|
Sessantesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
|
(Mosse pericolose sulla scacchiera politica). Nella prima pagina de “il Riformista” del 14 aprile, compare il titolo “Il Cavaliere e lo scacco matto affogato”. E’ la nota editoriale del quotidiano, alla vigilia dei risultati elettorali delle elezioni politiche 2008, sui possibili scenari del voto e nella previsione, come suggerisce l’occhiello, che “Il favorito sulla scacchiera rischia di essere bloccato dai suoi stessi pezzi”.
Il commento, senza firma e quindi attribuibile ad Antonio Polito, tornato alla direzione della sua creatura giornalistica dopo la conclusione della sua esperienza parlamentare, prevede un pronostico favorevole a Berlusconi. «Una sua sconfitta sarebbe una sorpresa», scrive. Ma, questo è l’assunto, se il Cavaliere vincerà «arriverà al governo con le mani legate come mai gli era successo prima nella sua non breve storia politica». La sua tesi è spiegata facendo riferimento al gioco degli scacchi e a quella speciale forma di matto segnalato di recente e simbolicamente dallo scrittore Alajmo in un bel libro che ci riserviamo di recensire in un prossimo aggiornamento del sito.
Leggiamo insieme il brano in questione, lucido politicamente e, nel richiamo al gioco, stimolante. «Roberto Alajmo, autore di un omonimo romanzo, ha già spiegato sul nostro giornale il potenziale di metafora politica che ha “la mossa del matto affogato”. E’ una situazione davvero originale che può talvolta determinarsi sulla scacchiera, “lo scacco più mortificante. Attraverso una serie di sacrifici, l’avversario ti ha chiuso in gabbia. Uno dopo l’altro sono i tuoi stessi pezzi ad averti circondato e messo in un angolo da cui non puoi più scappare”. Quando hai la partita in mano, perdi perché il tuo re non può più muoversi, bloccato com’è dai suoi stessi alleati. Non vogliamo dire che Veltroni abbia deliberatamente giocato per un finale così sofisticato. Ma è vero che la sua serie di “sacrifici” ha messo in difficoltà l’avversario. Ha sacrificato il cavallo dell’Unione. Ha sacrificato l’alfiere della sinistra radicale. Ha sacrificato Prodi, la torre dell’Ulivo. Ognuno di questi sacrifici ha costretto anche Berlusconi a cambiare schema, per liberarsi a sua volta le mani. Ma a un passo dalla vittoria, il rischio del matto affogato incombe ancora su di lui.
I pezzi che possono dare matto a Berlusconi sono i suoi, quelli che lui stesso ha messo sulla scacchiera. Al Senato ogni vittoria sarà mutilata grazie alla sua legge elettorale. Il margine di maggioranza rischia di essere comunque inferiore al numero dei senatori che conquisterà la Lega. Con un doppio effetto. Consegnare alla forza politica meno istituzionale un grande potere di ricatto. E, soprattutto, far dipendere il governo da un partito che in metà del paese non è neanche sulla scheda, e che quindi gli è ostile. [...] Il margine di manovra di un Berlusconi vincente sarà quindi più stretto che mai».
Così, durante l’attesa di conoscere i dati definitivi, non rimane che riflettere a lungo davanti la scacchiera prima di compiere qualsiasi mossa. E nella speranza, una volta appreso, come era nelle previsioni, che il Popolo della Libertà si è imposto con largo margine sia al Senato che alla Camera - “Berlusconi, scacco al Pd. Lega forte e sinistra fuori”, titola il “Corriere della Sera” del 15 aprile 2008 - che la partita venga giocata correttamente, serenamente e nel rispetto delle regole. Che per noi, in questo caso, sono i valori e i principi della nostra Costituzione. Perché, ha ricordato recentemente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la nostra Carta Fondamentale costituisce «un esempio importante di come si possono superare posizioni di partito, e anche contrapposizioni ideologiche o culturali per riconoscersi in alcuni principi e regole comuni».
(14/18. IV. 2008)
* * *
|
(Scacchi, patrimonio di cultura italiana). In una “prima edizione numerata di 99 esemplari”, Messaggerie Scacchistiche manda alle stampe “Scacchi a giro per l’Italia” di Franco Pratesi (pp. 105, marzo 2008, €18,00).
E’ il terzo volume del noto storico fiorentino, dopo “Antichi documenti sugli scacchi a Firenze” e “Scacchi visti da lontano”, che compare nella bella collana di cultura scacchistica diretta e voluta da Roberto Messa, direttore del mensile “Torre & Cavallo - Scacco!”. Come i due precedenti è una ragionata raccolta di diversi articoli pubblicati nelle riviste di scacchi, soprattutto italiane e realizza una sorta di storia “regionale” degli scacchi in Italia. Un libro importante che consente al lettore colto e allo scacchista interessato non solo alla tecnica del gioco di riscoprire o avere a portata di mano una serie di riferimenti su documenti scacchistici interessanti e poco noti provenienti da molte aree geografiche italiane.
