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Settimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
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Tutti i quotidiani oggi in edicola riservano uno spazio per il quarantennale della morte di Palmiro Togliatti, avvenuta a Yalta, in Crimea, il 21 agosto del 1964.
La riscoperta del “Migliore” appare stupefacente se persino Armando Cossutta, nella sua recente autobiografia, ne ha affermato la “colpevole responsabilità per non avere saputo trovare il modo di distaccarsi dalle posizioni e dalle tragedie dell’URSS di Stalin” (“Una storia comunista”, Rizzoli, 2004).
D’altronde, come il titolo dato al bel servizio di Pierluigi Battista apparso su “La Stampa” di ieri, 22 agosto, a pagina 9, questa è “L’estate delle riabilitazioni”: la visita di Fini in Israele con la sua storica genuflessione con la kippah calzata sul capo al museo dell’Olocausto Yad Vashem, il cinquantennio della morte di Alcide De Gasperi con il libretto celebrativo apparso su “L’Unità”, le nuove testimonianze sull’uccisione del filosofo Giovanni Gentile, la pubblicazione delle lettere d’amore tra Italo Calvino ed Elsa de’ Giorgi, la residenza torinese di Antonio Gramsci destinata ad albergo …
Per capire l’uomo e la grande metafora dell’identità comunista, abbiamo ripreso in mano l’affascinante libro, meglio il “non libro”, come tiene a mettere in risalto l’autrice Nunzia Manicardi, “I figli di Togliatti ” (KOINè, Nuove Edizioni, 2002). L’unico figlio, Aldo, da sempre ricoverato in una clinica psichiatrica e avuto dalla moglie Rita Montagnana, e la figlia, oggi per ironia della sorte affermata psichiatra, adottata con la compagna Nilde Jotti, insieme ai milioni di figli nati dai campi e dalle officine … La storia, d’altronde è piena di padri, soprattutto se “importanti”, che si sbarazzono dei figli scomodi: per tutti basta ricordare la tragica vicenda di Benito Albino, il figlio segreto del Duce e la lobotomizzata, con esiti devastanti, Rosemary Kennedy …
Ma una circostanza, marginale certo, ma che colpisce, e che ha dato a noi lo spunto per scrivere questa breve nota, è trovare su un quotidiano una foto e una curiosa didascalia. Infatti, tra le numerose fotografie del rifondatore del partito comunista che impreziosiscono l’ottimo articolo di Paolo Franchi sul bilancio nell’anniversario della sua scomparsa, apparso sull’intera pagina 27 del “Corriere della Sera” del 18 agosto 2004, con il titolo “Il capolavoro di Togliatti, una «giraffa» chiamata Pci ”, ce n’è una che lo ritrae seduto davanti ad una bella scacchiera, pensoso a trovare la mossa “migliore”. Accanto, la didascalia, veramente poco felice e certamente imputabile ad un distratto impaginatore, recita testualmente: “Il leader comunista negli anni Sessanta, dopo la grave crisi causata nel partito dalla rivoluzione ungherese”. La riflessione -rilassarsi nel gioco dopo non essere stati capaci di ascoltare il grido di libertà di un intero popolo e rispettare le coscienze di molti - è spontanea, come un “lapsus calami” quasi freudiano e non solo come un altro nome da aggiungere nella lista dei personaggi famosi che giocano a scacchi.
