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Cinquantaduesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
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(Una significativa vittoria a Grammichele ed una storia). «Sei venuto a Grammichele per vincere ancora una volta?». Così era stato salutato il Maestro Fide Piero Mazzilli, incontrato nel ridente ed ameno agriturismo “Valle dei Margi” dove si è ritornati a disputare il “16° Festival Internazionale «Città di Grammichele»”, uno dei pochi tornei di prestigio che si svolgono nella provincia di Catania. Lui aveva sorriso e, garbatamente, con un gesto apotropaico, aveva fatto capire che trionfare in un torneo impegnativo non è mai facile e bisogna lottare caparbiamente, anche per vincere le partite già vinte. Il saluto era però beneaugurate e il giovane scacchista dell’Accademia Scacchistica Palermitana si è subito imposto sin dalle prime partite conquistando, imbattuto e sempre in vetta, con 7 punti, il podio più alto dell’open principale del tradizionale appuntamento di ottobre per gli scacchi in Sicilia per la sesta volta e, dal 2003, in maniera ininterrotta! Un significativo successo dopo l’ottimo piazzamento ottenuto recentemente nell’importante “24° Open di Collado Villalba”, cittadina nei pressi di Madrid e che dimostra l’eccellente tenuta agonistica di uno dei pochi maestri siciliani che ama non allontanarsi troppo dalla sua terra e, addirittura, dalla sua amata Santa Flavia, vicino a Palermo, dove vive e lavora come medico odontoiatra.* Posto d’onore per l'altro mf Francesco Bentivegna di Enna, distanziato solo di mezzo punto, mentre al terzo posto si è piazzato, con 5½, punti, il promettente catanese Antonio Seminara (1 naz) che, nonostante un incipiente raffreddore, ha superato avversari molto più quotati. Nel “magistrale” erano, infatti, presenti, oltre l’inossidabile im serbo Zivojin Ljubisavljevic che ha fatto di questa ospitale isola la sua patria d’adozione, 2 fm e 6 cm.
Su filo di lana l’affascinante lotta nell’open secondario con ben 44 partecipanti. Alla fine, al traguardo è arrivato il risoluto Francesco Furnari, di Santa Maria di Licodia (Ct) con 6½, seguito dal giovane liceale catanese Francesco Rizza, ormai sicuro e fascinoso nel gioco, e Filippo Marchese, entrambi con 6 punti.
Vincitore dell’open per non classificati, composto di 24 esordienti, con ben 7½ su 8, il catanese Alessandro La Iacona seguito dalla giovane promessa U12 Pietro Pisacane e da Pietro Fiasconaro della provincia di Siracusa, ambedue con 6 punti.
Impeccabile, come mai si era visto da queste parti, l’attento comportamento del giovane arbitro nazionale palermitano che risponde al prestigioso nome di Piero Arnetta e al quale auguriamo da queste pagine un futuro ricco di soddisfazioni e di più importanti traguardi.
Alla fine, nell’affollata serata conclusiva, sono stati premiati anche tutti gli over 60 e gli under 16, nonché i veterani della manifestazione con più di 10 partecipazioni. A consegnare i premi sono intervenuti, oltre l’infaticabile Nino Sileci, Presidente dell’ormai storico “Circolo Scacchistico «Alvise Zichichi»” e anch’egli partecipante - da sempre - come bravo giocatore al torneo, il Sindaco di Grammichele Giuseppe Compagnone, l’Assessore allo sport Francesco Zaccaria, Cinzia Larocca in rappresentanza dell’azienda “Valle dei Margi” e il Presidente del Comitato Scacchistico Siciliano Filippo Sileci.
Un vero successo e una bella festa per gli scacchi siciliani. Dimenticavo... le mosche! Si sa che all’inizio di ogni autunno si sviluppano ovunque. In Sicilia, dopo la vendemmia, sono oltremisura fastidiose. In sala torneo ne volavano, se pur poche, alcune particolarmente appiccicose. Disturbavano, spiacevolmente. Come i due squilli di telefonini subito registrati dall’arbitro, con la conseguente severa sanzione della partita sciupata per il distratto giocatore. Chissà se gli ottimi e generosi organizzatori del bel Torneo, che ha richiamato ben 87 appassionati suddivisi in 3 categorie e provenienti da quasi tutte le province della Sicilia, riusciranno a sconfiggere, con la stessa fermezza di Arnetta ed il prossimo anno, questi ospiti indesiderati!
