LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Cinquantaseiesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.



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    (Un voto inutile). Alla fine Garry Kasparov è uscito dal carcere, dopo cinque giorni di detenzione. Senza aver mai potuto ricevere una visita, neppure dell’antico rivale Anatolij Karpov, nonostante il suo status di parlamentare, o un pacco con generi di conforto preparato dalla madre Clara Kasparova. La libertà gli è stata restituita giusto in tempo per consentire al campione di scacchi e leader della coalizione “Altra Russia” di ritirare la scheda elettorale e compiere il suo ultimo annunciato gesto di protesta: annullandola, scrivendovi il nome della propria formazione, esclusa dalla corsa elettorale.
    Una notizia che continua ancora ad essere in primo piano e proseguirà ad interessare i media sino alle elezioni presidenziali, a marzo del prossimo anno. Il quotidiano “la Repubblica” del 2 dicembre 2007, a pagina 11, riporta una sua intervista con il titolo “Kasparov: «Prevedo le sue mosse vuole governare come Stalin»”. Il giorno successivo, insieme a tutti i maggiori quotidiani, il “Corriere della Sera”, in prima pagina, annuncia la prima vittoria del suo avversario: “Il voto per Putin: trionfo e proteste”.
    Il partito di Vladimir Putin ha superato il 60% dei consensi nelle elezioni della Duma, la Camera bassa russa. Le opposizioni denunciano la nascita di un nuovo regime.
    Un articolo che sul tema non può assolutamente sfuggire è quello appena apparso, in traduzione italiana, sull’ultimo numero della rivista settimanale “Internazionale” del 30 novembre 2007, n. 721, alle pagine 30-45, con il titolo, che appare anche in copertina insieme con una fotografia recente di Kasparov davanti una scacchiera, “Scacco al re”. Lo scrive il direttore del New Yorker, David Remnick, ed è apparso originariamente nel numero dell’1 ottobre 2007 sul settimanale di riferimento degli ambienti intellettuali newyorchesi con il titolo “The tsar’s opponent”.
    Un formidabile saggio che bene ha fatto la rivista, che raccoglie il meglio dei giornali di tutto il mondo, a riproporlo ai lettori italiani. Chiarisce, nel dettaglio e in modo critico, il contesto sociale e politico nel quale Kasparov è costretto, oggi, a muoversi. E non solo. Illumina anche sulla sua carriera scacchistica, sulla sua psicologia, sul suo carattere bizzoso, sulla sua intelligenza e sull’essere stato, sin dall’infanzia, al centro dell’attenzione. Kasparov, scrive il direttore del prestigioso settimanale, «rappresentava una nuova generazione. A 21 anni era ironico e riusciva a malapena a nascondere il suo disprezzo per il regime. Rimase iscritto al Partito comunista fino al 1990 - la sua carriera di scacchista glielo imponeva - ma non fu mai ossequioso verso il potere. A differenza di Karpov, era il campione dei giovani e dei dissidenti. Il suo stile era veloce, fantastico e audace, a volte fino all’imprudenza. Preparava le partite scrupolosamente, ma a un certo punto decideva di seguire l’istinto». La sua lunga e grande sfida con Karpov, sin dal primo confronto nel 1984, è analizzata compiutamente, forse ancor meglio di quanto lui stesso non è riuscito a fare nei numerosi libri che ha scritto.
    Così come la sua decisione di abbandonare l’agonismo quando ha capito, a Linares in Spagna nel 2005, perdendo la finale con Veselin Topalov, di non aver più “voglia di giocare”. Ma, nello stesso tempo, ha sentito, “come politico e come scrittore”, che lo “aspettavano nuove sfide e nuove vie per avere un impatto sulla realtà”.
    Una scelta difficile e coraggiosa che lo pone nuovamente all’attenzione del mondo e al giudizio della storia.
    (4. XII. 2007)