( 23.VIII.2004)
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La stampa, insieme agli altri organi d’informazione, pare, si è dimenticata dello sfortunato Fischer. Solo il torinese “La Stampa” del 3 agosto, dopo oltre sedici giorni dall’arresto, riporta una breve notizia del grande campione. Apprendiamo, così, che è ancora in stato di fermo, rinchiuso in cella nel Paese del Sol Levante, per un illecito amministrativo, almeno in quel paese: un passaporto considerato non valido! Frattanto è accaduto un fatto nuovo, veramente sorprendente e bello, che ha fatto sì che anche la ragnatela di internet si muovesse in aiuto dello sfortunato campione di scacchi. E’ la lettera aperta che Boris Spassky ha scritto al Presidente degli Stati Uniti d’America, il giorno 7 agosto scorso. Non risulta che alcun quotidiano italiano l’abbia pubblicata, almeno per intero. Solo il “Corriere della Sera” del 17 agosto, a pagina 17, nel dare notizia della missiva, ne traduce, con estrema superficialità, solo il passo saliente con un articolo di Mario Porqueddu. Già il titolo della corrispondenza, “Scacchi, l’ultima mossa del genio. Si sposa per evitare l’espulsione”, anche se non imputabile all’autore dell’articolo stesso, è sintomatico della poca attenzione prestata alla vicenda e, in ogni modo, il servizio non sembra adeguato alla drammaticità della situazione. A tal proposito siamo felici che il sito web dell’Associazione Scacchistica Italiana Giocatori per Corrispondenza (Asigc), ottimo e sempre ben aggiornato, abbia, invece, tradotta la lettera del decimo Campione del Mondo integralmente, con tanta tempestività e grande partecipazione, grazie a Maurizio Sampieri. Quel forte, spontaneo e irriverente grido “arresti anche me Presidente Bush e dacci una scacchiera!” ( “… For mercy, charity . ... Bobby and myself committed the same crime. Put sanctions against me also. Arrest me. And put me in the same cell with Bobby Ficher. And give us a chess set”.) rimarrà come l’aiuto, anche se sappiamo che non è stato apprezzato dal destinatario, più sincero che un amico abbia mai potuto dare ad un amico in disgrazia, con una lettera che rimarrà, crediamo, tra le più belle che siano state scritte in questo inizio del nuovo millennio. Che peccato, quindi, che la nostra stampa, ad eccezione del settimanale “L’espresso” del 2 settembre 2004 con l’informato articolo di Pio Rossi “Fischer matto in una mossa”, non abbiano più dato risalto non solo alla missiva ma al giusto rilievo da dare a questa triste storia! Sembra, ormai, che la difesa dei più elementari principi di diritti di libertà del cittadino, non stiano più a cuore a molti. Quanta amarezza nello constatare che, per un medesimo comportamento, un uomo sia privato, “manu militari”, del suo bene più prezioso, la sua fisica libertà, e l’altro, complice dello stesso fatto, considerato libero! Povero principio giuridico di uguaglianza e del più fondamentale “habeas corpus”!
(4. IX. 2004)
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Per tutto il mese d’agosto il “Corriere della Sera”, grazie a Nicola Palladino, ha regalato ogni giorno agli appassionati del gioco un divertente problema scacchistico da risolvere. Una gran bella iniziativa che potrebbe durare tutto l’anno e non solo in queste settimane di vacanza e di grande caldo. Anzi, al riguardo, la rubrica potrebbe essere, in futuro, arricchita con commenti d’intere e recenti partite e con aggiornate notizie dei più importanti avvenimenti scacchistici. Noi ci accontenteremo di poco più di mezza pagina quotidiana o anche settimanale, così come avviene, peraltro, in altri giornali europei. Recandomi qualche tempo fa in Spagna, in aereo, è stato distribuito ai passeggeri un quotidiano madrileno che mi ha consentito di trascorrere piacevolmente le due ore di viaggio ricostruendo nella mia piccola scacchiera - che mi accompagna sempre - un’affascinante partita, mirabilmente commentata, nella pagina culturale dedicata ai giochi. Non è così in Italia, purtroppo! Qui, quasi per fare notare la meritoria “rivoluzionaria” iniziativa del nostro maggiore quotidiano e la poca considerazione in cui versa il nostro gioco nella stampa non specialistica, basta leggere, alla fine di questa estate e nell’ultimo numero della rubrica curata dal bravo e, nel caso in esame, ignaro Palladino, il problema di oggi, domenica 29 agosto 2004, a pagina 30. Sotto il diagramma, al posto del consueto “il Bianco muove e vince!”, il maldestro impaginatore ha riportato la chiave della risoluzione però riferendosi ad un altro gioco, che pure appariva nella stessa pagina, scrivendo: “Contratto 4 Picche da Sud. Carta d’attacco il Re di Quadri. Come muovete i colori per mantenere il contratto?”
