(Godena e la sua “Siciliana”). Credo che la migliore recensione del bel smilzo libro di Michele Godena “La mia Siciliana”, recentemente e magnificamente stampato da Caissa Italia, è stata fatta da Stefano Bellincampi sul suo sito web “Scacchierando”, con il simpatico intervento intitolato «La “sua” Siciliana».
Eccentricamente la recensione è svolta non commentando il libro ma una sua partita, giocata recentemente nell’«8° Festival Hotel Petra» e riproducibile nello stesso bel sito, che gli ha permesso di realizzare una prestigiosa vittoria contro il Maestro Marco Lantini. Scrive il cm Bellincampi prima di analizzare la “sua” interessante partita: “Una copia autografata del best-seller di Michele Godena “La mia Siciliana” è nella mia biblioteca scacchistica da un paio di mesi. E non potrebbe essere diversamente, vista l’ammirazione che nutro per SuperMichele e la mia predilezione per la Siciliana Alapin. Gioco c3 da parecchi anni, con discreti risultati, ma mi rendo conto di essere ancora ben lontano dal poter affermare di conoscere i segreti di questa apertura; quindi è facile immaginare che ho divorato ogni singola pagina, visto e rivisto le 21 partite presentate, con lo scopo di migliorare le mie conoscenze in merito”. Uno studio che gli ha permesso, seguendo i consigli del più serio campione che ha l’Italia in questo momento e che domina la sua scena da oltre venti anni, di muoversi a suo agio nelle complicate situazioni di una variante che rientra nella “Difesa Siciliana”, una delle più antiche e teorizzate aperture del gioco degli scacchi. Un sistema, peraltro, che è utile conoscere, almeno nelle sue grandi linee, per coloro che amano aprire il gioco spingendo il pedone di Re di due case. Un’avventura di gioco lontana, con l’iniziale e quasi provocatoria risposta avversaria 1. ...c5, introdotta nella prassi agonistica dai giocatori della terra di Sicilia e della quale si trova una breve traccia, oltre in Polerio e Greco, nel celebre trattato di don Pietro Carrera “Il gioco de gli scacchi” (Militello in Val di Catania, 1617, ristampato da Boemi srl nel 2003 a cura di Santo Spina).
Ma, adesso, intendo raccomandare il libro del Grande Maestro Michele Godena non solo perché è uno strumento efficace per vincere qualche partita come accaduto a Bellincampi ma, piuttosto, perché è una storia di vero agonismo, raccontata ripercorrendo alcune sue splendide partite. Al pari di quella regalataci da Fabio Bruno con il suo affascinante “Carpe diem”. Due brillanti lavori che testimoniano, tra le tante iniziative di questi ultimi anni, il significativo risveglio della nostra letteratura scacchistica. Avvenimento, crediamo, molto importante e che merita, appunto, di essere segnalato.
Stampato, con la consueta cura dell’impaginazione, revisione e una preziosa “nota editoriale” di Yuri Garrett, con l’elegante grafica di Augusto Caruso e l’attenta correzione delle bozze di Francesca Masini e Massimiliano Lucaroni, da “Caissa Italia Editore”, il volume percorre, attraverso ventuno accese battaglie, giocate tra il 1987 e il 2007, la lunga carriera del campione italiano da lui stesso illustrata. Esempio mirabile di un professionista dai modi amabili, riservato ma disponibile al dialogo, mai presuntuoso, degno ambasciatore del nostro scacchismo e ricco di una vita familiare e professionale “normale”, con la sua bella laurea in Conservazione dei beni culturali conseguita all’Università degli Studi di Udine e i suoi adorabili Samuele e Alessandro avuti dalla moglie Francesca.
Figlio della storica sfida Ficher-Spassky, Michele Godena è nato il 30 giugno 1967 a Valdobbiadene, in provincia di Treviso, e apprende il gioco dal padre ad appena cinque anni. Inizia, bambino, a partecipare ai tornei dei grandi accompagnato dai genitori. Poi, grazie alla borsa di studio “Premio Gioacchino Greco” ideata dall’Amis di Alvise Zichichi, partecipa, nel 1982, al campionato del mondo Under 16 a Guayaquil in Ecuador giungendo secondo, alle spalle del russo Evgenij Bareev, tuttora uno dei migliori scacchisti al mondo. Una prestazione importante e straordinaria per lo scacchismo italiano ma, come sempre, non valorizzata come si sarebbe dovuto legittimamente aspettare. Il titolo di Maestro arriva a 17 anni a Caorle. Successivamente, con i miglioramenti ottenuti grazie al trevigiano Giorgio Pasqualin, la consacrazione, nel 1988, con la conquista del titolo di “maestro internazionale”, grazie agli ottimi piazzamenti nei tornei di Lugano, Biel e alla vittoria a Litomerice. Poi, dopo il trionfo di Aosta nel 1989, la difficile scelta, almeno perché fatta nel nostro paese, del professionismo scacchistico e la sua costante ascesa a tutti nota: cinque volte Campione italiano, finalista del Campionato mondiale assoluto (2000) e attuale Campione dell’Unione Europea.
