creato: le sole eterne. Oh, - continuava riscaldandosi - è ora di dire le cose come stanno: e devi sapere che i pezzi degli scacchi sono molto, molto più antichi degli uomini; molti secoli dopo che esistevano gli scacchi sono nati gli uomini, che sono all’ingrosso una specie di pedoni, con i loro alfieri, Re e Regine; ed anche i cavalli, ad imitazione dei nostri. Allora gli uomini hanno fabbricato delle torri per fare come noi. Hanno poi fatto anche altre cose, ma quelle sono tutte superflue. E tutto quello che accade tra gli uomini, specialmente le cose più importanti che si studiano poi nella storia, non sono altro che imitazioni confuse e variazioni impasticciate di grandi partite a scacchi giocate da noi. Noi siamo gli esemplari e i governatori dell’umanità. (...) noi siamo veramente eterni. E noi, come loro, effettivamente dirigiamo il mondo, e siamo i soli che abbiamo una ragione d’essere, e un ideale. (...)». ”””
   Bontempelli, per sua stessa ammissione, non è riuscito mai a giocare a scacchi ma è stato capace di sdebitarsi con il gioco restituendoci in questo breve racconto il mondo magico degli scacchi con pagine raffinate.


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   I giorni passano velocemente. Si avvicina il Santo Natale e, quasi incredibilmente, un Nuovo Anno è alle porte. Per tutti, da queste pagine, con lo stesso sincero animo della prima volta e come se fosse appena ieri, un felice augurio di giorni sereni.
   (3. XII. 2010)

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