(Libri per l’estate). E’ buona consuetudine, in occasione della partenza per le vacanze estive, mettere in valigia anche qualche buon libro, anche di scacchi. Mai, come quest’anno, tale piacevole operazione si è rilevata impresa difficile per chi segue la letteratura scacchistica in lingua italiana, come sempre ha amato fare l’appassionato scacchista e bibliofilo Alvise Zichichi. Con la pubblicazione testé avvenuta (fine giugno 2009), infatti, del consueto e atteso appuntamento annuale delle novità della Prisma Editori si è concluso un semestre editoriale eccezionale sia per numero che per qualità.
Libri interessanti da avere sempre al seguito con l’intento di leggerli tutti, tutti meritando. Siccome ciò non sembra possibile, appare almeno utile fornire qualche svelta indicazione e consentire a ciascuno la scelta ritenuta più appropriata.
Il buon mattino era stato già annunciato, qualche mese prima da Caissa Italia con l’uscita, in un’accattivante veste grafica contrassegnata dal nuovo logo dalla casa editrice, di quattro importanti volumi. Anzitutto, la gradita opera conclusiva delle migliori partite, con note autobiografiche, del grande maestro e gentiluomo estone Paul Keres. Ripercorrere le partite dei grandi della scacchiera commentate dagli stessi protagonisti, come è il caso del volume in esame, è non solo il modo migliore per apprendere il gioco ma anche un motivo in più per capire il percorso umano di chi degli scacchi ha fatto una ragione di vita (Paul Keres, “Partite scelte” vol. 2, pp. 240, € 27,00). Un libro che si apprezza anche per le numerose foto storiche con risvegliate didascalie a cura di Yuri Garrett, una “prefazione sentimentale” di Mihail Marin e ben 12 partite aggiuntive (1959-1975) selezionate da Mario Lamagna e non comprese nell’edizione originale del 1961. Inoltre, giusto per rimanere “nell’esempio dei grandi”, il libro di Isaak Efremovich Boleslavskij e di Igor Zakharevich Bondarevskij che narra il combattuto match “Petrosjan-Spasskij 1969, scontro tra titani” (pp. 192, € 28,00). Uno straordinario volume, scritto a quattro mani dai secondi dei duellanti, entrambi grandi maestri nominati dalla Fide nel 1950, e segnalato - è dato di leggere nella quarta di copertina - direttamente a Caissa Italia da Mark Dvoretskij come uno dei capolavori assoluti della letteratura scacchistica sovietica. Per chi si appresta a partecipare a qualche torneo e aspira a verificare sulla scacchiera le ultime novità in apertura, invece, giungono in soccorso due ottimi e aggiornati volumi di teoria: uno dell’abile scacchista del Kazakistan Boris Avrukh con il suo riuscito esordio “1.d4. Repertorio avanzato” (volume 1: Catalana, Slava, Gambetto di donna rifiutato, Gambetto di donna accettato e linee minori, pp.352, € 32,00) e l’altro dell’amabile e colto GM rumeno Mihail Marin “Le partite di gioco aperto” (secondo volume, pp. 216, € 27,00) che tratta, in dettaglio e da par suo, il seguito logico della sua precedente opera, pubblicata sempre da Caissa Italia, la Partita Spagnola, regina indiscussa del gioco aperto.
