LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Quarantaduesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.



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    (Nuove marce). Dopo Mosca, anche a San Pietroburgo numerosissime persone hanno sfidato il divieto delle autorità locali per svolgere una marcia contro i poteri del Cremlino. Al grido di «La Russia senza Putin», «Abbasso il potere corrotto», «Libertà», i manifestanti hanno tentato di invadere la celebre Prospettiva Nevski, forzando i cordoni della polizia, per essere poi dispersi dagli agenti antisommossa. Lo riferisce il “Corriere della Sera” del 4 marzo 2007, a pagina 12, con un brevissimo articolo dal titolo “Marcia anti-Putin. Cariche e 200 fermi”. Lo stesso quotidiano non manca di mettere in risalto che la manifestazione di ieri era guidata “dall’ex campione di scacchi Garry Kasparov e dall’ex premier Mikhail Kasyanov”.
    La notizia della nuova marcia organizzata dal movimento politico voluto da Kasparov, che in Italia ha avuto così scarso rilievo, ha riempito invece le prime pagine di tutti i principali quotidiani esteri, a partire dal “The New York Times”, con l’eloquente titolo “Police and Protesters Clash in St. Petersburg”, e di tutti i più importanti organi di informazione. Anche “The Moscow Times” il 5 marzo, a pagina 3, nel riferire sulla manifestazione, titola con grande evidenza “Liberal March Violently Dispersed”.
    Era stato peraltro “L’Indipendente” del 17 febbraio scorso, a pagina 4, con l’articolo di Angelo Sarasi, dal titolo “Lo zar Putin mette in campo tre delfini”, che non è Kasparov il vero pericolo delle prossime presidenziali del marzo 2008, né, tanto meno, fanno paura i suoi cortei di protesta. Sono, infatti, in corsa per la successione l’ex ministro della difesa Serghj Ivanov (amico personale), l’ingombrante vicepremier Dmitrij Medvedev, numero due di Gazprom, e il magnate dell’acciaio Deripaska. Vladimir Putin, scrive il quotidiano, “da abile giocatore di scacchi sembra divertirsi a confondere le idee, anche se tutti sanno che il premier russo di fatto non ha avversari. E sarà proprio l’attuale padrone del Cremlino a designare un leader manichino che possa manovrare per 4 anni, in attesa di ricandidarsi. Le ultime mosse, però, contribuiscono, ad aumentare la suspense. [...] Putin infatti potrebbe mischiare nuovamente le carte in tavola, ovvero riportare in auge Medvedev o scegliere tra i due litiganti quell’Anatolij Serdjukov chiamato al vertice del Ministero della Difesa dopo i successi ottenuti nella lotta all’evasione fiscale. Così come non è da escludere che decida di gettarsi nell’agone elettorale anche Oleg Deripaska. Il leader mondiale dell’acciaio, nonché più ricco uomo di Russia, sarebbe senza dubbio più pericoloso dell’ex campione di scacchi Garry Kasparov. La prima mossa, quella del probabile scacco matto, spetta comunque a Vladimir Putin”.
    Della stessa opinione si era espressa, il 23 febbraio su “Panorama”, anche Anna Zafesova, profonda conoscitrice del paese che viene considerato erede di Bisanzio per la sua complessità politica, con l’articolo “Russia: Lotta di potere sulla Piazza Rossa. Putin ha scelto il suo delfino (per ora)”. In quella occasione aveva indicato in senso orario i candidati alla successione, inserendo, per ultimo, anche il campione di scacchi Garry Kasparov, definito come “il nemico putiniano dell’apparato più famoso”.
    (6. III. 2007)

