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Trentanovesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
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(Marce impossibili). L’autorevole settimanale tedesco di politica e attualità “Der Spiegel” propone, nella sua pagina “online” del 14 dicembre 2006, una lunga intervista a Garry Kasparov. Il titolo, “Wir werden marschieren!”, non lascia dubbi sulla volontà del grande campione di scacchi di marciare per difendere, almeno per ora sfilando in corteo, la democrazia in Russia.
Kasparov ha, come è ormai noto, abbandonato quasi del tutto il gioco ed è diventato un uomo politico, fondatore del movimento “Fronte civico unito”. Nella sua fiera campagna di opposizione a Putin non tralascia ogni iniziativa per far giungere, soprattutto ai mass media stranieri, segnali di allarme per il destino della democrazia nel suo Paese. Dopo essere stato colpito alla testa con una scacchiera da un ragazzo dell'opposizione russa durante un incontro non di scacchi ma di dibattito politico, come raccontato dal “Corriere della Sera” del 17 aprile 2005 e in precedenti pagine di questa rubrica, ogni occasione è diventata buona per creare grane politiche.
Così, come è dato leggere nel diffuso settimanale tedesco, alla vigilia dell’apodittico annuncio al mondo di Kasparov di organizzare una marcia di protesta al centro di Mosca, una diecina di agenti dell’unità “antiterrorismo” della capitale hanno fatto irruzione, forte di un mandato di perquisizione, nell’ufficio dell’ex campione di scacchi. Cercavano, pare, materiale estremista. Piuttosto un chiaro invito a non esagerare. Il corteo, vietato in un primo tempo dal Governo, ha successivamente potuto svolgersi in alcune strade diverse e più lontane dal luogo dove era stato programmato. A tal fine la Piazza Rossa, ormai per consuetudine sempre transennata e vuota di persone, è stata ulteriormente blindata per sicurezza e la «marcia dei dissidenti» è partita solo da piazza Majakovski, snodandosi per alcune vie della capitale, sotto l’occhio vigile di migliaia di agenti della sicurezza. Il corteo si è concluso senza particolari incidenti, seppure con l’arresto di una quarantina di persone.
Sulla manifestazione voluta da Kasparov, anche se le immagini e i video sono pochissimi perché sequestrati dalla polizia, perfino i giornali italiani hanno dato brevi notizie e tutti il 17 dicembre: “Il re degli scacchi muove contro Putin” ha scritto il “Corriere della Sera”, a pagina 17, e “La Stampa”, a pagina 7, ha titolato, più sapientemente, “La mossa di Kasparov. L’ex campione di scacchi guida la marcia contro zar Vladimir”. Anche “Il Tempo”, ha riferito con una succinta corrispondenza con il titolo “Russia: Kasparov contesta Putin e manifesta con quattromila persone”. Ma chi più di tutti ha riportato, e con grande evidenza, l’avvenimento è stato “Libero”, sempre del 17 dicembre a pagina 18, con l’articolo di Andrea Colombo, con l’azzeccato titolo “Kasparov dà scacco a zar Putin”.
L'ideatore della «marcia di chi non è d'accordo», che nei giorni scorsi ha portato in piazza un migliaio di persone contro Putin, ha così fatto conoscere anche agli italiani l’inizio della sua partita “politica” ad un anno dalle prossime legislative e a 15 mesi dalle presidenziali. Prima mossa d’apertura questa manifestazione tutto sommata riuscita e rimbalzata su tutti gli organi di informazione, nonostante intimidazioni, divieti e i fermi in una capitale blindata. I manifestanti, a leggere le cronache, non si sono risparmiati a gridare slogan come «Russia senza Putin», «no allo Stato di polizia», «no alla guerra in Cecenia».
Ancora, come aggiunge il successivo 27 dicembre, lo stesso quotidiano di Feltri, la notizia che più fa sensazione ed allarma: “Mosca: il campione di scacchi Kasparov teme di essere avvelenato”. Al riguardo, l’agenzia Ansa del giorno precedente aveva riportato l’emblematica frase di Kasparov: «Nessuno va al ristorante con persone che non si conoscono molto bene e non si mangia nulla che non si possa controllare».
