LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Settantesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.



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    (La scacchiera della politica). L’intera pagina 15 del quotidiano “La Stampa” del 7 gennaio 2007, come gli immediati precedenti fogli, si occupa di politica e, in particolare, questa volta, dei possibili candidati alla poltrona di sindaco del comune di Bologna.
    Un articolo di spalla non firmato, con il titolo “Ipotesi Fresco sindaco a Firenze”, dà pure notizia, anticipata da “l’Unità”, che l’ex presidente della Fiat, Paolo Fresco, noto anche per la sua passione scacchistica, sarebbe stato avvicinato da Gianni Letta su richiesta del premier Silvio Berlusconi per candidarsi sindaco di Firenze.
    La circostanza che più colpisce è che la fotografia dell’ex manager Fiat, posta appena sotto il titolo e tra le molte che il quotidiano torinese ha sicuramente a disposizione, lo raffigura concentrato su una scacchiera. I pezzi sembrano ancora tutti in ordine e, probabilmente, si tratta di scegliere la prima mossa.
    L’intento del messaggio fotografico, presumo, si fonda nella convinzione che il nobile gioco è espressione di correttezza politica oltre che sportiva. O, forse, che chiunque sappia giocare a scacchi possa essere capace di mettere ordine anche nella disordinata scacchiera della politica italiana. Senza considerare, peraltro, che nella foto Fresco è raffigurato assai pensoso. Forse, addirittura, in una situazione di difficoltà conoscendo l’avversario e certamente perplesso di scegliere, non avendo il Bianco, la difesa migliore.
    (7. I. 2009)

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    (Una traccia per rintracciare diagrammi scacchistici nelle opere letterarie). Il cinema ci ha regalato numerose immagini e sequenze del gioco degli scacchi. Quasi impossibile, ormai, poterle elencare tutte. Anche se qualcuno nei siti internet tenta di raccogliere le sequenze filmiche più note e famose. Numerosissimi, poi, sono pure le opere letterarie, romanzi soprattutto, con argomento gli scacchi o, comunque, dove l’antico gioco ricopre un ruolo più o meno importante.
    Una nuova domanda, avanzata a bruciapelo da un amico, da qualche giorno, mi assilla. In quali romanzi o racconti sono stati anche riprodotti “diagrammi” di scacchi?
    Tutto è cominciato quasi per caso e per gioco. La ricerca del seguente diagramma, inserito in un romanzo giallo che, in quel racconto, aiutava gli investigatori a trovare l’assassino:


Diagramma n. 1

    (soluzione: 1.Ah6+ Rg8 2.g7 Rf7 3.g8D+ Rxg8 4.Re6 Rh8 5.Rf7 e5 6.Ag7#)
    La posizione è certamente quella del celebre finale del problema di Aleksej Aleksevic Troitzky apparso in “Novoe vremja” del 1895 e riprodotto in “Studi scacchistici” di Giorgio Porreca, Mursia editore 1967, alle pagine 22-23, diagramma n.18. La posizione, non il diagramma, è altrettanto sicuramente quella inserita nel giallo di S.S. Van Dine “L'enigma dell'Alfiere” (“The Bishop Murder Case”, 1929) nel capitolo 20, intitolato “La Nemesi”.
    L’edizione in mio possesso (della Polillo Editore, “I bassotti”, ottobre 2007) non riporta il diagramma ma, in nota a pagina 240, è trascritta l’esatta posizione sulla scacchiera al momento dell’abbandono dell’esperto di scacchi John Pardee e rispondente al diagramma sottostante:


Diagramma n. 2


    Come è possibile constatare è una posizione iniziale diversa dal primo diagramma (N. 1). Ma ugualmente porta, a colori invertiti, al medesimo, e giustamente famoso per il contributo alla teoria dei finali, matto di Alfiere di Troitzky. Le cinque mosse finali riportate nel libro edito da Polillo (a pagina 241 e neppure correttamente trascritte come, purtroppo, in tutte le traduzioni curate senza la consulenza di uno scacchista) sono infatti: 45. Txc2 Cxc2; 46. Rxc2 b1=D+; 47. Rxb1 Rd3; 48. Ra1 Rc2; 49.d3 Ab2# .
    L’edizione della stessa opera edita dalla “Compagnia del Giallo”, del gruppo Newton, 1993, malgrado indicata come “edizione integrale”, non solo non riporta il diagramma della posizione ma neanche la nota citata e inserita puntigliosamente dall’Autore “a beneficio del giocatore di scacchi esperto, interessato da un punto di vista accademico”.
    Non possiedo l’edizione del 1941 (“Le avventure di Philo Vance”, Mondadori) dove è raccolto anche il racconto in argomento, e che poi è stato più volte ripubblicato come titolo a sé, per sapere se almeno in quella prima edizione apparve il diagramma.
    Il Maestro per corrispondenza e amico Carmelo Coco, studioso appassionato delle opere letterarie con argomento gli scacchi, pur non essendo un “problemista esperto” e che si è incuriosito di questa superficiale ricerca, mi dice che il problema è stato in parte “demolito” visto che il Nero poteva offrire maggiore resistenza in partita con 1. Ah6+ Rg8 2. g7 e6+ 3. Rd6 Rf7 4. Re5 Rg8 5. Rf6 e5 6. Re7 e4 7. Rf6 e3 8. Axe3 h5 9. Aa7 h4 10. Ag1 h3 11. Ah2 Rh7 12. Rf7 Rh6 13. g8=D Rh5 14. Dg3 Rh6 15. Dh4 #
    Cerco di dare, adesso, una, pur parziale e incompleta, risposta al primo e iniziale quesito che abbraccia un’interessante ricerca - mai intrapresa a mia memoria - nell’ambito del tema, a me caro, del vasto e ricco rapporto tra “Letteratura e Scacchi”. Oltre i noti romanzi di Lewis Carroll, Arturo Pérez-Reverte, Ronan Benett e dove, com’è ormai noto, sono inseriti diagrammi di scacchi, bisogna aggiungerne altri, forse meno conosciuti che, ugualmente riproducono uno o più “diagrammi”. Almeno e sicuramente, Gesualdo Bufalino e George Perec. Tanto per rimanere nel presente e non menzionare, per essere stati richiamati in altri scritti, opere troppo antiche e di cui non possiedo, neanche in copia, gli originali.
    In “Diceria dell'untore” di Bufalino, nella “Nuova edizione accresciuta da pagine inedite e dagli archivi dell'opera” (Bompiani, VIII edizione “I Grandi Tascabili”, febbraio 1998) nella pagina 162 dell’Appendice, voce “Varie” è riporto il diagramma della posizione finale (detta di Damiano) della partita a scacchi giocata e perduta dall’eroe contro il Magro (Nero). Diagramma che è preceduto nella pagina precedente dalla notazione grafica. Curiosamente, sia il diagramma sia la notazione della partita non compaiono nella recente opera completa in raccolta in due volumi a cura di Maria Corti e Francesca Caputo (Classici Bompiani, 2006-2007). Una disattenzione che diventa un vero sgarbo a un letterato che, forse più di ogni altro, ha amato e praticato con passione il gioco degli scacchi.
    Ne “La vie mode d'emploi” (1978) di Perec, scritto in memoria di Raymond Queneau, che leggo nella traduzione di Dianella Selvatico Estense (“La vita istruzioni per l'uso”, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1997), nel capitolo LXIX, intitolato «Altamont, 4», pagina 341, nella scrupolosa descrizione dell'ufficio di Cyrille Altamont, c’e il diagramma che riproduce una scacchiera, riposta in un mobile, con “la situazione dei pezzi dopo la diciottesima mossa del Nero nella partita giocata a Berlino 1852 fra Andersen e Dufresne, un attimo prima che Andersen iniziasse quella brillante combinazione di matto che ha dato alla partita il nome di «Sempreverde»”. A fianco del diagramma, a sinistra, c’è la chiave di lettura del seguito delle mosse per arrivare al famoso matto finale.
    Ancora, nel simpatico racconto di Michel Tournier, “La colubrina ovvero l’assedio della fortuna” (“La couleuvrine”, Gallimard, 1994, traduzione di Francesco Bruno, Adriano Salani Editore, Milano, 2000) a pagina 45, c’è il diagramma con la posizione iniziale dei pezzi (e l’indicazione del nome dei singoli pezzi) della partita tra Faber (Bianco) e il comandante Exmoor (Nero) che vince pur non sapendo assolutamente giocare a scacchi. Tanto da non conoscere neanche le sue regole e le mosse possibili dei singoli pezzi. Una strana partita di scacchi “a specchio” che è poi trascritta, come la successiva, nelle pagine seguenti in notazione algebrica.
    In alcune opere importanti, inoltre, capita di leggere la notazione descrittiva algebrica di una partita senza che appaia alcun diagramma. Eppure il gioco degli scacchi diventa emblema della stessa opera: gli scacchi come paradigma dello stesso gioco e metafora della vita. Penso, ad esempio, a “Murphy” di Samuel Beckett (Einaudi, 1962, traduzione di Franco Quadri) dove a pagina 182 e seguenti è trascritta e annotata l’«assurda» partita, “una «Affense» Endon, o «Zweispringerspott»” (!), che si svolge in una casa di cura per malattie mentali tra l'infermiere Murphy (Bianco) e il paziente Endon (Nero).
    A solo titolo d’esempio, cito ancora l’ironico e classico romanzo di Daniel Pennac “Signor Malaussène” (Gallimard, 1995, traduzione di Yasmina Melaouah, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1997). A pagina 26 c’è il racconto della conversazione, tristissima, con lo zio Stojil. Ogni parola della conversazione è intercalata dall’indicazione della mossa della partita a scacchi che aveva iniziato a giocare con Malaussène.