«Ci sono Grandi maestri che scrivono troppo, altri che scrivono troppo poco. Michele Godena scrive come gioca: non licenzia una riga di commento finché non è convinto della fondatezza di ogni singola parola, così come, alla scacchiera, tende a non eseguire alcuna mossa senza aver prima maturato la convinzione che questa mossa sia la migliore». Con questa considerazione Roberto Messa, direttore di “Torre & Cavallo - Scaccco!”, inizia la puntuale prefazione a questa opera prima e gli fa da eco lo stesso autore ricordando, nell’introduzione, di aver assai apprezzato negli anni ’70 una sua vittoria con il gambetto Morra-Matulovic (1.e4 c5 2.d4 cxd4 3.c3). Comincia, così, nella successiva ed usuale scelta del Nero di rifiutare il gambetto, ad adottare l’Alapin pura, ossia l’immediata spinta del pedone in c3 al secondo tratto. Una mossa relativamente giovane le cui origini risalgono al 1841 come testimonia la partita, giocata a Londra, tra Popert e Staunton e, successivamente, spesso adottata, ma con modesti risultati, dal russo Semën Alapin (1856-1923) e che porta il suo nome. Una mossa che aveva poco di teoria, anzi usata per evitare le varianti teoriche e che era fatta al solo scopo di occupare solidamente il centro. Considerata per anni dubbia e trascurata, addirittura, nel pur pregevole e ricco di notizie “Manuale teorico-pratico delle aperture” di Giorgio Porreca.
Un cammino testardo, quindi, iniziato con le ingenuità di un ragazzino di 12 anni che si nutre ancora quasi esclusivamente degli “Informatori scacchistici” jugoslavi e che, man mano, con lo studio delle partite del pioniere di questa variante Evgenij Sveshnikov, riesce a farla diventare la sua arma prediletta e strumento raffinato per conseguire il titolo di Grande Maestro. E’ il trionfo della “sua” variante nella quale ha sempre creduto testardamente, il risultato agognato dei suoi sforzi per dimostrare i pregi della Siciliana con c3, la “sua” Alapin. Questa entusiasmante partita, giocata a Montecatini nel 1996 al terzo turno, con il forte gm ucraino, ma di nazionalità tedesca, Arkadi Rotstein, la commenta brillantemente al numero 9 rendendo sportivamente gli onori al perdente il quale, alla fine, sarà il vincitore del torneo.
Tutte ottime le altre partite scelte sia per l’importanza della posta in gioco, per il loro valore intrinseco nello sviluppo della variante, per il punto di vista estetico o per il curioso e divertente svolgimento, per i ricordi di un campione che soffre e gioisce insieme con avversari di assoluto valore. Basta ricordare i loro nomi: Stefano Tatai (ammirevole il suo appello alla FSI per fargli avere il titolo di Grande Maestro ad honorem per la sua lunga e luminosa carriera di ineguagliato campione italiano), Fabio Bruno, Fabiano Caruana, Tullio Marinelli (la partita decisiva per la conquista del suo terzo titolo di campione italiano che vinse il premio di bellezza, assegnato dal giudice unico Sergio Mariotti), Lajos Portich (più volte candidato al titolo di Campione del mondo), Levon Aronjan, Sergei Tivjakov, Magnus Carseln (unica patta della raccolta, esemplare partita di cui sono stato testimone nel novembre del 2003 e dove non manca di complimentarsi con Carmelo Russo, organizzatore del torneo chiuso di Taormina) e tanti altri. Sempre ottimo, comprensibile ed esauriente l’approfondito commento, svolto senza eccessive varianti e spiegato principalmente, ed utilmente, per chiarire la strategia delle diverse posizioni chiave dei finali che ne derivano.
Veramente notevole, inoltre, il ricco apparato fotografico, con alcuni bei ritratti di Godena e dei suoi avversari.
Un bel agile libro di raccolta di partite sapientemente commentate per tutti gli amanti non solo di una delle tante varianti della Siciliana ma dello stesso “bel gioco”. Un magnifico regalo per tutti gli scacchisti, il cui merito va, ancora una volta, ascritto ad una casa editrice che si è ormai imposta come illuminata guida culturale degli scacchi in Italia. Non è, infatti, possibile trascurare la circostanza che, se abbiamo potuto leggere l’affascinante racconto scacchistico di Michele Godena, lo si deve alla insistenza dei suoi editori. Per anni, infatti, con lusinghe, promesse e qualche amichevole espediente, lo hanno “inseguito per riuscire a strappargli l’insana promessa di diventare uno dei nostri autori”. Un invito alla fine accolto dal riservato campione e che si è trasformato in questo piccolo libro: un nuovo classico della letteratura scacchistica. Un piccolo e prezioso volume che premia anche Caissa Italia e la conferma come la più produttiva ed attenta tra le case editrici scacchistiche italiane.
(10. XI. 2007)
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