LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Trentacinquesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.



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    (Alfonsino Lannaioli, un ricordo). Una improvvisa notizia, visitando il sito web dell’Asigc, turba il mio inizio di giornata. Apprendo, con stupore e dolore, che Alfonsino ci ha lasciati e per sempre.
    Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Alfonso Lannaioli, Segretario Generale dei Tornei e Consigliere dell’Associazione Scacchistica Italiana Giocatori per Corrispondenza. Solo occasionalmente, per qualche raro torneo al quale ho partecipato come socio, ho avuto modo di entrare in contatto con lui. Ero rimasto in qualche modo stupito, quindi, ma in qualche modo affettuosamente meravigliato, di ricevere nella mia casella di posta elettronica un suo messaggio, qualche anno fa, esattamente il 12 febbraio 2004, dove mi comunicava di aver ripreso l’attività in seno all’Associazione.
    Ricevere tale notizia, per me distratto scacchista poco abituato a tuffarmi nei tornei, era come ricevere una grande attenzione di amicizia. Lo stesso sentimento che provo con molti soci dell’associazione che ho avuto la fortuna di incontrare giocando e del consiglio direttivo in particolare. Era come ricevere un caldo invito a partecipare alla vita dell’Asigc a non mettermi da parte, a non guardare solo dalla finestra. Diceva, il breve messaggio, in altre parole, di intervenire perché lui, Alfonsino, era nuovamente pronto a lavorare per noi, per tutti i soci, per farci incontrare e divertire. Un invito di gioia e di amore.
    Era il 12 febbraio del 2004. Un giorno, credo per Alfonsino, di grande speranza. Comunicava ai soci, infatti: “dopo un mese di assenza per problemi di salute, posso finalmente riprendere ad espletare i miei incarichi in seno all'Asigc”. Così scriveva, dicendo con desiderio, tra l’altro, “pertanto dalla data odierna potete nuovamente fare riferimento a me per quanto riguarda le preiscrizioni, la partenza dei tornei e la direzione dei tornei di mia competenza. Colgo l'occasione per esprimere gratitudine e ringraziare i numerosi giocatori che mi sono stati vicini in questo periodo”.
    Ricevendo l’email, dopo qualche attimo di esitazione non avendogli mai scritto, risposi subito, il giorno successivo, con il messaggio che, a fatica (quanta sforzo e animo per esprimere i propri sentimenti in pubblico con semplice sincerità!), voglio sottrarre al mio personale archivio e consegnare a quanti lo hanno voluto bene e a quanti non lo hanno conosciuto. “Carissimo Alfonso, sono contento per le notizie che mi dai e di saperti nuovamente pronto ad affrontare le fatiche dell'associazione, che con tanta passione e impegno curi. Non sapevo nulla della tua assenza, per non aver avanzato, in questo ultimo periodo, richieste di partecipazione a tornei. Scrivo, unicamente, per farti capire, seppure in ritardo, che esiste, così mi auguro e mi sembra di comprendere, uno spirito comune di solidarietà e di amicizia tra tutti i soci e, specialmente, come è il tuo caso, con coloro che consentono, a tutti noi, di stare bene insieme in seno all'Asigc. Con gratitudine per quanto fai e con i migliori auguri, quindi, ti invio un cordialissimo saluto”.
    Non sapevo della gravità del suo male. Lo ritenevo solo un guaio passeggero. Solo adesso, scorrendo la moltitudine di messaggi nel “forum” appositamente allestito dall’Asigc con grande tempestiva affettuosa partecipazione, scopro le vicissitudini di chi è stato costretto ad affrontare un difficile combattimento per rimanere tra gli affetti e gli amici. Battaglia che Alfonsino ha vissuto con grande dignità e coraggio. Da vero campione di scacchi impegnato a ribaltare una partita che si sa di non poter vincere.
    Credo così di adempiere, rendendo pubblica questa mia testimonianza, ad un atto dovuto per onorare la sua memoria, per ricordare la scrupolosa attenzione che metteva nei suoi incarichi, per scusarmi, sinceramente addolorato, con i suoi cari ai quali, impietrito dalla triste notizia della sua scomparsa, non ho saputo inviare - se non oggi, con imperdonabile ritardo e solo con queste righe- una parola di conforto. Per essere, infine, vicino alla nostra associazione, dolorosamente privata di un eccezionale interprete e prezioso comune amico.