    Penso, ancora, a romanzi famosi dove non è riportato nessun diagramma di scacchi e, persino, nessuna trascrizione di partita ma, ugualmente, è possibile ricostruirla da altre fonti. E’ il caso, ad esempio, del celebre racconto di Ian Lancester Fleming “James Bond 007 dalla Russia con amore” (“From Russia, with Love”, Glidrose Productions Ltd, 1957, traduzione di Enrico Cicogna, Tea S.p.A., Milano, 1998). Grazie alla scena, scacchisticamente perfetta per l’esatta ricostruzione di un importante torneo dell’URSS, che apre l’omonimo e celebre film di Terence Young. Nel tabellone è visibile una tra le più conosciute posizioni di scacchi, come è stato anche evidenziato in una delle puntate della solerte rubrica domenicale del quotidiano “La Stampa”. Ricavata, con due pedoni in meno (c5 e d4) per evitare problemi di copyright, da una partita di “gambetto di Re”, davvero giocata e vinta da Boris Spassky contro David Bronstein nel Torneo di Leningrado del 1960. O, come non pensare alla partita a scacchi giocata dal supercalcolatore Hal 9000 con l’astronauta Frank Poole nel bellissimo film di fantascienza “2001: Odissea nello spazio” di Stanlley Kubrick? Anche qui, almeno nella prima edizione dell’omonimo romanzo dello scrittore Arthur C. Clarke, tradotto da Bruno Oddera per la Teadue S.p.A., Milano, 1988, nessun diagramma e nessuna indicazione di una qualsiasi partita a scacchi o traccia di posizione per ricostruirla. Partite che sovente venivano disputate contro il calcolatore per distrarsi nel lungo viaggio cosmico. Il calcolatore “Hal 9000”, si legge a pagina 111, “ce la metteva tutta, poteva vincere qualsiasi partita; ma questo sarebbe stato negativo per il morale. E così lo avevano programmato in modo che vincesse soltanto il cinquanta per cento delle volte, e i suoi compagni di gioco umani fingevano di non saperlo”. Eppure è possibile, grazie al film e partendo dalla posizione sul visore dei pezzi sulla scacchiera ben visibile in una sequenza del film, ricostruire almeno una partita, vinta dal computer - che iniziava quindi a mal funzionare - in appena 15 mosse. Grazie alla facile ricostruzione del matto finale, nonostante le inesattezze del doppiaggio italiano come bene mette in risalto Andreas Vogt nel suo sito web “Scacchi!”, è stato possibile ricomporre l’intera partita. Una partita che fu realmente giocata nel torneo “Hauptturnier” di Amburgo nel 1910 tra gli scacchisti Roesch e Schlage. Ormai restituita a nuova vita e universalmente conosciuta, al posto dei dimenticati giocatori, come “Il matto di Kubrick”.
    Altri romanzi meno noti riportano diagrammi di posizioni di partite di scacchi. Ad esempio nella fiaba di Paolo Racioppo “L'Albero degli scacchi” (La Traccia Editrice, Torino, 1997) a pagina 51. Oppure, ma senza diagrammi, nel famoso sonetto di Tommaso Cambray-Digny che ricostruisce un’intera partita giocata nel 1750 al Café de la Régence di Parigi, tra Kemur de Légal e il cavaliere di Saint Brie, più nota come “Il matto di Légal”. Un componimento poetico costituito da quattordici versi endecasillabi rimati e divisi in due quartine e due terzine, per inciso, a me amatissimo sin da bambino perché veniva declamato, a memoria e sbracciandosi velocemente intorno ai pezzi sulla scacchiera, da un mio caro zio.
    Ci sono infine romanzi che non hanno diagrammi, né trascrivono le mosse della partita. Eppure debbono essere citati e inseriti ugualmente, a mio giudizio, in questo ipotetico elenco che tento di tracciare. Come non includere, infatti, lo straordinario romanzo di Walter Tevis “La regina degli scacchi” (“The Queens’s Gambit”, 1983, traduzione di Angelica Cecchi, Edizioni minimum fax, Roma, 2007)? Dal racconto non è possibile, certo, ricostruire le mosse di nessuna partita a meno di non essere un grande esperto del gioco. E’ verissimo. Ma è probabile, spero anche per il lettore digiuno di scacchi, rivivere le tensioni emotive della partita come se si stesse giocando e inseguendo, nell’eccitazione del racconto, la vittoria o la sconfitta. Tevis riesce, infatti, a proporre, e in modo sorprendente, una dimensione autentica, umana e sportiva, della giocatrice. Soprattutto quando segue la protagonista, la giovane campionessa Elisabeth Harmon, nelle sue partite che assurgono a comportamenti universali di ogni giocatore e descrivendo nient'altro che partite di scacchi.
    Sarebbe lungo, poi, parlare dei fumetti (Dylan Dog, Tintin, Mafalda, ecc.) e dei racconti di fantascienza (“Gli scacchi della morte” di Walter Ernsting, “La scacchiera” di John Brunner, “La croce di ghiaccio” di Lino Aldani o “La variante dell'unicorno” di Roger Zelany, ecc.) o dei polizieschi (un diagramma lo usa anche Fabio Lotti in “Chi ha ucciso il campione del mondo?”, Prisma, 2005, pagina 43).
    Per ultimo almeno una pagina sarebbe utile dedicare a romanzi importanti della letteratura che, pur non avendo per argomento gli scacchi, parlano di giochi in qualche modo affini e che ricostruiscono con utili diagrammi le partite, ad esempio di “go”. E’ il caso del bellissimo romanzo di Yasunari Kawabata “Il maestro di go” (“Meijin”, 1942, a cura di Cristina Ceci e con uno scritto di Raffaele Rinaldi, Se editore, Milano, 1991).
    Una risposta, certo, che meriterebbe maggiore tempo, la possibilità di consultare i libri in lingua originale e in prima edizione (penso alle modifiche apportate dallo stesso autore al diagramma dell’assurdo problema scacchistico apparso nelle prime pagine del noto romanzo “Alice davanti allo specchio”!) e una ricerca più approfondita.
    La mia speranza è di trovare un aiuto per perfezionare una simile indagine. L’unica ragione che mi spinge a pubblicare questo mio “appunto”, infatti, è quella di avere trasmesso una qualsiasi curiosità per realizzare una catalogazione di tutte le opere letterarie che hanno inserito nelle loro pagine un diagramma di scacchi o, comunque, una forte e chiara immagine che ad essa si collega.
    (20. I. 2009)