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    (Un nuovo campione). Ebbene, il giovanissimo italo-statunitense Fabiano Caruana è diventato, con grande anticipo e solitario in vetta con il punteggio clamoroso di ben 9½ punti su 11, il nuovo Campione Italiano Assoluto.
    La notizia, questa volta, non sfugge, oggi 5 dicembre 2007, al quotidiano sportivo “La Gazzetta dello Sport”. Pubblica, infatti, con accanto ad una fotografia del quindicenne Grande Maestro, a pagina 34, l’articolo “Caruana, tricolore il ragazzo prodigio”, a firma di Simone Battaglia.
    Una tempestiva e bella trasmissione radiofonica, inoltre, trasmessa ieri su “Radio Rai 1” alle ore 17,05, ha consacrato come “notizia” l’avvenimento. Su “Radio City” il sempre bravo Stefano Mensurati ha intervistato, per oltre quindici minuti, l’astro nascente internazionale. Il silenzioso e riservato Caruana ha risposto puntualmente in inglese, con un tono dimesso e quasi distaccato, alle domande del giornalista. Si è dimostrato, tra le tante domande che gli sono state poste «contento del risultato che va al di là delle mie aspettative». Ed ha confermato, inoltre: «vivo in Ungheria ed ho smesso di andare a scuola a 11-13 anni per continuare privatamente e per dedicarmi maggiormente allo studio degli scacchi. (...) E’ mia intenzione raggiungere il massimo livello e diventare campione del mondo (sic!). Intanto, ho in programma di continuare a studiare e prepararmi per i prossimi tornei al fine di migliorare la mia posizione in classifica. (...) Ho iniziato a 5 anni e mezzo. E’ stata mia madre ad indurmi a frequentare a scuola un corso di scacchi per aiutare a vincere la mia mancanza di applicazione e concentrazione nello studio».
    Adolivio Capece e Piero Angela, presenti alla trasmissione, oltre di parlare di Caruana, definito un fenomeno come dimostra il distacco raggiunto sugli avversari nel 67° campionato italiano di Martina Franca, hanno illustrato la grande importanza dell’apprendimento del gioco degli scacchi nelle scuole. E’, infatti, ormai scientificamente dimostrato che i ragazzi che frequentano tali lezioni sono i più bravi. Non si è mancato di mettere in risalto, oltre il talento, la fortuna di avere una famiglia che si prende cura di coltivare gli interessi dei figli e di diventare loro compagni di viaggio.
    Un utile suggerimento che, almeno speriamo, sia stato raccolto dai genitori e dai responsabili delle istituzioni scolastiche. Un’indicazione, anche, per regalare ai nostri figli e nipoti, al posto a volte di tanti inutili oggetti, una scacchiera a Natale.
    (5. XII. 2007)

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    (Il ritiro di Kasparov). Prima dell’arresto di Kasparov, approssimandosi la data per il rinnovo della Duma, i responsabili del Cremlino avevano avvertito: «Interverremo subito, non sarà tollerata nessuna attività in piazza». Così è stato. Prima a Mosca e subito dopo a San Pietroburgo, come abbiamo visto. E non solo nelle piazze. Alla vigilia della presentazione delle liste per le elezioni presidenziali di marzo anche nei locali chiusi non è stato possibile, almeno per i movimenti di opposizione, riunirsi pacificamente.
    Leggiamo, infatti, su “swissinfo.ch” del 12 dicembre 2007 che “l’ex campione mondiale di scacchi Garry Kasparov, leader del movimento di opposizione «Altra Russia», annuncia il suo ritiro dalla corsa presidenziale di marzo arrendendosi di fronte alla raffica di “niet” nella ricerca di una sede a Mosca dove tenere il congresso del suo gruppo di iniziativa, come prevede la legge. «La mia campagna presidenziale finisce domani perché in tutta Mosca non si è trovata neppure una sala per svolgere l'assemblea del mio gruppo di iniziativa», ha dichiarato Kasparov alla vigilia dell'ultimo giorno utile per informare la commissione elettorale dello svolgimento del suo congresso”.
    Poi appare il titolo, veramente inquietante, dell’articolo di Leonardo Coen, a metà pagina 19, del romano “la Repubblica” del 13 dicembre 2007: “Presidenziali russe, Kasparov si ritira. La famiglia bloccata all’aeroporto”. Scrive il corrispondente: “Ieri, all’aeroporto di Pietroburgo è successo uno strano episodio. La moglie di Garry Kasparov e la figlioletta dovevano partire per l’America, dove risiedono. Però i doganieri glielo hanno impedito. Un’irregolarità nel passaporto della bimba (cittadina Usa, essendo nata a New York). Sarà un caso, però ieri l’ex campione di scacchi ha annunciato il ritiro dalla corsa presidenziale (...)”.
    Una mossa, anche per un grande campione, impossibile da prevedere. E, soprattutto, da esaminare senza angoscia e, forse per queste ragioni, senza dover essere costretto ad abbandonare, dopo di quella che gli ha dato tante vittorie, anche la scacchiera della politica.
    (13. XII. 2007)

