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Settantunesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
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(Notizie scacchistiche?). Alcuni titoli con cui si indicano gli argomenti delle notizie dei media mi sembrano talmente singolari che appare di qualche opportunità, pur senza appesantirli di artificiosi commenti, lasciarne traccia.
Anzitutto il titolo su un’affascinante partita, ancora da ultimare, certamente complessa: “La variante di Artemidoro. Nella partita a scacchi sul Papiro della discordia, l’ultima mossa è di Settis”. Così “La Stampa” presenta, a pagina 40 dell’11 dicembre 2008, l’interessante articolo di Ernesto Ferrero sulle posizioni in conflitto dell’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis che sostiene, diversamente dal professore Luciano Canfora, l’autenticità del Papiro di Artemidoro. La disputa, a leggere l’articolo, sembra assumere, invero, la parvenza di una vera partita a scacchi, assai difficile.
Su “Osservatorioiraq”, sito web che fornisce ottimi strumenti conoscitivi sul Medio Oriente, sempre del giorno 11, appare un colorito articolo sull’incerto percorso in ambito letterario e artistico della Siria, a fronte del suo positivo sviluppo economico e politico, con il titolo “Siria, la «partita a scacchi» tra artisti e governo”. Claudio Accheri commenta quanto scrive il corrispondente della Bbc da Damasco Martin Asser e della sua felicità per essere riuscito a comprare a Damasco il libro di un autore come Khalid Khalifa, i cui testi sono nella lista dei libri proibiti (con l’impossibilità però di ricevere una ricevuta da parte del venditore, un documento che avrebbe testimoniato l’acquisto del testo illegale). Lo scrittore, incontrato da Asser, ha dichiarato che questa situazione è diventata “come un gioco tra noi e le autorità. Possiamo scrivere quello che vogliamo, e loro dicono ciò che vogliono. Il mio ultimo romanzo è «proibito», ma qui i libri hanno le ali e possono volare oltre ogni frontiera”. Parla anche di Hala Faisal, pittore e cantante, ora acclamato nella sua terra, che ha trascorso gran parte della sua vita in esilio a New York e Parigi. Così commenta Accheri: “i tanti artisti siriani si trovano oggi di fronte ad una partita a scacchi col governo nazionale, una sfida in cui entrambe le parti devono decidere come mediare la propria posizione”.
“Giunta: partita a scacchi tra Pdl e Rialzati Abruzzo” è l’intitolazione che appare il 19 gennaio 2009 su “abruzzo24ore”, il notiziario regionale dedicato agli avvenimenti in Abruzzo. Le difficoltà di formare il nuovo governo di quella regione sono paragonate a una partita a scacchi, dimenticando, forse, che il gioco degli scacchi è complesso ma assai rispettoso delle sue regole.
“La partita a scacchi di Murdoch contro Rai e Mediaset”. E’ il titolo che si legge sul sito d’informazione “il sussidiario.net” del 9 febbraio 2009 a proposito dei nuovi equilibri che si stanno per profilare nei media.
“B Dil B: U.S. Recanati - Zepa Marostica: «La partita a scacchi»”, invece, è il curioso titolo che il sito sportivo “tutto basket.net” del 6 febbraio 2009 propone su una partita di basket, ancora da disputare, tra la «Fortezza Recanati», in cerca di riscatto dopo la sconfitta in terra romagnola per opera dell’«Acmar» Ravenna, e la «Zepa Marostica».
“Gaza: partita a scacchi sulla pelle di Gilad Shalit” su Panorama del 28 Gennaio 2009. Gilad Shalit è il caporale israeliano rapito sul confine della Striscia di Gaza nell’estate di due anni e mezzo fa da un gruppo di miliziani palestinesi e poi tenuto in ostaggio da Hamas. E’ ancora “vivo ed è in discrete condizioni di salute”, scrive il settimanale, aggiungendo: “attorno al destino, alla salvezza di (Gilad), si gioca una complicata partita a scacchi cui prendono parte i protagonisti del conflitto mediorientale: non solo le due parti in causa, ma anche la Siria e l’Iran. E la sua sorte sembra essere sempre più collegata al cessate il fuoco a Gaza”. Qui davvero non posso aggiungere alcun commento se non sperare, e vivamente, che la partita si finisca presto e il giovane militare “sabra”, ma anche cittadino francese, possa tornare presto a casa.