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    (Il perverso sogno di un impero). “Rocco Lo Presti il padrino della Val Susa. Il boss calabrese è morto ieri a 72 anni. Giovedì la prima condanna definitiva”. Così “La Stampa” del 24 gennaio 2009 , a pagina 42, con l’articolo Massimo Numa comunica la notizia dell’arresto dell’«uomo della ‘ndrangheta nel Torinese» avvenuta al termine della sua vita presso la clinica universitaria Villa Patrizia del San Luigi di Torino.
    “Nato a Marina di Gioiosa Ionica, Lo Presti era arrivato in alta Valle di Susa nel 1958” come muratore, in seguito, come titolare di un’impresa edile. Fu arrestato per la prima volta “negli Anni 70, in vestaglia”. Poi i processi. Quaranta anni per arrivare a essere definito “un boss della ‘ndrangheta trapiantato in Piemonte” a seguito della sua “prima (e unica) condanna per associazione mafiosa”. Per ultimo l’arresto per scontare un residuo di pena di sei anni e il trasferimento al reparto per detenuti delle Molinette, dove è morto “per sopravvenute complicazioni”.
    Nell’articolo, a sei colonne, si legge: “Case a Oulx, nel centro di Bardonecchia, locali, bar e sale da gioco. Dalle prime indagini sino a ieri, è stata una lunga e interminabile partita a scacchi”.
    Una lunga partita che lo ha visto, alla fine, solo, malato e raggiunto, seppure tardivamente, dai rigori della giustizia.
    (24. I. 2009).