Classifiche e risultati nel rinnovato www.sciliascacchi.it che ha aperto la sua pagina, appena concluso il Festival e finalmente puntualmente, con il bel titolo “Grammichele: sesta sinfonia del MF Mazzilli”. Un ottimo sito che si spera, prossimamente, di riscoprire ancora più aggiornato con maggiori contenuti sul nostro amato gioco e non solo ricco di risultati del “rapid play”.* «Sei venuto a Grammichele per vincere ancora una volta?»... Piero Mazzilli, 25 anni che appaiono molti di meno, un volto solare che spicca nel fisico atletico, un modo di porgersi simpatico e sempre signorile, mi racconta, dopo essere riuscito a guadagnare la sua proverbiale riservatezza, di aver iniziato «a muovere i primi pezzi a 7 anni, sotto la guida del padre, che conosceva le regole ma niente di più». Il nuovo passatempo subito lo appassiona e lo condivide in famiglia con il fratello ed alcuni amici della sua piccola Santa Flavia, l’antica Sòlanto di derivazione fenicia, cittadina ricca di storia e distante una ventina di chilometri da Palermo. Successivamente, la scoperta vera del gioco degli scacchi, ad 11 anni. Nel suo stesso condominio, continua a narrarmi con semplicità come in una bella favola, veniva ad abitare nei periodi estivi per sfuggir alla caotica vita del capoluogo, il presidente dell’Accademia Scacchistica di Palermo, Luigi Bruno, «il quale mi mostrò con più chiarezza cosa si nascondesse veramente dietro questo magico gioco... Da allora la passione divenne sempre più grande». Inizia, così, a frequentare, con costanza e da assiduo pendolare, il club di riferimento di quegli anni per l’attività scacchistica siciliana, a confrontarsi con giocatori più bravi, a vincere i primi tornei sociali e ad accostarsi seriamente al severo studio di questa formativa disciplina. Poi, più incoraggiato dagli amici che convinto, partecipa, nel luglio del 1996, ai Campionati italiani Under 16 a Castel Fusano (presso Ostia, Roma, con la partecipazione di ben 412 giocatori e una novantina di ragazze e con la vittoria, nella sua categoria, anche della sua compaesana Marianna Arnetta). E’ il suo primo appuntamento importante. «Ma la circostanza non mi terrorizzava, anzi! Ero felice di gareggiare contro altri ragazzi! Ne incontrai molti che oggi sono in cima alla classifica del rating italiano. Tra un pareggio ed una vittoria, quasi senza rendermene conto, mi ritrovai in prima scacchiera all’ultimo turno: un pareggio sancì il mio titolo italiano cadetti!!». Da allora incomincia a prendere a cuore più seriamente il gioco. Dopo numerosi tornei, anche all’estero - «diversi viaggi, tantissimi amici» ricorda piacevolmente - a quasi 18 anni arriva il titolo di Maestro e a quasi 22, nel 2004, quello di Maestro Fide. Ora, nei ricordi, gli sfugge una riflessione ricca di umanità, da vero equilibrato campione: «Si, riflettendoci bene, quello che più mi piace di questo gioco forse non è il gioco in sé stesso ma la possibilità di incontrare amici, di girare il nostro Paese e non solo, di divertirsi, di emozionarsi, di gioire per una bella partita, esaltarsi per una brillante combinazione...». E continua, quasi rapito dai suoi segreti pensieri, a confidarmi «in fondo muovere un pezzo sulla scacchiera può apparire solo un gesto meccanico, qualcosa priva di emozione. Ma tutto ciò che fa di contorno lo rende un atto speciale». Infine, arriva il momento delle scelte, presumibilmente sofferto. Con una punta di malinconia ma convinto di aver operato l’alternativa di vita più assennata, chiarisce: «io non sono un professionista, anche se mi sarebbe piaciuto giocare a scacchi a tempo pieno. Io ho deciso di giocare a scacchi, non di lavorare con gli scacchi. Ormai faccio il dentista a tempo pieno. Ma, tra la cura di un dente e l’altro, amo ancora molto il gioco. Mi affascina, anche, non avendo più tempo a disposizione, praticarlo in internet e incontrarmi con gente di tutto il mondo e soprattutto con le persone che, in qualche modo, hanno fatto la storia degli scacchi...». Ritiene, ancor di più, insostituibile essere di casa in un circolo ben organizzato, e ripensando ai suoi sacrifici per frequentarlo, magari vicino l’abitazione, «quanto di meglio uno scacchista possa pretendere». Poi un’ultima attenta considerazione sul torneo appena concluso e che lo ha visto ancora e per la sesta volta vittorioso: «non rinuncerei mai a venire a Grammichele. E’ uno dei pochi appuntamenti che attendo con gioia. Forse è il posto che mi porta fortuna o forse l’atmosfera del torneo che non è per niente carica di tensione. Sta di fatto che anche davanti a grosse difficoltà riesco ad esprimere un buon gioco. A divertirmi e, persino, addirittura a vincere!». Nel dir ciò i suoi occhi, pieni di vita e mobilissimi, si illuminano con un sorriso. Ecco, la definizione magica e spontanea del nostro gioco da sempre cercata: divertirsi e, perché no, riuscire a vincere!