Ho cercato, ma inutilmente, nello stesso quotidiano dei giorni successivi la doverosa rettifica che, con mio disappunto, non è mai avvenuta. Due i possibili motivi: il primo, lapalissiano, è che gli scacchi e i suoi cultori italiani non meritano una particolare attenzione, l’altro, molto improbabile, ma almeno logicamente corretto, corre sul filo culturale che lega i due giochi: è noto, infatti, che anche il grande campione di scacchi Emanuel Lasker, matematico insigne ed erudito filosofo, era un provetto e appassionato giocatore di bridge!
(10.IX.2004)
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I supplementi del quotidiano torinese “La Stampa” sono veramente interessanti. Seguiamo con attenzione sia “TST, tutto Scienze e tecnologia”, che esce il mercoledì, quanto “TTL, tutto Libri e tempo libero”, allegato al quotidiano ogni sabato. Non è la prima volta che si occupano del gioco degli sacchi, sia sotto l’aspetto della scienza che quello della letteratura.
Nel supplemento del 25 settembre 2004, N. 1431, di “TST”, è comparso, come notizia principale in prima pagina, un interessante articolo di Rosalba Miceli sulla recente sfida tra Michele Godena, Grande Maestro e numero uno italiano, e il potente software “Deep Junior”, dal profetico titolo: “2010 cyber-scacco”. La partita, giocata lo scorso 27 settembre a Povo di Trento, presso il Centro per la Ricerca Scientifica e Tecnologica, gemellato con l’Università di Haifa nel progetto di “tecnologie innovative per lo sviluppo umano”, è stata vinta dalla macchina, dopo quarantacinque mosse e in poco più di tre ore. Per inciso, il “mostro di silicio”, o meglio il formidabile programma elaborato dagli israeliani Amir Ban e Dhay Bushinsky, ha aperto l’incontro “in modo umano”, spostando il pedone di Re in e4, la scelta sempre preferita da Robert James Fischer! I futurologi, e non solo Garry Kasparov che nella partita decisiva con “Deep Blue” affermò che sentiva il destino dell’umanità sulle sue spalle, stimano, infatti, che entro sei anni il computer, davanti ad una scacchiera, diventerà per sempre imbattibile. Il “Corriere della Sera” di domenica 26 settembre, così esordisce nella pagina 29, riservata alla “Scienza”: “Computer, scacco matto all’uomo nel 2010. Kasparov: in quella data le macchine artificiali diventeranno imbattibili”, con un interessante articolo di Giuseppe O. Longo. Sulle pagine della stessa sezione del quotidiano, il precedente 9 luglio, era apparsa un’approfondita corrispondenza dal titolo “Israele, sfida all’ultima scacchiera: tra computer. In corso il World Computer Chess Championship: per stabilire qual è il programma migliore per giocare con re e regine”, a firma di Paolo Salom. Un bel e informato servizio che è valso all’autore il premio come “miglior articolo di scacchi su un quotidiano” nella recente prima edizione della “Fiera del Libro di Scacchi”, organizzata dalla FSI e svoltasi a Bratto della Presolana, con un riconoscimento intitolato alla memoria di Alvise Zichichi. E’ di tutta evidenza, come chiaramente messo in risalto negli scritti in esame, che le macchine hanno una “serena” potenza di calcolo schiacciante rispetto all’uomo. E’ di questi giorni, inoltre, la notizia che il supercomputer di Ibm “BlueGene/L” ha stabilito un nuovo primato mondiale di velocità: 70,72 teraflop al secondo. Ogni teraflop equivale a mille miliardi di operazioni complesse! Come dire che le gare più impegnative, appunto nel 2010 e probabilmente ancor prima, si svolgeranno solo fra due computer e a noi non resterà che studiare le possibili ed utili applicazioni del mezzo meccanico. In questo modo, forse, riusciremo a comprendere i nostri limiti insieme alla nostra stessa capacità di progredire, rendendoci veramente umani.