Proseguiamo. Insieme ai libri diciamo “tecnici” non bisogna dimenticare che il gioco degli scacchi è anche occasione di racconti, avventura, personaggi e arte. Come non mettere in valigia, ad esempio, l’intrigante romanzo di Diane A. S. Stuckart “La mossa dell’alfiere” (Nord, pp. 360, € 18,60)? Un “giallo” che riporta il lettore nella Milano del 1483 e a una partita di scacchi viventi che mette a repentaglio la vita, nientedimeno, di Leonardo da Vinci, incaricato di indagare sulla misteriosa morte del personaggio che impersonava l’alfiere bianco. Oppure la trama, sullo sfondo dell’11 settembre 2001 e dell’ingresso delle truppe americane a Bagdad, raccontata da Katherine Neville ne “Il fuoco” (Mondadori, pp. 427, € 20,00)? Quasi un seguito, in uno scenario globale alla ricerca di tutti i pezzi degli “Scacchi di Montglane”, che ha segnato il successo planetario del suo precedente “Il segreto del Millennio” (Mondadori, 1961). E tra i racconti curiosi e affascinanti bisogna aggiungere, anche se non stampato quest’anno ma lo scopro e leggo solo ora e grazie all’attenta rubrica curata da Nicola Vozza per il “Centro Studi Scacchistici Touring Duchamp”, “Il quarto enigma” dello scrittore vagabondo Daniel Chavarría (Marco Tropea Editore, 2005, pp. 317, € 16,50). Nel romanzo, peraltro complicatissimo da raccontare, c’è un personaggio veramente interessante: lo scacchista, Gregorio Montijo. Leggere le sue intense pulsioni scacchistiche (e non solo quelle!), anche se limitate a qualche pagina, merita tutto il romanzo. E, a proposito di Duchamp, Bernard Marcadé, scrive una nuova biografia dell’artista francese “Marcel Duchamp. La vita a credito” (Johan & Levi, pp.602, € 32,00) che merita di essere letta nell’intento di dare “scacco matto alla noia” anche quando si è in vacanza. «Non c'è niente di più bello che giocare» disse una volta Duchamp a chi gli chiedeva di spiegare la sua poetica, come ricordato in recenti pagine della rivista “L’Italia Scacchistica”. Duchamp, sappiamo, amava in particolare giocare scacchi: e non per nulla Marco Carminati nel segnalare il libro di Marcadé nella “Domenica” de “Il Sole 24 Ore” sceglie proprio lo stralcio delle pagine del libro dove è fatta risaltare questa sua passione e la sua frase sopra riportata, densa di sacra passione. Ancora merita di essere ricordato il catalogo della mostra che si è svolta recentemente al Museo Popoli e Culture del Pime a Milano: “Riflessi. Incontri ad arte tra Oriente e Occidente” e dove la giovane studiosa Maria Angelillo racconta, con un ricco apparato illustrativo e con il contributo di Rodolfo Pozzi e di Alessandro Sanvito, “Gli scacchi: dall’India al mondo” (Pimedit Onlus, s.i.p.).
Encomiabile, inoltre, è la ricerca storica, già segnalata, di Alessandro Rizzacasa “Livorno nella storia degli scacchi. Dal secolo XVI alla fine del XIX” (collana “Temi di cultura”, edita dal Comune di Livorno, pp. 285). L’opera illustra, con una visione storica attenta e grazie alla puntuale conoscenza dell’apporto dello scacchismo della città labronica, come il gioco degli scacchi abbia rivestito non solo una sorprendente importanza a Livorno ma anche costituito una pagina utile per la crescita del nobile gioco in tutta l’Italia. Uno splendido volume, anche per la cura grafica e con un imponente apparato iconografico, generosamente offerto dall’Assessorato alle Culture, Beni Culturali e Spettacolo del Comune di Livorno ai suoi cittadini e a tutti gli innamorati degli scacchi. Un libro che si apprezza, inoltre, per la palpabile lungimiranza di un’Amministrazione che tiene a essere custode orgogliosa del suo passato, della sua storia e guida, nel ricordo della nobiltà delle sue tradizioni, per le future generazioni.
Meritevole e affascinante anche la ristampa fototipica del manoscritto in latino con disegni a penna e acquarelli raffiguranti il gioco degli scacchi (XIV secolo) conservato presso la Civica Biblioteca Angelo Mai di Bergamo (MA 223 - già Gamma II 33) “De ludo schachorum”, ovvero “Liber de moribus hominum et officiis nobilium”, di Iacopo da Cessole (“Il gioco degli scacchi ovvero Il libro dei costumi degli uomini e dei doveri dei nobili”, Centro Studi Valle Imagna, novembre 2007, contributo di € 45,00). Al libro principale, simile a quello originale e rilegato (carta Gardapat di grammi centoquindici), è stata affiancata una brossura (“Il gioco degli scacchi”, idem, pp. 90) che contiene la descrizione codicologica, una presentazione di Giorgio Locatelli, una descrizione critica del manoscritto De ludo scachorum di Giulio Orazio Bravi, un’introduzione e il testo integrale ben tradotto in italiano a cura di Antonio Previtali.