* Di seguito il diagramma con la posizione critica della partita di Piero Mazzilli, che ha adottato nell’apertura una tagliente “Difesa Olandese”, contro Antonio Seminara che gioca con il Bianco. Mazzilli ha svolto alcune varianti e suggerito alcune idee, ma la situazione è veramente complessa. “Fritz” ha suggerito due mosse (anche la macchina si confonde un poco in queste posizioni!). Muove il Nero:
Seminara (Elo 1976) - Mazzilli (Elo 2305)
XVI Festival Internazionale “Città di Grammichele”, 6° trofeo “Valle dei Margi”, 6° turno, 13.10.2007.
[annotatore Piero Mazzilli]
24. ...Cd3 25.hxg6+ Re8 26.Dxd3 (la mossa migliore era 26.Cd1!, ma si poteva giocarla solo se poi alla 28a si proseguiva con Rc1, mossa trovata da Fritz; 26.Cd1! Dxd2 27.Axd2 Cxb2 28.Rc1! Cc4 29.Ac3 Ce5 30.Axe5 dxe5 e gioco complicato) 26. ...Axc3 27.Ac1 Dxa3 28.Dc2 c4 (28. ...Ad7 29.Th4; 28. ...f4 29.Ag4!) 29. ...g7 Axb2 30. Dxb2 (30.Axb2 c3) 30. ...Txb2+ 31.Axb2 Db4!! (31. ...Db3 32.Tg3 c3 33.Ah5+ Rd8 34.Txc3 Dxd5 con possibilità per entrambi) 32.Th8 (32.Th4 f4!! 33.Txf4 [33.Th8 Af5+ 34.Rc1 c3 35.Txg8+ Rd7 36.Td8+ Rxd8 37.g8=D+ Rc7] ...Af5+ 34.Txf5 [34.Rc1 Txg7!] ...c3 35.Rc2 [35.Tf8+ Txf8 36.Ah5+ Rd7 37.gxf8=C+ Rc8 38.Rc2 Dxb2+ 39.Rd3 c2]; ma la continuazione migliore era 32.Ah5+ Rd8 33.Th3 f4 34.Ta3! questa mossa è stata trovata da Fritz: la macchina nelle situazioni tattiche riesce sempre a trovare le mosse più forti; è una linea da cui il bianco esce con una posizione leggermente sfavorevole: 34. ...Af5+ 35.Ra2 [35.Rc1 Txg7; 35.Ra1 Txg7] ...c3 36.Axc3 [36.Txc3 Txg7 37.Txg7 Da5+ 38.Ta3 Dxd5 e ora se 39.Tb3 Ac2 oppure se 39.Ra1 Dd1+] ...Dc4+ 37.Ra1 Dc5 38.Ab2 Dxd5 e il Nero sta un pò meglio.) 32. ...c3 33.Txg8+ Rd7 34.Td8+ Rxd8 35.g8=D+ Rc7 36.Rc2 Dxb2+ 37.Rd3 Aa6+ e matto con Dd2 0-1
(15. X. 2007)
(Nota: l’articolo, con il titolo “Grammichele. Una vittoria significativa e una storia”, è apparso sulla rivista “L’Italia Scacchistica” nel fascicolo di Dicembre 2007, Annata 97, N. 1197, pp. 458-461, con una fotografia di Piero Mazzilli premiato dal Sindaco di Grammichele, Giuseppe Compagnone. In secondo piano, nella stessa foto, è visibile Antonino Sileci storico organizzatore del Torneo).