    L’amicizia, anche quella con poca frequentazione ma che nasce e si consolida avendo ideali e passioni comuni, porta con sé, sin dall’inizio, un velo di lutto. Perché l’amicizia è per tutta la vita e solo la morte di uno dei due la spezza e per sempre. Per questo ogni legame di amicizia, appena nata, ha sempre momenti di tristezza. E il dolore di chi sopravvive.
    Medito, anch’io, quando verrà il mio momento, di partecipare ai tornei che sono certo Alfonsino sta già organizzando nella vera Città degli Scacchi, che non è Elista, ma il mondo preferibile dove tutti noi aspiriamo essere un giorno per continuare a vivere, vivendo una vita migliore. Dove l’amico, finalmente, dopo aver tanto sofferto e infine completamente ristabilito, continuerà a seguirci amorevolmente, e dove, non sembrerà eccessivo o luttuoso ricordarlo, un giorno ci abbraccerà sorridente. Ciao, Alfonsino!
    (4. X. 2006)


    (Nota: Vengo a conoscenza, in sede di correzione di bozze e con appagamento, che il Congresso ICCF, recentemente svoltosi a Dresda, ha approvato immediatamente, malgrado irritualmente presentato dall’Asigc, di indire un prestigioso torneo per GM intitolato alla memoria di Alfonsino Lannaioli. Una volta tanto, aggiunge la benemerita associazione di giocatori di scacchi per corrispondenza, “sono stati accantonati tutti i cavilli burocratici per onorare una persona che, evidentemente, era molto stimata in campo internazionale pur non essendo né delegato di federazione né grande maestro”. Il torneo internazionale ad inviti “Memorial Alfonsino Lannaioli” inizierà il 19 luglio 2007, 57° anniversario della nascita di Alfonsino).

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    (Bonivento e i problemisti italiani). Alla fine di ogni estate, puntuale come sempre, arriva un plico raccomandato da Bologna. Conosco, ormai, la grafia pulita ed elegante del mittente. Recita, come oggetto: “Piego di Libro. Raccomandato”. E’ preceduto, come di consueto, dall’allegra scampanellata del postino Giuseppe, anch’egli amico scacchista. E’ il nuovo lavoro del prof. Oscar Bonivento sui problemisti italiani del ‘900. Dopo i volumi su Guidelli e Bottacchi, e prima ancora Volta, Stocchi e Mari, oltre lo stesso Bonivento, approda sul tavolo del mio studio l’atteso “Una splendente meteora nel Problemismo italiano del ‘900. Guido Cristoffanini in 472 problemi commentati”. Una edizione fuori commercio onlus, stampata in 150 copie, numerate e firmate dall’Autore, con un ricco indice delle riviste dove sono apparsi i problemi ed una biografia scritta amorevolmente dalla figlia, signora Luciana Marangoni Cristoffanini (193 pp., 4 foto, formato A4, s.i.p.).
    Sono veramente contento che Bonivento non abbia voluto chiudere, come aveva annunciato terminando il lavoro di Bottacchi (2005), il ciclo dei Grandi Problemisti Italiani della prima metà del ‘900. Ha trovato, infatti, a seguito degli incitamenti dei suoi amici e sostenitori, l’entusiasmo e la forza per riscoprire un riservato problemista, troppo poco conosciuto, e per offrire a tutti gli appassionati un nuovo lavoro, costato numerosi anni di faticose ricerche e di diligente studio. Un libro di grande respiro, attento, profondo, rispettoso di una delle figure più complesse, anche caratterialmente, tra i nostri problemisti che, dal 1925 al 1938, “si affacciò con luce splendente sulla scena internazionale del problemismo, attirando stima e consensi”.