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    (Matematica e scacchi). Non so se l’inventore della “teoria dei giochi” John Nash, premio Nobel per l’economia e protagonista del libro e del bellissimo film “A beautiful mind”, sappia giocare a scacchi. Certamente è una domanda da fargli quando sarà all'Auditorium di Roma in occasione del “Festival della Matematica” che si svolgerà a Roma dal 15 al 18 marzo.
    Anche se non sono stato mai bravo in matematica ho sempre sognato di intuire la logica matematica che si cela nascosta dietro ad una partita di scacchi tra campioni del mondo. Chi meglio di lui potrebbe svelarci gli arcani segreti?
    A spiegare “La bellezza dei numeri e i numeri della bellezza”, tema della prima edizione di questo importante evento, sono stai invitati matematici, letterati e scacchisti tra i più famosi del mondo. Mi auguro che gli incontri avvengano in modo gioioso e fantastico, simile all’avventura narrata da Lewis Carroll in “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò”: “«Ma guarda, è segnata proprio come una grande scacchiera!» disse infine Alice. «Mancano solo degli uomini che si muovono, da qualche parte. Ma ci sono!» aggiunse giuliva, e il cuore cominciò a batterle di eccitazione via via che continuava. «È un'enorme partita a scacchi questa che giocano. In tutto il mondo. Sempre che questo sia il mondo. Oh, che divertimento! Come vorrei essere una di loro! Non mi dispiacerebbe fare la pedina, se solo potessi raggiungerli. Benché naturalmente più di tutto mi piacerebbe essere una Regina»”.
    Il Festival è nato per volere della fondazione Musica per Roma da un'idea del sindaco Walter Veltroni e vanta la direzione scientifica di uno dei più conosciuti matematici italiani, Piergiorgio Odifreddi. Sarà presente pure il matematico inglese Andrew Wiles che è riuscito, nel 1994, a dimostrare, e dopo tre secoli, la verità dell’enunciato dell’ultimo teorema di Pierre de Fermat. Spazio anche agli scacchi con “Scacco ai matematici” (18 marzo, ore 10.30), in cui il campione mondiale Boris Spassky, introdotto da Paolo Maurensig, giocherà simultaneamente con 15 matematici. Un dodicenne, Adriano Testa, figlio di un fisico dell’Università di Roma e per ciò inserito tra i giocatori, è riuscito a pattare la sfida con l’ex campione. Il sito web de “L’Italia Scacchistica” non manca di far gustare agli abbonati della rivista cartacea la simpatica partita. Avvenimento ben segnalato anche dal “Corriere della Sera” del 19 marzo, a pagina 9, con l’articolo di Sandra Cesarale dal titolo “Dodicenne sfida a scacchi Spassky che vince contro quindici scienziati” e con il sommario che riporta un compiaciuto pensiero del presidente della Fondazione che ha il grande merito di aver organizzato il Festival: “In quattro giorni 53 mila presenze al Parco della Musica. Borgna: «Evento forse unico nel panorama internazionale»”.
    Spero che gli interventi non vadano dispersi e che, presto, possano essere raccolti in volume a beneficio di quanti non hanno potuto partecipare a questo straordinario evento, primo in Italia e in Europa.
    (19. III. 2007)

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    (Politici scacchisti). I nostri parlamentari devono essere irriducibili giocatori di scacchi. Tutti. Almeno a leggere i quotidiani, come a volte mi è capitato di segnalare. Sembra che non perdano occasione, infatti, per scontrarsi in metaforiche formidabili partite, anche se intenti a trovare soluzioni delicatissime per il paese ed il suo ruolo nel mondo. Come in questi giorni dove, in Senato, si discute e si vota per il finanziamento della missione militare in Afghanistan, in un clima pieno di nervosismi e di profondi disaccordi che penetrano in modo subdolo anche nella stessa coalizione di maggioranza.
    Il 26 marzo 2007, sotto il titolo che riempie la prima pagina de “La Stampa”, “Prodi sfida Berlusconi. «Voglio vedere se sull’Afghanistan avrà il coraggio di sfilarsi»”, Augusto Minzolini, commenta la vigilia del voto in Senato con uno dei suoi proverbiali lucidi articoli di spalla. Senza reticenze è intitolato, superbamente e semplicemente, “Partita a scacchi”. Una pagina preziosa per interpretare il piano della partita che il Presidente Romano Prodi sta giocando a distanza, mentre si trova a Berlino, per non essere fatto fuori e per non lasciare disarmati i nostri soldati.
    Un’altra partita, a leggere la corrispondenza di Piero Mannironi su “L’espresso” del 29 marzo 2007, si svolge in Sardegna, perfino con i rappresentanti politici locali. “La Maddalena torna ai sardi” è il titolo dell’articolo che informa che è arrivata ad una “svolta la complicata partita a scacchi lanciata dalle promesse elettorali e iniziata dopo la vittoria dell’Unione”. Il delicato contesto, infatti, “si è improvvisamente trasformato in una complicata partita a scacchi giocata dal presidente della Regione Renato Soru e dalla tecnocrazia militare sulla scacchiera della Maddalena”.
    A scacchi i nostri uomini politici, talvolta, giocano anche in modo non figurato. Pure in questi giorni, mentre in Senato si continua a discutere su questioni di grande rilievo politico. Il racconto della votazione che ha prorogato tutte le missioni all’estero in cui sono coinvolti militari italiani, compresa quella in Afghanistan, si legge con profitto nella colorita corrispondenza di una giovane e bravissima giornalista e apprezzata scrittrice, Concita De Gregorio. Con il titolo “Sul tabellone appare una nuova geografia”, apparso in prima pagina su “la Repubblica” del 28 marzo 2007, c’è la descrizione dettagliata dell’andamento della seduta e del significato della svolta politica che ha suggellato il voto. A lei non sfugge, nel riferire sugli interventi e sul comportamento dei senatori tenuto nella lunga seduta, che l’ulivista “Giannicola Sinisi gioca a scacchi sul computer”. Notazione, che peraltro è stata pure immortalata da una foto apparsa, con un pizzico di malignità e con il titolo “War game”, nientemeno nella prima pagina de “il manifesto” dello stesso giorno. Non basta. Anche il “Corriere della Sera”, sempre del 28, ha riportato la notizia e la foto a pagina 3 con il titolo “Il senatore Sinisi entra in Aula col Pc e gioca a scacchi”. Annotando, peraltro, in modo poco opportuno, che “si è avventurato in una lunga partita a scacchi elettronici per gran parte della durata delle votazioni”.
    Non intendo criminalizzare i comportamenti dei nostri parlamentari. E’ conosciuta, peraltro, la seria attività del senatore in questione, interprete sensibile delle aspettative dei cittadini, come testimoniano le sue iniziative legislative. Anzi mi appagherebbe che il gioco degli scacchi venisse in qualche modo istituzionalizzato, e proprio da persone che apprezzano gli scacchi come sembra essere Sinisi, anche all’interno dei palazzi del potere. Solo ritengo che ogni cosa debba essere fatta nei tempi e nei luoghi al gioco propri, senza la necessità che un Senatore della Repubblica fosse costretto a dichiarare pubblicamente, per giustificarsi di aver giocato a scacchi, «ho approfittato solo di una pausa».
    Le partite di scacchi in politica sono ben altre e solo metaforicamente attribuibili al gioco reale. I risultati della partita della dialettica politica, infatti, investono le aspettative della società civile e il destino di molti.
    (29. III. 2007)