(7. X. 2004)
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Finalmente, ben tradotto da Pino Cacucci, è stato pubblicato “Il movente”, l’opera prima di Javier Cercas (Guanda, 99 pagg., 2004, € 9,50). E’ stato dato alle stampe sull’onda del successo internazionale del più recente e fortunato romanzo “I soldati di Salamina”, premio in Italia “Grinzane Cavour”, apparso nella stessa casa editrice tre anni fa, e che, in Spagna, è arrivato alla quindicesima edizione. “El móvil”, questo il titolo originale, è il lavoro d’esordio - scritto ad appena venticinque anni - dello scrittore spagnolo, nato nel 1962 ad Ibahernando, Cáceres, collaboratore del quotidiano “El País”, il più importante giornale in castigliano, e docente di letteratura spagnola all’Università di Gerona.
In modo stringato ed essenziale, poco più lungo di un racconto, ci fa conoscere un allievo romanziere alla Flaubert, che decide di scrivere il suo grande romanzo, l’opera perfetta e “definitiva”, con il maggior realismo possibile. Álvaro, il giovane protagonista, è un laureato in giurisprudenza che preferisce, al successo professionale e ai più lauti guadagni, una modesta vita di consulente di una ditta commerciale al fine di dedicare più tempo alla scrittura di un romanzo che, così almeno fanaticamente crede, lo renderà celebre. Lui stesso sarà l’attore principale del racconto: uno scrittore che, finalmente, scrive un’opera diversa da tutte le altre, perché imperniata di fatti e personaggi “reali”. Cerca, così, l’ispirazione fra i suoi vicini di casa, mai frequentati in passato, facendosi aiutare, per conoscerli in profondità, dalla pettegola portinaia con appetiti incontenibili, rendendo i propri condomini inconsapevoli protagonisti della finzione letteraria. Pur di raggiungere il suo scopo non disdegna di spiarli e, perfino, di apprendere velocemente il gioco degli scacchi con un “corso intensivo”, mirabilmente descritto, per potersi incontrare con un anziano e scontroso pensionato, appassionato del gioco. Iniziano, così, le sfide scacchistiche con Montero, il vecchio reazionario franchista che ha partecipato alla guerra civile e anch’egli abitante nel palazzo e dove custodisce un tesoro. Ma le partite, significativamente illustrate nel libro, sono solo un pretesto per conoscerlo in modo, poi, di poter essere, insieme a tutti gli altri e a lui stesso, inserito e “raccontato” nel romanzo. Álvaro, tra le tante sue iniziative e al fine di “impadronirsi” dei suoi ignari personaggi e fare accadere realmente persino i fatti da lui solo pensati, invita a cena, la giovane coppia di coniugi Casares. In questo modo, conosciuti i loro problemi economici, li spinge, quasi inconsapevolmente, a commettere un delitto che si rivelerà fatale. Rispettando la suspence del libro, aggiungiamo solo che tutti i personaggi, in questo racconto non privo di un divertente umorismo nero, sono sezionati e posti in bell’ordine, come su un’immaginaria scacchiera. Tutti, inoltre, contribuiscono a diventare nel racconto non figure irreali, creati dalla fantasia del romanziere, ma persone in carne ed ossa autori e vittime della vita di tutti i giorni e del sorprendente finale che coinvolge, come il perfetto meccanismo letterario che comincia a vacillare e che è restituito alle pagine iniziali, lo stesso protagonista “vero”.
Il racconto, con la sua profonda indagine sul senso della letteratura e della quotidianità della vita, è costruito in modo esemplare. Così com’è mirabilmente esposta la passione letteraria dell’ambizioso protagonista che si domanda sulla forza del suo potere e che, forse alter-ego dello scrittore, al termine della storia, rimane in bilico tra la fantasia e la propria vita reale, interrogandosi se è mai possibile scegliere.
Un magnifico e formidabile romanzo, pur breve ma scorrevole e intenso, dove il gioco degli scacchi, ancora una volta e anche se non unico e assoluto protagonista, assurge a metafora significativa per svelare l’animo degli uomini e testimoniare - se mai ce ne fosse bisogno - il suo privilegiato rapporto con la letteratura di tutti i tempi e di tutti i paesi.
(2.X.2004)
(Nota: un lapidario estratto di questa recensione è apparso, con il titolo “Un libro per Natale”, sul sito web de “L’Italia Scacchistica” del giorno 14 dicembre 2004).