“Usa-Iran: Larijani, Washington giochi a scacchi e non a boxe” è il titolo scelto dall’agenzia “Asca-Afp”, in una nota da Teheran del 14 febbraio 2009, che riferisce il risentito appello del presidente del parlamento iraniano, Ali Larijani, rivolto agli Stati Uniti per invitarlo a “giocare a scacchi piuttosto che alla boxe” con il suo Paese. Sicuramente dimenticando che gli scacchi sono uno degli sport più violenti. O, piuttosto, che nella Repubblica Islamica dell’Iran, l’antica Persia, non sia ancora conosciuto né praticato il nuovo sport di cui tutti parlano: il “chessboxing” o “scacchi-pugilato”, uno sport ibrido, che mescola la boxe e gli scacchi.
“L’arte degli scacchi si apprende passeggiando in montagna”, afferma da Aosta, lo stesso giorno, l’Ansa nel pubblicizzare un convegno di gioco e di studio sugli scacchi. Precisando: “un connubio inconsueto quello tra scacchi e montagne valdostane, che si realizza nell’offerta di uno stage nel periodo pasquale durante il quale i partecipanti abbineranno il perfezionamento dell’arte scacchistica a un ricco programma di escursioni nella Valdigne e nel Parco nazionale del Gran Paradiso”. L’accordo di sponsorizzazione tra la Regione Valle d'Aosta e Fsi e la nuova politica per le manifestazioni istituzionali sembra, quindi, funzionare.
Ancora sul sito web di “Panorama” del 12 Febbraio 2009 si legge: “Israele: Grande Coalizione con Netanyahu premier? La partita a scacchi è appena iniziata. Il finale potrebbe essere a sorpresa. Nulla sembra scontato nella fluida situazione politica israeliana nel dopo elezioni”.
Qui ci fermiamo. Gli esempi, infatti, potrebbero continuare all’infinito. Come pure i commenti che sarebbe d’uso svolgere unitamente alle notizie racchiuse in un lapidario titolo.
Niente mi attira di più, infatti, che collegare gli avvenimenti più curiosi al gioco degli scacchi. Constatare, ancora, come il passatempo più diffuso al mondo riesca a lasciare un segno anche nel modo di rappresentarli.
Quasi un invito per cogliere la sottile metafora che mischia ineluttabilmente l’antico gioco con i fatti più drammatici o meramente banali del nostro vivere quotidiano.
(22. II. 2009)
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(Uno sguardo al passato). Appare sulla rivista “Intersezioni” (anno XXVIII, n. 3, dicembre 2008), edita da “Il Mulino”, uno straordinario articolo di Maurizio Farina su “«Neither can bost the Conquest»: metafora morale e politica sugli scacchi nella poesia minore del Rinascimento”.
In una trentina di pagine, ricca di note e di rimandi bibliografici, l’autore s’impegna di “individuare la confluenza di alcuni dei più accreditati topoi della moralizzazione degli scacchi nella produzione letteraria inglese - anche a livello popolare - nel quarantennio tra la caduta del Conte di Essex e lo scoppio della guerra civile”. Soprattutto rivalutando una poesia sugli scacchi poco nota, scritta dal medico Edward Lapworth (1574-1636).