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    (La lotta continua di Kasparov). “Decine di persone sono state fermate dalla polizia a Mosca nel corso di una manifestazione non autorizzata dell’opposizione. La protesta contro la deriva autoritaria in Russia era promossa dal movimento guidato dall’ex campione di scacchi Garry Kasparov, in piazza Triumfalnaia” (Ansa, 14 dicembre 2008, ore 15:08). “E’ nato ufficialmente oggi, per volontà di centinaia di attivisti dell'opposizione democratica al governo russo: si chiama «Solidarnost» il nuovo partito che ha per leader indiscusso Garry Kasparov e rappresenta l’ennesima sfida lanciata dall’ex campione di scacchi al capo del governo di Mosca, Vladimir Putin” (Frida Roy, “aprileonline” del 13 dicembre 2008, con il titolo “Nasce «Solidarnost»”).
    Ancora “La Stampa” del giorno 1 febbraio 2009, a pagina 16, titola: “Russia, migliaia in piazza contro Putin. Proteste da Mosca a Vladivostok per l’aggravarsi della crisi. Decine di fermati”. E’ il titolo dato a una corrispondenza da Mosca di Fabrizio Dragosei. Scrive il giornalista “Il timore per le autorità è che la situazione dell’occupazione, sempre più pesante, finisca per dare fiato agli oppositori come l’ex campione di scacchi Garry Kasparov anche a Mosca, San Pietroburgo e nelle altre parti del Paese”.
    (2. II. 2009).

