LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Sessantottesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.



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    (Un felice compleanno). Sul sito del quotidiano romano “Messaggero.it” del 10 novembre 2008 una bella notizia. Il titolo dice tutto: “Festa per gli 80 anni di Ennio Morricone a La Sapienza: «Mi rimetto in ballo»” e l’articolo lo scrive con ammirazione Alfredo Gasponi. Confida Ennio Morricone al critico musicale del quotidiano: “«Come festeggio gli ottant’anni? Lavorando a tutta birra». Ottant’anni: come si fa a mantenersi in forma? «Intanto c’è l’amore per l’assiduità del lavoro, che forse mi è stata trasmessa dal mio maestro Goffredo Petrassi. Poi mi alzo sempre prestissimo per fare ginnastica e jogging, che per me significa camminare a passo svelto in casa. E leggo, guardo soprattutto le riviste di scacchi. A giocare non riesco perché il tempo non c’è ma guardo le partite dei campioni del mondo come Boris Spassky. Una volta ho “pattato” con lui in una partita a Torino: con un genio così è stata una grandissima soddisfazione»”.
    Quale messaggio migliore per diffondere il mirabile gioco degli scacchi? E per considerare gli scacchi un “elisir di lunga vita”?
    All’autore delle più belle colonne sonore di memorabili pellicole italiane e straniere, al compositore, direttore d’orchestra, arrangiatore, più volte nominato per l’Oscar, insignito del David di Donatello e di una lunga serie di riconoscimenti e premi culminati nel Premio Oscar alla carriera del 2007, anche da parte nostra: grazie Maestro e tanti auguri!
    (10. XI. 2008)

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    (Segnali distensivi). “Dmitry Medvedev gioca rapido la sua partita a scacchi. Attacca l’amministrazione di George W. Bush in un’intervista a «Le Figaro», minacciando di dislocare i missili tattici Iskander nell’enclave baltica di Kaliningrad se l’America non rinuncerà allo scudo in Polonia e nella Repubblica Ceca e non accetterà di discutere «un’opzione zero»”. E’ l’inizio della corrispondenza dell’inviato a Nizza Marco Zatterin che appare a pagina 9 del quotidiano “La Stampa” del 14 novembre 2008 con il grande titolo “Medvedev apre a Obama” e il sottotitolo “L’Ue prepara un piano per l’indipendenza energetica dall’Est”.
    Nell’esplosiva scacchiera politica del mondo appare un nuovo uomo che fa molto sperare. Tutti, ormai, guardano a lui. Barack Hussein Obama è stato appena eletto 44° presidente degli Stati Uniti d’America. Un uomo nero stravince le elezioni con il maggior numero di voti nella storia americana. Una grande lezione di democrazia. Lo aspettano gravi e non pochi problemi da risolvere: Iraq, Afghanistan, Medio Oriente, Russia, terrorismo, economia, riscaldamento globale. Ed è per ciò che tutti gli rivolgono lo sguardo e sperano in lui.
    Su “il Giornale” del 12 novembre 2008, a pagina 9, Vincenzo La Manna, con il titolo d’apertura, che compare in una nicchia della prima pagina, “«Il mio consiglio a Obama: dialoghi con Mosca»” scrive una colorita pagina sull’incontro tra un allegro Silvio Berlusconi, circondato dai campioni del pallone «verdeoro» della squadra del Milan, con il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva. “Al di là della nota calcistica” il giornalista si sofferma a descrivere l’esito della conferenza stampa e dei “rapporti diplomatici tra Usa e Russia, per evitare che si prospetti una nuova guerra fredda, «di cui nessuno sente il bisogno», rimarca Berlusconi. «Ho portato Lula a conoscenza dello sforzo che stiamo facendo sul piano politico-diplomatico - riferisce in conferenza stampa - per mettere fine alla contrapposizione assurda tra gli Stati Uniti e la Federazione russa». Bisogna «aiutare» entrambi i protagonisti dello scacchiere mondiale, sottolinea, «e mi fa piacere che Medvedev e Obama abbiano, dietro le nostre insistenze, accettato di incontrarsi prossimamente». Si deve quindi evitare che «due arsenali atomici si tengano di nuovo sotto scacco, come successo per decenni»”.
    (14. XI. 2008)