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    (Un avversario “speciale”). Il caso dell’ex comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale, rimosso dall’incarico con disdoro dall’autorità politica e che una recente sentenza del Tar del Lazio - accogliendo il suo ricorso - ha reintegrato nell’incarico, continua ad occupare un posto privilegiato nel dibattito politico e mediatico di questi giorni.
    Curiosamente, nella pagina 5 de “La Stampa” del 18 dicembre 2007, interamente dedicata al caso con il titolo “Speciale, dimissioni al veleno. Polemica lettera d’addio indirizzata a Napolitano. Prodi gelido: un atto irrituale”, compare, a margine, un trafiletto dal tono graffiante che merita di essere segnalato. Con il titolo “Caselli ironico: «Non lo vorrei avversario a scacchi»” riporta quanto ha dichiarato il procuratore generale di Torino a “Sky Tg24” e che trascriviamo, senza commenti. “«Il generale Speciale mi sembra un ottimo giocatore di scacchi e non vorrei mai averlo come avversario»”.
    (18. XII. 2007)

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    (Sanità e scacchi). Non solo giocano a scacchi, anche se non tutti, i nostri politici, generali e magistrati. Pure i governanti di terre lontane sembrano, almeno a leggere i quotidiani, dilettarsi in questo antico gioco. Almeno, questa volta, con un risultato degno di lode.
    Recentemente negli Stati Uniti d’America il governatore repubblicano della California, Arnold Schwarzenegger, ex “Terminator” cinematografico, è riuscito a diventare, anche nella realtà, difensore della buona causa a vantaggio dei poveri e dei più deboli. E’ riuscito, infatti, con l’aiuto dell’opposizione democratica dell’Assemblea californiana, ad approvare una riforma sanitaria che vuole assicurare una assistenza medica parzialmente gratuita a 3,6 milioni di cittadini, di cui 800 mila bambini, oggi privi di copertura. Un primo e importante passo “bipartisan”, nella attesa della necessaria copertura finanziaria, e che colloca il “convertito” sessantenne governatore a rovesciare la propria politica iniziale, rendendola, dopo la guerra in Iraq e le insanabili divergenze per la difesa dell’ambiente, sempre più lontana da quella di Bush.
    Al riguardo, il “Corriere della Sera” del 19 dicembre 2007, a pagina 12, con un articolo del suo corrispondente da Washington Paolo Valentino, titola: “Cure gratis per 800 mila bimbi. Schwarzy dà scacco a Bush. Il governatore della California: «Gicantesco salto in avanti»”.
    Uno scacco che restituisce speranza e dignità, almeno nella sventura della malattia, ai milioni di anziani e di bambini poveri senza assistenza nel sistema sanitario Usa.
    (19. XII. 2007)