Fin dal suo apparire gli scacchi non rappresentano solo un’affascinante combinazione di mosse e di regole ma anche l’occasione di altri ragionamenti e approfondimenti. Quasi un pretesto simbolico e metaforico, scrive l’autore, “per lo sviluppo di una determinata gamma di altri discorsi, da quello politico a quello etico a quello erotico, variamente legati al dibattito culturale dell’epoca via via interessata e alle «forme» di espressione letteraria allora in voga”. Il gioco degli scacchi diventa, a un tempo, svago prediletto dagli ecclesiastici e dai nobili e un allegorico ragguaglio poetico e culturale. Famoso divenne il trattato “Liber de moribus hominum et de officiis nobilium” di Jacobus de Cessolis (seconda metà del XIII secolo), dove gli scacchi diventano fonte d’insegnamenti morali. Ancora sintomatico di questo percorso è costatare come il secondo libro in assoluto a stampa in inglese, del 1474 di William Caxton, ha un analogo argomento e titolo: “Game and Play of Chess Moralized”. Non per nulla Farina dedica una particolare attenzione al successo, in Italia e all’estero, del poemetto “Scacchia Ludus” scritto in 658 esametri latini dal letterato Marco Girolamo Vida (1490-1566).
Altre interessanti pagine e acute osservazioni sono dedicate a William Shakespeare, John Donne, Thomas Middleton, Miguel de Cervantes e ad altri autori minori.
Nell’appendice Farina riporta, infine, nell’originale inglese e in traduzione italiana, il testo della poesia “The morrall of Chesse-play” (La morale degli scacchi), attribuita a Edward Lapworth. La trascrizione si basa sul manoscritto “Stowe 962”, custodito alla British Library di Londra (ff. 70r-71v), collazionato con il manoscritto “Rawlinson poetical 206”, della Bodleian Library di Oxford (pp. 44-46).
Un’interessante pagina di cultura sugli scacchi che, come accaduto altre volte, è ospitata non in una rivista specialistica di scacchi, come sarebbe auspicabile, ma di varia cultura.
(2. V. 2009)
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(Una pagina di storia strappata all’oblio del tempo). La collana “Temi di cultura”, n. 2, gennaio 2009, edita dal Comune di Livorno, si arricchisce di un nuovo e bel volume, promosso dall’Assessorato alle Culture, Beni Culturali e Spettacolo e dedicato a illustrare la storia degli scacchi a Livorno nei secoli XVI-XIX.
Alessandro Rizzacasa con “Livorno nella storia degli scacchi” in 284 fitte pagine, ricche di riproduzioni di antiche stampe e di preziosi ricordi fotografici, spiega come il gioco degli scacchi abbia rivestito una straordinaria importanza a Livorno, soprattutto negli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento.
Non capita spesso, quando si ha un nuovo saggio da leggere, di capire immediatamente e con meraviglia, di trovarsi davanti a un’opera non comune e, per alcuni versi, unica e straordinaria. Non solo per ciò che il libro riesce a raccontare, ma, soprattutto, per la partecipazione e la passione con la quale gli argomenti sono esposti, per la cura raffinata della stampa, gli esemplari diagrammi delle partite e la felice scelta dell’apparato illustrativo.
Ogni rigo, ogni nota, ogni rimando storico o bibliografico della ricerca di Rizzacasa sottintende un impegno di studio serio e approfondito. E tanta pazienza di studioso, svolta con un’attenzione da archeologico, non è possibile concretizzarla senza un’appropriata colta preparazione e senza un altrettanto forte trasporto per il gioco degli scacchi, capace di abbracciare tutte le sue implicazioni di carattere umano, storico e culturale.