Circostanza e pratica, a leggere le tragiche cronache di questi giorni, ignota solo ai nostri agenti dei servizi segreti e che, forse, ha fatto ricordare con nostalgia a Kasparov le sue formidabili e sicure, se non più pacifiche, partite sulla scacchiera.
(2. I. 2007)
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(“Scacchorum otiosa sedulitas”). Dopo il bel volume “Antichi documenti sugli scacchi a Firenze”, il noto studioso fiorentino del gioco Franco Pratesi mette a disposizione degli scacchisti una nuova e comoda raccolta di suoi scritti sugli scacchi.
“Scacchi visti da lontano” è stato appena pubblicato da Messaggerie Scacchistiche, con la consueta cura e in un’edizione numerata di 99 esemplari. Una bella collana che non può sfuggire ad ogni lettore appassionato di storia degli scacchi, iniziata con la significativa opera di Alessandro Sanvito “I codici scacchistici di Giulio Cesare Polerio e Gioacchino Greco”, apparsa nel 2005 e andata presto esaurita.
Il volume si compone di 23 capitoli, gran parte dei quali furono pubblicati da Pratesi tempo addietro sotto forma di articoli nelle riviste scacchistiche italiane. E’ una raccolta di riferimenti scacchistici che copre più di un millennio, fino agli inizi del XX secolo. Abbraccia, nelle sue 120 pagine, testimonianze e documenti dell’Europa, dell’Africa, degli stati Uniti d’America e soprattutto dall’Asia, dal Medio all’Estremo Oriente.
Un’opera ed una collana, che, sulla scia degli insegnamenti del più grande storico italiano del settore, Adriano Chicco, rende onore e prestigio ad un gioco a volte considerato troppo ordinario e secondario e dove, spesso, è difficile trovarne traccia storica o semplice notizia attendibile.
(3. I. 2007)
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(Rarità bibliografiche). Una notizia che sorprende due volte: per l’eccezionalità del ritrovamento in sé e per essere stata diffusa, per la prima volta e in assoluto, su numerosi organi di informazione non specialistici in un paese dove, spesso, la notizia più importante rimane il calcio.
A Gorizia è stato sorprendentemente ritrovato l’antico manoscritto, perfettamente conservato in quarantotto carte, del celebre matematico del Rinascimento Luca Pacioli (Borgo Sansepolcro, 1445-1517 circa, per questo detto anche Luca di Borgo) il “Gioco degli scacchi”, più volte citato in documenti bibliografici, ma che non era mai stato rintracciato e che gli studiosi ritenevano ormai perduto per sempre. Il testo, intitolato dall’autore “Jocundo et allegro tractato De ludis in genere, cum illicitorum reprobatione, spetialmente di quello de’Scacchi in tutti i modi, detto Schifanoia”, era dedicato alla marchesa di Mantova Isabella d’Este.
A divulgare la scoperta è, in primo luogo, il notiziario Ansa del 21 dicembre 2007 che apre con “Trovato a Gorizia manoscritto rinascimentale sugli scacchi”. Notizia riproposta il 27 dicembre nella rubrica “in breve” della pagina “culturale” de “La Stampa” che annuncia: “Un manuale del ’400 sugli scacchi”.
Il successivo giorno 29, a pagina 27, anche “il Giornale” riporta l’annuncio della eccezionale scoperta con l’articolo di Ezio Savino: “Luca Pacioli, matematico da scacco matto. Scoperto a Gorizia un manoscritto forse illustrato da Leonardo da Vinci”.
L’importante ritrovamento è stata fatto da Duilio Contin nella biblioteca della Fondazione Palazzo Coronini Cronberg di Gorizia. Il noto bibliofilo ha, infatti, riconosciuto, tra i manoscritti raccolti dal conte Guglielmo Coronini (1905-1990), l’opera della fine del Quattrocento di Pacioli da secoli considerata scomparsa.