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    (Ricordando un meraviglioso posto scomparso). Ad ogni finire d’anno è mia consuetudine concludere i miei “appunti” citando un breve brano di un autore famoso che nelle sue opere non ha trascurato di citare il gioco degli scacchi.
    Tra costoro un posto di riguardo lo merita anche Denis Diderot (Langres, Alta Marna, 5 ottobre 1713 - Parigi, 30 luglio 1784), uno dei massimi rappresentanti dell’Illuminismo e, insieme a d’Alembert, il principale redattore della Encyclopédie.
    In uno dei suoi capolavori, “Le Neveu de Rameau”, non dimentica di parlare di scacchi descrivendo uno dei più celebri luoghi dove veniva praticato il gioco, il Café de la Régence. Il passo è tratto dal romanzo pubblicato postumo a Parigi nel 1891 da Georges Monvall, mentre l’edizione critica a cura di Jean Fabre è stata pubblicata a Ginevra da Droz, nel 1950. La traduzione italiana di “Il nipote di Rameau” è stata svolta felicemente da Lidia Herling Croce, con una introduzione di Jean Starobinski ed una premessa al testo e note di Aldo Pasquali ed è ora pubblicata dalle edizioni Bur (collana “I classici”, 1998, p. 67).
    «Che faccia bello o brutto tempo, è mia abitudine andare, verso le cinque di sera, a passeggio nei giardini del Palazzo reale: son io colui che si vede sempre solo, pensoso, sulla panca d’Argenson. (...) Se il tempo è troppo freddo o troppo piovoso, mi rifugio al caffè della Reggenza: là dentro mi diverto a veder giocare agli scacchi. Parigi è il posto del mondo, e il caffè della Reggenza è il posto di Parigi ove si gioca meglio agli scacchi; è da Rey che si affrontano il profondo Légal, l’acuto Philidor, il solido Mayot; che si vedono le mosse più sorprendenti e si ascoltano i discorsi più assurdi; perché se si può essere un uomo di ingegno e un grande giocatore di scacchi come Légal, si può anche essere un grande giocatore di scacchi e uno stupido come Foubert e Mayot».
    Il Café de la Régence fu aperto nel 1718 nei pressi del Palais Royal e Diderot, come apprendiamo dalle “Mémoires” di Marie Angélique madame de Vandeul, terzogenita dello scrittore e gelosa custode della memoria paterna, vi veniva quasi ogni giorno a sorbire un caffè e veder giocare agli scacchi. Rey era il nome del padrone del locale, mentre i noti Légal e François-André Danican, detto Philidor, erano amici di Diderot. A quest’ultimo l’artefice dell’Encyclopepédie rimproverava le sue spettacolari esibizioni alla cieca scrivendo, severamente, «risquer sa raison et son talent pour rien, cela ne se conçoit pas».
    Sappiamo, grazie ad una simpatica lettera al direttore di “Torre & Cavallo - Scacco!”, apparsa a pagina 55 del fascicolo di febbraio 2007, che il dr. Giuseppe Minniti, affermato professionista ed appassionato scacchista siracusano, trovandosi a Parigi, si è messo alla ricerca del famoso ritrovo dello scacchismo romantico. Il Café, dimenticato completamente dai parigini, alla fine è stato trovato. Esiste ancora, ma ha cambiato nome. Si chiama il “Café di Piazza del Palazzo Reale”. Ma, qui la grande delusione del turista e nostra, trova solo “un piccolissimo locale, stracolmo di turisti che si ingozzano di intrugli caldi appollaiati in piccolissimi sgabelli e tavoli e nulla, proprio nulla, a ricordo delle antiche glorie” e con un gestore “antipatico e sicuramente ignorante” che nulla sa dell’antica storia del suo locale.
    (20. XII. 2007)

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    A tutti, malgrado non sempre le notizie che leggiamo aiutano a cullare le nostre tante speranze, formulo un augurio per un sereno Natale ed un felice Anno Nuovo!
    (24. XII. 2007)

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