    Guido Cristoffanini nacque a Genova il 15 febbraio 1908. A soli 21 anni divenne il redattore problemistico de “L’Italia Scacchistica” e dopo due anni fondò la prima rivista problemista italiana “Il Problema”. Un mensile in carta patinata che, dal 1931 al 1935, divenne il punto di incontro dei maggiori problemisti del mondo, contribuendo allo sviluppo del problema moderno. Laureato in Economia e Commercio, svolse l’attività di commercialista e si dedicò ai sistemi di contabilità meccanizzata di cui fu un precursore. Fu anche vice presidente del Gruppo Problemistico Italiano (GPI) e iniziò una rubrica scacchistica su un quotidiano del pomeriggio, “Il Giornale di Genova”. Specialista in problemi in due mosse, ideatore del famoso “Tema Cristoffanini” (“L’Equiquier”, Belgio, 1925), ottenne 120 premi e onorificenze in vari concorsi internazionali. Morì, quasi del tutto dimenticato dal mondo scacchistico, il 22 maggio 1980.
    Nel libro è da mettere in rilievo la nitida composizione grafica dei problemi, curata da Ivo Fasiori, “assunto in Ditta” anche per i preziosissimi controlli, che risultano veramente eccezionali. Non per nulla il suo nome figura a fianco del grande studioso.
    Un lavoro che non può assolutamente sfuggire agli scacchisti del settore e a tutti gli appassionati della storia degli scacchi e che, sperando ne sia rimasta qualche copia, può essere richiesta direttamente all’Autore (prof. Oscar Bonivento, via Luigi Silvagni n. 6, 40137 Bologna, telefono 051/6235665).
    Adesso, per il prof. Bonivento, dopo le fatiche, il meritato riposo. Un riposo che si annuncia brevissimo: sta, infatti, come mi ha appena confidato telefonicamente, raccogliendo ed esaminando il materiale (già pronto) per una antologia dei Problemi e Studi, più significativi, dei compositori italiani della seconda metà dell’Ottocento. Attività compositiva svolta su riviste scacchistiche e sulle numerosissime rubriche (italiane e straniere), fiorite non solo nelle città più importanti.>
    Un nuovo importante appuntamento che spero, insieme a tutti gli altri appassionati sparsi nel mondo, giunga puntuale, il prossimo autunno, con un nuovo plico da Bologna avente come oggetto “Piego di Libro. Raccomandato”…
    (4. X. 2006).

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    (Anna Politkovskaja). Un’altra donna coraggiosa ci ha lasciati. Una brava e nota giornalista, appassionata del suo lavoro e che amava raccontare la verità. E’ stata spietatamente assassinata sabato scorso, sotto casa, con tre colpi di pistola al corpo, uno alla testa. Come avviene in tanti luoghi della mia terra per liquidare le persone scomode che difendono la giustizia. Come avviene ovunque nel mondo. Come ormai è consuetudine tragicamente diffusa a Mosca. Una storia antica. Aveva raccontato al mondo gli orrori della guerra cecena, aveva sfidato il potere, con la penna, con il giornale su cui scriveva, con i libri che sperava fossero letti in Occidente, con l’onestà di cullare la speranza di una Russia migliore. Si chiamava Anna Polikovskaja, aveva 48 anni, lascia due figli e alcuni libri, tra i quali “La Russia di Putin”. Quest’ultimo, pubblicato in molti Paesi stranieri ad eccezione che in Russia. Dimostrava come il “cancro ceceno” aveva finito per infettare l’intera società e reso possibile l’intreccio tra politica e criminalità, proiettando la sua terra verso una deriva autoritaria.
    Mi è stato di grande conforto leggere il suo affettuoso ricordo che le ha dedicato un’altra donna, anch’ella valente giornalista, Anna Zafesova. L’articolo è apparso su “La stampa” del 10 ottobre, a pagina 11, con il titolo: “«Il pudore della mia amica Anna Politkovskaja»”. Il testo è virgolettato perché raccoglie l’affettuosa testimonianza della slavista Anna Raffetto che ha curato per Adelphi, nel 2005, il coraggioso suo ultimo libro che denuncia i crimini di guerra in Cecenia e gli abusi di Putin. «Le cose che raccontava erano talmente terribili che non restava che narrarle senza esaltazione», annota la Zafesova. La stessa giornalista che, qualche tempo fa, aveva parlato, sempre sulle pagine de “La Stampa” di argomenti più leggeri. Come il declino del gioco degli scacchi in Russia. Un articolo che poteva essere letto come esempio del sintomatico cambiamento, in peggio, del sistema politico-sociale russo (vedi in questa rubrica «Un quotidiano esemplare», “Diciassettesima puntata”, N. 78). Frutto di questa decadenza è consacrata nel risultato della squadra scacchistica russa che, nelle ultime Olimpiadi di Torino, sbriciolando l’antica gloria e nonostante la presenza di Kramnik, si è classificata solo al 6° posto, dopo l’Ungheria. D’altronde tutto sembra peggiorare in questa travagliata terra, non solo il gioco degli scacchi. E, per tornare all’argomento che ci sta in cuore, cosa mai possiamo aspettarci, in termini di libertà e democrazia, da parte di uno Stato dove il 75 per cento di ex funzionari del Kgb (ora FSB, ma sempre asserragliati nello storico impenetrabile palazzo della Lubjanka a Mosca) è al vertice di tutti i suoi apparati?