Agli studiosi il compito di darci presto ulteriori notizie anche sulle scintillanti e ancora fresche figure di scacchi, colorate in rosso e nero, che paiono disegnate dalla mano di un altro artista. Al riguardo il dottor Contin ricorda che l’affascinante manoscritto, che contiene numerose dimostrazioni pratiche del gioco degli scacchi con le relative indicazioni per la soluzione, è stato composto intorno all’anno 1500, nel periodo della collaborazione di Pacioli con Leonardo da Vinci.
(5. I. 2007)
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(Pioggia di regalini a Natale). No, non sono d’accordo su quanto scrive Gian Antonio Stella sul “Corriere della Sera” del 3 gennaio 2007 a pagina 30. Forse solo per una volta. E almeno su un punto. La brillante firma del quotidiano critica, infatti, nel suo articolo “Soldi a ping pong, scacchi e sagra del porcino. E’ il Natale delle regioni”, la “pioggia di regalini” che gli enti pubblici spesso fanno solo per accontentare gli amici. Cita i consigli regionali del Lazio e del Veneto, scelti a titolo d’esempio e perché il primo di sinistra ed il secondo di destra, che, approfittando della distrazione degli elettori in questo periodo di vacanza, hanno varato consistenti somme di denaro per «iniziative sportive, culturali e sociali di carattere locale». Nonostante gli appelli al risparmio, scrive Stella, l’assemblea laziale ha stanziato, ad esempio, 25 milioni di euro a questo scopo. Scrive, infine, che tra i 712 finanziamenti c’è anche la somma di 10 mila euro “agli aspiranti Kasparov della «Lazio scacchi» perché diffondano la scacchiera nel «IV Municipio»”.
Io, ritengo al contrario, che la somma stanziata, almeno quella relativa alla diffusione del nostro amato gioco, ha un grande valore e significato. Costituisce, infatti, un grosso investimento per la crescita psicologica e umana dei giovani. E’ sufficiente che sia spesa bene e affidata a persone consapevoli del valore educativo degli scacchi. Come spero sia stato fatto.
Capisco i legittimi timori di Stella. Le sue inchieste di denuncia non per nulla sono un esempio di giornalismo civile e coraggioso. Conosco, inoltre e purtroppo, quanto pattume e quanta mediocrità circonda, spesso, il mondo degli scacchi e alcuni degli stessi circoli che, inspiegabilmente, si moltiplicano senza saper offrire nulla di veramente valido ai soci e alla diffusione del gioco. So, infatti, bene qual è la condizione di molte associazioni scacchistiche almeno nella mia città ed anche, immagino, in qualche altra parte del resto d’Italia: sedi di solito disagiate e precarie, invidie e gelosie che impediscono l’unione dei circoli in una sola associazione ben organizzata e numerosa, mancanza di fondi, difesa ad oltranza della “propria parrocchia”… A volte si mantiene un modesto locale, se non addirittura una stanza “virtuale” nella propria abitazione, solo per pochissimi, sempre gli stessi e senza nessuna risorsa (riviste scacchistiche, biblioteca, computer, incontri, maestri ed istruttori…). Non c’è nulla o poco da fare per svegliare gli interessi degli iscritti: unica iniziativa indire qualche modesto torneo serale, dietro corrispettivo di un nuovo e consistente balzello! Senza contare il grave comportamento dei responsabili delle associazioni nel trascurare e frustare le aspirazioni dei più giovani che, in primo luogo, dovrebbero rappresentare il futuro e la fortuna dello stesso club. Mi sovvengono al riguardo le pagine che ci ha lasciato lo scrittore Giuseppe Pontiggia su questi nostri “strani refettori”… Purtroppo difficile è cambiare! Per questo sarei propenso che queste iniziative fossero gestite a livello nazionale e direttamente dalla Federazione Scacchistica Italiana, magari in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione e di quello per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive. Un modo protetto e con facili riscontri amministrativi per essere sicuri di non disperdere inutilmente e senza profitto le energie e le somme stanziate. Al riguardo, la possibilità di destinare il “5 per mille” della propria imposta sul reddito delle persone fisiche alla FSI, al fine di reperire nuove risorse per le proprie attività a favore di tutti i tesserati, mi sembra un piccolo ma significativo passo avanti. Al pari di ciò che sta accadendo, proprio in questi giorni, in Francia. La Federazione Francese di Scacchi (FFE) ha, infatti, stipulato una convenzione quadro con il Ministero dell’educazione nazionale. L’oggetto di questo accordo, che presto, probabilmente, si trasformerà in legge, è lo sviluppo della pratica del gioco nelle scuole di ogni ordine e grado, tramite società scacchistiche ben organizzate che diano prova di saper raggiungere, in un ambiente di serenità e gioia, risultati di crescita umana e culturale.