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    (Il prossimo campione del mondo? Un italiano!). Il “Corriere dello Sport” del’11 febbraio 2009 dedica l’intera pagina 19 al “grande gioco diventato sport”, gli scacchi. Due sono le firme che rendono importante, almeno oggi, il noto quotidiano sportivo non solo agli appassionati del calcio ma a tutti gli scacchisti e ai molti curiosi di ogni sport: Mario Arceri e Marco Evangelisti. Il primo articolo è dedicato alla “favola di Fabiano Caruana, nato a Miami (USA) da mamma lucana, con la nonna paterna emigrata in America da Palermo”. Ha per titolo “Le mosse segrete del piccolo mago. Ama il cinema e il baseball, si rilassa con lo squash ma per cinque ore al giorno «suda» sulla scacchiera”. Il secondo, di Evangelisti, racconta, “tra storia e favole”, la leggenda del gioco degli scacchi con il titolo “Dal re di Persia ad Alice e Napoleone quel gioco è una parodia della guerra”.
    Il paginone è ricco di materiale illustrativo e didascalico. Oltre le due fotografie del giovanissimo grande maestro, una recente e l’altra che lo ritrae “a dieci anni, mentre stringe, con la composta serenità di un consumato campione, la mano di un attempato avversario, battuto insieme con altri 13 avversari in una gara simultanea”, e una dello storico incontro tra Boris Spassky e Bobby Fischer, offre sintetiche notizie sul gioco e un’ampia ricostruzione grafica spiega le sue regole e il movimento dei pezzi.
    Il servizio giornalistico, interessante e completo, nasce dalla notizia apparsa su “La Gazzetta dello Sport” del giorno precedente, 10 febbraio, a pagina 33, con il titolo “Petrucci: «Caruana è un fenomeno»”. Fabiano Caruana, 17 anni da compiere il 30 luglio e “dall’età di 14 anni è il più giovane Grande Maestro italiano degli scacchi e ieri ha incontrato il presidente Gianni Petrucci e il segretario generale del Coni Lello Pagnozzi”. La cittadinanza italiana è stata ereditata da padre e madre, Luigi e Santina, originari delle province di Palermo e Potenza. Su di lui punta la Fsi guidata da Giampiero Pagnoncelli per rilanciare nel nostro Paese l’antica e gloriosa tradizione scacchistica. Sergio Mariotti ha affermato, si legge nell’articolo, “«Fabiano entro 4 anni sarà campione del mondo»”. Ultimamente, come da notizia riportata da Simone Battaglia nello stesso quotidiano il 3 febbraio a pagina 31, con il titolo “Caruana, altro successo in Olanda. Ora potrà giocare contro i grandi”, il campione d’Italia dal dicembre 2007 si è avvicinato sempre più all’élite dello scacchismo mondiale.
    Tutte notizie e commenti che leggiamo con grande piacere perché rivolte non al ristretto numero di persone che seguono le notizie scacchistiche sulla stampa specializzata ma a un pubblico più ampio. E nella speranza, per lo sviluppo degli scacchi in Italia, di vedere la sfida per il titolo di campione del mondo tra il ragazzo di poche parole Caruana e l’altra giovane promessa degli scacchi mondiali Magnus Carlsen.
    Vedo crescere gli scacchi solo quando il gioco, attraverso gli organi di informazione e le attività culturali accoppiate a quelle sportive, riesce a oltrepassare il confine specialistico per incuriosire un pubblico sempre più numeroso.
    (12. II. 2009)

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    (Una storia alternativa). Una recensione recente m’incuriosisce non poco intorno a un libro uscito qualche anno fa. Parla del romanzo di Michael Chabon “Il sindacato dei poliziotti yddish” (“The Yddish Policemen’s Union”), traduzione di Matteo Colombo, pp. 400, Edizioni Rizzoli, 2007.
    Anna Carbich, che scrive il 20 febbraio 2009 la recensione “What if…? Che cosa sarebbe successo se…?” sul sito web “L’Ideale”, è molto lodativa del nuovo racconto dell’acclamato scrittore di Washington, premio Pulitzer per la narrativa nel 2001. Un genere di lettura di successo che non amo particolarmente: l’avventura fantapolitica, anzi di spietata fantapolitica, “hard-boiled” come è ormai in uso chiamarla. Ne faccio cenno perché, in qualche modo, sono presenti gli scacchi.
    Il romanzo, seguendo la traccia della Carbich, racconta le avventure del disincantato investigatore Meyer Landsman che cerca di far luce sull’uccisione di un giovane scacchista drogato trovato con un colpo alla testa e una scacchiera con una partita interrotta vicino a lui. L’indagine si svolge in Alaska, nel lussuoso Distretto Federale di Sitka, sostenuto anche da molti ebrei americani, dove, nella visione dello scrittore, sono stati accolti i sopravvissuti dell’Olocausto costretti ad abbandonare, nel 1948, il nascente stato d’Israele a seguito della distruzione ad opera dei paesi arabi.
     Non è dato sapere cosa c’entrano gli scacchi nel romanzo se non, dietro la morte dello scacchista e delle indagini connesse al delitto, apprendere che “c’è un’oscura cospirazione, o il nuovo esodo che incombe sugli ebrei di Sitka, o l’attesa del Messia”.
    (22. II. 2009)



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