Dopo un breve richiamo storico sulle origini del gioco e del primato italiano nel percorso evolutivo degli scacchi, particolare attenzione è dedicata al ruolo che fu svolto dal periodico mensile “Nuova Rivista degli Scacchi”. Una rivista che nasceva a ridosso degli sfortunati e amari tentativi di Serafino Dubois a Roma e di Augusto Ferrante a Firenze. Il primo numero, stampato “nitidamente” dalla “Tipografia P. Vannini e figlio” di Livorno, uscì il 1° settembre del 1875, grazie alla munificenza del commerciante di cereali e appassionato giocatore livornese Luca G. Mimbelli. Rilevanti pagine sono quindi dedicate ai principali collaboratori della rivista, spesso importanti, livornesi e non: Dubois, Salvioli, Vansittart, Valle, Mussini (autore del noto dipinto “Una sfida scacchistica alla corte di Filippo II” che ha immortalato “il primato italiano negli scacchi fissandone un momento molto spettacolare e rappresentativo”), Seghieri, Orsini, Guerrazzo Borgi e Moreno. Segue l’approfondita analisi del grande conflitto intorno alla vexata quaestio delle “regole italiane”, diffuse con il manuale del Ponziani, e l’importanza rivestita dalla rivista per riportare le regole del gioco nell’alveo dello scacchismo internazionale. Non manca un lungo capitolo dedicato al gioco per corrispondenza, per telegrafo e subito dopo per telefono. In particolare c’è un vivace resoconto, facendo ricorso ai commenti integrali di Wilhelm Steinitz e le osservazioni di Orsini, delle due partite della storica sfida per posta con il Circolo Scacchistico di Napoli, tra l’agosto del 1879 e il dicembre 1880. Un match che rappresenta il momento, aggiunge Rizzacasa, “più alto di tutto il movimento scacchistico livornese e forse italiano dell’Ottocento”. Si scoprono, inoltre, personaggi sconosciuti o dimenticati come il giocatore polacco A. Ladislao Maczuski che, a Livorno nel 1875, si esibì, suscitando spesso entusiasmo, in partite simultanee alla cieca, “all’epoca evento raro e sorprendente”. Altri capitoli sono dedicati alla problemistica, all’importante “Secondo congresso e torneo scacchistico nazionale italiano in Livorno” del 1878, al rapporto tra “scacchi e poesia” e, infine, alle partite e ai tornei a Livorno.
Un utile “Dizionaretto Biografico” e la “Bibliografia”, che ci auguriamo più ricca in una seconda edizione, terminano il volume.
Qualche imprecisione, in un lavoro di tanta mole, non poteva mancare. E’ possibile notare, come è stato subito rilevato, un errore verso il fondo del libro. Polerio non è l’autore dell’Elegantia e c’è un probabile refuso all’inizio circa il frontespizio presentato come il libro di Ruy Lopez, mentre è evidente che si tratta del libro di Lucena. “Piccoli nei che non oscurano i meriti dell’autore” ha aggiunto lo studioso che ha richiamato la mia attenzione sulle imprecisioni appena segnalate. Un parere che faccio proprio. Infatti, il libro nel suo complesso è straordinariamente puntuale e attento. Anche nello scoprire fatti e circostanze poco conosciuti e utili per collocare la storia del gioco nella dimensione umana e sociale cittadina.
Vivissimi complimenti sembra opportuno manifestare anche al Comune di Livorno che ha promosso un’iniziativa editoriale di tanto pregio e utile per una visione storica più completa del nobile gioco in Italia grazie alla puntuale conoscenza del rilevante apporto dello scacchismo della città labronica. Si apprezza, inoltre, la lungimiranza di un’Amministrazione che tiene a essere custode orgogliosa del suo passato, della sua storia e guida, nel ricordo della nobiltà delle sue tradizioni, per le future generazioni. .
Uno splendido volume generosamente offerto non solo ai cittadini di Livorno ma a tutti gli innamorati degli scacchi.
(3. V. 2009)
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(Un popolo disperso). Giornali, radio e televisione danno notizia, in un mondo senza pace, della fine della guerra nello Sri Lanka. Il “Corriere della Sera” del 18 maggio 2009, in prima pagina, annuncia “Tigri Tamil sconfitte. Addio alle armi dopo 26 anni di guerra” con articoli, nelle pagine interne, di Salom, Sargentini e Zecchinelli.
Una guerra civile iniziata nel 1983 quando i ribelli separatisti Tamil (induisti) hanno cercato di formare uno Stato autonomo nel nordest dello Sri Lanka. Gli ultimi disperati del “Ltte” (Tigri di liberazione dell’Eelam Tamil), intrappolati nei combattimenti, si sono arresi: «deponiamo le armi per togliere al nemico l’ultima scusa per uccidere la nostra gente».