    Su questa tragica vicenda, che coinvolge tutti perché offende valori che sono patrimonio di noi tutti, interviene anche Garry Kasparov con un formidabile articolo del 9 ottobre 2006 che leggiamo sul “The Wall Street Journal, on line” con il titolo, appunto, “Anna Politkovskaya”. Firma le sue considerazioni come “Mr. Kasparov, former world chess champion, is chairman of the United Civil Front in Russia” e scrive sulla gestione politica di Putin con la stessa fermezza e coraggio di Anna.
    Forse una delle pagine più forti per ricordare al mondo il sacrificio di una giornalista e della riaffermazione della grande speranza di poter serenamente vivere nel giusto, credendo e combattendo per i primari diritti civili e la fondamentale libertà di stampa. Per partecipare a vivere in una società libera dove il ruolo della legge è trasparente e il governo politico gode della fiducia dei cittadini.
    A lei, alla sua memoria, ai suoi cari figli e al suo desiderio di contribuire a far diventare la sua terra un paese finalmente affrancato dalla violenza e libero, dedico con tenerezza e trepidazione queste righe.
    (10. X. 2006)

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    (Kramnik, unico campione del mondo). Oltre le cinque righe dell’Ansa e un trafiletto su “Il Gazzettino”, solo su “La Stampa” leggo la notizia, seppure in poche righe, che il russo Vladimir Kramnik è diventato ieri pomeriggio, 13 ottobre 2006, il nuovo campione del mondo di scacchi. Il comunicato figura, in uno spazio ristretto, con gravi imprecisioni e persino con un periodo incompleto, a pagina 10 della rubrica “inbreve” e con il titolo “Mondiale di scacchi”.
    Non ho sfogliato tutti i quotidiani. Qualche altra testata ci sarà pure sfuggita e occorre pure considerare che leggo i giornali in mediocri edizioni teletrasmesse, spesso, in alcune pagine, diverse da quelle originali. Scopro, infatti, in questo momento, sul sito web “Corriere della Sera.it” un breve articolo, senza firma, intitolato “Scacchi: Kramnik campione ai «rigori»”. Eppure, ritengo, che la notizia meritasse maggiore attenzione. Almeno da parte dei quotidiani di più ampia diffusione. Per la prima volta dal 1993, infatti, dopo il ritiro di Garry Kasparov dalla Federazione mondiale degli scacchi, il titolo è stato riunificato. Un unico nome, finalmente, apparirà nel campionato del mondo di scacchi!
    Peccato! Era l’occasione per riscattarsi dall’ingiusto silenzio in larga misura manifestato durante l’eccezionale avvenimento delle olimpiadi torinesi. Un modo per riprendere le fila di una lunga storia durata 13 lunghi anni e per dimenticare gli anni perduti in cerca di un Campione. Era l’opportunità di seppellire lo squallido episodio dei “gabinetti”, di criticare la nuova pessima prova dimostrata dalla Fide ad Elista nell’organizzare in modo professionale una competizione di tanta importanza, di mettere in luce la cattiva reputazione che si è guadagnata l’avversario Veselin Topalov. Per sperare ancora di diffondere in modo non banale il nostro amato gioco, per consegnare ai lettori valori, strumenti critici e desiderio di approfondire.