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(Pubblicità). L’Enel, «l’energia che ti ascolta», invita, nella pubblicità inserita in molti siti internet, con la figura del cavallo degli scacchi, a “fare la mossa giusta” e risparmiare sul costo, purtroppo sempre più elevato, di energia e gas. Anche Alice di Telecom, importunandoti fin dentro casa con le solite email pubblicitarie, ti esorta a fare la mossa giusta. Una mossa “da intenditori” per acquistare “il tuo nuovo Personal Computer multimediale”. Oggetto che è collocato su una scacchiera dove, tra alcuni pezzi di scacchi, sono sistemati anche molti altri computer portatili e come se gli stessi oggetti fossero figure del gioco e posti sulla casa della scacchiera in loro sostituzione. Non dimenticando, con autorità, di affermare: “da oggi lo acquisti online ad un prezzo incredibile. In 36 rate senza interessi”. Una “occasione ghiotta”, continua l’invitante missiva pubblicitaria, perché “per pagarlo hai tempo”. E finisce con “a te la prossima mossa”.
Tullio Avoledo, nel suo bel romanzo “Lo stato dell'unione” ha tracciato un’esemplare definizione del modo distorto di questo tipo di pubblicità. Scriveva: “La pubblicità suggestiva cerca di influenzare il cliente con un messaggio che vinca la sua resistenza all’acquisto. Ciò su cui si fa leva con questo genere di pubblicità non é il lato informativo, ma l'immagine del prodotto. Quindi cerca di stimolare l'inconscio del cliente. E dove il bisogno non c’è, lo si crea”.
Ancora una volta c’è la conferma, a mio giudizio, di un modo erroneo nel presentare il gioco degli scacchi. Poco importa, infatti, se il destinatario del messaggio è consapevole delle regole del gioco. Tanto meno invitare il destinatario del messaggio pubblicitario a rendersi partecipe per apprenderle, che utilmente sarebbero a lui utili per comprendere un’incredibile quantità di cose della vita. E’ solo sufficiente inviare l’immagine incoscia degli scacchi nella nostra società secondo il chiasmo messo chiaramente in evidenza da Jacques Dextreit e Norbert Engel in “Jeu d’échecs et sciences humaines” (Payot, 1981, p. 226): il gioco degli scacchi “è il re dei giochi” (è patrimonio dell’élite intellettuale) ed “è un gioco di re” (appartiene esclusivamente ad una élite sociale).
Come non aderire ad un appello così falso ma così attraente?
(19. X. 2007)
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(Due belle notizie trascurate dalla stampa italiana). Ci giungono due buone notizie. Il grande maestro Fabiano Caruana, il più forte giocatore under 16 del mondo con un punteggio Elo intorno ai 2600 punti, parteciperà al prossimo torneo della finale del Campionato italiano assoluto di Martina Franca e a Wijk aan Zee sponsorizzato dalla rivista “Torre & Cavallo Scacco!”. Non solo. Il 20 ottobre a Rocca di Papa, dove si è disputato, domenica 21 ottobre, la X edizione del “Semilampo di Rocca di Papa”, allo stesso è stata consegnata la “Borsa di studio Herbert Garrett 2007”, istituita nel 2005 da Caissa Italia editore con l'intento di aiutare i giovani talenti scacchistici italiani a sviluppare il loro dono. Nelle prime due edizioni erano stati premiati Daniele Vocaturo e Marina Brunello.
Due iniziative molto lodevoli, nella quasi totale assenza di sponsorizzazioni e sostegni da parte di enti pubblici per simili attività, e nel quasi completo silenzio, purtroppo come sempre, degli organi di informazione.
(24. X. 2007)
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(Scacco matto allo Zar). Debbo, ancora una volta, citare Tullio Avoledo. E’ lui, infatti, a recensire su “il Giornale”, a pagina 32 del 23 ottobre 2007, con il titolo “Zugzwang. Dare scacco matto alla vita dello Zar”, l’ultimo romanzo dell’irlandese Ronan Bennett. Il romanzo, affascinante e bellissimo, già pubblicato a puntate su “The Observer” nel 2006 con le illustrazioni di Marc Quinn, si intitola “Zugzwang mossa obbligata” (traduzione di Silvia Piraccini, consulenza di Adolivio Capece, Piero Capelli e Maria Candida Ghidini, Ponte alle Grazie, pp. 296, € 15,00).