Un modo responsabile per diffondere il nostro mirabile gioco, contribuire allo sviluppo della personalità dei nostri ragazzi e combattere il grave fenomeno del “bullismo” che, con preoccupazione, si sta registrando nelle aule scolastiche. Un discorso, certo, ancora lontano e anche se molto, in questi ultimi anni, la FSI sta facendo, soprattutto nella fondamentale attività di formazione nazionale degli istruttori e degli operatori del settore. Sarebbe tutto più facile se il delicato aspetto della crescita e della diffusione del gioco fosse davvero capito, oltre dagli organi sportivi, pure dalle istituzioni scolastiche, dai professori e dai genitori, e seguito, con l’attenzione che merita, dagli organi di informazione.
(23. I. 2007)
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(Misurare l’intelligenza). Debbo ai lucidi interventi di Lucio Caracciolo, direttore della rivista italiana di geopolitica “Limes” e, nella settimana dal 15 al 21 gennaio 2007 eccellente conduttore di “Prima Pagina” (Radio Rai 3), la segnalazione di un’interessante intervista curata, con la consueta bravura, da Luca Tancredi Barone.
E’ apparsa sul quotidiano comunista “Liberazione” di oggi 19 gennaio 2007, a pagina 3, ed ha per titolo “Howard Gardner: «Basta con i test, ognuno ha la sua intelligenza»”. Il dotto giornalista scientifico “free lance” inizia dicendo che ha “incontrato Gardner
nella capitale, assediato da giornalisti e scocciatori, vestito con una improbabile cravatta rosa e dei calzini troppo corti, poco prima che tenesse la sua affollatissima lectio magistralis all’Auditorium di Roma per il Festival delle Scienze 2007 (la metà delle persone sono state rimandate a casa: la sala Petrassi era troppo piccola)”. Il titolo dell’articolo ripete un’affermazione cara al filosofo americano che, informa il sommario, “ha smontato le prove che stabiliscono il quoziente intellettivo. Secondo lui esistono più talenti, con abilità e capacità in grado di risolvere i differenti problemi che la mente umana incontra”.
Un definitivo addio, quindi, all’indicatore utilizzato per definire il livello d'intelligenza posseduto da un determinato individuo, misurato da un insieme di prove (item) che compongono i cosiddetti test d'intelligenza (QI). Ritengo che, a seguito di ciò, dovrebbe essere riesaminato, in qualche parte, l’interessante libro del grande maestro inglese Jonathan Levitt “Il genio negli scacchi”, pubblicato da Massaggerie Scacchistiche nel 1988, e, in qualche modo, riformulata la sua sorprendente equazione per misurare il talento scacchistico e sapere se Grande maestro di scacchi si nasce o si diventa?
Howard Gardner, è autore del celebre saggio del 1983 “Frames of mind”, tradotto da Feltrinelli nel 1987 con il titolo “Formae mentis” - caso unico credo di una traduzione in latino di un titolo americano - che introdusse il concetto per cui Gardner è diventato famosissimo in tutto il mondo: quello delle intelligenze multiple. Ricercatore e scrittore prolifico, Gardner insegna scienza dell’educazione e psicologia alla Harvard University.