    Utopie, forse. Non avendo in Italia un campione di scacchi, tali avvenimenti, a meno degli scandali, e come avviene sciaguratamente in altri settori, non fanno notizia. In definitiva, nessuna importanza è stata data nel commentare un avvenimento importante e pieno di significato. Perchè il russo ha vinto due volte. La prima con il suo comportamento da grande campione. Nel momento di maggiore difficoltà ha avuto, infatti, il coraggio morale di affermare: «Continuo il match per non deludere gli appassionati che da anni sperano nella riunificazione, riservandomi di far valere in seguito i miei diritti sulla quinta partita». La seconda volta sulla scacchiera, da vero sportivo, guadagnando due vittorie in più del suo avversario e nonostante una discussa sconfitta per forfait.
    La stampa, ancora una volta, non ha avuto il coraggio di impadronirsi di una notizia che molti avrebbero seguito con interesse. Peccato! Un’altra occasione perduta e non solo per noi scacchisti.
    (14. X. 2006)

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    (Sfide). Ecco. Ci risiamo. Il “Corriere della Sera” del 15 ottobre 2006 dedica l’intera pagina 23 alla recente sfida mondiale di scacchi vinta da Vladimir Kramnik, con una corrispondenza da Mosca di Fabrizio Dragosei e una nota del romanziere Paolo Maurensig. Ma presenta il “fogliettone” con una testata criticabile.
    Il titolo ci riporta, infatti, alle considerazioni di sempre. Per molti, per parlare di scacchi, occorre aggiungere qualcosa che nulla hanno a che fare col gioco. Non tanto mettere in risalto i suoi aspetti nobili e le sue meraviglie, ma gli aspetti scandalistici che destano sensazionali e inutili curiosità. Seguendo in ciò l’esempio della più trita e vecchia scuola giornalistica dove si insegnava a non riportare una notizia con il titolo “un cane morde un uomo”, ma, al contrario, cercarne una più curiosa, magari manipolandola, per poter annunciare “un uomo morde un cane”. Ecco, allora, come il quotidiano milanese presenta l’articolo di Dragosei: “Scacchi, vittoria e sospetti «Kramnik pilotato dal bagno». Il titolo mondiale torna in Russia, dopo 13 anni di divisioni. 50 volte alla toilette durante il match. E il team avversario accusa”.
    Peccato per la sciocchezza del titolo. Forse è stato redatto all’insaputa del giornalista. L’articolo, con un titolo più proprio, avrebbe avuto se non uguale maggiore attenzione. E’, infatti, ben fatto, riporta diagrammi della partita decisiva, spiega il “tie-brak”, mostra le fotografie dei due campioni intenti ad esaminare la scacchiera insieme con quelle delle altre sfide famose di Fischer - Spassky del 1972 e di Karpov - Kasparov del 1984, raffigura la cartina della Federazione Russa dove si trova Elista, capitale della Repubblica autonoma dei Calmucchi, dove è avvenuto lo storico match.
    A salvare la situazione interviene una breve considerazione di Maurensig, autore di “La variante di Lüneburg”, con il titolo “Làsker il freddo, Capablanca il collerico: debolezze geniali”. Lo scrittore mette in risalto come il grande pubblico, a prescindere dal gioco, è attratto dal comportamento umano dei grandi campioni, dalle loro debolezze e genialità. Si dimostra, infine, assolutamente scettico come l’episodio dei “gabinetti”, enfatizzato dai media, possa rendere più popolare il gioco degli scacchi, così come avvenuto nell’ormai leggendario scontro tra Fischer e Spassky. «Forse», aggiunge con la consueta sottigliezza, «ci vorrebbe un match tra un occidentale e un islamico. O forse ci attendiamo una sfidante femminile come nel mondo del golf…».
    In ogni caso speriamo che il mondo degli scacchi, grazie anche ad un più attento impegno giornalistico, possa ridestarsi. In ciò è di conforto, come mi spinge a credere un caro amico profondo conoscitore del mondo degli scacchi, registrare il crescente numero dei tesserati e dei circoli affiliati e i nuovi libri a carattere scacchistico appena pubblicati da grandi editori. Certamente - concordando con lui con qualche riserva - un segnale positivo, se pur timido, dopo un avvenimento come le Olimpiadi degli Scacchi di Torino che avrebbe dovuto segnare l’inizio di una nuova pagina di storia per gli scacchi in Italia.
    (15. X. 2006)



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