LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Sessantacinquesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.



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    (Metamorfosi). Il ricercato per i crimini della guerra serbo-bosniaca e ritenuto responsabile della pulizia etnica in Bosnia, Radovan Karadzic, sotto le spoglie del medico specialista in medicina naturale Dragan David Dabic, è stato tratto in arresto, dopo quasi 13 anni di latitanza, il 21 luglio scorso a Belgrado.
    Stefano Giantin sul settimanale “Panorama”del 14 agosto 2008 (Anno XLVII, N. 33, pp.104-106), sotto il titolo “Dottor Dabic e mister Karadzic” racconta dell’arresto e di come si svolgeva il modo di vivere prima della sua estradizione all’Aja.
    Scopriamo così che questo mefistofelico personaggio, oltre “le chiacchierate al bar con gli amici, l’omelette al cioccolato, i pazienti «guariti» da sterilità e depressione”, amava giocare a scacchi. Scrive Giantin: “Dabic trascorreva parte delle sue serate al bar Luda Kuca (Casa pazza), vicino al suo appartamento a Belgrado. Vi si rifugiava per sorseggiare un bicchiere di vino, chiacchierare e giocare a scacchi”. E, più oltre, “Marko Jankovic, ex giornalista della TV serba, giocava e perdeva spesso a scacchi contro Karadzic. «Era un uomo calmo e profondo. Ogni sua parola e sguardo comunicavano calore» afferma. «Parlavamo di cose banali, ma anche di patriottismo e della Serbia. Lo consideravo un fratello». Jankovic non dà peso alle accuse di Karadzic. «Radovan è il nostro più grande eroe nazionale, la personificazione della Serbia. Sono stati gli americani a costringerlo a ritirarsi a vita privata e a camuffarsi da dottor Dabic» dice”.
    Forse è meglio rileggere, a proposito di simili asserzioni e senza alcun riferimento alla passione scacchistica di Radovan Karadzic, quanto ha scritto in prima pagina su “la Repubblica” del 24 luglio 2008 Adriano Sofri nello straordinario articolo “Le quattro vite di Karadzic macellaio della storia”.
    La letteratura è ricca di insegnamenti sulla circostanza che anche al tempo del ghetto di Varsavia e di Auschwitz si giocava a scacchi e, annota Sofri, con lucida puntualità paragonando, “ce ne volle di tempo per cominciare a capire chi fosse, chi fosse stato, quell’Eichmann, e ci si scandalizzò quando nel resoconto del processo di Gerusalemme Hannah Arendt nominò la banalità del male”.
    (20. VIII. 2008)

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    (Venti di guerra). Soffiano con forza i venti di guerra fredda a causa della crisi nel Caucaso meridionale. Abkhazia e Sud Ossezia proclamano la loro indipendenza suscitando le ire guerresche del presidente georgiano Mixeil Saakašvili e dell’interessato intervento di Dmitry Medvedev che ha immediatamente schierato l’Armata Russa a fianco dei secessionisti.
    In Georgia, scrive su “la Repubblica” del 26 agosto 2008, a pagina 8, l’inviato a Tiblisi Renato Caprile, “il fatto che i russi siano a un passo dal riconoscere lo strappo di suddosseti e abkhazi, sembra non interessare nessuno. Si parla ancora di vacanze, Olimpiadi, come se la crisi, i morti, i profughi, i carri armati nemici fossero già alle spalle”.
    Sotto il titolo “Ma nei caffè di Tiblisi la paura è un ricordo. «Tutto il mondo ora sta dalla nostra parte»”, campeggia una fotografia che colpisce e fa riflettere. Sono ripresi alcuni georgiani, sicuramente scacchisti, che, in attesa degli aiuti umanitari, riparano un vetro rotto nell’ex club di scacchi della città di Gori bersagliato dalle bombe.
    Rifletto che ogni guerra per raggiungere i suoi crudeli obiettivi ferisce sempre i più deboli, i più innocenti, i più pacifici e, tra le prime cose da ricomporre, c’è sempre la volontà dei superstiti e anonimi giusti della storia di risanare i più semplici luoghi della vita in comune.
    (26. VIII. 2008)