Un’altra positiva recensione si trova nel bel supplemento domenicale de “Il Sole 24 Ore” del 28 ottobre 2007, N. 296, a pagina 37. E’ di Renzo S. Crivelli ed ha per titolo “La scacchiera dell’esistenza”, impaginato sotto la riproduzione del significativo quadro “Concentrazione” di Jared French, «Scacchi e politica». Ottime, inoltre, le osservazioni di Silvia Tomasi apparse, a pagina 2, del supplemento domenicale “L’Indipendente” del 30 settembre 2007 con il titolo “Quando il narratore fa la mossa del cavallo”.
La parola tedesca “zugzwang”, come è noto, composta dai termini “zug” (mossa) e “zwang” (costrizione) ed entrata nella terminologia internazionale, designa il vantaggio di non muovere, ovvero lo svantaggio di dover muovere nel gioco degli scacchi. Perché, qualsiasi mossa che il giocatore è obbligato a fare, non può che peggiorare la sua situazione. Il titolo del romanzo è utilizzato, quindi, come metafora per rappresentare la situazione politica e generale della storia e dei suoi protagonisti. Una situazione che ha molti parallelismi con le vicende di oggi.
Un romanzo mozzafiato, ambientato in modo verosimile, a San Pietroburgo quando la rivoluzione bolscevica era alle porte. Inizia con le vicende del dottor Otto Spethmann, famoso psicanalista freudiano e appassionato giocatore di scacchi, che si improvvisa investigatore. Insieme a lui si muovono altri personaggi che coinvolgono il destino della Russia e dell’Europa, con l’indimenticabile pagina di uno dei più straordinari avvenimenti scacchistici mai accaduto. La sera del 20 aprile 1914 la Società Scacchistica di quella incantevole e tragica città russa inaugura il Torneo Magistrale Internazionale con la presenza dei maggiori giocatori dell’epoca. In questo contesto, e in una società inconsapevole di quello che sta per accadere, si svolge la trama del romanzo molto complesso e ricco di colpi di scena che non vale la pena di svelare qui. Un racconto che è svolto quasi riappropriandosi di alcune regole di scrittura tipiche del vecchio romanzo d’appendice. E’ stato scritto, infatti, in diverse puntate, settimana dopo settimana, su un giornale che ha imposto soluzioni molto serrate e riuscite. Come quella di mantenere vivo l’interesse del lettore alla fine di ogni capitolo, necessariamente breve, per continuare a leggere. Un gran bel libro per ricordare che tutti possiamo fallire ma, ugualmente, redimerci. Per non trovarci in zugzwang.
Chi conosce Ronan Bennett lo descrive (“L’Italia Scacchistica”, fascicolo di Sett.-Ott. 2007, N. 1195, pagina 330) come un simpatico cinquantenne scrittore di successo, giocatore e buon appassionato di scacchi, serio collezionista di alcuni set pregiati dell’Ottocento. La sua casa a Londra, dove abita con la moglie e due figli, è cosparsa di “scacchiere ovunque e sulla parete sopra la sua scrivania c’è una splendida collezione di alfieri, torri, cavalli”.
Bennett così risponde ad una delle tante domande di Marilia Piccone (25 Ottobre 2007 nel settimanale digitale “www.StradaNove.net”): «Sì, sono un giocatore di scacchi, mi piace il contesto della strategia, e poi mi piace come metafora della vita: penso che sia possibile apprezzare una partita di scacchi giocata da grandi maestri anche da un punto di vista estetico, al pari della musica e della pittura. Ci sono diversi modi di giocare: c’è chi attacca subito e ci sono altri che giocano mettendo alle strette l’oppositore. Come un serpente boa constrictor. Ci sono altri come Rubinstein che semplificano il gioco fino ad avere un vantaggio piccolissimo. Nel libro il vero gioco tra Kopelzon e Spethmann inizia in maniera rilassata e Spethmann lo affronta come un problema intellettuale. Poi, mentre procede, Spethmann si arrabbia con Kopelzon e la violenza delle sue emozioni viene espressa nel gioco: a questo punto deve vincere, non è più un gioco intellettuale».
La partita citata nel romanzo, in realtà, come ci informa il direttore de “L’Italia Scacchistica”, non è stata giocata in quel periodo a San Pietroburgo. Inutile sarebbe cercarla nei libri che parlano di quel celebre torneo o nei database scacchistici. La bella partita è stata giocata recentemente tra Daniel King e Andrej Sokolov, nel Campionato della Svizzera a squadre del 2000. La ragione della scelta è perché l’autore è amico di King e con lui cura una rubrica su un quotidiano inglese.
(29. X. 2007)