Di particolare rilievo, in un momento di rinnovato interesse, le pagine dedicate alle memorie di Serafino Dubois in “Scacchisti toscani di metà Ottocento”. Affascinante, inoltre, è aver notizia, in “Anche i gesuiti sbagliano analisi?”, del coinvolgimento della Compagnia di Gesù con l’ambiente degli scacchi e non solo grazie a Gioacchino Greco che, come è noto, lasciò tutti i suoi beni in eredità ai gesuiti. Di particolare rilievo sono anche i due saggi sugli scacchi di Venafro e sul leggendario personaggio di Chitarella e sulle sue pochissimo conosciute “Regole” di giochi popolari dove, in una rara edizione napoletana, è stata trovata perfino un’appendice, di otto pagine, che riguarda gli scacchi, dando utili informazioni sul gioco a Napoli a metà Ottocento. Ma tutti gli altri saggi raccolti, spesso con correzioni e modifiche dagli originali, sono interessanti. Così come amare e personalissime riflessioni nascono dalla lettura di “Scacchi siciliani a luci spente” dove, forse per il troppo impegno del Viceré di Sicilia Giovanni Fogliani Sforza d’Aragona, che imponeva alla buona società il peso economico di tenere tavoli con scacchiere e relativa illuminazione, come si legge in un manoscritto palermitano della fine del Settecento, «cominciò a cessare esso gioco a poco a poco del suo vigore e abolito poi dell’intutto quasi a restarsi». Un buio, aggiunge Pratesi, non solo figurato e che avvolse gli scacchi siciliani lì dove «fino a poco tempo prima erano stati ben illustrati da grossi campioni e da validi scrittori».
Un viaggio, quello di Pratesi, colto ed esemplare. Quasi a coprire, senza che il lettore se ne accorga, tutta la penisola, da Milano a Palermo, sempre giocando a scacchi “col compagno senza aiuti di sorta esercitando la memoria”, come avviene ne “Le intelligenti cavalcate del Cardano”. Non tutte le regioni, purtroppo, sono rappresentate e rimaniamo fiduciosi che in ulteriori studi tali lacune possono essere colmate. In ogni caso il nuovo saggio, rispetto ai precedenti due libri di Pratesi, avvia, per la storia e la cultura scacchistica nazionale, una raccolta di grande ampio respiro e di particolare interesse.
Un libro che per l’impegno delle ricerche archivistiche presentate senza pedanteria, l’esposizione brillante, la cura della stampa e l’amabilità con la quale mi è pervenuto non ho esitato a collocare nello scaffale privilegiato e più facile da raggiungere della mia modesta biblioteca.
(21. IV. 2008)
|
(Un reportage curioso). L’articolo di Alexandre Billette, inviato ad Elista, era stato intitolato da “Le Monde”, “Kafka en Kalmoukie”. Il quotidiano “La Stampa”, che riporta l’articolo in “copyright” con il giornale francese nell’intera pagina 15 del 25 aprile 2008, lo titola, con meno problematiche e con maggiore precisione, “Calmucchia, il delirio del presidente-scacchista”. Come raccontare, infatti, della Repubblica dei Calmucchi, unico territorio europeo facente parte della Federazione Russa in cui una quota consistente della popolazione professa la religione buddista, senza parlare del suo presidente?
Il presidente della Calmucchia è un personaggio noto a tutti gli scacchisti. Kirsan Iliumjinov, uomo d’affari di 45 anni, infatti, «dal 1997 è anche il presidente della Federazione internazionale degli scacchi, la sua grande passione. Sostiene di essere stato rapito dagli extraterrestri e di governare il Paese grazie a un campo extrasensoriale che lo proteggerebbe.[...] La Città degli Scacchi è il fiore all’occhiello di questo strano presidente. Una garitta segna l’inizio di un quartiere nuovo di zecca, disseminato di piccole statue che raffigurano i pezzi della scacchiera. Decine di case dall’apparenza lussuosa, dominate dal Palazzo degli Scacchi. Ma le strade sono deserte come la steppa, che comincia qualche centinaio di metri più in là. Una delle case, graziosamente offerta dal presidente, apparteneva al defunto campione del mondo di scacchi Bobby Fischer. “Non ci ha mai abitato - ridacchia il custode -. E poi queste case sono di cattiva qualità, il suolo è friabile, sono già piene di crepe. Ci abita qualche uomo d’affari, che per lo più è a Mosca”. Chess City, voluta da Iliumjinov per le Olimpiadi di scacchi del 1998, è stata realizzata di gran fretta. “Quell’evento è stato il culmine della megalomania del presidente - spiega Grigori Goriaev, ex consigliere del presidente per le questioni culturali, oggi suo fiero avversario -. Il 1998 era stato consacrato “anno dell’allevamento”, l’unica risorsa ancora disponibile in Calmucchia. Mancando però i fondi per le Olimpiadi, il governo, che è il principale esportatore di carne della repubblica, ha promesso agli allevatori un premio ogni chilo di carne. Risultato: i capi di bestiame sono passati da tre milioni a 300 mila!”. Il ministro dell’agricoltura replica: “E’ falso! Chi lo dice è un nemico del popolo. Per 300 mila abitanti abbiamo più di 2 milioni di montoni”».
Iliumjinov ha fatto costruire, intanto e dopo aver girato il mondo, una scacchiera gigante davanti al palazzo presidenziale della capitale Elista, innalzando anche il tempio buddista più alto d’Europa, ben 64 metri. E’ ricchissimo, «viaggia in Rolls Royce non ama le critiche e gode da sempre del sostegno di Putin». Il futuro del presidente sembra non avere nubi. Commenta Billette: «Quello della Calmucchia invece è più incerto: esangue, colpita da un esodo forte, priva di risorse, sembra avere ben poche carte da giocare. Dice mestamente Goriaev: “Non riesco a immaginare come questo popolo potrebbe sopravvivere ad altri quindici anni di Iliumjinov”».
Viene da domandarsi a lettura ultimata di questo interessante articolo che ci ha fatto conoscere un piccolo paese ai confini del Caucaso di 300 mila abitanti estremamente povero e il suo megalomane presidente se, oltre i montoni, anche gli scacchi riusciranno a mettersi in salvo.
(28. IV. 2008)
Qualsiasi riproduzione, anche parziale, dei testi dovrà essere preventivamente autorizzata dal curatore della rubrica.