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    (Auto di lusso e scacchi). La pubblicità della nuova auto BMW X5, apparsa in questi giorni su numerosi quotidiani, visibile tra i tanti nell’intera pagina del “Corriere della Sera” del 22 marzo 2007, non manca di presentare, accanto alle fotografie della sontuosa auto, anche una bella scacchiera. E’ poggiata su un tavolo dal moderno design, con stilizzati pezzi pronti per essere mossi in una entusiasmante partita. La didascalia recita: “La vera sfida è superare se stessi”.
    Ancora una volta il richiamo degli scacchi nella pubblicità serve esclusivamente per contribuire a sognare di possedere un oggetto fantastico senza minimamente preoccuparsi se l’iniziativa pubblicitaria possa anche contribuire alla conoscenza del gioco. Il pubblicitario deve convincere il cliente che è diverso dagli altri, che apprezza un gioco che lui riconosce come raffinato e di grande impegno intellettivo e, pertanto, può liberamente sognare di possedere anche un oggetto esclusivo. Trascurando, tra l’altro, trattandosi di autovetture, come bene ha scritto Sebastiano Vassalli in “Un’automobile per Achille” (“La Stampa” del 25 marzo 2007, pag. 42) l’aspetto “comico o, per essere più precisi, tragicomico, quello in cui vivono miliardi di persone, compreso chi scrive, nel loro rapporto quotidiano con l’automobile, un versante fatto di parcheggi che non si trovano, di carburanti sempre più costosi, di atmosfere irrespirabili, di incidenti, di ingorghi...”. Senza contare, molto probabilmente, che nessuna importanza ha la circostanza della effettiva conoscenza del gioco degli scacchi da parte del cliente convinto dal “pubblicitario che lui non è Tersite ma Achille, e che il suo cassonetto è il Carro del Sole”.
    Saranno mai così creativi i pubblicitari da trasmettere un messaggio vero del gioco degli scacchi? Sarà così accorta la prestigiosa fabbrica automobilistica ad investire solo una parte della costosa campagna pubblicitaria per un avvenimento culturale o semplicemente agonistico di scacchi? Ci imbattiamo, evidentemente, in quello che è stato definito “Il paradosso della dicotomia” e messo in evidenza in un recente editoriale da Adolivio Capece su “L’Italia Scacchistica” (marzo 2007, N. 1191, pagina 63): “Si potrebbe quindi concludere che gli scacchi soffrono di una grave dicotomia: ottengono grande considerazione fintanto che restano un astratto concetto dell'immaginario collettivo, ma la perdono completamente quando vengono riportati al più concreto livello di gioco (o eventualmente di sport). Riusciremo mai a risolvere questo paradosso?
    (30. III. 2007)

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