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    (Scacchi per tutti). Su un’intera pagina “rosea” della Gazzetta dello Sport, più volte riproposta in queste giorni, è iniziata una propaganda promozionale degli scacchi senza precedenti. Una notizia, ormai, del tutto nota per la capillarità con la quale è stata svolta. Solo per ciò non meriterebbe un ulteriore richiamo. Non è la prima volta, d’altronde, che il gioco degli scacchi arriva nelle edicole. Ma, questa volta è un annuncio che per il battage pubblicitario ampliato da altri quotidiani, settimanali e intermezzi pubblicitari televisivi, merita un’attenta riflessione. E’, quasi, un messaggio che riconcilia, per la deputata sede iniziale scelta per l’iniziativa, il gioco degli scacchi con altri sport più celebri e popolari, come quello del pallone. Non per nulla il testimonial del messaggio è Gianluca Vialli, mitico calciatore della Juventus e di altre famose squadre, allenatore, commentatore sportivo, dilettante giocatore di scacchi e autore di libri che hanno scatenato non poche polemiche.
    E’ una iniziativa, in definitiva, che ufficializza gli scacchi come sport. Tanto da essere apprezzata dalla FSI nel suo sito ufficiale come “importante”. Al riguardo il Presidente Giampietro Pagnoncelli ha dichiarato, in una recente intervista curata da Marco Verdura e rispondendo alla domanda se era possibile considerare il gioco degli scacchi uno sport, «Si. Gli scacchi sono uno sport a tutti gli effetti, poiché a livello agonistico richiedono una adeguata preparazione fisica, oltre che mentale. E’ noto che i più forti giocatori del mondo, per prepararsi alle competizioni curano non solo la preparazione teorica, ma anche quella fisica, con attività come il nuoto, la palestra, il tennis o la corsa» (www.deagostiniedicola.it, in: “Tutti i segreti del gioco degli scacchi”).
    La formula sintetica dello slogan pubblicitario è stata, sotto questo aspetto, molto efficace. Dice l’opinionista di Sky: “Tre sono le regole. Occhi sull’avversario, grande concentrazione, testa sul campo”. Precetti che ogni appassionato del pallone ben conosce. E, qui sta l’indovinato trabocchetto del messaggio reclamistico, pure ogni scacchista sa bene o dovrebbe sapere, quanto di vero ci sia in queste regole per giocare con successo una partita. Una partita di scacchi, infatti, per il modo in cui si svolge (controllo del centro, schemi di attacco sulle ali, collaborazione tra i vari pezzi) è possibile paragonarla, come ha già fatto “Gigi” Buffon, a un incontro di calcio.
    Lunedì 18 agosto 2008 è iniziata la pubblicazione del corso di scacchi a fascicoli “Scacchi. Lo sport della mente” che proseguirà fino al mese di febbraio 2009. Una proposta dell’editore De Agostini in collaborazione con il più diffuso quotidiano sportivo che si avvale, per i testi, dell’indiscussa bravura didattica di un grande esperto del settore, il Maestro Adolivio Capece. Il “Corriere della Sera” del 22 agosto a pagina 18 ricorda prontamente ai suoi lettori il secondo fascicolo in edicola, riprodotto con foto, titolando: “«Gazzetta», corso di scacchi. «E’ lo sport della mente»”.
    I volumetti trattano compiutamente tutti i temi necessari per affrontare una partita di scacchi: teoria, tecnica, strategia, esercizi. Argomenti costantemente accompagnati da approfondimenti e da richiami storici e artistici, con un’ottima scelta delle numerose illustrazioni a colori che accompagnano i testi. Altri fascicoli parlano dei grandi campioni, curiosità, statistiche, personaggi famosi del mondo della musica, della letteratura, della politica e di tutte le personalità che in qualche modo sono state conquistate dal gioco. Questi ultimi 6 volumetti alfabetici sono destinati a formare una mini-enciclopedia dalla A alla Z. Infine, un volumetto è dedicato ai problemi e uno, conclusivo, rivolto al gioco della dama.
    Un’opera, quindi, ben costruita e che, grazie a una campagna pubblicitaria sapientemente condotta, appare come una decisiva spinta per diffondere “lo sport della mente” in tutti gli ambienti e renderlo protagonista della vita sportiva e culturale del nostro paese, dopo anni di assoluto disinteresse. Anche l’imminente prima edizione delle “Olimpiadi degli Sport della Mente” (World Mind Games) di Pechino, dove sarà presente anche il gioco degli scacchi, sembra un’ulteriore favorevole occasione di crescita. Ancora, tutto è pronto a Bonn, in Germania, per la sfida per il titolo mondiale tra l’indiano Anand, detentore, e il russo Kramnik, ex campione del mondo, ora sfidante. Un momento estremamente favorevole e difficilmente irripetibile, quindi.
    Unica perplessità dell’iniziativa, principalmente rivolta a educare al gioco i giovanissimi, sorge dalla scelta di allegare ai fascicoli un set di pezzi di marmo, sia per la dama che gli scacchi. Sono certamente ben realizzati e renderanno ben felici i numerosi collezionisti. Ma è un prodotto, come ricorda la nota allegata ai pezzi, “fragile e da maneggiare con cura”. I padri e i nonni, pertanto, non li consegneranno ai loro piccoli e saranno, anzi, costretti a nasconderli come inutili e intoccabili gingilli. Avremmo per questo motivo preferito, oltre per ovvie considerazioni educative, estetiche e di tradizione, un elegante set di scacchi di legno tipo “Staunton” lavorati a mano, magari con l’esplicita avvertenza che il manufatto non è stato realizzato in paesi che sfruttano manodopera con l’impiego di lavoratori-bambini.
    Ma questo è un altro discorso. Per adesso occorre lodare incondizionatamente e con convinzione un progetto che si affaccia nel nostro mondo in modo virtuoso per una sempre e maggiore diffusione del millenario gioco in Italia. Un’occasione assolutamente da non perdere come autorevolmente commentato nelle storiche pagine de “L’Italia Scacchistica”. Un invito principalmente rivolto agli enti pubblici a ciò preposti, agli educatori e a quanti, sfruttando il favorevole momento, riusciranno a organizzare “giornate della mente”. Non stupisce più, infatti, sentire parlare di scacchi nei numerosi Festival della Scienza, della Matematica, della Filosofia e della Letteratura.
    Magari insieme, grazie di una nuova indovinata campagna pubblicitaria della Gazzetta, dello sviluppo consapevole e non violento di un altro sport che sta a cuore di molti italiani, il gioco del pallone.
    (1. IX. 2008)



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