Non hanno invece bisogno di presentazioni le ultime novità della Prisma, tutte graficamente elegantissime, di piacevole e comoda lettura. Il maestro internazionale inglese Richard Palliser scrive, per i giocatori con fascia Elo 1400-1800, l’utile “Repertorio dinamico con il pedone di Donna” (304 pagine, 423 diagrammi, € 26,00). Poi l’istruttivo libro di Lev Alburt e Alexander Chernin, “Largo alla Pirc” (448 pagine, 910 diagrammi €32,00) con una veste grafica che rende facile e proficuo l’apprendimento. I diagrammi delle linee principali sono, infatti, un poco più grandi rispetto alle analisi e alle linee secondarie. Ancora, utilissimo,“La tecnica del gioco d’attacco” del grande maestro paraguaiano Zenon Franco (384 pagine, 601 diagrammi, € 32,00). Numerosi esercizi e 33 famose partite ben analizzate, quasi mossa per mossa, per padroneggiare l’attacco seguendo il prudente detto virgiliano “Audentes Fortuna iuvat”, poi diventato lo scriteriato e pernicioso proverbio “La fortuna aiuta gli audaci”! Per ultimo, il secondo volume della celebre collana di Isaac e Vladimir Linder dedicata ai quattordici Campioni del mondo, da Steinitz a Kramnik, “Il mondo e gli scacchi di Robert James Fischer” (336 pagine, 102 diagrammi, € 32,00). Un libro esemplare, arricchito da un pregevole e spesso inedito apparato fotografico, per capire la vicenda umana e sportiva del grande scacchista americano, recentemente scomparso in quell’Islanda che lo aveva visto campione nella memorabile sfida del 1972 con il russo Spassky e che amorosamente l’aveva accolto per dargli riparo dalle disavventure in cui la vita lo aveva precipitato.
Che altro? Carlo Alberto Cecchini che in “I grandi maestri della scacchiera” (Arduino Sacco Editore, pp. 262, € 20,00) narra, in ordine cronologico, le straordinarie vite degli scacchisti a partire dal XVI secolo. Un volumetto che ho apprezzato, curiosamente, perché in quarta di copertina riporta un appropriato pensiero di Goffredo Fofi sugli scacchi tratto dalla prefazione al libro “Il re degli scacchi” di Acheng (Bompiani, 1998). Ancora sembra utile leggere “Il centro statico” di Gojko Laketic (LakiSkaki Ruma, novembre 2008, pp. 156, s.i.p.) che tratta della struttura pedonale con pedoni opposti e4-e5 dopo che è stato eseguito il cambio dei pedoni “d”. La particolarità è data dalla scelta delle partite illustrate, tratte da tornei disputati in Italia e sovente giocate, oltre dall’autore, da scacchisti di categoria nazionale.
A volte alcuni libri si scoprono con ritardo e quasi per un avvenimento fortuito. E’ il caso di un libro di Andrea Borruso, professore di Filologia araba e Lingua e Letteratura araba presso l’Università di Palermo, “Da Oriente a Occidente”. Il volume, edito dall’Officina di Studi Medioevali nel giugno del 2006 (Scrinium, pp.120, s.i.p.), accoglie argomenti diversi sull’arte arabo-islamica che, nel periodo del suo splendore, ha offerto all’Occidente numerosi contributi, oggi patrimonio della stessa cultura europea. Così insieme alle scienze matematiche, all’astronomia, all’astrologia, alla geografia e alla medicina un intero e consistente capitolo è dedicato al rapporto tra “Gli Arabi e gli scacchi”. Ed è affascinante scoprire come uno studioso letterato, apparentemente digiuno della nostra disciplina, parla con tanta competenza di scacchi senza dimenticare neanche i problemi, croce e delizia di tanti appassionati, con il celebre matto di Dilara, così chiamato da una principessa indiana, “che risolve con estrema eleganza una partita da tutti considerata irrimediabilmente perduta”. E scoprire, quasi con meraviglia, che se il primo libro in assoluto stampato in Inghilterra, in lingua inglese, è la traduzione di una raccolta di sentenze arabe, il secondo è la versione di un trattato di scacchi, stampato nel 1474 e tradotto da William Caxton con il titolo “Game and Playe of the Chess”. Ancora una volta, come raccontato in “Riflessi”, un significativo passaggio interculturale grazie agli scacchi.
Poi, per finire, non bisogna dimenticare di acquistare, leggere e tenere sempre sotto braccio le riviste scacchistiche, così sostenendole e diffondendole. Occupano poco spazio e sono il sale che impreziosisce il sapore di ogni ulteriore approfondimento, migliorando il nostro gioco e la comprensione che con il gioco dobbiamo mantenere.
Buone letture e una bella estate!
(20.VII. 2009)
(Nota: il presente appunto, ma limitatamente ai libri non tecnici, è apparso a mia firma sulla rivista “L’Italia Scaccchistica” nella rubrica “Novità in libreria. L’altro scaffale della libreria”, fascicolo di Settembre-Ottobre 2009, Annata 99, N. 1211, pp. 310-312 .- 15/X/2009.-)
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