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Sessantatreesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
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(Storie di scacchi e di vita). In sovrappiù a quanto è stato scritto in queste precedenti pagine e alle recensioni su alcune novità librarie comparse, oltre nei giornali, in recenti numeri delle riviste scacchiste, non è possibile non segnalare un ottimo articolo di Matteo Tonelli che appare su “la Repubblica” del 16 maggio 2008. Lo troviamo annunciato, con vivissima sorpresa e coinvolgimento, nel sommario e in primo piano della pagina web del quotidiano. Sono notizie, infatti, che ci ricolmano di gioia e ci fanno sperare in un rinnovato interesse, colto e informato, per il gioco che più amiamo: gli scacchi.
Il titolo d’apertura è già eloquente: “Libri, quando gli scacchi diventano la vita. Tra realtà e romanzo, la vita di due grandi scacchisti: il cubano Capablanca e l'americano Fischer nelle opere di Fabio Stassi e di Vittorio Giacopini”. Tonelli con “Storie di pedoni ed ossessioni. Quando la scacchiera diventa la vita” scrive una delle più luminose recensioni apparse in un giornale del nuovo romanzo di Fabio Stassi, La Rivincita di Capablanca (Minimum Fax) e delle inquietudini di Bobby Fischer in il Re in fuga (Mondadori), come lo chiama Vittorio Giacopini nel suo libro.
Con un’esemplare e asciutta scrittura, Matteo Tonelli, riesce a mettere a fuoco, in pochi tratti, quanto i due romanzi hanno saputo raccontare della vita di due grandi scacchisti nella loro “rincorsa disperata per una rivincita mai ottenuta, i grandi rifiuti, l’isolamento”. «Storie di scacchi e vite. Che cerchi di far coincidere ma non puoi. Perché nella scacchiera i pezzi sono bene in vista. Perché nel mondo, invece, non è così. Per questo, diceva il campione americano Paul Morphy, “gli scacchi possono essere solo un passatempo”. Perché la vita è una partita che non si può giocare. Anche se cerchi di farla stare dentro una scacchiera».
Al pari dei due romanzi, entrambi affascinanti, troviamo una informazione che invita, con complice sensatezza, alla lettura di due libri dove gli scacchi assurgono, come i personaggi, a diventare veri protagonisti e guida per interpretare le passioni degli uomini. Quasi per invitare a scoprire, più che un antico gioco, lo specchio mirabile delle ansie e delle apprensioni che avvolgono la stessa nostra vita e non solo quelle di due tra i più grandi scacchisti di tutti i tempi.
Anche il sito web dell’Asigc non si fa sfuggire di segnalare la brillante recensione di Tonelli. La sua pagina del 20 maggio apre, infatti, con un titolo, alquanto improprio ma di efficace richiamo, “Due nuovi libri di storia scacchistica: Capablanca e Fischer”, riproponendo, intelligentemente, l’intero articolo apparso su “la Repubblica”, così consigliando delle ottime letture ai soci.
Rimango favorevolmente colpito, dicevo, quando apprendo tali virtuose segnalazioni. E anche di più riflettendo che i due libri, forse e contrariamente alle mie personali attese, non compariranno tra le classifiche settimanali dei libri più venduti. Ma il fatto stesso che abbiano trovato, e al di fuori di ogni canale pubblicitario o di manipolazione culturale, una simile accoglienza mi dà fiducia nell’assoluta libertà di consigliare, senza subire pressioni e con autonomia, opere significative. Anche augurando, in un paese dove si legge tanto poco, almeno di poter indicare di scegliere e leggere solo libri interessanti e ben scritti. Un modo, altresì, per dare luce a opere e autori che altrimenti rimarrebbero trascurati.
Come pure, nel piccolo e con la fioca luce di un corto fiammifero di cera, tentano di fare le riflessioni che appaiono in questa rubrica.
(20. V. 2008)
(Nota: piace moltissimo aggiungere, avendone ancora la possibilità, un’inconsueta notizia che trovo, solo oggi, leggendo il bel trafiletto di Simonetta Fiori “Una vita con gli scacchi” sul supplemento del quotidiano “la Repubblica”, “Almanacco dei Libri” del 28 giugno 2008, Anno IV, Numero 27, in evidenza nella parte alta della pagina 30. Proprio sopra l’elenco settimanale dei libri più richiesti. Lo scrittore Roberto Saviano, ancora in testa a distanza di due anni tra i libri più venduti con il suo crudo “Gomorra” ed entusiasta del gioco degli scacchi, sta leggendo “Bobby Fischer. Re in fuga” di Vittorio Giacopini. Un libro, dichiara, che gli piace molto, anche se non emerge, come il suo, nelle “Classifiche dei Top Ten”. L’affascina, confida alla giornalista, la personalità del grande scacchista “sgangherata e imprevedibile. Volle salvarsi dal caos della vita trasferendo nel gioco le regole del mondo”. A differenza dei sovietici che “giocano con la testa dei matematici, Fischer incarna l’estro del jazzista: improvvisa, sorprende, spiazza”. E, più oltre, “attraverso il gioco, cercò di parlare al mondo. Per questo mi convince, come gli scrittori che vanno oltre il frammento”. Una bella testimonianza di un intellettuale coraggioso e autore di grande avvenire, definito da Enzo Biagi “il Leonardo Sciascia di Napoli e della camorra”, che è sembrato appropriato riproporre, seppure in calce ad una nota e, certo, non per dare credibilità a un breve “appunto”. 28/06/2008).