Nell’articolo “Popstar e scacchisti, fari di un popolo disperso” di Monica Ricci Sargentini, a pagina 3, c’è un ritratto vivo di questo popolo di antichissima cultura e civiltà costretto dal governo coloniale britannico, sin dal ‘700, all’emigrazione per essere utilizzato nelle regioni più sperdute dell’impero. Oggi, oltre nello Sri Lanka, i Tamil sono disseminati in India, soprattutto nello Stato di Tamil Nadu, nell’isola di Ceylon, in Malaysia, in Sudafrica, nelle Mauritius e, a causa del crudele conflitto degli anni Ottanta, fuggiti ovunque, dall’America all’Europa e anche, poche migliaia, in Italia. Tra le persone famose, oltre la cantante M.I.A. (al secolo Mathangi Maya Arulpragsam), è Tamil “Abdul Kalam, l’undicesimo presidente indiano e il campione di scacchi Viswananthan Anand. E, se andiamo a rovistare nel passato, c’è un genio matematico autodidatta: Srinivasa Ramanujan. La sua storia ha ispirato l’ultimo libro di David Leavitt (Il matematico Indiano)”.
La fine della guerra però non significa ancora pace. La tragedia di questo popolo, come scrive l’inviato speciale Philippe Bolopion su “Le Monde” del 28 maggio nell’articolo “L’ONU a caché l’ampleur des massacres au Sri Lanka”, continua nell’indifferenza del dovere degli organi internazionali di difendere le molte centinaia di migliaia di civili e di rifugiati in pericolo.
Penso che anche un personaggio come “Vishy”, nato in India nella città di Chennai, capitale dello stato federato del Tamil Nadu, paese che ha vissuto episodi di violenza legati al conflitto etnico nel vicino Sri Lanka, possa contribuire alla pacificazione del suo popolo. Ha tutti i requisiti per farlo: è espressione di una terra emergente del mondo degli scacchi di oggi, è celebre in India per essere stato il primo sportivo indiano a ricevere il prestigioso premio “Rajiv Gandhi Khel Ratna” nel 1991 e più volte additato in tutto il mondo, per il suo modo di porgersi e il carattere amabile, come sportivo “eccezionale”.
Il compito dei campioni è anche quello di inseguire il sogno che vedo nelle radici del gioco degli scacchi: una battaglia per restituire, grazie al suo linguaggio universale, la concordia nei tanti conflitti che lacerano le nostre coscienze. E non solo, almeno per noi, nel lontano Sri Lanka.
(20. V. 2009)
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(Scacchi a scuola). “Bimbi più bravi con la lezione di scacchi” è il bel titolo dato all’articolo di Andrea Tarquini apparso a pagina 34 de “la Repubblica” in data 11 maggio 2009.
Si apprende, leggendo la corrispondenza dell’attento inviato a Berlino, che il gioco degli scacchi attraversa un momento particolarmente felice in Germania. Gli insegnanti, i presidi di scuola e pedagoghi sono sempre più convinti che l’insegnamento, pur libero e complementare, fin dalle elementari delle mosse di re e pedoni “rendono la mente più sveglia, specie in matematica, e aiutano la socializzazione”. Risultati positivi e molteplici, aggiunge il giornalista. “L’austera ma attentissima edizione domenicale della Frankfurter Allgemeine ha dedicato ieri un ampio servizio al tema. Uno degli istituti dove gli scacchi sono diventati materia d’insegnamento è la Grundschule (scuola elementare) della Genslerstrasse di Barmbek, quartiere periferico della ricca Amburgo. Da due anni a titolo sperimentale c’è nel programma un’ora di scacchi la settimana”. E, a proposito di un altro esperimento attuato a Bad Hersfeld in Assia, nella Whilhelm-Neuhaus-Schule, ormai da cinque anni e per tutte le prime e seconde classi delle elementari, scrive ancora Tarquini: “I ragazzi acquistano una mente più sveglia, imparano a mettere a fuoco più velocemente i problemi decisivi di ogni tema. e infine aiutano l’integrazione multiculturale: non dipende quale sia la tua madrelingua se vinci o no”.