Afferma, con convinzione: «Nel mio lavoro ho gettato via i test perché penso che essi non possano esaminare l'intero spettro delle capacità umane. La definizione standard di intelligenza ed il test standard guardano a due intelligenze: quella linguistica e quella logica, che sono molto importanti a scuola. Ma io sostengo che ci sono almeno altre sei intelligenze, incluse quella musicale, quella spaziale, che consiste nell'abilità di valutare gli ampi spazi allo stesso modo del pilota o di un navigatore, o gli spazi locali, come farebbero uno scultore, un architetto o un giocatore di scacchi».
D’altronde, era stato proprio un grande campione di scacchi come Garry Kasparov ad affermare, con la sua esperienza, «un maestro di scacchi non cerca la mossa migliore: la vede». E Gardner usa spesso il riferimento al gioco degli scacchi per spiegare quali forme di intelligenza sono necessarie per il futuro. Proprio recentemente, sul settimanale “Specchio”, numero 548 del 20 gennaio 2007, a pagina 25, è riportata una sua frase, tratta da “Educazione e sviluppo della mente” (Erickson, 2005) che ha attinenza con il nostro gioco «L’intelligenza è un’interpretazione fra certe potenzialità e le opportunità create da una cultura. Se Bobby Fischer fosse nato in una cultura in cui non c’erano gli scacchi sarebbe stato solo un imbranato».
Il giornalista, tra l’altro domanda, «e qual è la differenza fra “talento” e “intelligenza”?» e Gardner risponde: «Io credo che la competenza cognitiva umana si possa descrivere come un insieme di talenti, di abilità, di capacità mentali: le “intelligenze”. Ma quando le persone parlano di “talento per qualcosa”, si riferiscono non alle intelligenze, ma ai domini. Un buon esempio è il talento per gli scacchi: ognuno utilizza intelligenze diverse per ottenere lo stesso risultato. Esistono diverse abilità specifiche, ma come si diceva, io credo che l’intelligenza sia plurale. Gli idiot savant, i bambini prodigio, sono intelligenti ma in un unico campo. Il concetto di intelligenza plurale, poi, è molto più ricco e utile ai fini pratici che la semplice contrapposizione intelligente/stupido».
Al riguardo, Philip E. Ross sulla prestigiosa rivista “Le Scienze”, edizione italiana di “Scientific American”, nel fascicolo n. 463, che uscirà il prossimo marzo, scrive: «Gli studi sui processi mentali dei grandi giocatori di scacchi spiegano come diventiamo esperti anche in altri campi. L'abilità nel gioco degli scacchi si può misurare in modo relativamente facile, e può essere sottoposta a esperimenti di laboratorio. Ecco perché gli scacchi sono diventati un test importante per le teorie delle scienze cognitive. I ricercatori hanno dimostrato che i Grandi Maestri contano su una vasta conoscenza delle posizioni di gioco che hanno memorizzato. Alcuni scienziati hanno teorizzato che i Grandi Maestri organizzano l'informazione in blocchi che si possono richiamare velocemente dalla memoria a lungo termine ed essere elaborati nella memoria di lavoro. I Grandi Maestri accumulano la conoscenza in queste strutture in anni di studio severo, impegnandosi sempre in sfide che vanno un pò oltre la loro abilità, come i campioni di altri campi, motivati dalla competizione e dall'obiettivo».
Non per nulla, grazie alle nuove teorie, le università più prestigiose, come Harvard, rivedono i programmi per stimolare le “intelligenze multiple”. Così conclude Gardner: «Nel mio nuovo libro che uscirà nel 2007, traccio il ritratto delle menti che dovremmo coltivare per affrontare il futuro. Tra queste ce n’è una rispettosa e un’altra etica».
L’unico futuro possibile per non far somigliare anche i nostri giovani giocatori ai programmi scacchistici.
(24. I. 2007)
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