(Scacchi per tutti). Su un’intera pagina “rosea” della Gazzetta dello Sport, più volte riproposta in queste giorni, è iniziata una propaganda promozionale degli scacchi senza precedenti. Una notizia, ormai, del tutto nota per la capillarità con la quale è stata svolta. Solo per ciò non meriterebbe un ulteriore richiamo. Non è la prima volta, d’altronde, che il gioco degli scacchi arriva nelle edicole. Ma, questa volta è un annuncio che per il battage pubblicitario ampliato da altri quotidiani, settimanali e intermezzi pubblicitari televisivi, merita un’attenta riflessione. E’, quasi, un messaggio che riconcilia, per la deputata sede iniziale scelta per l’iniziativa, il gioco degli scacchi con altri sport più celebri e popolari, come quello del pallone. Non per nulla il testimonial del messaggio è Gianluca Vialli, mitico calciatore della Juventus e di altre famose squadre, allenatore, commentatore sportivo, dilettante giocatore di scacchi e autore di libri che hanno scatenato non poche polemiche.
E’ una iniziativa, in definitiva, che ufficializza gli scacchi come sport. Tanto da essere apprezzata dalla FSI nel suo sito ufficiale come “importante”. Al riguardo il Presidente Giampietro Pagnoncelli ha dichiarato, in una recente intervista curata da Marco Verdura e rispondendo alla domanda se era possibile considerare il gioco degli scacchi uno sport, «Si. Gli scacchi sono uno sport a tutti gli effetti, poiché a livello agonistico richiedono una adeguata preparazione fisica, oltre che mentale. E’ noto che i più forti giocatori del mondo, per prepararsi alle competizioni curano non solo la preparazione teorica, ma anche quella fisica, con attività come il nuoto, la palestra, il tennis o la corsa» (www.deagostiniedicola.it, in: “Tutti i segreti del gioco degli scacchi”).
La formula sintetica dello slogan pubblicitario è stata, sotto questo aspetto, molto efficace. Dice l’opinionista di Sky: “Tre sono le regole. Occhi sull’avversario, grande concentrazione, testa sul campo”. Precetti che ogni appassionato del pallone ben conosce. E, qui sta l’indovinato trabocchetto del messaggio reclamistico, pure ogni scacchista sa bene o dovrebbe sapere, quanto di vero ci sia in queste regole per giocare con successo una partita. Una partita di scacchi, infatti, per il modo in cui si svolge (controllo del centro, schemi di attacco sulle ali, collaborazione tra i vari pezzi) è possibile paragonarla, come ha già fatto “Gigi” Buffon, a un incontro di calcio.
Lunedì 18 agosto 2008 è iniziata la pubblicazione del corso di scacchi a fascicoli “Scacchi. Lo sport della mente” che proseguirà fino al mese di febbraio 2009. Una proposta dell’editore De Agostini in collaborazione con il più diffuso quotidiano sportivo che si avvale, per i testi, dell’indiscussa bravura didattica di un grande esperto del settore, il Maestro Adolivio Capece. Il “Corriere della Sera” del 22 agosto a pagina 18 ricorda prontamente ai suoi lettori il secondo fascicolo in edicola, riprodotto con foto, titolando: “«Gazzetta», corso di scacchi. «E’ lo sport della mente»”.
I volumetti trattano compiutamente tutti i temi necessari per affrontare una partita di scacchi: teoria, tecnica, strategia, esercizi. Argomenti costantemente accompagnati da approfondimenti e da richiami storici e artistici, con un’ottima scelta delle numerose illustrazioni a colori che accompagnano i testi. Altri fascicoli parlano dei grandi campioni, curiosità, statistiche, personaggi famosi del mondo della musica, della letteratura, della politica e di tutte le personalità che in qualche modo sono state conquistate dal gioco. Questi ultimi 6 volumetti alfabetici sono destinati a formare una mini-enciclopedia dalla A alla Z. Infine, un volumetto è dedicato ai problemi e uno, conclusivo, rivolto al gioco della dama.
Un’opera, quindi, ben costruita e che, grazie a una campagna pubblicitaria sapientemente condotta, appare come una decisiva spinta per diffondere “lo sport della mente” in tutti gli ambienti e renderlo protagonista della vita sportiva e culturale del nostro paese, dopo anni di assoluto disinteresse. Anche l’imminente prima edizione delle “Olimpiadi degli Sport della Mente” (World Mind Games) di Pechino, dove sarà presente anche il gioco degli scacchi, sembra un’ulteriore favorevole occasione di crescita. Ancora, tutto è pronto a Bonn, in Germania, per la sfida per il titolo mondiale tra l’indiano Anand, detentore, e il russo Kramnik, ex campione del mondo, ora sfidante. Un momento estremamente favorevole e difficilmente irripetibile, quindi.
Unica perplessità dell’iniziativa, principalmente rivolta a educare al gioco i giovanissimi, sorge dalla scelta di allegare ai fascicoli un set di pezzi di marmo, sia per la dama che gli scacchi. Sono certamente ben realizzati e renderanno ben felici i numerosi collezionisti. Ma è un prodotto, come ricorda la nota allegata ai pezzi, “fragile e da maneggiare con cura”. I padri e i nonni, pertanto, non li consegneranno ai loro piccoli e saranno, anzi, costretti a nasconderli come inutili e intoccabili gingilli. Avremmo per questo motivo preferito, oltre per ovvie considerazioni educative, estetiche e di tradizione, un elegante set di scacchi di legno tipo “Staunton” lavorati a mano, magari con l’esplicita avvertenza che il manufatto non è stato realizzato in paesi che sfruttano manodopera con l’impiego di lavoratori-bambini.
Ma questo è un altro discorso. Per adesso occorre lodare incondizionatamente e con convinzione un progetto che si affaccia nel nostro mondo in modo virtuoso per una sempre e maggiore diffusione del millenario gioco in Italia. Un’occasione assolutamente da non perdere come autorevolmente commentato nelle storiche pagine de “L’Italia Scacchistica”. Un invito principalmente rivolto agli enti pubblici a ciò preposti, agli educatori e a quanti, sfruttando il favorevole momento, riusciranno a organizzare “giornate della mente”. Non stupisce più, infatti, sentire parlare di scacchi nei numerosi Festival della Scienza, della Matematica, della Filosofia e della Letteratura.
Magari insieme, grazie di una nuova indovinata campagna pubblicitaria della Gazzetta, dello sviluppo consapevole e non violento di un altro sport che sta a cuore di molti italiani, il gioco del pallone.
(1. IX. 2008)