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(Kasparov, una sfida continua). Nel “Corriere della Sera” del 22 maggio 2008, nella pagina 44 “Opinioni&Commenti”, appare un nuovo intervento di Garry Kasparov sul “cambio” tra Dmitry Medvedev al Cremlino e quello di Vladimir Putin alla Casa Bianca, la sede del governo russo.
Il titolo, che racchiude il senso delle considerazioni dell’ex campione del mondo di scacchi votato da un paio d’anni alla politica, è assai eloquente. Recita, infatti, “La «staffetta russa» e la finta democrazia”. Scrive Kasparov, nell’articolo apparso sul Global Viewpoint, distribuito da Tribune Media Services e tradotto da Rita Baldassarre, che “La presidenza è stata assegnata a Medvedev come lo sono stati i suoi ruoli precedenti, manager della campagna elettorale di Putin, capo di stato maggiore e vice primo ministro. Poche ore dopo, Medvedev ha ricambiato il favore e ha indicato Putin come suo primo ministro. Lo scorso anno è stato chiesto a Putin se, come vuole la tradizione, avrebbe appeso un ritratto del neo presidente nel suo ufficio. Putin si è rifiutato di rispondere, ma già corre voce che di ritratti, nell’ufficio presidenziale, ce ne saranno due: la foto di Medvedev faccia a faccia con quella di Putin”.
L’irriducibile Kasparov, quindi, non demorde nella sua battaglia contro “il regime putiniano” anche se le sue critiche idee gli sono costate non pochi problemi e, perfino, l’arresto. E’ convinto di poter dare l’ennesimo scacco matto nella scacchiera politica russa con l’aiuto dei paesi occidentali. Afferma, anche se ci appare sempre meno ascoltato: “La Russia finge di essere una democrazia e i leader americani ed europei fingono di credere che la Russia sia diventata una democrazia”.
L’unica verità di rilievo sembra essere racchiusa quando il leader dell’Altra Russia dichiara che “il vero test della presidenza di Medvedev sarà il modo in cui tratterà i suoi critici più accesi”. Lui compreso.
(24. V. 2008)
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(Battere i clandestini come in una partita a scacchi). “Via i clandestini, ecco la legge”. Così l’impetuoso “il Giornale” annuncia, con accenti esageratamente trionfalistici e in tutta la facciata del quotidiano, il disegno di legge sull’emergenza sicurezza. Il testo del DDL, appena presentato a palazzo Madama e costituito da 19 articoli più il ventesimo in cui si indica la copertura finanziaria, è anticipato nelle intere pagine 2 e 3. L’articolo lo scrive Emanuele Fontana sotto il convenzionale titolo “Come sarà la nuova legge sulla sicurezza. Ecco le venti mosse del governo per dare scacco ai delinquenti”.
Un’annotazione, come abbiamo visto, ricorrente quando, commettendo un errore, si ritiene di risolvere i problemi della malavita esclusivamente con la forza della legge. Dimenticando che gli organi di polizia, almeno nel nostro Paese, oltre gli istituzionali compiti di repressione, hanno anche funzioni di evoluzione e di progresso sociale.
(5. VI. 2008)
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(“Scacchi regionali”). Sono sempre attratto, come sopra appena incappato e come ormai conoscono i miei due o tre affezionati lettori, dai titoli che descrivono situazioni di politica facendo riferimento al gioco degli scacchi.
E’ il caso del gustoso articolo di Antonio De Panfilis che appare nell’edizione 113 del 6 giugno 2008 su “L’Opinione”, il quotidiano web diretto da Arturo Diaconale, avente per titolo, appunto, “Gli scacchi regionali”. La corrispondenza da Pescara inizia con: “Gli scacchi. Caselle bianche 32 e caselle nere 32, le case; 32 poi, i pezzi opposti e divisi detti scacchi, bianchi contro neri a fronteggiarsi. Al plurale è il gioco stesso, al singolare è una mossa del gioco, quella che porta ad un’offesa diretta al re; o lo scacco matto che dice fine alla partita simulata e pone l’avversario nell’impossibilità di difendere il suo re. Il re è il baluardo finale di quell’esercito intellettuale che gioca con la mente, con la logica della macchina di comando umana. Il nome deriva dal persiano shah, re, e la locuzione scacco matto, dall’arabo persiano shah mat, significa il re è morto”.
L’articolo non è, chiaramente, un trattato di scacchi ma solo un resoconto dell’animata seduta della giunta regionale abruzzese di mercoledì 3 giugno scorso che, a giudizio del giornalista, si è mostrata, ed è stata descritta, come una partita riconducibile al gioco degli scacchi. Il re, naturalmente, era il Presidente Del Turco che si era rifiutato di discutere con le “pedine-sindaci” che auspicavano il salvataggio dell’assessore Ceramanico.
Così conclude De Panfilis: “Dove il re Del Turco carico di tre nuove deleghe regionali, ha tentato la mossa del cavallo. La mossa dell’unico pezzo che può scavalcare gli altri, qualunque altro, muovendosi in modo altrettanto speciale: a L, da una casella nera finendo in una bianca, e da una bianca finendo solo in una nera. Mossa uno: la richiesta di un prestito a 30anni per i debiti sanitari; mossa due: l’allungamento del piano di rientro. Prestiti, richieste, strategie, finanziarie a perdere, assistenza. A muovere, a scavalcare, é sempre il cavallo, o meglio la sua strategia”.
Un articolo veramente singolare. Per il resto sappiamo tutti come è finita la partita.
(18. VII. 2008)
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