Dello stesso parere il matematico e saggista Piergiorgio Odifreddi, intervistato da Caterina Pasolini nella stessa pagina in “«Regole diverse ma un solo pensiero logico»”. Fiero della generosa patta concessa dal grande Spassky «in una partita per me memorabile» afferma che gli scacchi sviluppano un pensiero logico e corretto. Partono da assiomi (negli scacchi posizione iniziale dei pezzi) così come in matematica ci sono i postulati (come quelli di Euclide per la geometria), seguendo regole precise (muovere i pezzi negli scacchi, la logica nella matematica), infine, si arriva al successo della dimostrazione: al teorema (in matematica) e allo scacco matto (nel gioco). E Odifreddi, da uomo di grande cultura, non solo ribadisce che le regole della scacchiera sono utili per imparare la matematica ma anche per apprezzare la letteratura. «Nabokov, grande scacchista, scrisse “La Difesa” che è strutturata come l’analisi retrograda di una partita. Partendo da una situazione si cerca di ricostruire all’indietro tutte le mosse, di un incontro, di una vita».
Anche in Italia la valenza formativa di questo affascinante gioco come risorsa didattica e sviluppo psicologico e cognitivo dei bambini si va sempre più affermando. E’ oltremodo interessante in proposito leggere le relazioni al convegno “A scuola con i re”, organizzato dalla dottoressa Stefania Marini, dirigente del 3° Circolo didattico di San Benedetto del Tronto che si è svolto il 22 maggio di questo anno presso l’Auditorium di quel comune con l’intervento di prestigiosi relatori e di un pubblico attento.
Un invito che ci sembra aver colto ascoltando la trasmissione televisiva “Rai 2” dell’11 maggio 2009 “Insieme sul Due” che è andata in onda alle 12,30 e dove si è parlato brevemente di scacchi con la campionessa italiana U8 Lisa Negrini e la vicecampionessa U10 Gaia Paolillo, accompagnate dall’avvocato Luca Malvezzi e da Claudio Negrini.
Corrispondenze, incontri, letture e trasmissioni che costituiscono uno stimolo per proseguire, sempre con un maggiore impegno, su questa strada.
(28. V. 2009)
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(Una pubblicità davvero efficace). La campagna promozionale delle Poste Italiane spero sia stata seguita da molti e prescindendo dai buoni risultati ottenuti. Una pubblicità di grande efficacia e tutta imperniata sul gioco degli scacchi. L’invito ad avvicinarsi ai servizi offerti, effettuato con maxi affissioni, banner sul sito web delle Poste, volantini distribuiti negli Uffici Postali e richiami stampa su giornali, è di grande effetto. Si vedono, nell’inconsueta prospettiva dal basso verso l’alto, i più noti pezzi degli scacchi, il Re, Donna, Torre, Alfiere e due Cavalli, stipati e ingigantiti su una scacchiera.
L’appello della promozione recita: «Più BancoPosta meno spese». Dipinge, inoltre, il Conto Banco Posta aggiungendo: «solo 1 euro di canone mensile se domicili le bollette e accrediti stipendio o pensione» e la frase: «Dai scacco alle spese in sole due mosse». «La convenienza è regina», continua il messaggio e servono al cliente «due mosse semplicissime per un risparmio vincente».
La pubblicità non è sfuggita all’attenzione della rivista “L’Italia Scacchistica”. Si legge a pagina 173 del fascicolo di Aprile-Maggio 2009, N. 1208, in margine alla lettera dell’Ufficio Stampa delle Poste che dava altre notizie sulla scelta “scacchistica” della campagna promozionale: “Una iniziativa importante per il nostro gioco, che ne ha dimostrato ancora una volta la vitalità e la duttilità e che ne sottintende la conoscenza da parte di tutti i ceti della popolazione”.
(2. VI. 2009).
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