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    Come mia abitudine e con il più felice augurio di un sereno ultimo mese del 2008 e un radioso inizio del 2009, concludo questo ciclo dei miei “appunti” richiamando una breve riflessione di Lucio Anneo Seneca (Cordova 4 a.C. circa - Roma 65 d.C.). E’ tratta dal nono libro dei “Dialoghi”, “De tranquillitate animi” [“La tranquillità dell’animo”, 14, 6-10, pagg. 124-127, ed. BUR, 1997, con testo latino a fronte (di Reynolds, Oxford, 1977)] nella traduzione e note a cura di Caterina Lazzarini, introduzione di Gianfranco Lotito.
    Sul gioco dei “latrunculi” (“ludus latrunculorum”, letteralmente “gioco dei soldati”), qui tradotto dalla Lazzarini approssimativamente con il termine di “dama” per indicare un generico e diffuso “gioco da tavoliere” praticato su una scacchiera di 64 case soprattutto tra i militari, può essere utile rileggere la voce “scacchi di età romana” nel Dizionario enciclopedico degli scacchi di A. Chicco e G. Porreca (ed. U. Mursia & C., 1971, p. 447 e s.).
    “““ Non timuit hoc Canus; (…). Cano non ebbe paura di questo; era nota la affidabilità di Gaio in tali ordini. Credi forse che egli abbia trascorso i dieci giorni che mancavano al supplizio senza alcuna occupazione? E’ incredibile che cosa riuscì a dire quell’uomo, che cosa riuscì a fare, quanto tranquillamente sia vissuto. Ludebat latrunculis, (…). Giocava a dama, mentre il centurione che trascinava la schiera dei condannati a morte gli ordinò di seguirlo. Chiamato, contò i sassolini e al suo compagno, disse: «Bada dopo la mia morte di non mentire, dicendo che hai vinto»; poi, facendo segno al centurione, disse: «Sarai testimone che vincevo io di una mossa». Lusisse tu Canum illa tabula putas? (…). Pensi tu che Cano con quella scacchiera abbia davvero giocato? Si prese gioco. Erano tristi gli amici che sapevano di perdere un tale amico: «Perché siete tristi?» disse. «Voi vi chiedete se le anime siano immortali: io lo saprò tra poco». (…) Ecce in media tempestate tranquillitas, ecce animus aeternitate dignus, (…). Ecco la tranquillità nel mezzo della tempesta, ecco l’animo degno dell’eternità, (…). ”””
    Da Wikipedia, l’enciclopedia libera, traggo, inoltre, l’utile nota chiarificatrice nella parte relativa al al brano, sotto il tema “Tranquillità in mezzo alla tempesta”:
    «Messo a morte dal crudele capriccio di Caligola, Cano ebbe un comportamento esemplare nei dieci giorni intercorsi tra l’ordine e l’esecuzione, fino a irridere alla sua condizione giocando l’ultimo giorno placidamente ai latrunculi nell’attesa, e poi chiamando a testimone il soldato venuto a condurlo al supplizio di essere in vantaggio nella partita che necessariamente non poteva finire. Agli amici diceva che ultima sua cura sarebbe stata di osservare attentamente se l’animo sentisse al momento della morte il distacco dal corpo. “Nemo diutius philosophatus est” (nessuno filosofò più a lungo), esclama ammirato Seneca, “ecce in media tempestate tranquillitas”. Tutta una letteratura ormai s’andava formando che celebrava la forza d’animo delle vittime di questo o quell’imperatore e Seneca diede la sua parte di contributo negli scritti, fino a contribuire di persona con una morte per ordine di Nerone che troverà negli scritti di Tacito la sua memorabile pagina celebrativa (Annales, 15, 63-64). Questo era il clima politico di Roma da cui Seneca meditava definitivamente di staccarsi».
    (20. XI. 2008)



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